Audizione del Sindaco di Escalaplano, Marco Lampis, accompagnato dall’Avv. Giuseppe Caboni, dall’Avv. Riccardo Caboni

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Seduta n. 55 di Mercoledì 22 febbraio 2017
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Scanu Gian Piero , Presidente3

Audizione del Sindaco di Escalaplano Marco Lampis:

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIAN PIERO SCANU

  La seduta comincia alle 14.40.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l’attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.

Audizione del Sindaco di Escalaplano Marco Lampis.

  PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del sindaco di Escalaplano, Marco Lampis, che è accompagnato dall’avvocato Giuseppe Caboni, dall’avvocato Riccardo Caboni e dal consigliere comunale Nicola Prascolu, che saluto a nome di tutta la Commissione così come saluto la dottoressa Anna Osbat, che gentilmente ci assiste nello svolgimento dei nostri lavori.
Gli avvocati Giuseppe Caboni e Riccardo Caboni sono i legali dello studio che sta curando gli interessi del Comune di Escalaplano in relazione alle vicende connesse alle attività proprie del Poligono interforze del Salto di Quirra.
Abbiamo ritenuto di dover invitare il sindaco di Escalaplano accompagnato dai titolari dello studio legale perché abbiamo avuto modo di leggere sui giornali alcune notizie relative a (definiamoli eufemisticamente) problemi che si ritiene possano essere occorsi a una parte della popolazione di quel comune, presumibilmente in relazione alla vicinanza al Poligono interforze del Salto di Quirra.
Non potevamo quindi far finta di non vedere, tantomeno ha potuto farsi vincere da questa tentazione una Commissione che, essendo Commissione d’inchiesta, ritiene di dovere applicare inPag. 4maniera scrupolosa una sorta di presa d’atto della presunta notitia criminis, ma, senza dire troppi strafalcioni di carattere giuridico, ci siamo preoccupati di entrare nell’ordine delle cose ed è per questa ragione che abbiamo chiesto al Sindaco di venire a parlarci dettagliatamente e possibilmente con riferimenti precisi ed espliciti, estendendo questa richiesta e quindi riconoscendo questa facoltà anche ai legali, che sono opportunamente presenti.
Ringraziandovi per la vostra disponibilità, lascio la parola al sindaco di Escalaplano, Marco Lampis.

  MARCO LAMPIS, Sindaco di Escalaplano. Grazie, presidente, grazie ai componenti della Commissione per questo interessamento verso il nostro territorio e questa problematica sulla quale si dibatte nel nostro comune, nel nostro territorio, nelle nostre comunità da qualche decenni per il timore che le attività portate avanti negli anni all’interno del Poligono possano aver causato danni ambientali e danni alla salute delle persone.
A Escalaplano, come probabilmente già sapete, si era anche costituito un comitato spontaneo di cittadini.

  PRESIDENTE. Scusi, signor sindaco, riconosciamoci a vicenda la facoltà di interloquire. A beneficio della Commissione e di tutti i presenti, a partire dai consulenti, vorrebbe cortesemente inquadrare geograficamente il suo comune, anche con riferimenti di tipo demografico?

