AUDIZIONE DEL PROFESSOR MASSIMO ZUCCHETTI, DOCENTE DI «PROTEZIONE E IMPATTO AMBIENTALE DEI SISTEMI ENERGETICI» PRESSO IL POLITECNICO DI TORINO-II FACOLTA` DI INGEGNERIA

Concludo la questione sull’esposizione dei militari, citando il decalogo degli ufficiali consegnato a tutti gli uomini in divisa spediti in Kosovo da parte degli Stati Uniti, che recita nel modo seguente: «I veicoli ed i materiali dell’Esercito serbo in Kosovo possono costituire una minaccia alla salute dei militari (…). I veicoli e gli equipaggiamenti trovati distrutti, danneggiati o abbandonati devono essere ispezionati e maneggiati solamente da personale qualificato. I pericoli possono derivare dall’uranio impoverito in conseguenza dei danni dovuti alla campagna di bombardamento NATO…». Seguono alcuni consigli su come evitare l’esposizione all’uranio impoverito: «Evitate ogni mezzo o materiale che sospettate essere stato colpito da munizioni contenenti uranio impoverito o missili da crociera Tomahawk. Non raccogliere o collezionare munizioni con DU trovate sul terreno. Informate immediatamente il vostro comando circa l’area che ritenete contaminata. (…) Se vi trovate in un’area contaminata indossate come minimo la maschera ed i guanti di protezione. Provvedete ad un’ottima igiene personale. Lavate frequentemente corpo e vestiti». Raccomanderei di estendere le stesse precauzioni a tutto il nostro personale militare operante nei Balcani, in Afghanistan e soprattutto in Iraq. Giungo adesso alla conclusione, citando alcuni dati che sottolineano una parziale insufficienza dei modelli che utilizziamo per calcolare la pericolosita` dell’uranio impoverito. Ci sono evidenze sempre piu` consistenti secondo cui la radioattivita` e la tossicita` dell’uranio impoverito possono causare all’essere umano danni piu` gravi di quanto si supponesse, perche´ la radioattivita` di basso livello dell’uranio impoverito potrebbe danneggiare cellule adiacenti a quelle direttamente irradiate. Esiste un fenomeno conosciuto in letteratura scientifica come «effetto spettatore», secondo il quale cellule adiacenti a quelle irradiate possono a loro volta sviluppare le patologie tumorali. La granulometria delle particelle costituenti la polvere di ossido di uranio impoverito e` molto fine, perche´ – in questo caso particolare dei militari – e` il risultato di un incendio e quindi e` piu` fine, ad esempio, delle particelle, che sono note in uso civile nell’ambito dell’industria nucleare: sembrano quindi un perfetto candidato per evidenziare l’importanza dell’effetto spettatore. Pertanto, i modelli in uso, ad esempio dal Consiglio internazionale di radioprotezione, potrebbero portare in questo caso a sottostime del rischio. Inoltre, tenendo presente che l’uranio ha anche una tossicita` dal punto di vista chimico e che la componente fine ed ultrafine delle polveri di uranio di origine militare, nonche´ la contaminazione ambientale da ossidi di uranio impoverito, puo` avere tossicita` chimica e radiologica, deve essere valutato l’effetto sinergico di queste due componenti, per verificare se si possa creare il cosiddetto effetto cocktail. Nel rapporto troverete alcune valutazioni per uno scenario di esposizione valido per la popolazione o comunque per persone residenti sia in Iraq che nei Balcani. Quello che si mette in evidenza e` il fatto che, per quanto riguarda l’esposizione, e` molto importante il meccanismo della risospensione, ovverosia del sollevamento di polveri da parte del terreno. Ebbene, questo meccanismo, che si ha in maniera inferiore nei Balcani rispetto all’Iraq, fa sı` che l’esposizione ad una pari quantita` di contaminante nei Balcani sia circa la meta` di quella che si puo` avere in Iraq. In ogni caso, sia che i proiettili vadano a segno e prendano fuoco, sia che i proiettili vengano conficcati nel terreno e quindi, piano piano, siano soggetti a processi di corrosione, entrambe queste pratiche provocano esposizioni rilevanti alla popolazione. Quando parlo di rilevanti, lo faccio dal punto di vista radioprotezionistico, ovvero non irrilevanti, non tali da poter essere trascurate: e` diverso parlare di rilevanti o parlare di rilevate. Da molte delle considerazioni si deduce che una procedura di decontaminazione che per lo meno rimuovesse i proiettili inesplosi dagli scenari di battaglia sarebbe raccomandabile, in quanto eliminerebbe una fonte rilevante di esposizione per la popolazione e i peace-keepers. Troverete nel rapporto anche una compilazione di alcuni lavori di scienziati iracheni, fatti sia prima del 2003 che anche dopo quella data. Mostrano una certa evidenza di contaminazione ambientale da uranio impoverito in quella zona e, nell’ambito di una situazione epidemiologica disastrosa, una certa correlazione geografica tra le zone di battaglia e quelle