Comunicato del 21 gennaio 2005

Ottimi piloti, pessimi soldati disse qualche tempo fa un alto grado della gerarchia militare italiana riferendosi a un episodio riguardante alcuni equipaggi di volo in teatro irakeno.

Oggi un giovane maresciallo specialista dell’Aviazione dell’Esercito, in volo di pattuglia, a Nassiryah, come mitragliere di un nostro elicottero militare è stato colpito a morte da una raffica di fucile mitragliatore Kalachincov AK 47(non un M 16 di costruzione americana). Si chiamava Simone Cola ed era romano di Tivoli.. Il pensiero va alla sua giovane sposa e alla sua bambina che ha perso il suo papà. L’Aviazione dell’Esercito, ancora una volta, paga così il suo tributo di sangue in una difficile e rischiosa missione che si dovrebbe definire di pace, a favore di genti oppresse e maltrattate da anni e a causa di altri esseri umani che di umano hanno ben poco.

Questa è la professione delle armi e l’eventualità di cadere per servizio e per la Patria viene messa nel conto personale di tutti coloro che praticano tale professione di altissimo livello, di prestigio e di onore.

Fa parte del dna di un soldato, fa parte del suo giuramento di fedeltà all’Italia.

Anche questa morte tanto lontana da casa procura un immenso dolore, ci colpisce e ferisce in modo tangibile, ma la portata di tale momento doloroso viene sentita ancor più da colleghi e commilitoni, cioè da parte di tutti gli appartenenti alle Forze Armate. Cittadini come gli altri, ma in questi casi, cittadini più di altri. Operare per il bene del prossimo e disponibilità a dare la vita per esso.

Cosa si può chiedere di più a questi nostri fratelli ?

Questi nostri cittadini militari hanno compiuto e compiono il loro dovere e non ci sono abbastanza medaglie o pubblici riconoscimenti che siano più importanti dell’orgoglio di appartenenza per essere sempre in prima linea per la pace, la solidarietà e il bene, con il tricolore negli occhi e nel cuore. Il prezzo da pagare e che pagano i militari che operano in paesi dove i diritti umani sono stati e sono calpestati, dove non sussistono pace e democrazia, talvolta è la morte.

Chi appartiene alle Forze Armate assimila serenamente questi concetti e va dove lo Stato lo manda, nel rispetto dei valori antichi e attuali che l’Italia rappresenta.

Risulta difficile contrastare un nemico privo di regole e subdolo, privo di alcun rispetto per la vita, sia pur la sua, indottrinato da una ideologia devastante e disposto a qualsiasi cosa pur di meritarsi e raggiungere al più presto il suo paradiso.

Alle volte tacere può apparire più conveniente che parlare e i soldati, si sa, parlano e devono parlare poco. Ciò non significa che hanno poco da dire. Davanti a critiche e recenti ignobili slogan pronunciati da altri giovani che parlano , anzi gridano anche troppo, i militari rispondono con i fatti, compiendo il loro dovere a rischio e donando la propria vita. Una vita donata e perduta che alcuna cifra o medaglia può ricompensare.

Essi continuano e continueranno silenziosamente a operare in ogni dove, anche quando il ricordo dei loro fratelli caduti sarà dimenticato dai molti.

Faranno il loro dovere anche in loro memoria, affinché il sacrificio della vita non sia stato vano, trasmettendo valori semplici e puri ai giovani militari che verranno.

Onore ai caduti.

Roma 21 gennaio ’05

L’OSSERVATORIO
Il Comparto Difesa
Dott. Domenico Leggiero

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