  MARCO LAMPIS, Sindaco di Escalaplano. Il comune di Escalaplano confina con il territorio sul quale insiste il Poligono sperimentale del Salto di Quirra, il territorio di Perdas de Fogu, si estende per 94 chilometri quadrati e ha una popolazione residente attualmente di poco più di 2.200 abitanti. È posto aPag. 5cavallo tra l’Ogliastra e il Sarcidano, è l’ultimo paese della provincia di Cagliari, dopo Escalaplano Perdas de Fogu inizia la ex provincia di Ogliastra, attualmente Nuoro. Il comune di Escalaplano non ha parti di territorio occupate dal Poligono, ma noi siamo confinanti con le aree del Poligono.
Come dicevo, l’argomento ha sempre tenuto banco anche nell’opinione pubblica locale, dividendo anche la popolazione fra chi propendeva per la tesi delle varie associazioni o delle inchieste giornalistiche che mettevano in evidenza e davano un taglio netto di quelli che potevano essere gli effetti delle attività del Poligono e chi invece tendeva a sdrammatizzare, a minimizzare questi eventi.
Ovviamente negli anni se n’è parlato molto, per un periodo questo argomento è passato molto in secondo piano, anche perché le persone che, compresi i componenti di questo Comitato a cui accennavo, che sostenevano non per ragioni ideologiche, ma temendo per l’incolumità delle persone, per la salute delle persone e per il possibile inquinamento del territorio, sostenevano che le attività del Poligono dovessero essere sottoposte ad attività di vigilanza e di controllo e ci dovesse essere più trasparenza nelle attività militari, venivano accusate di fare un danno concreto al territorio, all’economia del territorio e al nostro paese.
Ogni tanto le inchieste giornalistiche riproponevano questo problema, fino a quando siamo arrivati all’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Lanusei.
Io sono diventato sindaco nel 2011 e subito dopo nell’opinione pubblica ha cominciato a diffondersi questa condizione di malessere, di sostanziale difficoltà negli abitanti del territorio apprendendo i capi d’accusa, le ipotesi di reato formulate dalla Procura della Repubblica di Lanusei, tanto che nel 2012 ci costituimmo parte civile in quel procedimento.Pag. 6
Ricevemmo dalla Procura della Repubblica di Lanusei l’avviso di avvio di questi procedimenti e in questi avvisi era palesato che il comune di Escalaplano, la sua popolazione e il suo territorio erano parte lesa rispetto a quelle ipotesi, per cui coscientemente, ritenendo sicuramente meritoria di attenzione l’attività portata avanti dalla Procura della Repubblica di Lanusei, ci siamo costituiti parte civile, in modo tale da poter partecipare a quel procedimento, conoscere quali fossero effettivamente gli elementi portati dalla Procura, partecipare anche attraverso dei nostri periti e con qualche nostro studio per quanto era possibile fare.
Questo ovviamente a tutela della nostra popolazione, del nostro territorio per quelle che potevano essere le attività da quel momento in poi, ma anche per quelle che erano state le attività fino a quel momento, che avrebbero potuto causare problemi alla salute delle persone e danni ambientali talvolta irreparabili, quindi aprire anche alla possibilità che venisse riconosciuto un eventuale indennizzo sia ai privati che alla comunità nel suo complesso.
L’inchiesta suscitò un certo clamore, perché si parlava di disastro ambientale, quindi non era una cosa di second’ordine. Su Escalaplano in particolare si ipotizzavano dei danni molto specifici, legati alla nascita di bambini malformati tra la metà e la fine degli anni ’80. Nelle attività di indagine della Procura della Repubblica di Lanusei questi elementi vengono riportati con chiarezza. Ovviamente nelle nostre memorie formulate attraverso i nostri legali, una prima memoria in cui ci addentriamo negli elementi essenziali di questo procedimento e una seconda memoria più specifica, confortata da un parere tecnico di parte, con la quale contestiamo una relazione peritale della difesa degli imputati, entriamo e diciamo la nostra su queste ipotesi e su queste casistiche. Ovviamente – ripeto – per quelloPag. 7che può fare un comune con i suoi mezzi, con le sue risorse e con i suoi poteri, che non sono paragonabili a quelli della magistratura e di questa Commissione.
Oltre alla nostra costituzione di parte civile, ritengo doveroso segnalare che esiste la costituzione di parte civile in quei procedimenti anche da parte di privati cittadini. Alcuni di loro sono seguiti dallo stesso studio legale dagli avvocati Caboni, altri dallo studio legale dell’avvocato Giacomo Doglio, il quale mi ha confermato di aver svolto attività di indagine specifica, avvalendosi a sua volta di periti.
Ovviamente io non conosco e non ho a disposizione gli atti formati da quello studio legale, che sono sicuramente stati depositati nei procedimenti penali in corso, mentre ho a disposizione quelli che noi abbiamo prodotto, che vorrei non solo illustrare, ma anche lasciare agli atti della Commissione. Per l’illustrazione degli atti vi chiederei di poter dare la parola all’avvocato Giuseppe Caboni, che meglio di me ha seguito nel dettaglio tutte le vicende.
Avete quindi la nostra costituzione di parte civile, le due memorie che vi ho citato, una nostra prima memoria e una seconda memoria a seguito della relazione peritale del professor Mario Mariani. Alleghiamo anche una copia della nostra relazione peritale del dottor Giovanni Battista Di Giudici.

  PRESIDENTE. Grazie. Prego, avvocato Caboni, a lei la parola.

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Intanto, poiché può non essere scontato, dico in quale fase del processo siamo. C’è stata una lunga attività istruttoria del Procuratore della Repubblica di Lanusei e quindi una fase preliminare, che ha portato al rinvio a giudizio di 8 responsabili del Poligono negli anni, rinvio a giudizio che già contiene delle indicazioni assodate, certe,Pag. 8sulla base di una serie ampia di perizie acquisite dal Procuratore Fiordalisi, che sono tutte richiamate in questo secondo documento che adesso non illustro nel dettaglio perché è abbastanza lungo e preciso.
Sostanzialmente però si tratta di questo: negli anni questa zona del Poligono e tutte le zone circostanti sono state investite da attività di grande rilievo dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, sperimentazione di armi attraverso il lancio di missili in grandissima quantità (missili Milan e Nike) e quindi spargimento di grande quantità di metalli pesanti in tutto il territorio, brillamenti di armi desuete della seconda Guerra Mondiale. Tutte le armi della Seconda Guerra Mondiale venivano infatti portate nel Poligono e distrutte (poi specificherò perché questo secondo elemento è particolarmente importante).
A questo si aggiunga negli ultimi anni anche l’esplosione di tubi a fini puramente commerciali che, incidendo sullo stato del territorio, quindi risollevando tutti questi materiali inquinanti, continuavano in modo moltiplicativo a inquinare tutto il territorio.

  PRESIDENTE. Si riferisce a quelli della società CSM?

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Esatto.

  PRESIDENTE. Per spiegare ai colleghi, venivano fatti degli esperimenti per verificare la tenuta…

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Però questo produceva delle esplosioni enormi. Il fatto più evidente è la dannosità dei brillamenti, su cui poi tornerò. Venivano distrutte enormi quantità di armi con scoppi enormi, quindi funghi enormi che, come documentato nelle perizie, in particolare quella del professor Usai, uno dei tecnici che ha misurato l’andamento dei venti nella zona e ha dimostrato che in modo assolutamentePag. 9continuo queste polveri sottili, di cui poi vedremo la dannosità, andavano a depositarsi sui paesi e particolarmente su Escalaplano.
Escalaplano è citato in tutte le indagini come il comune più colpito, più danneggiato da queste attività, perché non venivano apprestate (questo è l’altro fatto importante) delle misure di contenimento di tutti questi elementi inquinanti. Lo stesso professor Mariani, il tecnico incaricato dal giudice dell’udienza preliminare di verificare se effettivamente ci fosse stato un inquinamento ampio, tanto da ipotizzare il reato di disastro, dice che senz’altro con delle acqueo con altri sistemi si poteva evitare che queste polveri andassero a inquinare la vita delle persone della zona.

