AUDIZIONE DEL DIRETTORE GENERALE DELL’AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE E PER I SERVIZI TECNICI (APAT)

Signor Presidente, ringrazio innanzitutto la Commissione per l’invito che ci e` stato rivolto. Abbiamo pensato di far precedere la discussione da una presentazione che fa uso di diapositive, che sara` nostra cura lasciare agli atti della Commissione insieme al testo. Risponderemo poi alle domande che i commissari vorranno rivolgerci. A tale riguardo gli ingegneri Sgrilli e Bologna sono senz’altro le persone piu` competenti sugli argomenti di cui ci occuperemo. L’APAT e` l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, nata nell’ottobre 2002 a seguito della trasformazione della precedente Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA) e della confluenza del Dipartimento dei Servizi tecnici (Servizio geologico, idrografico e mareografico e Servizio bibliotecario e museale). Una premessa che si sembra doverosa riguarda la competenza dell’Agenzia. L’APAT non ha competenza su aspetti inerenti a impieghi delle radiazioni ionizzanti in ambito militare, che competono invece, ex articolo 162 del decreto legislativo n. 230 del 1995, e successive modifiche, all’Autorita` militare. Tuttavia, su richiesta delle autorita` di Governo, l’APAT (allora ANPA) ha nel passato svolto attivita` in ordine a taluni aspetti dell’impiego di munizionamento ad uranio impoverito in teatri interessati da eventi bellici nei Balcani. La Commissione ci perdonera` se diamo una breve, ulteriore indicazione su che cosa sia l’uranio impoverito, costituito da una miscela dei tre isotopi dell’uranio (U-238, U-235, U-234), la quale e` considerevolmente meno radioattiva della miscela di radioisotopi che costituiscono l’uranio naturale. L’uranio impoverito (altrimenti detto depleto), come e` ben noto, e` usato nella costruzione di proiettili ad elevata penetrazione, avendo una densita` (circa 19 g/cm3 ) pressoche´ uguale a quella del tungsteno ed oltre 1,5 volte quella del piombo. Non e` usato come esplosivo ma come materia inerte, proprio per la sua capacita` di penetrare nella corazza dei carri armati. A seguito degli eventi bellici, piuttosto recenti, nella vicina area balcanica, l’Agenzia, nel febbraio 2000, su richiesta del Ministero dell’ambiente, ha svolto un’indagine e ha compilato un rapporto preliminare contenente le stime dei rischi derivanti dall’utilizzo, in Bosnia e Kosovo, di munizioni contenenti un penetratore ad uranio impoverito da parte di aerei A-10 della NATO. Si tratta di un aereo anticarro che ha, appunto, in dotazione questo tipo di proiettili. Sono state impiegate le informazioni allora disponibili, ma non erano tuttavia note quelle necessarie per procedere a stime, il piu` possibile realistiche, dell’impatto radiologico derivante dall’impiego di penetratori ad uranio impoverito. Sono stati assunti parametri oltremodo severi. In particolare, la letteratura esaminata forniva dati piuttosto ampi e diversi su un aspetto cruciale: la formazione di aerosol durante l’impatto del munizionamento sui bersagli, la sua granulometria, la diffusione in atmosfera e i fenomeni di risospensione. In assenza di informazioni relative al caso reale, le valutazioni sono state effettuate assumendo uno scenario di diffusione di 10 chilogrammi di aerosol interamente respirabile di uranio impoverito (un elemento ulteriormente severo nell’ambito delle scelte compiute) in un’area di 1.000 metri quadrati. Questi scenari, senz’altro severi, hanno fatto pero` escludere degli effetti acuti. Venendo all’attivita` propria del personale dell’Agenzia, va ricordata innanzi tutto la partecipazione di un nostro tecnico al gruppo degli esperti costituito ex articolo 31 del Trattato EURATOM, che nel marzo 2001, circa un anno dopo l’indagine da noi compiuta su richiesta del Ministero dell’ambiente, su richiesta della Commissione europea, ha fornito un parere sugli effetti di tali armamenti. Le conclusioni del gruppo indicano che l’esposizione a uranio impoverito, negli scenari di dose realisticamente ipotizzabili, non e` suscettibile di produrre effetti sanitari discernibili rispetto al rischio di incidenza tumorale di base (cosiddetto base line risk). L’APAT ha inoltre partecipato, con proprio personale e con le strutture di laboratorio dell’Agenzia, a tre campagne di rilevazioni radiometriche, con prelievi e successive analisi di campioni, condotte dall’UNEP (United Nations Environment Programme) nel 2000-2002 su siti in Kosovo, Serbia e Bosnia interessati dall’impiego del predetto munizionamento con uranio impoverito, in uno sforzo congiunto con la IAEA (International Atomic Energy Agency) delle Nazioni Unite e con qualificati organismi europei e statunitensi. A seguito di queste campagne non sono stati riscontrati motivi di preoccupazione a breve termine, mentre si raccomandava di continuare a monitorare il possibile impatto ambientale a medio e a lungo termine. Va ricordato peraltro che lo studio UNEP non aveva rilevato una contaminazione diffusa nel suolo ma la` dove esisteva una reale prossimita` alla localizzazione dei punti di impatto dei penetratori; l’UNEP inoltre ha rilevato la presenza di uranio impoverito in due campioni d’acqua (un campione e` di acqua potabile) in una