Audizione del Presidente della Regione Siciliana On. Rosario Crocetta

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
GIAN PIERO SCANU

  La seduta inizia alle 15.05.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che se non vi sono obiezioni la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l’attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.

Audizione del Presidente della Regione Siciliana On. Rosario Crocetta.

  PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del Presidente della Regione Siciliana, onorevole Rosario Crocetta, che è accompagnato dal Vicepresidente della Regione, assessore Maria Lo Bello, che è stata assessore al territorio nella precedente legislatura.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. No, all’inizio della legislatura, proprio quando abbiamo trattato la vicenda MUOS, per questo mi è sembrato opportuno che fosse presente.

  PRESIDENTE. Ringraziamo il Presidente Crocetta per aver voluto accogliere il nostro invito e salutiamo con la stessa cortesia non solo istituzionale, ma anche umana sia il Presidente che la Vicepresidente che ci fanno compagnia.
Come loro sapranno, nello scorso mese di aprile questa Commissione ha svolto un’importante missione in terra di Sicilia, per rendersi conto meglio e da vicino dello stato dell’arte del MUOS e della foresta di antenne che fa da corona al MUOS, ed anche per visitare qualche Poligono che si trova nel territorio,Pag. 4però vorremmo almeno per la parte iniziale dedicare tutto il tempo possibile ad un esame circa la posizione dell’amministrazione regionale della Sicilia sul MUOS proprio per le implicazioni che la presenza di questa struttura determina non soltanto a livello nazionale, ma anche a livello internazionale.
Ricordo anche a beneficio dei colleghi che il 1° giugno 2011 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Ministero della difesa e la Regione Siciliana, se non ricordo male, Presidente Crocetta, allora era Presidente il suo predecessore, Raffaele Lombardo, e ricordo anche, perché la cosa ha indubbiamente un rilievo sia istituzionale che politico, che nella seduta del 25 giugno 2014 la Camera ha approvato una mozione proprio su questo argomento.
Darei subito la parola al Presidente Crocetta affinché liberamente, così come è libera l’audizione, voglia farci conoscere con l’integrazione e l’aiuto anche della vicepresidente Lo Bello quale sia lo stato dell’arte in particolare del MUOS, e poi, non appena avrà dato un abbrivio ai nostri lavori, insieme ai colleghi avrò cura di porle delle domande per cercare di verificare, alla luce delle previsioni e quindi degli impegni contenuti sia nel protocollo d’intesa Ministero/Regione Sicilia che nella mozione del giugno 2014, cosa sia stato effettivamente fatto e cosa rimanga ancora da fare.
Con queste premesse, presidente, la ringrazio ancora e le cedo volentieri la parola.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Onorevole presidente, intanto grazie per l’invito, voglio scusarmi nei suoi confronti ma anche nei confronti degli altri componenti della Commissione perché abbiamo dovuto rinviare un paio di volte questo incontro, sicuramente non per ragioni legate a futili motivi, ma per gli impegni istituzionali che avevo in considerazione che avevamo in discussione la legge finanziaria, quindi la presenza del Governo in Aula era indispensabile.
Voglio dire con estrema chiarezza che il mio Governo ha subìto la decisione di realizzare il MUOS in Sicilia per una serie di evidenze che poi saranno più dettagliatamente evidenziate dalla Vicepresidente Lo Bello, proprio perché ha seguito le vicende legate al tentativo di bloccare la realizzazione del MUOS.
Quando sono stato eletto presidente, una delle prime questioni che mi sono posto era proprio quella di individuare un possibile percorso per la revoca delle autorizzazioni e quindi del protocollo di intesa che il mio predecessore aveva sottoscritto con il Ministero della difesa, avente per oggetto la realizzazione di quell’intervento. Fra l’altro, debbo dire con estrema sincerità (proprio perché non avrei nessun motivo per dirlo) che anche il mio predecessore per diversi anni tentò di bloccare quella procedura, dichiarandosi politicamente contrario alla realizzazione dell’impianto MUOS.
Le carte, così come noi le abbiamo trovate, erano una conformità urbanistica, quindi un’autorizzazione da parte del Dipartimento Urbanistica del Comune di Niscemi, che dava l’ok a quella installazione, salvo poi pentirsene e fare ricorso, persino con lo stesso sindaco in carica, per intenderci, quindi non atti successivi, in relazione alle contestazioni nate dalla popolazione.
Unica obiezione che veniva sollevata era quella relativa alla Sughereta, che io ho sempre considerato un argomento perdente dal punto di vista amministrativo, proprio per la prevalenza dell’installazione militare rispetto a considerazioni… fra l’altro, storicamente la Sughereta è stata creata dagli americani, che quando hanno realizzato le prime installazioni militari hanno chiesto una fascia di rispetto per evitare di avere terreni contigui che fossero di altri proprietari, quindi era stata realizzata per avere un bene demaniale che fungesse da cuscinetto.
Resta il fatto che anche rispetto agli interessi militari purtroppo interessi ambientali di questo tipo passano in secondo piano, considerato che l’installazione militare era precedente all’insediamento della stessa Sughereta.
Devo dire con estrema sincerità che ero contrario per varie ragioni. La prima era proprio l’inopportunità di avere in pieno centro abitato, in un’area fortemente abitata e già fortemente inquinata dalla presenza del petrolchimico, ulteriori, possibili elementi di inquinamento. Questi erano i termini della questione.
Ovviamente una cosa è avere delle valutazioni, delle scelte politiche, delle prese di posizione, un’altra cosa è fare l’amministratore. Il caso del Sindaco di Parma Pizzarotti è emblematico rispetto alla questione del termovalorizzatore: totalmente contrario, però poi ha dovuto subire una decisione che non condivideva.
Io ho dato un’occhiata alla mozione presentata e c’è un passaggio che debbo precisare per far comprendere quello che può sembrare un cambiamento di posizione. Noi individuammo allora un vulnus molto grave nell’autorizzazione che il Governo precedente aveva dato, ed era quello legato al fatto che lo studio sull’impatto ambientale sulla salute umana era stato realizzato da un ufficio di ingegneria, che non ci sembrava proprio il massimo per valutare i rischi di danni ai cittadini.
Decidemmo quindi di revocare non l’autorizzazione, perché la Regione Siciliana l’unica competenza che poteva esprimere era quella in merito alla valutazione ambientale, non è che la Regione Siciliana autorizzava la costruzione dell’impianto, questo lo autorizza il comune con l’autorizzazione urbanistica, noi dovevamo dare soltanto la Valutazione ambientale e quindi riconoscere o meno, che quello è il cuore sostanziale di tutta la questione, però è un provvedimento propedeutico all’autorizzazione, non l’autorizzazione.
Capimmo anche che se volevamo veramente volevamo incidere, lo dovevamo fare nel settore in cui eravamo competenti e su cui io trovavo dei difetti gravi. Per effetto della sospensione debbo dirvi che sono stato più volte interpellato, visitato dalle autorità americane ad altissimi livelli diplomatici, prima i consoli che si sono succeduti nella regione siciliana fino all’ambasciatore americano precedente, che prima di andarsene dall’Italia mi venne a esprimere in ufficio il rammarico del Governo degli Stati Uniti che si sentiva fortemente umiliato dai miei comportamenti, che potevano persino avere conseguenze sulle relazioni diplomatiche con l’Italia.
Diciamo che mi sono trovato al centro di una situazione molto più grande di me dal punto di vista strettamente politico e istituzionale, e salvo questo documento vostro, che io apprezzo, non mi sembra che il resto della politica in Italia nelle istituzioni che contavano avesse espresso solidarietà, capisco i ragazzi dei movimenti, però nei luoghi dove si decide non mi pare… persino all’Assemblea regionale siciliana io avevo un’ostilità rispetto a queste scelte fatte, non c’è stato un solo documento del Parlamento siciliano che apprezzasse la nostra scelta e ci siamo trovati da soli a combattere una battaglia importante.
In considerazione di questa situazione (ovviamente non cito le date, perché parlo a memoria, non ho uno schema di relazione, per cui parlo sulla base dei miei ricordi, però la ricostruzione della vicenda è perfettamente fedele, potranno mancare le date e i riferimenti cronologici, però la successione dei fatti è coerentemente rappresentata e soprattutto l’oggettività dei medesimi) il Presidente del Consiglio Monti convocò un incontro a Palazzo Chigi, a cui erano presente il ministro della Difesa, il ministro della salute, il ministro dell’ambiente, De Mistura che allora era sottosegretario, però interloquiva fortemente, il ministro degli esteri, quindi capite bene che quando si chiama un presidente della regione con il Ministero degli interni, cioè in pratica con i ministeri più importanti del nostro Paese, ravvisando anche in quella circostanza i problemi legati alle relazioni diplomatiche fra l’Italia e gli Stati Uniti che si potevano creare in relazione a un mancato rispetto di un accordo internazionale fatto dallo Stato italiano e convalidato dalla Regione Siciliana.
Chi siano i soggetti che l’abbiano fatta può avere un’importanza politica, ma non sicuramente istituzionale, perché dal punto di vista istituzionale il principio di continuità amministrativa si impone.
L’argomento in quella sede non poteva essere se io in linea di principio fossi contrario a installazioni militari in generale e alla stessa installazione del MUOS. L’oggettività o meno di autorizzazioni che potevano avere dei vizi oppure essere formalmente corrette.
In quella situazione io rappresentai la questione principale che individuavamo rispetto al MUOS, che era quella del mancato studio sulle ripercussioni sulla salute dei cittadini, per cui il principio di difesa, il principio di leale collaborazione, il principio di rispetto dei patti non potevano a mio avviso sovrastare qualsiasi norma in materia di ambiente.
De Mistura, incaricato dal Presidente del Consiglio, andò a riferire al Governo degli Stati Uniti, nessun pregiudizio dal punto di vista istituzionale a rispettare i patti, nessun cambiamento di linea, ma il fatto che il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali dell’uomo ed è uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione repubblicana, ma anche della Carta internazionale dei diritti dell’uomo, la Carta europea dei diritti, e quindi come tale era assorbente rispetto a qualsiasi altra cosa.
In quella sede devo dare atto a Monti che si comportò da galantuomo, nonostante una netta contrarietà del Ministero degli esteri e del Ministero della difesa, Monti concordò con me (sicuramente non posso essere accusato di simpatie politiche nei confronti di Monti, mi limito a raccontare i rapporti avuti con rappresentanti delle istituzioni, che ho visto nel loro comportamento) e concordò con me che potevamo avere fatto qualsiasi accordo ma, se questo non rispettava le norme rispetto alla salute dei cittadini, la nostra decisione era giusta e logica, si decise insieme al Ministero della salute di affidare all’Istituto superiore di sanità lo studio.
Contestualmente, già prima che arrivasse lo studio dell’Istituto superiore di sanità, il Ministero della Difesa avviò un’azione al TAR nei confronti della Regione Siciliana, chiedendo un risarcimento di 38.000 euro al giorno per ogni giorno di sospensione. Questa era in decisione il giorno della nostra decisione di revoca dell’autorizzazione ambientale. Nel frattempo, prima della data dell’udienza, arriva lo studio dell’Istituto superiore di sanità e a quel punto abbiamo pensato che avremmo perso la causa, con danni milionari che, oltre a coinvolgermi personalmente, fatto totalmente irrilevante, visto che i soldi non li ho, per cui avrebbero potuto espropriare l’appartamento che ho costruito in cooperativa e che è l’unica proprietà che possiedo, quindi mi coinvolgeva dal punto di vista delle ripercussioni finanziarie e della responsabilità grave che poteva determinarsi nei confronti del popolo siciliano.
In questo c’è stato anche un vulnus grave, perché rispetto a una decisione della Presidenza del Consiglio in cui sostanzialmente si condivideva la decisione del Presidente della Regione di sospendere l’autorizzazione ambientale, c’è stato un Ministero che è andato dritto per i fatti propri, costituendosi contro di noi e chiedendo risarcimenti che sicuramente la Regione Siciliana non avrebbe potuto dare.
A quel punto la valutazione dei nostri legali rispetto al parere espresso dall’Istituto superiore di sanità, che non ravvisava particolari problemi nella installazione del MUOS, è stata quella che sicuramente avremmo perduto, quindi non potevamo correre questo rischio, perché avremmo dovuto pagare tutti i giorni di fermo che avevamo avuto a una cifra di 38.000 euro al giorno, e il Ministero della Difesa fra l’altro fece una comunicazione (che voi non possedete agli atti, ma che noi abbiamo), in cui riteneva che questa fosse un’opera strategica per il Ministero.
Fra l’altro devo dire che anche su un piano più politico probabilmente non sarebbe stata neppure necessaria l’autorizzazione da parte della Regione Siciliana, se l’opera era strategica. Il tema è proprio che si voleva costringere la regione a fare l’opera, per non scaricare tutta la responsabilità politica della realizzazione alla regione stessa, tanto è vero che nella circostanza ci fu la presenza del Ministro della difesa, che era Alfano?

