ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/16890 MOVIMENTO 5 STELLE

 

 

LUIGI DI MAIO,RIZZO e GRILLO. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
secondo quanto emerge da fonti di stampa, in Italia nel 1994 erano presenti proiettili all’uranio impoverito in uso alle forze armate italiane, non solo negli scenari bellici, ma anche sul territorio nazionale; simili inquietanti rivelazioni di stampa si baserebbero sulle dichiarazioni di un ex maresciallo della Guardia di finanza ora in congedo, Giuseppe Carofiglio, il quale asserisce di aver rinvenuto questo tipo di munizionamento in un deposito della Marina militare di Montagna Spaccata (Napoli), senza che risultasse in carico nei registri della base, e dopo che per un periodo era stato custodito nell’armeria della caserma Zanzur di Napoli;
si tratterebbe di rivelazioni clamorose, soprattutto alla luce del fatto che le risultanze delle commissioni parlamentari d’inchiesta istituite nel 2006 e nel 2010 non riuscirono mai ad accertare che in territorio italiano sia stato effettivamente utilizzato munizionamento contenente uranio impoverito;
l’articolo di stampa getta invece qualche dubbio su quanto sin qui istituzionalmente noto anche perché l’uranio depleto non è un metallo acquistabile su libero mercato e senza autorizzazioni e vigilanza governativa, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, ovvero la legge n. 185 del 1990;
dai documenti prodotti da Carofiglio (una relazione prodotta dall’ANPA, agenzia nazionale protezione ambiente dell’epoca) e riportati nell’intervista rilasciata alla stampa, si deduce che sulle casse che contenevano le munizioni vi era scritto «isotopo 238» (l’uranio impoverito per l’appunto) e che i proiettili ritrovati erano stati prodotti dall’azienda italiana Breda Meccanica Bresciana di Peschiera del Garda (Brescia) poi acquistata da Finmeccanica oggi Leonardo, il cui maggior azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze italiano;
Carofiglio avrebbe dichiarato non solo che quei proiettili erano in dotazione a due pattugliatori del gruppo navale di Napoli per essere utilizzati nel mar Tirreno, ma anche che, per eliminare queste munizioni contaminate, fu svolta una esercitazione straordinaria che egli sospetta essersi svolta tra Ponza e Ventotene dove generalmente si recavano a sparare le unità navali;
si tratta di dichiarazioni sulle quali bisognerebbe fare piena luce e che gettano un’ombra inquietante, dal momento che tutti i Ministri della difesa hanno sempre in tutte le sedi escluso l’impiego e lo stoccaggio in Italia di proiettili all’uranio impoverito da parte delle forze armate italiane –:
se le notizie riportate dalla stampa e citate in premessa trovino conferma;

se si intenda promuovere, per quanto di competenza, l’avvio di un’indagine ministeriale atta a tutelare le istituzioni e se non si reputi opportuno assumere iniziative per interdire l’accesso al deposito della Marina militare di Montagna Spaccata e a tutti gli altri depositi ove risulti siano state conservate munizioni contaminate dall’uranio impoverito, sino alla chiara definizione delle circostanze riportate dall’ex maresciallo Giuseppe Carofiglio;

se si sia provveduto a tracciare l’eventuale acquisto e trasformazione dell’uranio impoverito da parte della Breda, oggi Leonardo spa, e se esso sia avvenuto rispettando le disposizioni previste dalla legge n. 185 del 1990.

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