AUDIZIONE DEL DOTTOR PEKKA HAAVISTO, PRESIDENTE DELL’UNITA` DI VALUTAZIONE POST CONFLITTO DELL’UNEP (UNITED NATIONS ENVIRONMENT PROGRAMME)

Anzitutto, l’UNEP lavora nei Balcani dal 1999, dapprima in Kosovo, in Serbia e Montenegro e poi in Bosnia, ma anche Macedonia e Albania, effettuando valutazioni ambientali post-conflitto e fornendo assistenza ai Governi di questi Paesi. Nel 2001, in seno all’UNEP, e` stata costituita un’unita` speciale denominata Unita` di valutazione post-conflitto, con sede a Ginevra, e da allora il raggio delle nostre attivita` si e` notevolmente ampliato: siamo stati presenti in Afghanistan, in Iraq, in Liberia, nei Territori palestinesi occupati e proprio ora stiamo avviando la nostra attivita` in Sudan. Ecco perche´ mi trovavo a Khartoum e a Rumbak, nel Sud del Paese. Queste attivita` vengono seguite dai nostri uffici a Ginevra. Come sapete, l’UNEP ha la propria sede a Nairobi, ed e` quindi una delle poche Agenzie delle Nazioni Unite la cui sede centrale si trova in Africa. Per ragioni storiche, questa attivita` post-conflitto e` stata avviata in Europa, nei Balcani, e la nostra Unita` dispone ancora dei suoi uffici a Ginevra, ma stiamo istituendo, anzi di fatto abbiamo gia` aperto, tre sedi locali, ad Amman, Kabul e Monrovia, per le attivita` post-conflitto. Ovviamente, avrete indovinato che la nostra sede di Amman si occupa dell’Iraq, poiche´ attualmente le Nazioni Unite non possono ottenere permessi di sicurezza per lavorare in Iraq; lavoriamo quindi su queste tematiche attraverso la nostra sede di Amman. Per quel che attiene in particolare alle nostre missioni riguardanti l’uranio impoverito, vedo che anche i nostri rapporti sono stati resi disponibili in copia e sarete sicuramente interessati a esaminare piu` in dettaglio le relazioni di queste missioni. Abbiamo avviato il nostro lavoro nel Kosovo nel 1999 con la missione conoscitiva sull’uranio impoverito. Uno dei motivi e` stato che quando arrivammo in Kosovo e iniziammo a parlare con la gente per sapere come era secondo loro la situazione ambientale dopo il conflitto e iniziammo a discutere con i profughi rimpatriati, tutti ci dicevano che effettivamente vi erano delle sostanze inquinanti; forse si trattava di agenti chimici, probabilmente c’erano dei pozzi inquinati, ma che la cosa peggiore era l’inquinamento radioattivo. Ovunque andassimo, tutti quelli con cui parlavamo sostenevano che la cosa peggiore era il potenziale inquinamento radioattivo. Naturalmente, questo timore era presente non solo in Kosovo, ma anche nei Paesi limitrofi; perfino in Grecia erano sorte delle preoccupazioni. Ma nel 1999 non disponevamo di dati forniti dalla NATO ne´ di loro verifiche in merito ad un possibile utilizzo dell’uranio impoverito e a dove questo fosse avvenuto, e quindi quello che realizzammo nell’estate del 1999 fu un lavoro a campione. In seguito, abbiamo chiesto con forte insistenza informazioni alla NATO e allo stesso Lord Robertson, l’allora Segretario generale. Cosı`, nel 2000 abbiamo potuto iniziare la nostra valutazione sull’uranio impoverito nel Kosovo, in quanto avevamo avuto le coordinate relative alla regione. Ma tornero` in seguito sulla questione. Nel 2001, abbiamo svolto delle valutazioni analoghe in Serbia e Montenegro. Questo fu un lavoro molto interessante, poiche´ lavorammo in collaborazione con le Forze armate serbe, che potevano accedere direttamente ai siti dove era stato utilizzato l’uranio impoverito e avevano gia` fatto delle valutazioni di tipo militare in tali zone. Fu poi la volta della Bosnia-Erzegovina, dove l’uranio impoverito era stato utilizzato ovviamente molto tempo prima, nel 1994-95, all’epoca della crisi di Sarajevo. In questo caso, l’aspetto interessante per noi era dato dalla possibilita` di verificare le conseguenze dell’utilizzo dell’uranio impoverito a distanza di sette o otto anni. Nel 2002 fummo invitati dal Governo del Kuwait a recarci nel Paese per esaminare la situazione residuata dalla Guerra del Golfo del 1991, quando ormai erano quindi trascorsi piu` di dieci anni. Nel corso di quella missione, lavorammo insieme all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Si tratto` pertanto di una missione congiunta, sulla quale l’AIEA ha pubblicato un rapporto. Dopo di allora, il Governo di Sarajevo