  PRESIDENTE. Scusi, avvocato, quindi lei ci sta dicendo che, assunto che i confini catastali non funzionano solo quando si tratta di valutare gli effetti dei venti dominanti, la collocazione geografica di Escalaplano è tale da averla esposta in maniera particolare rispetto ad altri centri ai fumi e forse anche …

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Alle polveri sottili di materiali che risultavano dalla distruzione di una grande quantità di armi. Venivano fatti questi grandi fossi, e questo per decenni.
Il tecnico che abbiamo scelto come consulente del comune, il professor De Giudici dell’Università di Cagliari nella sua relazione ha provato a quantificare la quantità di polveri finite su Escalaplano e parla di almeno 300 tonnellate di polveri sottili negli anni per almeno 500 giorni. Ogni settimana arrivavano lunghe colonne di camion da tutta Italia, tutti i depositi di armi venivano spediti prima a in parte a Serrenti oppure direttamente a Escalaplano, arrivavano, si facevano questi grandi fossi, si depositavano queste armi e quindi enormi esplosioni che producevano queste polveri sottili (poi vedremo cosa dicono i medici delle conseguenze di queste polveri sottili).Pag. 10
Nessuna misura di contenimento. Non solo, ma l’occultamento di queste attività. Questo indica ovviamente delle responsabilità specifiche, che dovranno essere messe in evidenza nel corso del processo.
Le conseguenze di tutto questo sono negli atti del processo, le troverete richiamate qui, ma le possiamo ulteriormente integrare con tutta la documentazione del processo se è utile, come riteniamo. Le conseguenze sono una quantità enorme di morti in tutta la zona, perché si parla di centinaia di malati e di morti, molte malformazioni soprattutto nel comune di Escalaplano, bambini nati malformati ma anche altri comuni come Tertenia e Ballao vengano richiamati nel corso delle indagini come comuni dove si sono verificate nascite anomale e aborti negli animali.
Mentre non sempre è facile documentare gli aborti e le malformazioni delle persone, come vedremo, è stato possibile quantificare quelle sugli animali che sono di chiara evidenza e non vengono nascosti dagli allevatori. La relazione di due tecnici veterinari dell’Enea che sono stati sentiti alla fine delle indagini indica il rapporto tra malformazioni degli animali dentro il Poligono e malformazioni all’esterno in 3,5 contro 0,025, quindi il numero degli animali nati malformati all’interno del Poligono è enormemente superiore. Questo già è una spia.
Purtroppo per quanto riguarda le persone noi stiamo documentando i casi in modo dettagliato e quindi si potrà arrivare rapidamente a definire un elenco dei bambini nati malformati, ma abbiamo difficoltà a convincere queste persone a costituirsi parte civile, perché i danni causati da questo enorme inquinamento sono anche di natura psicologica, sono evidentemente danni economici per la comunità, danni all’ambiente che sono drammatici perché le sorgenti della zona sono state inquinatePag. 11e tenete presente che le sorgenti di Escalaplano alimentavano l’acquedotto di Escalaplano, l’acquedotto di Quirra ugualmente andava nei rubinetti di tutte le famiglie di Quirra, dove il 65 per cento dei pastori è morto per tumore, quindi è una delle spie dell’enormità di questo fatto.
Incontriamo quindi difficoltà a convincere le persone, perché le persone colpite da queste disgrazie terribili hanno anche forme di pudore, fanno anche una vita di isolamento e di grande difficoltà, quindi ci sono enormi danni per le famiglie, anche perché (questo sarà possibile verificarlo con ulteriori studi che anche in questa sede probabilmente sarebbe opportuno proporre e sviluppare con poteri e risorse maggiori di quelle che può avere un comune come Escalaplano) sono malformazioni drammatiche.
Mentre le malformazioni neonatali su cui si fondano le statistiche sono in genere abbastanza limitate e caratterizzate in base a una letteratura scientifica, a Escalaplano ci sono stati dei casi di malformazione veramente straordinaria. Il caso più drammatico, che (non mi vergogno a dirlo) ha fatto piangere il procuratore quando si è recato in questa famiglia, è il caso di questa ragazza, Maria Grazia, morta l’anno scorso a 24 anni, che ha vissuto 24 anni per l’amore della madre, per le cure della madre, ma è vissuta senza arti, cieca, sorda, in un lettino per 24 anni, ma ci sono altri casi di persone a cui manca l’apparato digerente o altri ragazzi che sono colpiti nell’apparato genitale o mancano gli arti, quindi non è un fenomeno di routine che può essere osservato anche altrove, ma è veramente un caso estremo, su cui credo che lo Stato debba intervenire anche con un approfondimento conoscitivo. Quindi difficoltà per documentare tutto questo.
Abbiamo visto i fatti che si sono verificati e le conseguenze. L’esistenza di un nesso causale è sostenuto dai tecnici che siPag. 12sono occupati della cosa. In particolare la professoressa Antonietta Gatti che studia questo fenomeno delle nanoparticelle, che ha visto come operano all’interno degli organismi investiti da questi elementi microscopici, sostiene che, come è stato possibile dimostrare adeguatamente nel caso degli animali che lei ha studiato in modo più semplice, anche nel caso di persone colpite da queste disgrazie si possa sostenere che ci sia stata una causa diretta. D’altra parte, sarebbe difficile sostenere che 300 tonnellate di polveri sottili riversate su una popolazione siano senza conseguenze.
Io non voglio richiamare le indicazioni delle Commissioni precedenti sulla opportunità di ricorrere in questi casi a un’inversione dell’onere della prova, ma certo sarebbe difficile dimostrare che queste forme di inquinamento non abbiano prodotto ciò che è di fronte agli occhi di tutta la popolazione di questi paesi.
C’è da dire poi che tutto questo non è del tutto incolpevole. Il processo si svolgerà per disastro ambientale e anche per l’articolo 437 del Codice per mancato apprestamento di tutele della popolazione, quindi al fatto che i pastori abbiano potuto continuare a frequentare il Poligono in tutti questi anni. In questa direzione opera già il processo, però c’è da dire che le autorità che avrebbero dovuto provvedere a tutelare anche le popolazioni hanno scarsamente osservato il principio di precauzione, che è un principio dell’ordinamento di matrice europea che tutte le autorità pubbliche seguono.
Non solo: c’era una continua negazione del fatto che venissero svolte determinate attività, in particolare questa attività di brillamento, che ha inquinato l’aria e le acque per decenni, è stata accuratamente nascosta per decenni, ed era un’attività di straordinario rilievo dal punto di vista dell’inquinamento. Solo grazie a un’intercettazione ambientale promossa dal procuratorePag. 13è venuto fuori che c’era questa attività e che non solo veniva nascosta, ma alle persone che la eseguivano veniva chiesto un giuramento di omertà assoluta con minacce anche di licenziamenti o cose di questo tipo, quindi c’era proprio la volontà di nascondere queste cose.
Una cosa che è emersa e che ho voluto proporre recentemente alla Procura della Repubblica per tutelare le persone malate è che non sia stata investita della questione dei brillamenti come possibile causa di inquinamento la Commissione paritetica per le servitù militari, né le autorità sanitarie locali. La Commissione paritetica sulle servitù militari è una Commissione mista Stato-regioni che è una conquista delle autonomie locali, che risale ormai ad alcuni decenni fa, che deve verificare la compatibilità fra le attività di queste zone militari e le esigenze delle popolazioni, in particolare si parla di armonizzazione tra i Piani urbanistici ambientali della zona e questi programmi di attività.
C’è da dire addirittura che, interrogate dal procuratore, alcune autorità militari hanno negato l’esistenza di questi brillamenti. Adesso io non faccio i nomi di questi generali, ma sono agli atti dell’indagine.
È evidente che a questo punto si pone un problema di risarcimento di questi malati, per i quali si potrà facilmente dimostrare che i loro malanni sono esito di queste cose, quindi non solo le persone che aspettano dal processo questo atto di giustizia da parte dello Stato, perché, come sapete, il meccanismo della prescrizione fa sì che nel processo potranno essere risarcite solo le malattie nate in quest’ultimo periodo, ma molte persone che si sono ammalate nei decenni precedenti rischiano per il meccanismo della prescrizione di non avere alcun ristoro di queste sofferenze.Pag. 14
C’è un’esigenza di risanamento e ovviamente anche un’esigenza di riconversione della zona, perché tutte le iniziative svolte per capire l’andamento di questa situazione hanno trovato ad esempio l’opposizione dei lavoratori della base. È chiaro che, se non c’è un programma economico alternativo, tutto questo non potrà andare avanti, non ci sarà né un risarcimento dei malati, né un risanamento nella psicologia sociale, e tutto continuerà sempre peggio.