  PRESIDENTE. No, l’ammiraglio Di Paola.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Comunque ci fu Alfano, che forse era agli interni, che venne a Palermo, in Aula, e disse: «se la regione non vuole il MUOS, basta che dica no», per cui questo era il clima dei comportamenti governativi nei nostri confronti, da un lato obbligarci a fare questa cosa e dall’altra scaricarcela tutta, quindi la responsabilità politica era solo nostro, per carità ci sta, però il tema è che ci saremmo aspettati ben altra solidarietà anche daPag. 11parte di chi prende delle decisioni e poi non le scarica a chi le deve eseguire! È come se io avessi voluto scaricare sul comune di Niscemi la responsabilità, e non l’ho fatto.
Tra l’altro, in tutti i contenziosi che ci sono stati anche avverso il nostro provvedimento di revoca dell’autorizzazione, di revoca della revoca, noi non ci siamo costituiti a difendere il nostro provvedimento, dando la possibilità alle associazioni ambientaliste e al comune di svolgere azioni senza un contrasto da parte nostra, proprio perché non totalmente convinti delle scelte che in qualche modo abbiamo subìto e non vorrei scaricare le mie responsabilità dal punto di vista strettamente istituzionale.
C’è una bella espressione siciliana che dice «chi è papa papìa», nel senso che il Papa deve prendere decisioni da papa. Questa per me è stata un’occasione anche di grande sofferenza, perché mi vedevo a dover prendere provvedimenti di cui non ero convinto e che non mi convincono tutt’ora, che sono in contrasto con la mia coscienza, però dura lex sed lex.

