CAPO TEULADA: L’ALTRA PARTE DELLA SARDEGNA MILITARIZZATA

Capo Teulada: la terra
Come detto, oltre al Poligono sperimentale di Quirra, sono presenti in Sardegna altri due poligoni militari che, sommati alle altre presenze militari nell’isola, rappresentano oltre il 60% delle servitù militari italiane. Il Poligono di Capo Frasca si estende per 1.400 ettari a terra lungo la costa occidentale e comprende una fascia di 3 miglia a mare interdetta alla navigazione – esattamente il poligono dove erano diretti i due AMX decollati dalla base aerea di Decimomannu sopra citati – il Poligono di Capo Teulada si estende invece per 7.200 ettari a terra in una piccola penisola nel sud della Sardegna, in cui vengono svolte esercitazioni a terra e a mare, precludendo inoltre uno specchio d’acqua di circa 450 kmq alla navigazione e alla pesca.

Per quanto meno noto alle cronache nazionali, anche il Poligono di Teulada è stato al centro del dibattito per le problematiche connesse al suo impatto sociosanitario ed economico sulla popolazione, ma raramente le notizie che lo riguardavano hanno superato il Tirreno.
Nato sulla scia di accordi bilaterali tra l’Italia e gli Stati Uniti sottoscritti nel secondo dopoguerra, anche il Poligono di Teulada si inserisce in un’ottica di sfruttamento del territorio sardo a fini militari, dando seguito alla frase di Benito Mussolini che individuava nell’isola una “portaerei naturale nel Mediterraneo”.
Ufficialmente la costruzione del poligono prende il via nel 1957, pochi mesi dopo la costruzione del Poligono di Quirra. Ma l’occupazione del territorio di Teulada inizia già dai primi anni Cinquanta, rendendo chiaro a posteriori un lucido disegno strategico che prevedeva una lenta e progressiva conquista del territorio da parte dell’esercito italiano.

I primi dispacci per avvisare la popolazione e il Comune della presenza di esercitazioni militari nell’area risalgono al 1951. Si susseguono ripetutamente le comunicazioni che invitano a sgomberare le aree attualmente occupate dal poligono, sia a terra che a mare, prevedendo per i possessori dei terreni un risarcimento per gli eventuali danni apportati, previa verifica degli stessi.
Ovviamente la verifica veniva effettuata senza contraddittorio dai tecnici dell’esercito che stimavano i risarcimenti a loro totale discrezione.
Ma gli anni Cinquanta in Sardegna sono anche gli anni in cui i contadini combattono per la riforma agraria, cioè per ottenere l’assegnazione di terreni coltivabili da parte dei Comuni e della Regione.

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