  PRESIDENTE. Grazie, avvocato, non so se il sindaco intenda aggiungere qualcosa.

  MARCO LAMPIS, Sindaco di Escalaplano. Intanto, vorrei precisare con riferimento agli animali nati con malformazioni che, come ha detto bene l’avvocato, questo è avvenuto all’interno dell’area del Poligono. Io nello specifico più volte mi sono rivolto al Servizio veterinario dell’ASL per chiedere se vi fossero stati casi di animali malformati al di fuori della norma nati nel territorio e nelle aziende del comune di Escalaplano e in nessun caso mi è stato risposto positivamente, cioè non ci sono casi di questo tipo.
È doveroso fare un’altra precisazione per quanto riguarda il possibile inquinamento delle acque. L’avvocato ha richiamato l’inquinamento di una falda a monte del paese, nella zona nord-est del paese, che veniva utilizzata fino agli anni Novanta, fine degli anni ’90, quindi era parte dell’acqua che andava a finire nella rete idrica comunale, che non era ovviamente alimentata solo da quella fonte, ma anche dall’acqua che arrivava dal corso del Flumineddu. Praticamente dai primi anni 2000 in poi quella sorgente non approvvigiona più l’abitato di Escalaplano in nessun modo.
Vorrei dare forza a quello che stava sostenendo l’avvocato nel richiedere che per quello che può anche questa CommissionePag. 15contribuisca a fare chiarezza al di là di quelli che sono gli esiti processuali, perché il periodo da analizzare e le considerazioni da fare vanno ben al di là di quel periodo ristretto che questo procedimento penale esamina.
Sarebbe opportuno che anche la politica facesse la sua parte, ho appreso che è depositata una proposta di legge che prevede la possibilità di chiedere un risarcimento da parte dei lavoratori che hanno operato all’interno dei Poligoni, ma non per i privati che abitano o che hanno vissuto nelle aree circostanti i Poligoni, quindi con quella legge si vorrebbe riconoscere un diritto a una categoria di cittadini, nello specifico a coloro che hanno operato all’interno del Poligono, ma lasciando fuori gli altri cittadini, quelli che hanno vissuto e quindi hanno forse subìto i danni di quelle attività.
Recentemente, più o meno un anno fa, mi sono recato all’interno del Poligono e, pur non avendo una preparazione tecnico-scientifica, né giuridica per dare dei pareri qualificati, ho chiesto da profano al comandante del Poligono di spiegarmi sostanzialmente cosa fosse cambiato e soprattutto come avvenissero le attività e quali tipi di attività si svolgessero attualmente.
Devo dire che da quel colloquio durato diverse ore sono uscito abbastanza rassicurato, nel senso che l’azione della magistratura, il clamore dell’inchiesta, l’avere i riflettori puntati addosso hanno evidentemente portato a un’inversione di tendenza netta rispetto alle attività di cui parlava l’avvocato Caboni.