installazione di riparazione di mezzi corazzati, dove e` stato fatto uso anche di questo tipo di penetratore, contaminazione che tuttavia l’UNEP stessa ha ritenuto non tale da comportare dei rischi significativi o comunque da aggravare rischi eventualmente presenti. In ogni caso, tutte le valutazioni scientifiche svolte da o per l’UNEP indicano rischi di radioprotezione estremamente bassi, molto contenuti in relazione agli scenari realisticamente ipotizzabili per la popolazione civile. Esperti APAT di radioprotezione hanno, inoltre, fornito collaborazione tecnica alla Commissione istituita dal Ministro della difesa e presieduta dal professor Mandelli. Nell’ambito di una convenzione sottoscritta tra il Ministero della difesa e l’ANPA, e` stata affidata all’ENEA l’effettuazione di una serie di analisi radiometriche su un campione di militari, scelti dall’Amministrazione della difesa, appartenenti a contingenti militari italiani in missione nei Balcani. L’obiettivo delle analisi era l’effettuazione di uno screening per accertare, in tempi brevi, eventuali esposizioni interne, in particolare all’uranio impoverito. La Commissione Mandelli, l’Amministrazione militare, l’ANPA e l’ENEA hanno concordato di effettuare una prima analisi sulle urine e sul corpo intero (Whole Body Counter – WBC), che ritroveremo in una successiva diapositiva, ad alta e a bassa energia, relativamente a 25 militari con missioni multiple in area balcanica e, in tempi successivi, di effettuare le analisi su 75 militari alla prima missione in Kosovo e in Bosnia. Complessivamente sono state eseguite 70 misure WBC ad alta energia e 70 misure a bassa energia relative a 70 soggetti alla fine della missione, nonche´ 25 misure WBC ad alta energia e 25 WBC a bassa energia per 25 soggetti con missioni precedenti, in modo da avere un ventaglio discretamente ampio tra i soggetti che avevano partecipato alle missioni nei Balcani. Sulle 70 unita` che sono state oggetto di questa indagine e` possibile definire un’ulteriore suddivisione fra 40 operativi e 30 individui non operativi nei teatri di battaglia. Nel dettaglio, sono complessivamente disponibili i risultati di 171 misure di concentrazione di uranio nelle urine per 25 militari con missioni precedenti, per 40 militari prima dell’invio in missione in Kosovo, per 35 militari prima dell’invio in missione in Bosnia e ancora per 33 e 37 militari, rispettivamente, di ritorno dalla missione in Bosnia e dal Kosovo, oltre ad un militare destinato in Kosovo ma non inviato in teatro operativo, per il quale risulta comunque effettuato il prelievo e l’analisi dopo tre mesi. Va precisato che la presenza ubiquitaria nell’ambiente delle serie naturali di radioisotopi, e in particolare dell’uranio, comporta l’introduzione di uranio per inalazione e ingestione in valori molto variabili a seconda dei luoghi e della dieta. Sono infatti ben note le difficolta` che si presentano nell’interpretazione di dati di escrezione per quanto concerne l’uranio: detti dati sono infatti soggetti a fluttuazioni inter ed intrasoggettive, dovute a fattori naturali, quali eta`, costituzione individuale, alimentazione, zona di permanenza eccetera, come d’altra parte testimonia l’esperienza delle indagini sulle urine dei militari del contingente tedesco in Kosovo. Le valutazioni dei dati di concentrazione di uranio nei campioni di urina, effettuate, per un migliore riscontro, sia dall’APAT che dall’ENEA, non hanno evidenziato alcuna differenza significativa ne´ tra i gruppi (differenza di mansioni, operativi/non operativi), ne´ a confronto con i dati dei gruppi di controllo interni ed esterni, con l’eccezione del gruppo alla prima missione in partenza per la Bosnia. Per quest’ultimo gruppo, infatti, si evidenzia gia` dalla partenza una maggiore concentrazione media statisticamente significativa rispetto agli altri gruppi. E` opportuno ricordare che nel gennaio 2001 sono stati pubblicati i risultati delle analisi radiometriche effettuate dall’Istituto di radioprotezione del Centro nazionale di ricerca per l’ambiente e la salute tedesco (Forschungzentrum fu¨r Umwelt und Gesundheit-GSF) per conto del Ministero della difesa su un campione di 122 appartenenti a contingenti militari tedeschi impiegati nei Balcani in aree interessate da mitragliamenti con armamenti ad uranio impoverito. In sintesi, dallo studio del GSF si  evince che i risultati delle analisi radiometriche effettuate non hanno rilevato incorporazioni di uranio impoverito da parte dei militari oggetto dello screening. Un esperto APAT ha inoltre partecipato a un workshop scientifico tra specialisti di 11 nazioni occidentali, indetto dal GSF nel giugno 2001 a Bad Honnef nella Repubblica Federale di Germania, sugli effetti dell’impiego degli armamenti con uranio impoverito in Kosovo. Nel corso del workshop sono stati discussi i risultati di migliaia di analisi delle urine su militari NATO dislocati in Kosovo: tali analisi non hanno rivelato introduzioni di uranio impoverito. Inoltre, nel corso dell’incontro scientifico si e` appreso da esperti della Bundeswehr che non si era manifestato alcun aumento di leucemie in piu` di 50.000 soldati impiegati in Bosnia e Kosovo.

resoconto

Se ti è piaciuto condividilo!

Lascia un commento

dieci − 6 =