ci ha chiesto di organizzare l’addestramento alla decontaminazione per la Protezione civile, e proprio adesso stiamo iniziando a lavorare con le autorita` civili irachene sulle questioni legate all’uranio impoverito. Ovviamente, avremo la possibilita` di trattare in modo piu` approfondito la questione dell’uranio impoverito in Iraq nel corso del dibattito. Si tratta naturalmente di un problema molto delicato, poiche´ le potenze militari che sono ancora presenti in Iraq, ovvero il Regno Unito e gli Stati Uniti, sono le stesse i cui Governi hanno utilizzato l’uranio impoverito nel Paese. Al tempo stesso, il nuovo Governo iracheno ci sta chiedendo quali siano le conseguenze ambientali e noi ci troviamo, per cosı` dire, nel mezzo. La nostra, quindi, non e` una posizione molto facile. Abbiamo iniziato ad aiutare il Governo iracheno in un momento in cui i militari non hanno della questione la stessa percezione dei civili. Per quel che riguarda i nostri partner scientifici, c’e` ovviamente l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che dispone del Laboratorio di Seiberdorf, molto ben attrezzato, con il quale abbiamo sempre condiviso i campioni e ottenuto gli stessi risultati, il che mi porta a dire che, dal punto di vista scientifico, il nostro lavoro poggia su basi molto solide. Collaboriamo anche con l’Organizzazione mondiale della sanita` (OMS) e, come sapete, nella suddivisione del lavoro dell’ONU, l’OMS e` responsabile di tutte le questioni di ordine sanitario, ivi compresi i possibili effetti dell’uranio impoverito sulla salute. L’OMS ha pubblicato i suoi rapporti e alcuni documenti contenenti dei dati di base sull’uranio impoverito e i suoi possibili effetti sulla salute. Vi sono anche altre Organizzazioni, su cui tornero` in seguito, che potrei forse raccomandare per quel che riguarda lo studio degli aspetti sanitari. Il Laboratorio di Spiez in Svizzera e` uno dei nostri partner tradizionali. Si tratta di un ex laboratorio militare oggi alle dipendenze delle Autorita` della Protezione civile, dotato di attrezzature eccellenti per misurazioni anche sulle problematiche ambientali connesse ai conflitti. E` una struttura di qualita` molto elevata. Collaboriamo inoltre con l’Autorita` svedese per la protezione dalle radiazioni, la SSI (Statens stra˚lskyddsinstitut) di Stoccolma, che ha partecipato a nostre missioni, mentre qui in Italia abbiamo lavorato con l’ANPA (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente), che attualmente si chiama APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici), un ente che fa capo al Ministero dell’ambiente. Il dottor Umberto Sansone e i suoi colleghi hanno fornito un valido sostegno al nostro lavoro sull’uranio impoverito, in particolar modo attraverso varie misurazioni e la raccolta di campioni dagli alberi e dall’erba, che sono stati analizzati in Italia. Hanno svolto davvero un lavoro eccellente. Anche l’Universita` di Bristol, nel Regno Unito, ha collaborato con noi in un programma di campionatura dell’acqua. Per quanto riguarda i limiti del nostro lavoro, le aree contaminate dall’uranio impoverito in cui dobbiamo recarci si trovano in zone di guerra dove sono ancora presenti mine e ordigni inesplosi; pertanto la sicurezza rappresenta il primo vero limite. Molto spesso siamo stati affiancati nel nostro lavoro da scorte militari o da squadre di artificieri, tra l’altro anche italiane, ad esempio nel Kosovo. Talvolta lo stesso accesso ai siti rappresenta un problema. Dopo la guerra, tali siti sono stati molto presto ceduti a imprese private o dati in uso ad aziende private, e quando il personale delle Nazioni Unite si reca in questi luoghi e chiede di poter condurre una valutazione ambientale, la loro risposta, magari, sara` «no, non siete i benvenuti, stiamo gia`utilizzando questa area per le nostre attivita`», e forse lo stanno facendo mettendo a rischio la gente che vi lavora o le persone ci entrano. Talvolta dobbiamo ancora ricorrere al sostegno del Governo locale anche solo per avere accesso a questi siti. Vi e` poi un altro limite: so che il vostro interesse e` incentrato in particolare sugli effetti sanitari, ma proprio su questo devo farvi presente qual e` il limite per quel che mi riguarda: l’UNEP si occupa principalmente delle conseguenze ambientali dei