  RICCARDO CABONI, Avvocato. Vorrei aggiungere un’unica considerazione, signor presidente. Saluto tutti innanzitutto ed estendo il ringraziamento per l’opportunità che ci viene concessa in rappresentanza del comune di Escalaplano, che è unPag. 16ente locale piccolo anche all’interno del processo che è oggi in essere.
Dico questo perché l’unica cosa che voglio aggiungere, che ritengo di una certa gravità, è la posizione assunta dallo Stato nel processo, perché il decreto di citazione a giudizio nei riguardi dei generali imputati è stato quindi notificato anche al Ministero dell’ambiente e, se non ricordo male, anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri quali parti offese, perché ovviamente il disastro ambientale avrebbe provocato un danno allo Stato. La scelta dell’Avvocatura dello Stato è stata quella di difendere i generali imputati e per lo Stato nessuno si è costituito parte civile.
Questo ha gravi conseguenze pratiche per lo svolgimento del procedimento, perché gli avvocati dello Stato, anche con le risorse a disposizione dello Stato, difendono la posizione degli imputati, mentre il danno ambientale che adesso può essere richiesto solo dallo Stato non viene richiesto da nessuno nel processo, perché noi enti locali possiamo chiedere altri tipi di danni, quali danni economici e danni all’immagine, ma non il danno ambientale.
È utile richiamare il fatto che il processo è stato interrotto perché il giudice su questa circostanza ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, poiché riteneva che la disposizione del Testo unico che attribuiva esclusivamente allo Stato la possibilità di chiedere il danno ambientale fosse incostituzionale, proprio perché era eccessivamente pregiudizievole per gli enti locali, soprattutto nel caso in cui il danno veniva provocato da organi dello Stato, esattamente come è accaduto.
La Corte Costituzionale ha però rigettato l’eccezione e ha detto che l’impianto complessivo è ancora conforme alle disposizioni della Carta, ma in questa sede non possiamo che evidenziare l’esigenza di una disposizione che preveda che,Pag. 17laddove il danno ambientale o il rischio o l’ipotesi di danno ambientale sia stato provocato da organi dello Stato, sia consentito agli enti locali di poter contestare in giudizio il danno ambientale, per tutelare il proprio territorio, altrimenti in questo processo in cui si parla di disastro ambientale (forse uno dei più grandi degli ultimi decenni) l’ambiente non viene tutelato, perché lo Stato ha deciso – dal nostro punto di vista in modo assurdo – di assumere la difesa dei generali.
Questa dal nostro punto di vista è una cosa grave, che sposta l’equilibrio all’interno del processo in modo non corretto.

