Audizione del direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della salute Donato Greco

…………PRESIDENTE. Vorrei chiederle, dottor Greco, di chiarire quest’ultimo aspetto perche´ le ultime domande poste sono state molto puntuali. Il problema del tempo e` evidente, lo ha gia` ricordato: un tumore non puo` insorgere da un giorno all’altro, ha un suo periodo di manifestazione che puo` essere molto lungo. La presenza militare italiana si e` manifestata all’inizio delle operazioni belliche in maniera diversa rispetto al periodo in cui si e` presa conoscenza del fenomeno dell’uranio impoverito (indipendentemente dalla circostanza che rappresenti o meno la causa di determinate patologie), come elemento alla base delle scelte di protezione e delle modalita` di azione sul territorio bellico da parte dei soldati italiani. Le scelte, probabilmente, erano ben diverse rispetto a quelle adottate negli anni successivi a seguito delle note vicende, degli studi, delle interrogazioni e della presa di coscienza che potevano esserci delle connessioni. Pur sapendo che e` impossibile per i tempi (dall’inizio delle operazioni belliche alla fine, alle manifestazioni successive), il fatto che in origine ci sia stato un tipo di protezione diverso rispetto a dopo (magari in una seconda fase piu` efficace e in grado quindi di proteggere da polveri di uranio impoverito o da qualsiasi altro prodotto che poteva essere causa dell’insorgere delle neoplasie), potrebbe rappresentare un altro elemento che ha modificato i dati dai quali potrete trarre conclusioni, fare lo studio sulle neoplasie ed altro? La diversa esposizione a quegli eventi puo` incidere o magari puo` essere la causa dei picchi del linfoma di Hodgkin? Questo diverso atteggiamento nel tempo, con una protezione efficace e concreta per i nostri militari operata in un secondo momento, puo` essere il motivo della variazione dei dati? GRECO. Signor Presidente, anche lei ci fa lezione; poche volte ho trovato tanta precisione nelle questioni poste. La sua osservazione e` acuta e giusta: certamente, sono cambiate le condizioni di protezione. Appena si e` sollevata la questione, l’esercito ha adottato con piu` rigore le misure antiesposizione, ma questo e` successo, ad esempio, anche per la SARS e per qualunque altro evento. Certamente, questo e` avvenuto e quindi e` possibile ipotizzare che ci siano due diverse popolazioni di militari, una popolazione precoce, esposta quando neanche si sapeva dei possibili rischi, ed una popolazione successiva, non esposta perche´ protetta o perche´ in qualche modo piu` a conoscenza dell’evento. C’e` pero` un evento biologico che va totalmente contro questa ipotesi. Come voi sapete, un tumore altro non e` che un processo di impazzimento dell’acido nucleico di una cellula, che in qualche modo da` messaggi replicativi cellulari diversi da quelli ordinari, per cui ad un certo punto una certa molecola cellulare comincia a produrre cellule disordinatamente, creando la massa tumorale o la leucemia o il linfoma o quant’altro. Cio` accade perche´ si arriva a un livello soglia del fattore oncogeno misterioso, in molti casi, che in qualche modo fa partire questo processo di errore nella duplicazione del genoma, cioe` dell’acido nucleico. Cosa succede in termini epidemiologici? Se c’e` un’esposizione, c’e` un tempo di incubazione: i cloni cellulari si debbono riprodurre facendo cellule figlie che, a loro volta, ereditano questo errore, fin quando la massa di cellule sbagliate, che abbiamo un po’ tutti, perche´ tutti facciamo errori cellulari, raggiunge una soglia critica tale da creare un organo diverso, quindi un eccesso di linfociti, una massa nel polmone o nel fegato e cosı` via, cioe` il tumore vero e proprio. Quindi c’e` una funzione del tempo, che noi chiamiamo tempo di incubazione. Cosa succede abitualmente? Innanzitutto – lo ripeto – l’evento non e` immediato dopo l’esposizione. La Commissione Mandelli, per mantenersi larga, aveva considerato un periodo di latenza minimo di dodici mesi, ma per esempio secondo la IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, non si puo` considerare niente al di sotto dei due anni: ci vogliono almeno due anni per far maturare un processo. Cosa succede in pratica? Se noi rileviamo, in qualsiasi associazione, un primo nucleo di eventi sospetti (12 casi dei primi esposti), ci aspettiamo una curva crescente di incidenza cumulativa nel tempo, proprio perche´ il processo oncologico diventa funzione del tempo, quindi i primi casi si hanno dopo sette-otto mesi o due anni. Ci aspettiamo che dopo 12 mesi, due anni o tre anni, i casi raddoppino o triplichino. In questo caso, invece, per il totale dei tumori maligni, siamo andati a scendere invece che a salire. Se ci fosse stata una esposizione significativa consistente, avremmo dovuto vedere un eccesso nel tempo. Quindi, se la Commissione Mandelli non e` stata capace di vederla inizialmente, si poteva pensare che il tempo di osservazione era troppo ristretto; si osservava dal 1998 al 2001, forse tre anni erano troppo pochi. Ma adesso sono passati otto anni. Quanto dobbiamo aspettare per vedere questi tumori? Quando arrivera` il grosso, l’esercito dei tumori provocato? Dovrebbe gia` essere arrivato. Invece, e` difficile pensare, come si penserebbe per un agente infettivo, che cali, perche´ la memoria di quell’esposizione dovrebbe essere maturata in quelli che non ancora avevano mostrato il linfoma nel 2001, ma lo avrebbero dovuto manifestare nel 2002, 2003 o 2004. Se osserviamo tutte le curve di tumori degli esposti, anche in Italia (gli stabilimenti chimici di Marghera o Cirie`, tutte le grandi esposizioni da lavoro, lo stesso fumo di sigarette), si nota sempre regolarmente questa funzione di crescita cumulativa nel tempo. Quindi, la sua ipotesi, brillante e precisa, non trova consistenza dietro l’assenza del mantenimento almeno di un livello analogo. Come mai i linfomi scompaiono? Non possono scomparire. Forse non raddoppiano, non triplicano, non quintuplicano, ma dovrebbero almeno essere altrettanti. Invece scompaiono; evidentemente non vanno in direzione di una vera associazione.

PRESIDENTE. Ringrazio il nostro ospite per l’esposizione. Faremo tesoro delle sue indicazioni e terremo conto anche della sua disponibilita` nel momento in cui dovessimo avere bisogno di ulteriori spiegazioni. Dichiaro conclusa l’audizione odierna.

 

 

 

RESOCONTO

Se ti è piaciuto condividilo!

Lascia un commento

quindici − tre =