conflitti e sono in grado di fornirvi dei dati, ma, naturalmente, non sono un medico e non posso discutere con voi in modo approfondito delle implicazioni dal punto di vista medico. Al riguardo dispongo di stime molto approssimative, ma noi non conduciamo analisi specifiche, ad esempio, su campioni di urina o di sangue umani. Noi effettuiamo test ambientali, mentre gli aspetti sanitari vengono esaminati dall’OMS e i problemi legati ai rischi dovuti alle radiazioni – ad esempio, dove dovrebbero essere collocati i siti di stoccaggio e quali siano le corrette modalita` per stoccare materiale radioattivo – principalmente dall’AIEA, che e` l’Organizzazione responsabile a livello internazionale per tali problematiche. Esistono poi dei limiti di natura scientifica. La misurazione dell’uranio impoverito e la valutazione dei suoi effetti rappresentano un campo di studio del tutto nuovo. Si tratta di una materia in cui la dimensione sperimentale della scienza e` sempre presente, poiche´ le dosi o i livelli di radiazione sono bassissimi, spesso ai limiti della rilevabilita`. Pertanto, non disponiamo di strumenti di misurazione talmente sensibili da riuscire sempre a stabilire gli effetti precisi. Le coordinate di cui parlavo poc’anzi costituiscono un’altra limitazione. Molte delle coordinate relative all’impiego di uranio impoverito non sono ancora disponibili. Se si considera l’Iraq, ad esempio, abbiamo avuto dal Regno Unito le coordinate relative all’uranio impoverito per la regione dell’Iraq meridionale, ma non abbiamo ricevuto dal Governo degli Stati Uniti le coordinate relative alle rimanenti zone del Paese e, naturalmente, al momento di fornire la nostra consulenza alle autorita` irachene su come gestire la questione dell’uranio impoverito, il primo punto su cui insistiamo e` la necessita` di disporre di coordinate: e` necessario sapere dove l’uranio impoverito e` stato utilizzato. Se non si hanno le coordinate, non si puo` procedere. Inoltre esiste sempre, ovviamente, il problema dei finanziamenti, dato che nel bilancio delle Nazioni Unite non e` prevista una linea di spesa per le questioni ambientali post-conflitto. Dobbiamo quindi incontrare i Governi, raccogliere fondi, parlare con enti donatori e cosı` via, con l’obiettivo di raccogliere costantemente finanziamenti separati per condurre le nostre valutazioni. Che cos’e` l’uranio impoverito? In questa sede vi forniro` ovviamente solo una breve definizione. E` un metallo pesante, e` un metallo tossico ed e` leggermente radioattivo. Quando si parla di impatto ambientale e di effetti sanitari dell’uranio impoverito, noi dell’UNEP ci riferiamo sempre sia agli effetti tossicologici che a quelli inerenti alla radioattivita`, perche´ entrambi Senato della Repubblica XIV Legislatura –8– Commissione parlamentare d’inchiesta 10º Resoconto Sten. (27 luglio 2005) questi aspetti debbono essere presi in considerazione. L’uranio impoverito e` un materiale di scarto risultante dal processo di arricchimento dell’uranio e, come sapete, ha un costo molto basso. Esistono alcuni materiali concorrenti, come ad esempio il tungsteno, di possibile impiego militare, ma come sapete il maggior produttore di tungsteno e` la Cina. Il tungsteno e` probabilmente piu` costoso e, considerata la facilita` di accesso all’uranio impoverito, quest’ultimo risulta, per cosı` dire, di facile utilizzo, in quanto si ottiene in genere come materiale di scarto risultante dal processo di arricchimento dell’uranio. Non si sa cosa farne e, se puo` essere utilizzato per fini militari, e` facile che venga usato in quel modo. Come sapete, viene utilizzato in campo militare, sia per le corazzature che per i penetratori. Ad esempio, per quel che riguarda la protezione dei carri, nel caso dei veicoli corazzati, a volte gli scudi di protezione sono realizzati con uranio impoverito, cosı` come lo sono taluni penetratori, usati sia dai carri armati che dagli aerei. L’uranio impoverito ha una capacita` di penetrazione molto alta, e se chiedete ad un militare vi dira` che il carro armato con munizioni all’uranio impoverito puo` distruggere altri carri armati, probabilmente, a cinque chilometri di distanza, ma con un tipo diverso di munizione si arriva solo a quattro chilometri, quindi un chilometro in meno. Questa e` la logica