  PRESIDENTE. Questa integrazione è stata utile perché inquadra meglio l’atteggiamento delle istituzioni relativamente ad una vicenda di cui si è parlato tanto e di cui ritengo si parlerà ancora in maniera significativa.
Osservo che la puntualizzazione fatta in seconda battuta dal signor sindaco rispetto alla illustrazione dell’avvocato Caboni costituisce l’espressione della necessità di trattare la materia con molta misura e attenzione. D’altro canto, noi non siamo titolati, né abbiamo la pretesa di interferire in quella che sarà l’attività della magistratura, benché a questa Commissione in quanto Commissione d’inchiesta venga riconosciuta la titolarità ad audire in esame testimoniale le persone ritenute informate su fatti presumibilmente irrilevanti ai fini del raggiungimento dell’obiettivo della finalità di questa Commissione.
L’avvocato Caboni ha affrontato, seppure in maniera necessariamente limitata, il discorso del nesso di causalità, che fondamentalmente campeggia in tutta la materia e che costituisce, se non proprio il punto dirimente, il nervo scoperto rispetto al quale storicamente potrebbero esserci state anche delle forzature, ma altrettanto storicamente potrebbero esserci state anche finte semplificazioni, omissioni e sottrazione diPag. 18verità. È per questo che questa Commissione d’inchiesta sta cercando di approfondire meglio e di agire di conseguenza.
Il sindaco ha ricordato una proposta di legge che noi abbiamo presentato e che è in attesa di essere discussa dal Parlamento, è già stata assegnata alle Commissioni lavoro e salute della Camera. Attendiamo che venga incardinata nei lavori delle medesime Commissioni, nelle quali, seppure con una proiezione più mirata verso la salute dei lavoratori, si pone il problema della salubrità dei luoghi di lavoro.
L’acquisizione delle vostre memorie al patrimonio conoscitivo di questa Commissione è già un notevole contributo. Il nostro modo di lavorare si articola in quello che si fa nel back office piuttosto che nelle occasioni pubbliche quali queste. Noi lavoreremo sulle vostre relazioni, abbiamo la fortuna di godere di molti esperti estremamente capaci, competenti e intellettualmente onesti, per cui sulle cose dette e su quelle scritte noi ci impegneremo nelle prossime settimane, tenendo presenti anche questi suggerimenti neppure tanto impliciti che ci avete dato.
Mi chiedo ad esempio se sia riconoscibile alla nostra Commissione la facoltà di audire una seconda volta l’Avvocatura generale, per conoscere le ragioni per le quali ha ritenuto di non doversi comportare come a mio sommesso avviso sarebbe stato opportuno, ma non voglio anticipare giudizi, come non si addice alla serietà della sede, però al prossimo Ufficio di Presidenza l’argomento sarà posto all’attenzione dei colleghi e valuteremo se audire l’Avvocatura generale.
Vorrei chiedere ai colleghi se abbiano piacere di porre delle domande, compatibilmente con i tempi e con un bisogno diffuso di capire di più e meglio, perché il sindaco ci ha anche fatto comprendere quanto dal punto di vista ambientale, declinando questa espressione sul versante della politica, possa non essere sempre tranquillo e favorevole sollecitare la trattazione diPag. 19questi argomenti. Spesso abbiamo acquisito altre testimonianze di questo tipo: chi solleva queste problematiche viene magari accusato di creare allarmismi e di provocare danni di immagine, e, sebbene sia vero che questo rischio deve essere non solo contenuto ma possibilmente annullato, è altrettanto vero che non si deve scadere nell’omertà, nell’omissione o nella connivenza.
Prego, onorevole Pili.

  MAURO PILI. Grazie, presidente. Mi pare che a nessuno sfugga il valore dell’audizione di oggi, valore per me, Presidente Scanu, credo ancora più rilevante che per i colleghi che non vivono in Sardegna, perché l’autorevolezza delle parole del sindaco e degli avvocati ci induce a ritenere che non sia stato facile dire quello che loro hanno detto qui, perché il clima che si respira in certi ambienti certamente non lascia sereni coloro che vogliono dichiarare quello che invece oggi con coraggio (ed è per questo che vorrei esprimere l’apprezzamento per le parole del sindaco soprattutto) hanno dichiarato a questa Commissione.
Ci sono però elementi che ci devono indurre a riflettere (e qui vengo alle domande) sul fatto che probabilmente né noi, né tantomeno la parte giudiziaria stiamo prendendo con la giusta attenzione l’elemento che oggi qui è stato richiamato, cioè il disastro ambientale è ancora in essere. Nella zona Torri, dove venivano realizzati i brillamenti richiamati, esiste ancora la prova di quello che le istituzioni militari e lo Stato, come richiamava il presidente rispetto all’atteggiamento dell’Avvocatura, stanno negando.
Aggiungo a memoria mia, ma anche della Commissione che nella visita ispettiva che abbiamo fatto come Commissione a Quirra abbiamo deciso di audire (non ricordo se con la forma di esame testimoniale) il Generale comandante, al quale posi inPag. 20maniera esplicita la domanda: «sono state realizzate negli anni delle azioni di brillamento di materiali esplosivi?» aggiungo non soltanto della seconda guerra mondiale, avendone io personalmente le prove e avendo dichiarato di doverle consegnare alla Commissione.
Il generale in quell’occasione in Commissione ha negato, anche rispetto all’ultima dichiarazione resa in sede processuale da Gianni Palombo, il maresciallo dell’Aeronautica che guidava le ruspe e ha detto: «io ho fatto gli scavi e si elevavano da quei brillamenti nubi tossiche che andavano prevalentemente sul comune di Escalaplano».
Chiedo quindi a lei, presidente, per la Commissione e per tutti noi che probabilmente quel generale va richiamato per focalizzare questo aspetto, che ormai è chiaro sul piano processuale rispetto anche ai documenti che l’avvocato Caboni ci ha puntualmente richiamato, perché noi dobbiamo avere la forza politica e istituzionale di focalizzare il fatto che il disastro ambientale è in essere, quindi tutti coloro che hanno concorso al mantenimento del disastro ambientale avendoci fatto vedere una zona marginale di riabilitazione non ci hanno certo fatto vedere la zona Torri, dove invece venivano svolte queste attività malavitose di smaltimento.
La domanda è questa: la Procura della Repubblica che ha fatto tutta l’istruttoria affidata al Capo della Squadra mobile Fabrizio Mustaro ha un elenco di 167 morti e malati (alcuni dei malati poi sono morti), ne risultano alcuni residenti nel comune di Escalaplano? Il presidente ha richiamato la proposta di legge della Commissione, ma un’altra che ho presentato prevede anche l’estensione a 20 chilometri del raggio d’azione e il coinvolgimento nel risarcimento sia dei comuni che dei civili.
Questo è importante perché, se la politica dovesse consentire alla Commissione di portare avanti quella proposta di legge,Pag. 21sarebbe opportuno integrare il risarcimento sia ai comuni che ai civili, perché di fronte a un danno quale quello che avete evidenziato mi pare corretto prendere atto di questa vostra testimonianza.
L’ultima domanda è questa: avete subito intimidazioni (lo chiedo soprattutto al sindaco) sotterranee, sibilline, rispetto a questa vostra posizione? Avete segnalato queste eventuali intimidazioni o tensioni, messaggi subliminali, rispetto a questa vostra posizione? Questo è importante, perché il tema è delicato e bisogna mettere al riparo chi ha svolto un ruolo importante, come oggi avete fatto voi. L’avvocato Caboni è il maggiore studioso del capitano Lussu, l’uomo che rappresenta la Brigata Sassari nella storia, quindi è emblematica anche la sua presenza e il significato della sua difesa di un comune come quello di Escalaplano, che oggi si erge con grande coraggio e spero anche con grande lungimiranza.