  PRESIDENTE. La ringrazio molto per questa introduzione così ricca di riferimenti e anche di contributi, che vanno oltre, arricchendo la narrazione dei fatti. Per noi è importante aver conosciuto anche il contesto complessivo, all’interno del quale è maturata questa decisione.
Siccome è compito istituzionale di questa Commissione valutare l’impatto di determinati interventi in ambito prevalentemente militare sulla salute di chi vi lavora, sulla salute di quanti vivono nei dintorni di questi siti e sullo stesso impatto ambientale, io vorrei iniziare a porle una serie di domande, partendo, visto che abbiamo un riferimento normativo al quale richiamarci, dal protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero della difesa e la Regione Siciliana, quello di Lombardo, tanto per chiarirci, il 1 giugno 2011.
Naturalmente la cogenza di questa intesa rimane intatta e tale è fin dall’avvio del suo Governo, per cui vorrei porre qualche domanda a lei e alla sua Vicepresidente giusto per facilitare il dialogo.
Presumo che loro abbiano davanti agli occhi il protocollo d’intesa. Nell’articolo 3, al comma 4, si dice: «il Ministero della Difesa si impegna a fornire la consulenza del Centro interforze studi e applicazioni militari CISAM e la strumentazione di misure necessarie ad effettuare il monitoraggio continuo dei campi elettromagnetici. La suddetta strumentazione verrà integrata nella rete regionale di monitoraggio dell’ARPA Sicilia, che ne curerà la gestione e la elaborazione dei dati, e sarà resa sempre disponibile all’amministrazione di Niscemi».
Quando siamo andati al MUOS, abbiamo verificato che di fatto queste cose non venivano svolte, che il CISAM non svolgeva questo tipo di verifica e di attività di approfondimento. Abbiamo registrato però, presidente e dottoressa (questo può essere rilevante), la disponibilità dell’amministrazione americana, espressa per il tramite del nostro interlocutore che a nome dell’ambasciatore ci ha ricevuti, a realizzare una rete di monitoraggio ancora migliore di quella che è stata realizzata a loro dire a spese dell’amministrazione americana, da poter essere resa verificabile, quindi un monitoraggio nelle mani dell’ARPA 24 ore su 24.
Chiariamo a beneficio dei colleghi che non erano presenti alla missione. Originariamente c’era un monitoraggio realizzato dall’ARPA, definito non di ultima generazione. L’amministrazione americana ci ha detto di averne realizzato un altro, ce lo ha mostrato, ci ha anche mostrato le centraline, definite giusto «la Ferrari» circa la possibilità di indagine ambientale. Questa Ferrari, così come è stata definita, potrebbe essere ulteriormente migliorata a spese dell’amministrazione americana ed affidata al controllo congiunto di amministrazione americana e ARPA Sicilia.
Quando noi abbiamo sentito a Caltanissetta l’ARPA Sicilia, il Direttore dell’ARPA ci ha detto di essere pronto ad assumere la responsabilità di questo tipo di attività nuova, ma di avere necessità di ulteriori risorse economiche. Le chiedo, caro presidente, lei ci conferma che quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 3 di fatto non è stato realizzato? Cosa ci dice relativamente alla necessità di realizzare un ulteriore potenziamento e miglioramento della rete di controllo e di monitoraggio dell’inquinamento, in maniera tale che tutto possa essere tenuto rigorosamente sotto controllo?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Il protocollo sottoscritto con la Regione Siciliana prevedeva una serie di misure compensative all’installazione militare. Tali misure compensative non sono state mai attivate dal Ministero della Difesa e dall’amministrazione americana, sia pure da noi più volte interpellata e sia pure in presenza di impegni ogni volta confermati, per cui ogni volta c’è grande disponibilità, ma mai poi attuati.
Questo non solo in termini di strumentazione di monitoraggio, laddove peraltro sono contrario che la progettualità venga definita dalle autorità americane, credo che debba essere l’ARPA ad avere un suo studio. Noi al Ministero della Difesa e alle autorità americane dobbiamo chiedere il pagamento poi delle spese, come è giusto che avvenga, ma sicuramente né la definizione delle specifiche di costruzione, né la progettualità, né tantomeno la gestione delle informazioni dei dati che dovrebbe essere…

  PRESIDENTE. Signor presidente, approfitto della sua cortesia per interloquire, altrettanto faccia con me, quindi miPag. 14interrompa pure. Le faccio notare però che allo stato attuale le cose non funzionano così. Le faccio notare che al momento è solo l’amministrazione americana che ha contezza della situazione e, nell’eventualità in cui dovesse avvenire un guasto o ci dovesse essere un’emergenza, ad averne contezza sarebbe solo l’amministrazione americana, non l’ARPA.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Infatti è la cosa che bisogna fare. Ritengo che ci sia questo problema e credo che vada immediatamente attivato… tra l’altro noi (poi potrà parlare meglio la Vicepresidente Lo Bello) abbiamo dato disposizioni all’ARPA per realizzare quelle opere, quindi individuare lo studio e portarlo avanti, ed è chiaro che su questo noi non possiamo lasciare solo agli americani la valutazione rispetto al superamento delle emissioni. Non può essere un modello che sia in grado di assicurare la tutela della salute dei cittadini, quindi eventuali ritardi nella realizzazione del progetto non possono assolutamente indurre a ritenere che il progetto di un monitoraggio esterno istituzionale non debba essere realizzato.

  PRESIDENTE. Presidente, quindi ci sta dicendo una cosa che per la Commissione è molto importante e che costituisce fondamentalmente la ragione per la quale noi l’abbiamo pregata di essere presente. Rispetto alla situazione attuale… noi ci occupiamo, come lei ben sa, di militari.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Non ci hanno mai dato le risorse che invece ci dovevano dare.

  PRESIDENTE. Quindi rispetto alla situazione attuale c’è la volontà da parte del Governo regionale della Sicilia di modificare radicalmente le cose, quindi di chiedere all’amministrazione regionale e all’amministrazione americana …

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  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Prima di tutto al Ministero della Difesa, che è il garante di questo accordo.

  PRESIDENTE. Anche, bene.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. E che ogni volta dice sì, dice sì, ma un centesimo non ce l’ha mai dato e non andiamo mai avanti, perché più volte abbiamo posto questa questione al Ministero della Difesa e anche alle autorità diplomatiche americane, che ci hanno detto sempre di sì, ma noi un centesimo non lo abbiamo visto su questa vicenda.

  PRESIDENTE. Quindi, presidente, stiamo parlando della realizzazione.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Dopodiché lo dobbiamo realizzare comunque. Non è escluso che lo realizziamo.

  PRESIDENTE. Noi dobbiamo uscire da quella che nel nostro gergo ormai acquisito si chiama «giurisdizione domestica», che purtroppo esiste nell’ambito militare, nel senso che tutto trae inizio, si sviluppa e si conclude nel medesimo contesto. Sarebbe poca cosa (senza che questo comporti la manifestazione di diffidenza nei confronti dell’amministrazione americana) se fossero costoro a stabilire se vi sia inquinamento o no, sarebbero i controllori di se stessi. Per la Commissione è quindi fondamentale che il controllo venga fatto dall’ARPA …

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Anche per noi, anche per il Governo della Sicilia.

  PRESIDENTE. Quindi noi possiamo acquisire questa garanzia, in quanto questo è fondamentale anche per il Governo della Sicilia. Si dovrà quindi utilizzare l’espressione tecnicamente più avanzata per valutare l’eventuale presenza di inquinamento elettromagnetico controllata H24 dall’ARPA per conto del Governo della Sicilia. Ho fatto una giusta sintesi?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Perfettissima.