militare ed il motivo per cui si usa l’uranio impoverito. Ovviamente, e` importante tentare di capire questa logica. Vi e` stato poi, e vi e` tuttora, un uso civile dell’uranio impoverito. Talvolta e` stato utilizzato come contrappeso negli aeroplani, in alcune navi e in altri settori; si tratta pertanto di un materiale il cui impiego non e` del tutto sconosciuto in campo civile. In questa diapositiva potete vedere i diversi tipi di munizioni, ad esempio, che venivano lanciate nei Balcani dagli aerei americani A-10 Warthog. Nell’immagine successiva si vede la munizione completa e l’elemento penetrante della munizione, ovvero il penetratore all’uranio impoverito che, come potete constatare, si trova nella parte anteriore. E` lungo circa dieci centimetri ed e` un pezzo di metallo molto, molto pesante. Basta prenderlo in mano per rendersene conto. Naturalmente, non contiene dell’esplosivo, ma penetra il bersaglio, con il suo peso, e poi lo brucia senza esplodere in quanto tale. In questa foto si vede cio` che si puo` ritrovare nella realta`. Quando siamo andati in Kosovo avevamo un consulente militare del Pentagono con noi, che ci diceva che di norma questi proiettili non si trovano sul terreno, in quanto, dato il loro peso, tendono a sprofondare. Quindi se non colpiscono il bersaglio, penetrano molto in profondita` nel terreno. Questa caratteristica era stata dimostrata nei Poligoni americani. Ma quando il consulente e` venuto con noi in Kosovo a visitare il primo sito, appena sceso dal veicolo ha calpestato proprio un penetratore all’uranio impoverito. Allora ha cominciato a guardarsi intorno e a domandarsi perche´ quella munizione non si era comportata come nei Poligoni di tiro e ha capito che, in un ambiente reale, questi proiettili potevano rimbalzare su pietre o oggetti metallici e non sprofondare nella sabbia, come avveniva invece nei terreni di prova. Al contrario, queste munizioni potevano di fatto rimbalzare e venirsi a trovare, in Kosovo e in Bosnia, in posti dove i bambini ci giocavano. Rotolando sull’erba, li si e` trovati a luccicare in centro citta`, graziosi pezzi di metallo, che corrodendosi rapidamente assumono un colore verde, sono simili a giocattoli. Abbiamo visto persone che, anche a guerra finita, continuavano a collezionare residuati bellici. C’era gente che raccoglieva uranio impoverito e lo metteva sulle mensole o sotto il letto. Hanno quindi in casa propria una fonte di radiazioni senza saperlo. La diapositiva successiva mostra un altro tipo di munizione all’uranio impoverito che, ovviamente, viene utilizzata dai carri armati. E` molto piu` grande e pesante; va dai 3 ai 5 chili ed e` il tipo di munizione che si trova nel Sud dell’Iraq e nel Kuwait settentrionale come residuato della guerra del 1991 e, suppongo, anche della guerra in Iraq del 2003. Non c’e` bisogno di imparare a memoria i dati contenuti nella tabella che state vedendo, perche´ tutto il materiale che vi sto mostrando vi verra` poi fornito in copia. Vorrei solo dire che abbiamo analizzato i penetratori e qui e` riportato il contenuto delle munizioni all’uranio impoverito e i diversi isotopi dell’uranio presenti. Il dato allarmante, nel caso di alcuni di questi penetratori, e` l’aver riscontrato la presenza di piccole quantita` di elementi cosiddetti transuranici, come il plutonio, che non dovrebbero esserci. La presenza di tali elementi mostra, di fatto, che vi sono stati degli errori o dei problemi nei processi di produzione. Cio`, naturalmente, potrebbe forse suggerire che la produzione di uranio impoverito e la produzione di armi nucleari abbiano qualcosa a che fare l’una con l’altra. Non intendo approfondire ulteriormente questo punto ma, se nei penetratori all’uranio impoverito si trovano tracce di elementi come il plutonio, cio` deve essere causato da un errore in alcuni dei processi produttivi. Abbiamo trovato piccole quantita` di plutonio anche in questi penetratori e, naturalmente, non e` una buona notizia perche´ il plutonio e` un materiale altamente radioattivo. Per quanto riguarda poi le radiazioni da uranio impoverito, ve ne sono di tre tipi: alfa, beta e gamma. Come sapete, la radiazione alfa ha effetti inerenti alla radioattivita` di durata molto breve. Si tratta di una radiazione di per se` forte, che deriva da questi