in cui c’e` piu` insorgenza di tumori: purtroppo, in una simile situazione, e` difficile discernere l’una o l’altra causa. Mi avvio a concludere, parlando degli effetti sanitari principali da uso delle polveri di uranio. Mi riferisco alle polveri insolubili che si depositano nei polmoni e che possono portare a processi degenerativi a carico dell’apparato respiratorio, anche con metaplasie cellulari ad evoluzione cancerogenetica, soprattutto in particolari condizioni dell’organismo, quali Senato della Repubblica XIV Legislatura – 10 – Commissione parlamentare d’inchiesta 8º Resoconto Sten. (29 giugno 2005) la carenza dei sistemi immunologici di difesa e, quindi, il conseguente insieme di vari fattori. Per quanto riguarda le particelle solubili, ricordo l’esposizione a carico dei linfonodi mediastinici, con linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin. I linfomi Hodgkin e non-Hodgkin sono stati oggetto di numerosi studi epidemiologici ed associati a varie esposizioni ambientali, specialmente solventi (tra cui il benzene), la diossina ed erbicidi fenossiacidi. Alcuni studi rivelano poi la relazione tra linfoma di Hodgkin e presenza nell’ambiente di lavoro di uranio, di polvere di uranio, ad esempio negli impianti di lavorazione e processamento. Il linfoma di Hodgkin e`, infatti, una forma tumorale aspecifica che potrebbe essere presente in maniera statisticamente significativa tra i militari per l’esposizione ad agenti mutageni di varia natura in presenza di stress psico-fisico. Il sistema immunitario, esposto a piu` fattori stressanti contemporaneamente, tra cui l’esposizione all’uranio impoverito in condizioni di multiple e basse dosi come concausa, potrebbe aver reagito con queste forme tumorali tipiche dei giovani. Ho messo a punto, perche´ pensavo che potesse essere utile, una rassegna riassuntiva di lavori sugli effetti dell’inalazione di polveri di uranio, perche´ abbiamo la fortuna di aver 60 anni di vita dell’industria nucleare, e migliaia, anzi decine di migliaia di lavoratori professionalmente esposti alle radiazioni ionizzanti: molti di questi sono stati esposti professionalmente all’inalazione di polveri di uranio, che vengono normalmente usate nell’ambito dell’industria nucleare per la preparazione del combustibile. Vi sono molti dati. Scartiamo i dati sui lavoratori nelle miniere, perche´ c’e` la contemporanea presenza del radon, che invece, dal punto di vista militare, non ha interesse, pero` vi sono molti studi per lavoratori dell’industria di preparazione del combustibile, dove viene indicato un incremento di patologie tumorali in questi lavoratori, associabile all’esposizione a polvere di uranio per inalazione. Molti studi rivelano alte incidenze di tumori ai polmoni, sebbene il numero totale dei casi trattati sia comunque limitato. Vi sono, poi, altri studi, che rilevano un eccesso significativo di tumori linfatici, esclusa la leucemia, in lavoratori nelle fabbriche di combustibile. Vi sono molti altri studi che invece danno informazioni di meno univoca interpretazione, in quanto non riescono a fare una chiara valutazione degli effetti dell’esposizione essenzialmente per due motivi: esiguo numero di casi disponibili e sovrapposizione con altre esposizioni. Ebbene, vorrei concludere proprio su questo punto. Se non si riesce a dimostrare un’evidenza statistica epidemiologica a causa di quanto sopra detto, pochi casi e presenza di molte altre cause, cio` non implica che non sia dimostrata la carcinogenicita` delle polveri di uranio. Tutto dipende, lo ripeto, dalle quantita` inalate e dalla stocasticita` dei meccanismi di insorgenza. Vi segnalo che ho messo a punto, perche´ credo possa essere interessante specialmente per il secondo quesito cui dovrete rispondere, un quadro relativo alla legislazione italiana in tema di radioprotezione applicata al caso dell’uranio impoverito. In esso sono citate varie leggi, tra cui i decreti legislativi n. 230 del 1995 e n. 241 del 2000. Rilevo che la legislazione vigente non cita mai esplicitamente l’applicabilita` del riferimento legislativo ad una qualsiasi struttura militare o ad un qualsiasi soldato o ufficiale, tanto di leva quanto di carriera. Occorre quindi verificare se la legislazione italiana, che comporta una serie di adempimenti che per vostra comodita` ho riportato e commentato nella relazione, possa essere applicata anche a questo ambito. In appendice alla relazione che ho consegnato alla Commissione e` riportato un articolo a mia firma sulla base militare di Quirra, che sara` pubblicato a breve su una rivista internazionale. Credo che anche questo ulteriore elemento di analisi possa essere di vostro interesse. Concludo ringraziandovi per l’attenzione.

Resoconto stenografico

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