  PRESIDENTE. Grazie, poi chiederò con il suo consenso alla Vicepresidente di poter aggiungere.
Lei ha detto che il Ministero della Difesa ad oggi non ha mantenuto nessun tipo di impegno, quindi vuol dire che laddove si dice «il Ministero della Difesa si impegna ad attrezzare l’area naturalistica della Sughereta, realizzando in mesi 6 dall’avvio dei lavori di realizzazione del MUOS presso l’area demaniale militare una infrastruttura ecocompatibile per il controllo gestione e accoglienza della riserva nazionale orientata» neppure questo è stato fatto, presidente?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. È stato fatto, anche se credo che quel protocollo d’intesa, rispetto all’enormità dell’installazione, stiamo parlando di giocattolini per i bambini…

  PRESIDENTE. Appunto, questo renderebbe ancora più…

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Infatti io ho messo fortemente in dubbio che le misure compensative potessero limitarsi a questo. Io avevo pensato che le misure compensative dovessero avvenire, in presenza di vulnus di questo tipo, anche attraverso meccanismi di prevenzione forte della salute umana dei cittadini e di un monitoraggio costante, permanente sull’impatto, in modo da verificare l’assunto che è emerso dagli studi ambientali secondo cui non creerebbero danni, ma dove sarebbe stato giusto il coinvolgimento. Ripeto: più volte abbiamo posto queste questioni, ogni volta ci è stato detto di sì, ma non si è mai proceduto.

  PRESIDENTE. Sì, infatti si tratterebbe di compensazione e non di risarcimento, perché la salute non può essere merce di scambio, però vorrei controllare. Ci può far sapere se il Ministero della difesa, come dice il protocollo, si sia «impegnato a supportare le azioni degli organismi territoriali per la promozione del prodotto agroalimentare dell’area di Niscemi sul territorio nazionale ed internazionale, anche coinvolgendo organismi all’uopo preposti, quali l’Istituto per il commercio con l’estero». Questo è stato fatto?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Tra l’altro, io ho posto questa questione in termini di sviluppo anche con le autorità diplomatiche americane, ma ogni volta – ripeto – la risposta è stata sì.

  PRESIDENTE. E il risultato è stato no.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Esatto. Infatti mi sono anche stancato di avere a che fare con questi sepolcri imbiancati.

  PRESIDENTE. Presidente, lei è un combattente e non si può permettere di stancarsi…

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Trovo un muro.

  PRESIDENTE. Quando abbiamo visitato il MUOS, abbiamo appreso che all’interno vi lavorano due persone siciliane, del posto, ma all’articolo 3, comma 10 si dichiara che «il Ministero della Difesa si impegna a promuovere l’inserimento lavorativo della popolazione locale nel personale amministrativo in carico presso la Base USA di Sigonella nel caso di nuove assunzioni». Le risulta che questo sia stato fatto, presidente?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Quello delle garanzie occupazionali dei loro dipendenti?

  PRESIDENTE. Sì, o meglio assunzione di lavoratori siciliani…

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. No, in realtà la Base di Sigonella ha una serie di amministrativi che sono siciliani, non hanno licenziato, quindi credo che questi provvedimenti di ricollocazione del loro personale nel momento in cui apriva il MUOS di Niscemi l’abbiamo fatto, ma questo è persino funzionale alle loro esigenze, sarebbe più una normale trattativa sindacale che non…

  PRESIDENTE. Però ha fatto e fa parte integrante…

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Sì, ma non abbiamo avuto lamentele da parte del personale, avremmo avuto già le proteste. Di sicuro all’inizio ponemmo il problema, per cui se quel personale non si è più fatto sentire, è ovvio che ha avuto collocazione.

  PRESIDENTE. Infine il Ministero della Difesa si impegna a sostenere la richiesta della Regione Siciliana per il finanziamento tramite fondi FAS della realizzazione della strada provinciale 12, prevista dal piano triennale delle opere pubbliche della provincia regionale di Caltanissetta. È stata finanziata questa strada?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Sinceramente non ricordo, perché con il Patto per la SiciliaPag. 19abbiamo finanziato tutta una serie di opere stradali, dovremmo verificare se questa non ci sia, però oggettivamente qui sembra più un onere della Regione Siciliana nei confronti della base americana che non un vantaggio per la Regione, nel senso «siccome noi dobbiamo aprire l’impianto, fateci la strada», cioè sarebbero misure compensative a carico nostro nei confronti degli americani.

  PRESIDENTE. L’articolo 3 comporta gli impegni assunti dal Ministero della Difesa. La Regione Sicilia al primo comma dell’articolo 4 nel rispetto delle norme vigenti – è pleonastico che glielo dica perché ne abbiamo parlato – «assume l’impegno a gestire mediante l’ARPA Sicilia il sistema di monitoraggio dei campi elettromagnetici, realizzato dal Ministero della Difesa di cui al punto 3.4».
Noi vorremmo acquisire da lei – lo ha già fatto – l’impegno, per evitare di ricadere nell’ambito della giurisdizione domestica, a far svolgere questo monitoraggio dei campi magnetici esclusivamente dall’ARPA Sicilia.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Questo – ripeto – è un impegno (vorrei dare la parola alla Vicepresidente che ha seguito questo aspetto), però nei provvedimenti che avevamo fatto abbiamo posto questo problema del monitoraggio a carico dell’ARPA e quindi vorrei capire cosa sia successo.

  PRESIDENTE. Con il consenso anche dei colleghi do la parola alla Vicepresidente Lo Bello.