componenti dell’uranio impoverito, ma di solito non penetra lo strato cutaneo e non continua ad esplicare effetti all’interno della parte del corpo colpita. La radiazione beta e` piu` intensa, mentre la gamma e` una forma di radiazione piu` debole emessa dall’uranio impoverito. Qui potete vedere un tipico tecnico dell’UNEP. Il collega svedese ripreso in questa immagine sta effettuando una misurazione dell’uranio impoverito sul foro in cui e` passato il penetratore ad uranio impoverito, mentre in quest’altra immagine sta misurando le radiazioni beta e gamma presenti sul terreno. E` stato utilizzato il tipo di attrezzatura che vedete, che e` effettivamente abbastanza semplice da maneggiare, se si sa dove andare e in che punto misurare. Parliamo della tossicita` chimica e radiologica dell’uranio impoverito. Nell’ambito dei possibili effetti derivanti dall’esposizione all’uranio impoverito c’e`, come ho accennato, sia la tossicita` da radiazioni sia quella di tipo chimico. Per quel che riguarda quest’ultima, l’organo piu` colpito nell’uomo e` il rene. Dal lato della tossicita` radiologica dovuta ad esposizione interna, principalmente derivante da emissione di particelle alfa, per ingestione gli organi interessati sono l’intestino e le ossa, mentre in caso di inalazione gli organi colpiti sono i polmoni. La tossicita` da esposizione esterna e` legata alle radiazioni beta. La radiazione gamma e` molto debole e l’organo interessato e` in questo caso la pelle. Questi sono i rischi principali, per cosı` dire, dal punto di vista della salute, che sono associabili all’uranio impoverito. Accennero` ora alle zone in cui l’uranio impoverito e` stato utilizzato e alle quantita` di cui abbiamo notizia. Sappiamo che nel corso della Guerra del Golfo del 1991 nel Sud dell’Iraq e nel Kuwait settentrionale, nelle operazioni terra-terra, ovvero da carro a carro, sono state usate probabilmente 50 tonnellate di uranio impoverito, mentre nelle operazioni ariaterra, forse 250 tonnellate. Quindi, la regione del Golfo resta l’area in cui l’uranio impoverito e` stato maggiormente utilizzato. Sappiamo poi che in Bosnia-Erzegovina, nel periodo 1994-1995, sono state utilizzate circa tre tonnellate di uranio impoverito; nel 1999, in Kosovo, Serbia e Montenegro, ne furono utilizzate dieci. Nel corso della guerra in Iraq del 2003, sappiamo che il Regno Unito ha utilizzato 1,9 tonnellate di uranio impoverito su carri armati, e niente nelle operazioni aeree. I dati relativi agli Stati Uniti non sono noti ma, con una buona approssimazione, potrebbero essere agli stessi livelli della Guerra del Golfo del 1991. Sono state fatte stime piu` alte ed altre piu` basse, ma posso immaginare che parliamo di alcune centinaia di tonnellate di uranio impoverito che sarebbero state usate dagli Stati Uniti durante la guerra del 2003. Non ho inserito altri paesi in questa lista. Quello che ci chiedono sempre e`: e l’Afghanistan? Secondo dei rapporti non confermati, in Afghanistan sarebbe stato ritrovato dell’uranio impoverito, ma c’e` anche chi sostiene che possa risalire ai tempi in cui l’Unione Sovietica l’avrebbe usato in alcuni di quei siti contro degli obiettivi militari. Quindi, come peraltro ben sapete, il Regno Unito e gli Stati Uniti non sono stati i soli ad utilizzare uranio impoverito per le munizioni: c’e` l’Unione Sovietica, la Francia, eccetera. Per quel che riguarda l’Italia, non saprei, siete senz’altro meglio informati voi di me. Nell’estate del 2000, quando abbiamo avviato il nostro lavoro in Kosovo, abbiamo potuto appurare che l’uranio impoverito era stato utilizzato, nel corso di 112 attacchi, in circa un centinaio di siti. In alcuni siti si erano registrati diversi attacchi; noi abbiamo condotto le nostre indagini in undici siti. Si trattava di siti ubicati nei settori italiano e tedesco dell’area di intervento della missione KFOR. Ho quindi avuto modo di lavorare molto con i soldati italiani, ho vissuto nelle caserme italiane in Kosovo, cosa di cui vado molto fiero, c’erano persone molto valide con cui abbiamo collaborato. Le nostre procedure di lavoro in Kosovo prevedevano anche la necessita` di bonificare alcune aree dalle mine. In questa foto, stiamo lavorando con gli artificieri turchi e questo, tra l’altro, e` il nostro campo. Siamo stati otto giorni