BASI MILITARI, MATTARELLA E NAPOLITANO TESTIMONI AL PROCESSO DI QUIRRA

 

In apertura di udienza, il giudice monocratico Nicole Serra ha rigettato le eccezioni formulate dagli avvocati della difesa: mancanza di un’imputazione chiara e precisa e incompetenza territoriale del tribunale di Lanusei per decidere. Subito dopo si è così aperto il dibattimento durante il quale il giudice ha invitato le parti a presentare le istanze istruttorie: liste dei testimoni e lista dei consulenti. Tutte le richieste sono state ammesse dal giudice. E così, tra i testimoni ammessi al processo spiccano i nomi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del suo predecessore Giorgio Napolitano, di tutti i ministri della Difesa dal 2001 al 2011 e dei due sottosegretari sardi.

I testimoni sono stati tutti indicati dall’avvocato Gianfranco Sollai, patrono di parte civile nel processo in rappresentanza di alcuni allevatori e dei titolari di aziende agricole del territorio. Una richiesta che allarga i confini del processo chiamando in causa i più alti vertici dello Stato. «Li ho citati perché ritengo che avendo assunto le funzioni di ministro della Difesa e in alcuni casi di sottosegretario, nel periodo preso in esame nel processo, ma anche precedentemente come nel caso di Mattarella – ha spiegato l’avvocato Gianfranco Sollai – mi interessa sapere se fossero a conoscenza dell’attività del Poligono militare e della tossicità del materiale che veniva esploso e fatto brillare. Chiederò se erano consapevoli del fatto che solo le recinzioni e i cartelli non sarebbero stati sufficienti a salvaguardare la salute. A mio parere, i ministri non avrebbero dovuto assumere il ruolo di responsabili civili per conto del ministero, ma di imputati».

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