  MARIA LO BELLO, Vicepresidente della Regione Siciliana. Devo dire che della questione MUOS ci siamo occupati immediatamente, quando il presidente mi ha chiamato a far parte della prima squadra del primo Governo Crocetta. Alcuni giorniPag. 20prima dell’insediamento dell’ARS, quindi prima di quel 5 dicembre, affrontammo la questione MUOS, soprattutto perché era stato uno dei punti che anche in campagna elettorale aveva visto una sensibilità sempre dimostrata verso quell’area, non soltanto per vicinanza geografica, ma per sensibilità politica.
Devo dire che proprio il 5 dicembre, all’ingresso di Palazzo dei Normanni, incontrai la prima delegazione MUOS, e abbiamo lavorato per tutto il mese di dicembre anche fra Natale e Capodanno alla stesura di un documento condiviso che potesse favorire la «revoca» delle autorizzazioni date.
C’era stata da parte nostra, da parte del presidente della regione un’indicazione ben precisa perché erano state date due autorizzazioni, una che riguardava il VIA-VAS, e l’altra un’autorizzazione complessiva, entrambe rilasciate nel mese di giugno, la prima rilasciata il 1 giugno e la successiva il 28 giugno 2011.
Noi eravamo a circa un anno e sei mesi da quelle autorizzazioni, che avevano visto le popolazioni interessate finalmente trovarsi di fronte ad una sensibilità che cercava di accogliere quelle istanze.
Successivamente abbiamo immediatamente cercato tra le pieghe di quelle autorizzazioni cosa mancasse, per poterle mettere sotto giudizio. Ricordo ancora in una delle tante serate che mi hanno vista insieme al presidente occuparmi della vicenda MUOS, con l’incontro con le associazioni contro il MUOS e la Presidenza della Regione, questa intuizione del presidente che nel verificare tutte le carte non ravvisava nulla che avesse a che vedere con l’Istituto superiore di sanità o un organismo sanitario in grado di garantire alle persone che quella installazione non facesse male. Addirittura l’unico parere era stato richiesto ad una Facoltà di ingegneria!
Questa «autorizzazione», questo giudizio necessario dato al via di quella installazione si rivelò quindi carente e inappropriato, ed in ogni caso inesistente quella che avevamo ritenuto necessaria. A seguito di questo, abbiamo fatto una Giunta che ha deliberato in questo senso, dando mandato all’Assessorato al territorio ambiente, che in quel momento guidavo, di intraprendere ogni azione per la revoca di quelle autorizzazioni.
Abbiamo fatto insieme all’allora assessore alla salute Lucia Borsellino un documento a firma nostra, quindi come indirizzo politico insieme con i due direttori generali, e abbiamo avuto all’Istituto superiore di sanità una serie di incontri per fare in modo che potessero esserci quei pareri che noi ritenevamo assolutamente indispensabili.
In seguito una Giunta regionale diede a me l’autorizzazione alla revoca, revocammo le due autorizzazioni e poi le cose, così come puntualmente diceva il presidente, hanno visto da quel momento in poi un interesse, con le riunioni fatte in Sicilia per le visite del consolato e anche dell’ambasciata americana.
Voglio raccontare un fatto che dimostra quanto sia stato difficile vivere quel momento. Dovevano consegnare a qualcuno la revoca delle autorizzazioni, quindi mandammo il vicario del mio Gabinetto a consegnarla personalmente a Sigonella, tenuto conto che nessuno voleva ricevere quelle revoche. Io mandai personalmente, lì nessuno prese quelle revoche, nessuno prese quel plico, ed era stato impedito addirittura l’ingresso del vice capo di gabinetto per la consegna di quelle che era la revoca delle autorizzazioni.
Voglio rappresentare il clima, il momento, non voglio dire di non collaborazione, ma certamente di una visione diversa tra quello che era stato prima il periodo delle autorizzazioni e quello che successivamente aveva visto il Governo CrocettaPag. 22impegnato nel cercare di avere risposte alle tante domande: fa male? In che misura? A chi?
Le antenne presenti complessivamente risultarono 41, molte delle quali assolutamente in disuso, tanto che leggo con piacere che uno dei punti oggetto del deliberato prevede la rimozione di tutte le antenne che non sono in uso, perché mentre eravamo preoccupati della misurazione delle onde elettromagnetiche ammesse nel momento di maggior carico, quindi nell’accensione di tutte, è chiaro che molte di queste non venivano accese perché erano state giudicate assolutamente inattive da tempo e quindi non più utilizzate. Noi abbiamo chiesto subito che venissero rimosse e poi, insomma come ha detto il presidente, la vicenda è stata così rappresentata.

  PRESIDENTE. Grazie, dottoressa. Vorremmo passare alle domande. Prego, collega Rizzo.

  GIANLUCA RIZZO. Grazie, presidente, ringrazio il Presidente Crocetta e l’assessore Lo Bello per il racconto cronologico di tutti i fatti che hanno riguardato la vicenda MUOS. Si è parlato di un quasi incidente diplomatico con gli Stati Uniti d’America, però (non me ne vogliate) mi sarei aspettato che si rappresentasse la fotografia dello stato d’animo dei cittadini siciliani che sono da voi rappresentati.
Voi avete avuto modo più volte di interloquire con le mamme no-MUOS, con i comitati no-MUOS, quindi credo abbiate avuto modo di percepire, così come l’abbiamo fatto noi in Commissione Difesa quando abbiamo audito le mamme no-MUOS e altri esponenti, quella paura per questo qualcosa che non bene si conosce, per questo strumento che rappresenta una militarizzazione del territorio, che rappresenta un incremento della pericolosità in quanto obiettivo sensibile. Mi sarei aspettato da voi la rappresentazione di questa fotografia.
Ricordo benissimo che anche in campagna elettorale nel 2012 lei ha condotto una battaglia contro il MUOS, ma la domanda che le faccio è se questa sua voglia di fare questa battaglia si sia spenta. Lei ha fatto riferimento a quei 38.000 euro di richiesta, vorrei chiederle come vi fu formalizzata questa richiesta.
Volevo chiederle, presidente, di cosa si occupi il COMIPA, il Comitato misto paritetico, e che utilità abbia avuto nello svolgimento del suo mandato in ordine al controllo del territorio di fronte alle necessità delle Forze armate italiane. Riguarda anche il MUOS.
Volevo capire che utilità abbia avuto durante il suo mandato il COMIPA, che tipo di rapporti ci siano stati, come sia stato utilizzato il COMIPA, visto che comunque è nominato dalla Regione Siciliana, e quanti sono gli stanziamenti che il Governo regionale ha destinato al Comitato misto paritetico. Grazie.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Io capisco la questione sul piano strettamente personale dei valori che ci coinvolgono, delle scelte che stanno alla base della domanda che mi è stata fatta e quindi anche del contrasto, della ferita che si è aperta fortemente con una parte della popolazione, ma in questa cosa io sono una vittima politica, cioè sono il presidente di una regione che si trova incastrato in una scelta fatta dai Governi nazionali precedenti in tutta continuità, da una scelta fatta da un Governo precedente che tenta di revocare quella autorizzazione, fino a quando ha gli strumenti formali per poterlo fare lo fa, ma poi è costretto dal principio della realtà che sovrasta le decisioni di un amministratore.
Pizzarotti è contrario al termovalorizzatore ma se lo trova imposto, che è una questione che si impone nei confronti di tutti gli amministratori.
Quei 38.000 euro (abbiamo anche le carte) vennero fatti attraverso una regolare procedura processuale, quindi ci vennero intimati, la richiesta della parte che si riteneva danneggiata, che era il Ministero della Difesa italiana.
Dopodiché, chiunque può venire a dire «lei poteva revocare o può revocare anche adesso», ma le conseguenze non sarebbero solo di natura amministrativa e civilistica, ma sarebbero anche di natura penale, perché ci sarebbero tutti gli estremi dell’abuso, perché nel momento in cui c’è un Istituto superiore di sanità che dice che non ci sono gli estremi perché l’opera non possa essere realizzata (sulla neutralità persino della scienza potremmo discutere, sicuramente il potere di influenza che può avere la Regione Siciliana rispetto a tutto il resto del mondo è molto piccolo) … quindi è una cosa è la consapevolezza, un’altra cosa quello che sei costretto a fare perché sei amministratore e perché non puoi prendere un’altra decisione.
Ho apprezzato molto le domande che ha fatto il presidente, ma il tema oggi dal punto di vista amministrativo (dal punto di vista politico è un’altra cosa, la voglia o meno di fare la battaglia) non può che spostarsi sul piano strettamente dei controlli ambientali, per verificare che loro operino dentro i parametri per i quali sono stati autorizzati, e questo lo può dare un sistema di monitoraggio che va realizzato con misure compensative e, se non va realizzato con misure compensative, la Regione Siciliana è disponibile a farlo con le proprie risorse e in tal senso ci adopereremo.
Sinceramente il resto per me – ripeto – è una questione, dal punto di vista strettamente umano e personale, veramente lacerante (lo debbo dire con estrema sincerità), in cui debbo confessare di essere stato e di essere impotente rispetto a poteri estremamente più forti, dove probabilmente una mobilitazione nazionale di diverso tipo avrebbe potuto determinare soluzioni diverse. Siamo stati anche soli in questa battaglia.