con le truppe italiane della KFOR in Kosovo, nella Task Force Astra. In Serbia e Montenegro, l’uranio impoverito e` stato usato in 12 siti e noi ne abbiamo esaminati 7. Qui potete vedere come procediamo: facciamo una mappatura della zona, mettiamo poi sulla mappa dei simboli che indicano la presenza di uranio impoverito su tutti i punti di impatto dove lo abbiamo rilevato e naturalmente lasciamo sempre la mappa alle autorita` locali e nazionali del Paese, in modo che in futuro possano effettuare dei controlli su cio` che si trovava in quei punti e seguire gli eventuali sviluppi. Abbiamo inoltre rivolto grande attenzione al modo piu` adeguato per stoccare l’uranio impoverito e qui vediamo un esempio in Serbia e Montenegro. Il Laboratorio radiologico nazionale di Vinca ha raccolto tutti i penetratori all’uranio impoverito, li ha messi in barili pieni di sabbia e trasportati ai depositi di scorie nucleari di Vinca, dove vengono custoditi. In base alle nostre conoscenze questo e` l’unico sistema adeguato di trattare questo tipo di scorie militari radioattive: raccoglierle, metterle in depositi idonei e custodirle in condizioni di sicurezza. Abbiamo anche svolto indagini su alcuni dei veicoli militari che erano stati colpiti da proiettili all’uranio impoverito. In un primo momento, sembrava che per i serbi ci fosse una sorta di segreto militare, ma poi ci hanno concesso l’accesso a uno dei loro carri armati colpiti e la cosa e` stata naturalmente molto interessante. Sappiamo chiaramente che la polvere di uranio impoverito non e` tra le cose peggiori, ma e` pericolosa per chi si trova nel carro. Stare all’interno di un carro che brucia ad altissime temperature e` gia` un problema per la salute, non solo per via dell’uranio impoverito. In questi casi abbiamo anche facilmente potuto osservare che, in questi veicoli militari colpiti, la polvere di uranio impoverito rimane sia all’interno che all’esterno. E se i veicoli non vengono ripuliti adeguatamente e vengono riciclati come materiale di scarto, si finisce per «riciclare il problema». E questo e` un problema oggi in Iraq, dove i carri colpiti con uranio impoverito sono stati venduti come metallo di risulta, anche oltre i confini, in Giordania e Siria, senza alcun controllo della radioattivita` e senza bonifica di questi materiali. In Bosnia-Erzegovina abbiamo visitato dei siti dove era stata segnalata la presenza di uranio impoverito. Abbiamo potuto confermare solo tre di essi, ma erano passati otto anni dal momento in cui la zona era stata colpita e questo forse ci da` un’indicazione sul fatto che questi siti sono difficili da individuare anche quando si conosce la loro posizione sulla mappa. Ma i luoghi piu` ovvi erano gli edifici colpiti con armi all’uranio impoverito, perche´ esso rimane nei muri; nella struttura che vediamo in questa foto, dove si riparavano i carri, ad Hadzici, una parte degli edifici erano stati riconvertiti in depositi di mobili, magazzini o negozi, e in questi abbiamo trovato dell’uranio impoverito nei muri o anche in qualche angolo. Gli edifici non erano stati adeguatamente bonificati, mentre noi rac-comandiamo sempre, qualora vi siano materiali lievemente radioattivi o tossici, di rimuoverli e di eseguire un’adeguata operazione di bonifica prima di destinare tali spazi ad altri usi. Abbiamo svolto delle attivita` di decontaminazione. Decontaminazione significa che abbiamo raccolto i penetratori, abbiamo scavato il terreno, qualche volta l’abbiamo messo in appositi bidoni per stoccarlo in maniera adeguata, perche´ in certi casi la situazione era molto negativa. L’uranio impoverito e` soggetto nel tempo a corrosione e la polvere di uranio impoverito resta nell’aria, la si puo` trovare negli edifici dove la gente lavora. Quindi si puo` essere sottoposti all’attivita` dell’uranio impoverito ogni giorno, se si inala aria contenente tali polveri. E qui vediamo come e` stato rilevato, ad esempio, in penetratori conficcati nel cemento. Li abbiamo segnalati, abbiamo scavato il terreno intorno e abbiamo rimosso i penetratori. Abbiamo anche svolto un’estesa attivita` di formazione degli sminatori in Bosnia-Erzegovina. Questi ultimi in genere non sono molto sensibili alla problematica dell’uranio impoverito. Essi raccolgono tutti gli esplosivi e i residuati