  PRESIDENTE. E spero che a noi non tocchi restare un anno sull’altipiano! Grazie, collega Pili. Prego, collega Carrozza.

  MARIA CHIARA CARROZZA. Grazie, presidente. Intanto desidero ringraziare il sindaco e gli avvocati intervenuti, che ci hanno raccontato non senza evidente coinvolgimento ma per quanto possibile con lucidità, dato il tema, la storia del loro paese e delle loro comunità.
Questa storia mi colpisce molto, perché, come a volte mi è capitato nelle varie funzioni che ho ricoperto, vedo parti dello Stato che entrano in conflitto, mentre dovrebbero stare tutte dalla stessa parte, e invece a volte non sanno trovare la dovuta assonanza per rispettare gli interessi dei cittadini. Essendo stata sempre servitrice dello Stato, riconosco che a volte non siamo capaci di far funzionare le nostre amministrazioni nel modo migliore.Pag. 22
Da un punto di vista politico e relativo alle attività di questa Commissione vorrei chiedervi prima di tutto se abbiate letto la nostra proposta di legge, come mi sembra di aver capito, e cosa ne pensiate, se alla luce della vostra storia riteniate che possa rappresentare davvero un passo avanti importante nell’ambito della tutela sia del personale militare che del personale civile coinvolto in questo, e quali siano i punti che eventualmente cambiereste, perché questo è il dato importante.
In secondo luogo se e come pensiate che come Commissione d’inchiesta possiamo contribuire ad appianare questi conflitti fra parti dello Stato e fare un ulteriore passaggio verso la verità, che si deve basare su un’evidenza che però va raccolta con il massimo della disponibilità delle parti, quindi se il passaggio del dialogo con l’Avvocatura dello Stato possa essere un passo in avanti o meno. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie. Se non ci sono altri interventi, lascio la parola al sindaco e agli avvocati per rispondere alle domande dei colleghi Pili e Carrozza.

  MARCO LAMPIS, Sindaco di Escalaplano. Io rispondo per quello che ovviamente conosco. Nell’elenco dei 167 morti non sono a conoscenza del fatto che ci siano nomi di persone residenti a Escalaplano. Per quanto riguarda le intimidazioni, l’intimidazione è un fatto ben circostanziato, per cui non posso dire di aver subito intimidazioni.

  PRESIDENTE. Se vuole, possiamo passare in seduta segreta.

  MARCO LAMPIS, Sindaco di Escalaplano. Grazie, mi è stato spiegato. Tuttavia la nostra presa di posizione come amministrazione e il mio operato, che mira certo ad essere garantista della situazione socio-economica del mio paese e del mio territorio, perché non posso negare che il Poligono interforzePag. 23influisca anche da questo punto di vista sulla mia comunità, ma fa prevalere la necessità di tutelare la popolazione e il territorio, la mia propensione per questo secondo aspetto è stata ovviamente oggetto di varie strumentalizzazioni politiche e ideologiche, però non posso affermare di aver subìto vere e proprie intimidazioni, almeno per il momento.
Non ho esaminato la proposta di legge, però concordo sull’esigenza dell’estensione della possibilità di chiedere un risarcimento, perché a mio parere andrebbe inserita.

  PRESIDENTE. Grazie, signor sindaco. Prego, avvocato.

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Partendo da quest’ultimo punto siamo disponibili a esaminare il progetto di legge che ci è stato segnalato.

  PRESIDENTE. C’è un progetto di legge ufficiale della Commissione, ce n’è uno presentato dal collega Pili, che differisce, ma che, a giudizio di coloro che l’hanno presentato tra i quali anche io, conterrebbe spunti, non ultimo quello da voi segnalato, che possono costituire motivo per una unificazione o per l’inserimento in corso d’opera di un eventuale emendamento, ed un altro presentato da un membro della Commissione questa sera assente, il collega Cirielli, che fa altre valutazioni. Vi faremo avere le tre proposte, in modo che possiate fornirci il vostro importante contributo. Lei però intendeva aggiungere qualcosa sugli altri punti, avvocato.

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Intanto per quanto riguarda gli abitanti di Escalaplano che si sono ammalati o hanno avuto malformazioni alla nascita l’elenco è contenuto nella pagina di questa memoria, quindi c’è un elenco specifico che abbiamo ricavato dagli atti processuali, che potrebbe ancora essere esteso.