  PRESIDENTE. Io vorrei accostare alle considerazioni del presidente anche una mia riflessione. Noi non dobbiamo dare giudizi di carattere politico e tantomeno dobbiamo misurare la coerenza, noi dobbiamo cercare di stabilire se venga o meno rispettata la legge, quindi sarà la politica, quella regionale e quella nazionale, a stabilire se si debba fare ancora una battaglia per l’eventuale chiusura del MUOS, ma sulla base dei nostri compiti per noi è fondamentale in questo momento avere la garanzia che quelle strutture non siano capaci di generare alcuna forma di inquinamento e che quindi l’impatto elettromagnetico sia contenuto nei limiti di legge.
Su questo vi prego quindi di essere conseguenti, perché anche io, come è noto, vorrei che non ci fossero certe presenze invasive di servitù militari in Sardegna, però debbo fare i conti con una realtà che vedo in altri contesti.
Prego, collega Boldrini.

  PAOLA BOLDRINI. Grazie, presidente, ringrazio il Presidente della Regione Sicilia e la Vicepresidente della loro presenza oggi. Io ho partecipato alla missione e ho anche fatto i sopralluoghi nelle zone predestinate per la Commissione e durante le audizioni (chiedo ai colleghi di correggermi se sbaglio), quando abbiamo audito il sindaco di Niscemi, ha dichiarato di non essere mai stato coinvolto in nulla, di non sapere determinate cose.
Pongo a voi la domanda, nel senso che in quel momento non c’era un’interlocuzione diretta, perché un sindaco che dice «io non sapevo nulla, nessuno mi ha detto nulla», posto che sia al primo mandato legislativo…
Audendo altri comitati e altre persone, nessuno diceva di essere stato coinvolto, addirittura non sapevano nemmeno che si stessero facendo dei monitoraggi all’interno, seppur a carico dell’amministrazione americana.
Io le faccio questa riflessione: posto che chi non conosce la situazione ne ha paura, non è che oltre ai monitoraggi che giustamente debbono essere fatti da un organismo pubblico, quindi dall’ARPA, magari anche in collaborazione con l’amministrazione americana, però gestito da ARPA, non ci potesse essere un’interlocuzione anche con i cittadini, perché se non ci sono delle problematiche i cittadini lo devono sapere, come anche se invece ci sono dei problemi, e se la regione non abbia mai pensato, visti questi dati di fatto che realmente ci sono, di effettuare un monitoraggio trasversalmente tra l’assessorato all’ambiente e alla sanità per controllare la salute delle persone, quindi che effettivamente non ci siano pericoli e tranquillizzare la popolazione, ma averne un’interlocuzione diretta perché su quello che le persone non apprendono direttamente dalla viva fonte delle istituzioni permane loro comunque il dubbio. Grazie.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. La Regione Siciliana incaricò un proprio esperto per la valutazione dell’inquinamento elettromagnetico, che realizzò uno studio che è stato alla base… tutti i ricorsi che le associazioni e il comune hanno fatto hanno avuto come elemento lo studio di parte realizzato dalla Regione Siciliana. Ovviamente è molto difficile poi spiegare a un’associazione o a un cittadino come tu regione hai uno studio tuo e poi accetti il parere di un organismo terzo.
In realtà questo può valere sul piano più stretto delle convinzioni, ma non sul piano legale, perché sul piano legale lo studio fatto da un ente terzo, deciso dal Ministero della salute e dal Ministero dell’ambiente in concorso con la Regione, che è l’Istituto superiore della sanità, chiaramente sovrasta unoPag. 27studio di parte che comunque per noi è stato la base di una serie di ricorsi.
Rispetto alla collaborazione con i cittadini ribadisco che noi non ci siamo costituiti contro persino a difendere i nostri provvedimenti. Qualche volta li abbiamo anche incontrati in passato, negli ultimi tempi un po’ si è affievolito tutto questo, ma pretesi nei due incontri che abbiamo avuto con la Presidenza del Consiglio la presenza del Sindaco di Niscemi, che venne coinvolto nella fase in cui si decise di realizzare lo studio con l’Istituto superiore di sanità.
Su questo le sue valutazioni sull’opportunità di creare un incontro più fattuale e più collaborativo anch’io la ravviso come necessità, ma si renderà conto che, se io nell’attivismo di un certo movimentismo realizzato a Niscemi vengo rappresentato come il criminale che vuole installare il MUOS quasi che fossi Trump che decide, diventa molto difficile interloquire con un territorio … per me è anche questo. Io ribadisco di essere stato indicato come capro espiatorio politico italiano di un MUOS che io non voglio.

  GIULIA GRILLO. Volevo chiedervi di nuovo una risposta sul Comitato paritario perché non ci avete risposto, se poi ci trasmettete questo protocollo dove ci sono le opere compensatorie, perché non ce l’abbiamo. Presidente, saranno anche ridicole, però sempre cornuti e bastonati non mi sembra il caso, non avere neanche quello che è ritenuto ridicolo è un insulto alla dignità delle persone!
Mentre capisco tutto il resto di quello che ha detto, sul discorso degli accordi che aveva presso il Ministero della Difesa con le forze militari americane noi siciliani non siamo stati per niente coinvolti come nemmeno il popolo sardo, quindi su quello capisco la situazione, però sulla sorveglianza sanitaria invece secondo me potevate fare di più, potevate perché ormai la legislatura è finita. In che termini? Innanzitutto nei termini del Registro tumori, perché oggi i dati sono inesistenti o carenti, quindi vi voglio chiedere se e come abbiate interloquito con l’azienda sanitaria locale di Caltanissetta e di Ragusa, che erano quelle che si dovevano occupare.
In secondo luogo, avete pensato (che io sappia non lo avete fatto) a un particolare tipo di sorveglianza sanitaria? Mi spiego: questo è il quarto MUOS del mondo e, a differenza degli altri tre MUOS, questo ha la caratteristica di insistere in un territorio che ha già 40 antenne, di cui 23-24 funzionanti, che emettono onde con una frequenza diversa da quello del MUOS, ma comunque emettono onde con una frequenza, la cui misurazione viene fatta proprio per monitorare, e per di più insiste in un sito ad alto inquinamento ambientale, considerato SIN.
Ciò determina una necessità di prevedere una sorveglianza sanitaria speciale, perché è una situazione unica al mondo, perché gli altri tre MUOS non hanno né la stessa situazione di inquinamento ambientale, né le antenne. È inutile che gli americani ci dicano che è tutto bello e facile, perché questo MUOS com’è da noi non c’è da nessuna altra parte, e loro questo lo sanno benissimo. Quindi vi chiedo se vi siate mossi in tale direzione, ma credo che ciò non sia accaduto, e questo deve essere assolutamente fatto.
Aggiungo che deve essere fatto perché lo studio dell’Istituto superiore di sanità, che peraltro è stato abbondantemente criticato anche dal vostro tecnico o comunque da diverse personalità scientifiche in quanto reputato incompleto (non di parte, perché questa è un’accusa che determinerebbe anche delle conseguenze penali) e su valori che non erano necessariamente quelli corretti da utilizzare, quindi in tal senso viziato da un punto di vista del risultato.
In ogni caso quello è uno studio teorico, cioè uno studio previsionale, quindi non è uno studio che si basa su quello che io vedo che sta succedendo, ma su quello che immagino possa succedere, quindi è totalmente insufficiente da un punto di vista sanitario per poter essere certi che non vi sia un’incidenza, e peraltro in Commissione abbiamo audito degli esperti che ci hanno portato dati relativamente a esperimenti effettuati con colture cellulari anche nei pressi di antenne (con frequenza simile al MUOS non ne esistono, perché c’è solo il MUOS) che dimostravano una serie di alterazioni cellulari nelle colture, tra cui mi pare anche uno nella zona di Niscemi.
Secondo noi va fatto uno sforzo superiore o comunque uno sforzo in questa direzione, che non è stato fatto. La popolazione non può essere abbandonata a se stessa, è vero che gli americani hanno dei diritti acquisiti e su cui oggi per noi è difficile intervenire, ma ciò non significa che dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia e non tutelare i diritti dei cittadini, tanto più che se domani i cittadini dovessero invece avere delle conseguenze sulla salute, chi ha omesso di controllare e valutare le eventuali conseguenze potrebbe essere additato come responsabile.
Non è impossibile che tra dieci anni ciò possa accadere, quindi bisogna assolutamente intervenire il prima possibile, chiedendo al Ministero della salute di attivare, con l’Istituto superiore di sanità e con un partenariato con eventuali strutture universitarie, una sorveglianza speciale fatta appositamente per il sito di Niscemi, e pretendere che quelle opere compensatorie, che lei dice che sono noccioline e noccioline sono, siano fatte, perché altrimenti siamo cornuti e bastonati, traducendo in italiano quello che noi diciamo in siciliano.