di guerra, ne fanno una grande pila e li fanno detonare. Noi consigliamo sempre, invece, di non far esplodere i penetratori con uranio impoverito, perche´ non si fa che acuire il problema. Infatti questo tipo di forti esplosioni produce la diffusione della polvere di uranio impoverito. Ed e` questo il messaggio fondamentale che trasmettiamo al personale addetto allo sminamento: vogliamo che siano consapevoli di cio`. Sono rimasto sorpreso nel vedere che queste persone non sono state addestrate su questa materia specifica. Passiamo infine all’uso di uranio impoverito in Iraq. Credo che questa sia un’immagine della CNN. Si puo` vedere dal tipo di esplosioni quando e dove e` stato usato uranio impoverito. Ci ha un po’ sorpreso che sia stato usato contro degli edifici durante la guerra del 2003. In effetti, puo` esserci una logica militare in tutto cio`, ma ci sono altri militari che sostengono che quando si colpisce un edificio come questo che non ha un armatura in metallo, vale a dire l’obiettivo usuale delle munizioni all’uranio impoverito, si fa un cattivo uso delle munizioni. In seguito abbiamo visto un servizio televisivo giapponese che riguardava questo edificio in cui e` stato rinvenuto uranio impoverito. Adesso questo edificio e` destinato a uso civile, ma senza essere stato prima bonificato; quindi, ripeto, il nostro messaggio agli iracheni e` il seguente: se destinate un edificio colpito con uranio impoverito ad essere la sede di un Ministero, eseguite un’accurata bonifica prima di mandare della gente a lavorarci. Ma naturalmente in Iraq insieme all’uranio impoverito possono esservi moltissimi altri tipi di residuati bellici. Si tratta di zone pericolose per il tipo di rischio presente che puo` essere costituito da mine e da residui di armi chimiche della guerra Iran-Iraq degli anni ’80, perche´ queste armi sono certamente state usate all’epoca contro i curdi, eccetera. Esiste quindi una diversita` di problemi e non solo l’uranio impoverito, anche se quest’ultimo rappresenta parte del problema.Qui vedete la mappa relativa al programma di sminamento in Iraq (Iraq Mine Action) e in giallo sono contrassegnate le aree che restano ancora pericolose. Veniamo ora alle conclusioni. Abbiamo pubblicato questi tre rapporti sull’uranio impoverito di cui vedo qui delle copie a vostra disposizione. Noi siamo, per cosı` dire, quelli che vanno sul campo e scavano. Credo che siamo stati la prima Agenzia internazionale a svolgere questo tipo di lavoro. Ma devo dire che quando abbiamo visitato alcuni siti in Kosovo, ad esempio, gli esperti scientifici delle Forze Armate italiane avevano gia` svolto delle attivita` e avevano acquisito dati molto validi su alcuni di quei siti, cosı` che all’epoca abbiamo potuto confrontare in parte i nostri risultati con i vostri militari. Come ho gia` detto, abbiamo rinvenuto proiettili ad uranio impoverito sul suolo. Qui in questa immagine, ad esempio, se ne possono vedere le dimensioni e anche come appare tra l’erba: e` giallastro poiche´ ha gia` subito una certa corrosione. E veniamo ora ai risultati delle nostre ricerche. Per quanto riguarda il terreno in superficie, bisogna dire che quando la gente in Kosovo dice che «l’intero Paese e` contaminato», non e` affatto vero. Si tratta in realta` di inquinamento molto localizzato e non tutta la superficie e` contaminata; i risultati dei test di laboratorio mostrano infatti che il terreno intorno ai siti colpiti e` lievemente inquinato e che la contaminazione e` di basso grado. Nella vegetazione e nel latte finora non abbiamo rilevato livelli significativi di contaminazione, mentre abbiamo riscontrato una contaminazione di basso livello nelle acque freatiche. E` certo piuttosto allarmante il fatto che parte delle acque freatiche sia stata gia` toccata dall’uranio impoverito; di solito cio` avviene perche´ la polvere prodotta dalla corrosione penetra con la pioggia nelle falde e, di conseguenza, l’acqua viene contaminata. Riguardo all’aria, come ho gia` detto, quando si inala, anche ad anni di distanza in un sito che e` stato colpito, restano piccole quantita` di particelle di uranio impoverito. Naturalmente vi e` chi sostiene che ci sono anche particelle di uranio naturale, ma in quelle zone l’uranio impoverito rappresenta un fattore aggiuntivo. Rispetto