Pag. 24

  PRESIDENTE. Ecco, scusi, alle vostre spalle c’è uno dei nostri consulenti, il dottor Guariniello, che mi ha pregato di chiedervi quale sia lo stato dello svolgimento del processo proprio in termini di procedura.

  RICCARDO CABONI, Avvocato. Si è svolta l’udienza preliminare e adesso è appena iniziato il dibattimento, c’è già stato un incidente probatorio con la consulenza, che però non è stata fatta interamente propria dal giudice per le indagini preliminari, perché era discusso se fosse provato o meno il disastro ambientale, se ci fossero elementi per dire che ci sia stato o ci sia adesso una situazione di disastro ambientale.
Nel momento in cui si stavano costituendo le parti civili, il processo è stato sospeso perché è stata sollevata quella questione di legittimità costituzionale in relazione alla possibilità di chiedere il danno ambientale, questione sollevata dalla Regione Sardegna che avrebbe voluto costituirsi per avere il risarcimento del danno ambientale. Il processo quindi è rimasto sospeso, c’è stata da poco la pronuncia della Corte e quindi il processo è iniziato, ma siamo nella fase iniziale del dibattimento.
Sono stati sentiti i primi due testimoni, ma l’elenco dei testimoni, tenuto conto che le parti civili sono oltre quaranta, perché ci sono una decina di comuni, la provincia di Cagliari, quella dell’Ogliastra, poi c’è una lunga lista testi del Pubblico Ministero e tantissimi testimoni degli otto imputati e delle parti civili, perché ci sono privati malati che si sono costituiti parte civile. Il processo si annuncia quindi molto lungo e con tantissimi testimoni da sentire, non è escluso che si debba tornare a fare un approfondimento anche di tipo tecnico, di consulenze, per capire la situazione effettiva del disastro, perché l’esito della consulenza è stato contestato…

Pag. 25

  PRESIDENTE. Scusi, avvocato, ai fini della registrazione, lei è Giuseppe o Riccardo?

  RICCARDO CABONI, Avvocato. Io sono Riccardo, l’ultimo che ha parlato.

  PRESIDENTE. Quindi, senza che io offenda un mio coetaneo, diciamo che lei quindi è Giuseppe su veciu.

  GIUSEPPE CABONI, Avvocato. Esatto. Intanto adesso ho contato i malati già accertati di Escalaplano, che sono una trentina, ma si arriverà probabilmente anche ad aumentare questo numero, quindi almeno cinquanta persone morte o ammalate gravemente.
Poi vorrei aggiungere qualcosa perché la verità è la cosa più importante. Intimidazione: non so se sia emerso con chiarezza dalle parole del sindaco il fatto che attorno a questa questione c’è stata una consistente intimidazione sociale. Intanto ci sono stati molti episodi di persone che sono state richiamate, minacce per nascondere i brillamenti, il fatto che si svolgessero queste enormi esplosioni …

  PRESIDENTE. Scusi, avvocato, non debbo spiegarlo a lei che è un operatore del diritto, ma lei in una Commissione di inchiesta deve circostanziare le cose, perché non può dire che ci sono state minacce…

  RICCARDO CABONI, Avvocato. Ci sono agli atti del processo.

  PRESIDENTE. Allora faccia riferimento per piacere agli atti, in maniera tale che la nostra non sembri una chiacchierata.

  RICCARDO CABONI, Avvocato. Esatto. C’è stata un’intercettazione fatta dal procuratore Fiordalisi tra due giovani chePag. 26avevano lavorato nel Poligono, Cesare Contu e Mauro Artitzu, del 3 marzo 2011 (l’anno potrei sbagliarlo, comunque è agli atti del processo), in cui uno confermava un’affermazione già fatta all’altro in altre circostanze, per cui gli era stato chiesto di giurare che non avrebbe mai detto fuori dall’ambiente del PISQ che avvenivano queste attività di distruzione di armi, quindi è molto preciso ed è agli atti del processo.
Ci sono anche dei libri su tutta la questione e vi vengono riportati altri gravi episodi di intimidazione.

  PRESIDENTE. Noi non possiamo che augurarci che il processo faccia luce e chiarezza. D’altro canto, la sede propria è quella processuale. Noi come Parlamento cerchiamo di fare la nostra parte.
A nome di tutta la Commissione desidero ringraziarvi, avete offerto un importantissimo contributo ai lavori della Commissione, che non si esauriscono in questa ora e un quarto trascorsa insieme, ma seguiranno con ampi approfondimenti, verifiche e controlli.
Desidero a titolo personale ma, se i colleghi me lo permettono, anche a loro nome esprimere un apprezzamento nei confronti del signor sindaco, che ha voluto dirci che a lui come guida della sua comunità sta a cuore più la salute che il lavoro, che in un consorzio civile non possono mai essere poste in alternativa, il lavoro a costo di rimetterci la salute. Credo di non aver interpretato male, quindi, benché in un Paese normale dovrebbe trattarsi di cose normali, mi permetta di complimentarmi anche a nome della Commissione.
Ringrazio il sindaco Marco Lampis, gli avvocati Riccardo e Giuseppe Caboni, il consigliere comunale di Escalaplano, Nicola Prascolu e ancora una volta la dottoressa Anna Osbat per averci permesso di esercitare la nostra funzione anche con regolarità formale.Pag. 27
Dichiaro conclusa l’audizione.

  La seduta termina alle 15.40.

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