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Io ritengo che la sollecitazione sia importante, però vorrei rappresentare che l’area di Niscemi dal punto di vista ambientale già fa parte di un’area a rischio compresa, che è quella di Gela.
Una delle questioni poste nell’indagine degli eventuali danni sulla salute era dove iniziasse la responsabilità del Petrolchimico e dove cominciasse quella del MUOS, laddove abbiamo una popolazione in cui in passato abbiamo registrato danni per malformazioni genetiche, bambini nati con malformazioni genetiche gravi, incidenze di neoplasie, quindi cancri, elevatissime, per cui il tema principale dal punto di vista strettamente delle responsabilità e risarcitorio funziona dal punto di vista legale nei termini dell’accertamento della causa/effetto per le condizioni ambientali.
Tra l’altro, è una situazione che già in passato ha creato allarme in considerazione del fatto che studi del CNR hanno evidenziato nel 30 per cento dei campioni di sangue della popolazione di Gela, Niscemi e Butera esaminati la presenza di arsenico nel sangue e quindi un potenziale sviluppo di neoplasie.
Proprio per queste considerazioni, già l’anno scorso abbiamo dato delle risorse aggiuntive a Milazzo, Augusta Priolo, Gela alle ASP di quei territori proprio per il monitoraggio della popolazione e la prevenzione. Potrei dire quindi che abbiamo già fatto per quanto riguarda il Governo, ma non lo voglio dire perché ritengo che le misure siano insufficienti.
Una delle ipotesi che avevamo di proposte fatte al Ministero (da questo punto di vista la Commissione ci potrebbe dare una grande mano, e vengo qui con un forte spirito di collaborazione), poiché sugli effetti sulla salute dell’uomo non abbiamo grandi studi e grandi ricerche, Niscemi poteva diventare, grazie alle risorse finanziarie che ci dovevano essere date dal Ministero della difesa e dall’amministrazione americana, il sito vocato per questo, per una sanità rivolta verso la prevenzione rispetto a queste cose, però non credo che in questi ultimi sei mesi che ci rimangono di Governo non possiamo avviare delle cose, anzi sono convinto che le avvieremo in relazione alle risorse che abbiamo.
Sarebbe però molto significativo se su questo anche la Commissione intervenisse nei confronti del Ministero della Difesa per far rispettare la sostanza del protocollo d’intesa che prevedeva le misure compensative. La sostanza significa la realtà principale per cui quel protocollo veniva realizzato, se poi dentro un protocollo ci mettono realizzazione della strada 109 provinciale questo mi sembra ridicolo, mentre il tema che abbiamo (condivido l’osservazione che veniva fatta da lei, onorevole) è che il problema principale è la questione del tipo di interventi che dobbiamo fare massicci sulla prevenzione della salute. Sicuramente noi con le risorse che abbiamo qualcosa la possiamo fare, però l’intervento che io auspicherei sarebbe quello di farlo addirittura diventare un Centro studi pilota dal punto di vista internazionale sulle questioni del monitoraggio degli effetti delle elettro-onde.
Su questo dovremo batterci in collaborazione con i Centri di ricerca, con il CNR, con le università, e probabilmente potremo fare un bel lavoro, ma – ripeto – su queste vicende ho trovato il muro della sordità. Poi la regione farà delle cose, le sta facendo, abbiamo già dato delle risorse all’ASP proprio per poter realizzare questa attenzione nei confronti del territorio, però non è esattamente quello di cui si ha bisogno. Sarebbe una cosa veramente forte anche per l’unicità del…
Vorrei però che intervenisse l’assessore Lo Bello per fare in modo che rimanga agli atti.

  PRESIDENTE. Scusi, presidente, lo facciamo conclusivamente. Adesso io darei la parola al collega Pili e dopo chiederò alla Vicepresidente d’intervenire.
Prego, collega Pili.

  MAURO PILI. Grazie, presidente. Anch’io poche questioni. Mi sia consentito un apprezzamento per le parole nette e chiare del Presidente della Regione Sicilia, cosa che sul piano istituzionale in questa Commissione è capitata poche volte, cioè gli esponenti istituzionali che hanno il coraggio di dire le cose come stanno e di dirle con la durezza necessaria rispetto ad atteggiamenti del Ministero della Difesa che reiteratamente hanno minacciato – uso questa parola – le autorità locali e anche regionali.
Chiederei, presidente, di acquisire gli atti del Ministero della Difesa per quanto riguarda l’intimazione alla ripresa dei lavori sul MUOS, di acquisire la revoca, di acquisire la revoca della revoca, di acquisire lo studio elettromagnetico fatto dalla Regione Sicilia.
La domanda verte sulla competenza statale o meglio statuale della Sicilia, rispetto allo Statuto, in tema di urbanistica e tutela del paesaggio. Avete valutato l’ipotesi che potessero restare in piedi conflitti di competenza rispetto all’insediamento in quell’area, seppur militare, che potessero ledere le competenze statutarie della Sicilia in tema urbanistico e di tutela del paesaggio.
La tutela del paesaggio è assegnata come materia esclusiva alla Regione Sicilia, quindi era possibile contestualmente mantenere in piedi un conflitto costituzionale con lo Stato? È un’ipotesi che avete valutato? C’è qualcosa che è rimasto in piedi sul piano giudiziario rispetto all’atteggiamento tenuto dai Ministeri e dallo Stato su questa vicenda?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. Il tema è che io mi sono trovato davanti ad autorizzazioni che erano state già date sia dal comune, sia dalla regione, e che era difficile smantellare dal punto di vista amministrativo, compreso il protocollo d’intesa realizzato. È stato l’uovo di Colombo essersi inseriti nelle possibili contraddizioni di tutto il procedimento, dove le carte filavano: il comune prima aveva dato l’autorizzazione e poi non l’ha mai revocata, sostanzialmente l’organo politico poi ha fatto ricorso, con tutte le difficoltà, l’Assessorato al territorio e ambiente della Regione Siciliana aveva dato tutte le autorizzazioni, Lombardo era contrario e non credo che la revoca della sua decisione sia stata estranea a influenze centrali rispetto a continuare quella politica di dire no all’installazione.
Io tra l’altro ho citato l’altra volta una coincidenza strana (per carità, non mi piace che si facesse chissà quale interpretazione): il primo giorno che mi sono insediato nel mio ufficio mi sono arrivate minacce di morte da un numero proveniente dagli Stati Uniti, feci una denuncia di cui non ho saputo nulla alla procura antimafia di Palermo, però è molto strano che mi arrivasse una minaccia dagli Stati Uniti. Ora, non la voglio collegare a questo, non sono una persona paranoica, fra l’altro dico sempre che la mafia mi deve denunciare per mobbing, per cui non ho intenzione… Non volevo nemmeno riferire questo elemento proprio per evitare che potesse sembrare una…