alla presenza di elementi transuranici, ho gia` ricordato il plutonio e il tipo specifico che desta qualche preoccupazione. Quello che temiamo per il futuro e` il pericolo di contaminazione delle acque freatiche a seguito della corrosione dei penetratori. Ho gia` parlato della questione della regione del Golfo e non mi dilunghero` oltre su cio`. Qualche parola aggiuntiva riguardo ai nostri risultati. Nei siti qui indicati, ad esempio, abbiamo potuto confermare che, nei 32 siti dei Balcani che abbiamo visitato, erano stati sparati 13.000 colpi. Abbiamo constatato che in quei luoghi la contaminazione del suolo era compresa tra 0,01 e 100 grammi di uranio impoverito per chilo di terra. Abbiamo quindi potuto constatare che la polvere di corrosione e` arrivata fino a 40 centimetri  di profondita` nel terreno e possiamo affermare che l’inquinamento riguarda una zona di 200 metri intorno all’obiettivo. Dove non si registra una contaminazione diffusa, ci sono comunque frammenti di uranio impoverito e polveri, quindi c’e` un basso grado di inquinamento dell’aria. Talvolta quello delle acque freatiche e` un problema, e come ho detto si possono trovare penetratori intorno ai siti colpiti. Veniamo quindi ai dati relativi alle misurazioni delle dosi di radiazioni. Non voglio scendere troppo in dettaglio, ma queste sono le dosi di radiazione misurate dai nostri esperti. Potreste essere interessati a fare un confronto tra queste dosi quando avrete il documento scritto. Se ci sono domande in proposito, posso dare degli elementi comparativi. Ho gli stessi dati anche sotto forma di tabelle, ma credo che avrete poi la possibilita` di esaminarli in modo piu` approfondito. Siamo arrivati all’ultima diapositiva. Queste sono le nostre raccomandazioni riguardo a cio` che va fatto. Bisogna continuare a rilevare e misurare l’uranio impoverito nel sito contaminato. Deve essere poi effettuata l’attivita` di decontaminazione, in modo da raccogliere e rimuovere tutto l’uranio impoverito che si puo` trovare alla superficie del suolo o che puo` essere raggiunto facilmente nello strato sottostante. La manipolazione e lo smaltimento adeguati dell’uranio impoverito rappresentano un punto fondamentale. E` necessario prevedere un deposito idoneo in un’area custodita. Bisogna conservare la documentazione sui siti dove e` presente uranio impoverito, perche´ alcuni di essi potrebbero diventare aree in cui qualcuno in avvenire puo` progettare di costruire nuovi edifici, un asilo o quant’altro. E se costoro non conoscono l’ubicazione dei siti con uranio impoverito, potranno sorgere futuri problemi aggiuntivi. Noi mettiamo in guardia anche contro eventuali lavori che possano turbare le condizioni del suolo. Se si comincia a scavare in modo intensivo o a costruire in un’area che e` stata colpita, ancora una volta si rimette in circolo la polvere di uranio impoverito, cioe` la si sparge invece di tenerla nel terreno. Come ho detto, gli edifici contaminati devono essere sottoposti a bonifica e raccomandiamo sempre un controllo dei pozzi e delle acque freatiche nei siti sottoposti ad attacchi, in quanto abbiamo riscontrato che in alcuni luoghi questi l’acqua e` risultata inquinata. I civili e il personale addetto allo sminamento devono essere informati dell’esistenza dei siti. Abbiamo distribuito un volantino informativo sull’uranio impoverito come questo, simile a quello che da` informazioni sulle mine, a coloro che vivono in queste zone o nelle vicinanze di tali pozzi. E` necessario che vi siano esperti a livello nazionale che si occupino di questo problema. Non e` sempre vero che le Nazioni Unite possono in ogni caso andare a effettuare bonifiche o raccogliere i penetratori. Se adeguatamente addestrati, questo lavoro puo` essere svolto da esperti nazionali, di norma del personale militare o della protezione civile. Infine, e` ovvio che le persone che sono state esposte a uranio impoverito durante gli attacchi devono essere sottoposte a esami medici; coloro che erano nei carri o in prossimita` di essi, molto vicini alle esplosioni con uranio impoverito, devono sempre essere sottoposti a esami medici. So che ad esempio il personale militare del Regno Unito gia` segue questa procedura.

resoconto stenografico

 

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