  PRESIDENTE. Scusi, presidente, minacce di morte se avesse fatto o non fatto cosa?

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. No, di stare molto attento a quello che facevo, perché dagli Stati Uniti mi si guardava con molta attenzione.
Ripeto: rispetto a queste questioni anche il clima parlamentare era della serie «ma chi te lo fa fare? Perché lo fai? La pagheremo, ti fanno cadere il Governo», questo era il clima che io ho subìto e rispetto a questo io ho avuto il coraggio di unaPag. 34scelta e ho ancora il coraggio di dire che quella scelta mi è stata imposta, non avendo alcuno strumento legale rispetto alla contestazione.
Avrei potuto fare ricorso nei confronti di un protocollo siglato? Era siglato dalla Regione Siciliana. Il Presidente della Regione siciliana fa un provvedimento, sia pure fatto da un altro Presidente… sono delle questioni giuridiche non semplici. Ripeto: l’unica che individuammo fu una intuizione incredibile, perché avevo tentato di battermi da parlamentare europeo contro questa installazione, ponendo il problema della Sughereta, e la risposta che mi venne data dal commissario di turno fu che in tema militare la questione ambientale non è principale, quindi anche la questione paesistica, ambientale, Sughereta sapevo che erano argomenti perdenti perché li avevo già sperimentati in altri ruoli.
Quello è stato il giudizio dell’Istituto superiore di sanità, come diceva bene l’onorevole Rizzo, ci sono studi che dicono che tutto è criticabile, ma resta il fatto che l’Istituto superiore di sanità è un organo ufficiale e invece tutti gli studi che noi abbiamo non hanno questa caratteristica di ufficialità, sono sempre studi privati, e c’è un proverbio latino che dice che nella massima applicazione della forma della giustizia c’è la massima ingiustizia, probabilmente sì, perché non sempre l’applicazione formale delle leggi corrisponde alla giustizia, e in questo caso io debbo dire che così è.

  PRESIDENTE. Grazie. Fra poco dovremo rientrare in Aula. Darei la parola alla Vicepresidente per rispondere a quelle questioni. Prego.

  MARIA LO BELLO, Vicepresidente della Regione Siciliana. La prima questione posta riguardava come abbiamo saputo della richiesta di una sorta di somma risarcitoria. Con ricorso al TARPag. 35Sicilia di Palermo del 16 aprile 2013 il Ministero della Difesa con il patrocinio dell’Avvocatura di Stato di Palermo (Protocollo 1944 del 2013) impugnava per l’annullamento, previa sospensione, la deliberazione della Giunta regionale degli atti, sia quello nostro che quello dell’ARTA, con le quali era stata autorizzata dall’Amministrazione l’installazione del sistema MUOS, per il risarcimento del danno patrimoniale a far data dal 29 marzo 2013 con l’indennizzo di cui si parlava prima. Quindi c’è stato proprio un ricorso formale da parte del Ministero della Difesa, e qui veniva richiesto il risarcimento.
Dobbiamo dire che con la Commissione non ci siamo mai interfacciati per quanto riguarda il MUOS, tenuto conto che il MUOS non aveva presenza di militari italiani e la ritenevamo una Commissione concernente l’insediamento e la presenza di forze in capo all’esercito italiano. Per quanto riguarda il MUOS invece non era così, ma probabilmente rivedrò questi atti e può anche darsi che sia io a non ricordare bene. Durante quel periodo non ricordo di aver avuto contatti con la Commissione, però guarderò bene, è probabile che ci siano stati e magari io non sia stata messa…
Per quanto riguarda la questione dei rapporti con la popolazione. Con le mamme no-MUOS e altri, devo dire che mi spiace, ma questi rapporti sono stati molto stretti, si sono allentati da quando c’è stata la revoca della revoca, fino a quel momento non solo sono stati molto stretti, ma addirittura c’è stata la mia personale presenza alla manifestazione no-MUOS insieme alle mamme in rappresentanza di tutta la Giunta regionale, così come ci sono stati stretti rapporti con il Consiglio comunale e con il Sindaco di Niscemi. La data di revoca della revoca ha di fatto interrotto quel periodo.
Per quanto riguarda invece le interferenze vorrei aggiungere un altro fatto. Dopo l’incontro che il Presidente della Regione ha descritto all’inizio del suo intervento, quando c’erano i vari ministri presenti, ad un certo momento si era raggiunto l’accordo che le autorizzazioni a modifiche di tipo edilizio all’impiantazione no-MUOS dovessero essere date dall’Assessorato territorio e ambiente per il tramite del prefetto di Caltanissetta. Successivamente la posta elettronica mia e del prefetto di Caltanissetta fu violata, perché trovammo le nostre conversazioni pubblicate proprio in relazione a quante unità secondo noi…

  ROSARIO CROCETTA, Presidente della Regione Siciliana. La corrispondenza no-MUOS venne hackerata.

  MARIA LO BELLO, Vicepresidente della Regione Siciliana. Esatto, ci fu anche questa vicenda. Non ho preso appunti delle richieste, ma vi faremo avere tutto con le relazioni e con quanto ci verrà richiesto anche integrato a ciò che l’onorevole rappresentava.

  PRESIDENTE. Grazie. Desidero anche a nome dei colleghi ringraziare i nostri graditi ospiti, il Presidente Crocetta e la Vicepresidente Lo Bello. Mi pare che sia stata un’audizione molto utile, però ritengo che si renda necessario un successivo passaggio. Per le vie informali ho già acquisito la disponibilità del Presidente Crocetta per un altro incontro, da tenersi preferibilmente entro il mese di giugno.
Intanto disponiamo che gli uffici acquisiscano la documentazione richiesta dal collega Pili, però chiediamo a lei, presidente, e alla vicepresidente di predisporre una relazione essenziale però esaustiva relativamente al mancato rispetto di quanto contenuto nel protocollo di intesa del 2011 e il mancato rispetto di quanto contenuto nella mozione del 2014.
A questo noi chiediamo che il Governo della Regione Sicilia aggiunga (la parte construens è importante) un esplicito impegno relativamente alle cose di cui abbiamo parlato questa sera e ad altre che eventualmente dovesse ritenere necessarie, in particolare per quanto riguarda la tutela della salute e dell’ambiente.
Dichiaro conclusa l’audizione.

  La seduta termina alle 16.40

Radio Radicale

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