Esame testimoniale del Comandante del COI, Amm. Sq. Giuseppe Cavo Dragone.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIAN PIERO SCANU

  La seduta comincia alle 8.35.

Esame testimoniale del Comandante del COI, Amm. Sq. Giuseppe Cavo Dragone.

  PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’esame testimoniale del Comandante del COI, Comitato Operativo Interforze, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, che saluto e ringrazio per la presenza.
Ricordo che la Commissione, in adempimento dei propri compiti, così come fissati dall’articolo 1 della delibera della Camera dei Deputati, istitutiva della Commissione, del 30 giugno 2015, ha deliberato di procedere, ai sensi degli articoli 13, comma 1, e 15, commi 1 e 2, del proprio Regolamento interno, all’audizione dell’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone in qualità di persona informata dei fatti, ai fini dello svolgimento dell’inchiesta nell’ambito degli approfondimenti che la Commissione sta svolgendo per valutare l’esistenza di un rischio lavorativo a carico del personale civile e militare impiegato dal Ministero della difesa.
Al fine di consentire alla Commissione di valutare l’applicabilità delle garanzie, che per disposizioni regolamentari e per prassi costante vengono riconosciute ai soggetti indagati che compaiono in audizione, la prego cortesemente, signor ammiraglio, di voler confermare che non le risulta di essere sottoposto ad indagini in procedimenti connessi all’oggetto dell’inchiesta parlamentare.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Buongiorno, presidente, lo confermo: non ho notizia di essere sottoposto ad alcuna indagine o procedimento che sia connesso con quanto oggi in discussione.

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  PRESIDENTE. La ringrazio. Possiamo quindi iniziare. Ringrazio anche il dottor Marco D’Orta, che oggi segue i nostri lavori e li accompagnerà con la consueta perizia. Iniziamo subito. Ammiraglio, da quando lei è comandante del COI?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Io sono comandante del COI da poco meno di otto mesi. Il mio primo giorno di comando è stato il 1 luglio 2016.

  PRESIDENTE. In maniera sintetica può descriverci l’organizzazione e le funzioni del COI?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Il COI è un comando interforze, che raccoglie nel proprio alveo le quattro Forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Arma dei Carabinieri per l’aliquota militare dell’Arma), è strutturato, come la maggior parte dei comandi a livello NATO, con un organigramma che prevede al vertice il comandante del COI, che è a turnazione, adesso per la prima volta tocca a un marinaio perché storicamente è sempre stato dell’Esercito, ma adesso ho avuto questo privilegio da luglio scorso.
Ha questa connotazione interforze in quanto è popolato ai vari livelli da personale bilanciato delle quattro Forze armate. Concettualmente possiamo immaginarlo come un comando vuoto, un comando in fieri, nel senso che, in un’ipotetica situazione di assoluta non necessità di qualsiasi tipo di intervento di pacificazione, è un comando che esercita le funzioni di pianificazione, di preparazione di possibili scenari di crisi, possibili interventi.
Nel momento in cui si profila una necessità e per decisione governativa parlamentare vi è la necessità di un intervento di peacekeeping o peace enforcement in quelle che sono attualmente le nostre abituali attività, quali le attività addestrativePag. 4per Paesi alleati, il comando, pur rimanendo nella sua struttura estremamente essenziale, viene incrementato da moduli, da contenitori forniti dalle Forze armate attagliate alla missione in questione.
Si tratta quindi di un comando che si struttura su una parte prettamente operativa, quindi al di sotto di me e del comandante c’è un Capo di Stato Maggiore che è un po’ il burattinaio dello staff di comando, e al di sotto del Capo di Stato Maggiore ci sono due grosse realtà, il Reparto operativo e il Reparto supporto operativo.
Il Reparto operativo è specificatamente incaricato della pianificazione, della gestione, del coordinamento delle attività operative, il Reparto supporto operativo di occupa di quanto è a supporto di un’eventuale operazione. Al di sotto di questi due macro sottosistemi ci sono i vari Joint occupati da ufficiali, sottufficiali o personale militare delle varie Forze armate, ci sono i vari dipartimenti, ossia i Dipartimenti piani, operazioni, supporto logistico, infrastrutture, supporto medico.

  PRESIDENTE. Ecco, supporto medico. Il COI si occupa della tutela della sicurezza e della salute dei militari?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. La risposta è sì, e penso che sia utile scalettare l’esistenza e la ragione d’essere del COI nel momento in cui esiste un teatro operativo, un’operazione in corso. Calcoli, signor presidente, che le varie Forze armate, che vengono definite in gergo NATO force provider, ovvero coloro che forniscono gli elementi operativi, le entità da impiegare, sono responsabili dell’approntamento, della preparazione e della prontezza dei reparti che verranno impiegati.
La parte a monte (passatemi il termine) dell’operazione, qualunque essa sia, è gestita dagli Stati maggiori di ForzaPag. 5armata tramite i loro comandi, quindi l’entità definita utile per l’assolvimento della missione che viene data dall’autorità politica e attagliata alla missione viene fornita da una, due, tre o quattro force provider nel mixnecessario per l’assolvimento del compito.
Dal momento in cui il COI pianifica l’operazione, quindi ne gestisce la fase di missione preliminare, al momento in cui si lascia il teatro a missione ultimata, questa è l’area di competenza del COI. In questo ambito ovviamente c’è tutta una serie di predisposizioni, preparazioni e gestioni della sicurezza e della tutela nel corso della missione, cosa che dal mio punto di vista operativo è uno degli elementi che garantiscono la sicurezza del nostro personale.
Come noi studiamo prima di spiegare un dispositivo le abitudini, gli atteggiamenti, le ricorrenze delle forze opponenti, cercando di capire quali siano le loro tattiche, le loro procedure, le loro tecniche, per fornirle come elemento di conoscenza al nostro personale schierato in teatro, approfondiamo anche l’aspetto ambientale, l’aspetto medico, perché ovviamente un teatro può essere conosciuto o nuovo, quindi lo studio a priori del teatro operativo viene fatto tramite fonti aperte che sono pregne di informazioni, e tramite la medical intelligence, quindi capacità di intelligence medica tramite reparti informativi dello Stato Maggiore della Difesa.
Si crea quindi una panoramica del teatro in cui si andrà a operare, prima di schierare il dispiegamento vengono mandate squadre di specialisti per analizzare nel dettaglio l’ambiente operativo interessato, quindi terreno, acqua, atmosfera, zone limitrofe, perché a volte non si conosce cosa ci sia nei dintorni.

  PRESIDENTE. Questo viene fatto sempre a cura del COI, vero?

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  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Lo coordiniamo noi, però calcoli…

  PRESIDENTE. Quello di schierare un contingente.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Certo, è una fase preparatoria. Calcoli che noi non abbiamo la capacità tecnica di operare questo tipo di analisi, però ci appoggiamo agli enti tecnici, alle aree di eccellenza delle varie forze armate, specificatamente al VII Reggimento NBC di Civitavecchia, al CISAM, tutti settori tecnici fortemente spinti, ai quali ci appoggiamo e chiediamo l’invio di Squadre a contatto, che vengono temporaneamente impiegate e caratterizzano la situazione operativa dal punto di vista ambientale.
In base alle risultanze, come è successo nei casi che ho curato io da luglio 2016 ad oggi, sono ambienti puliti, che possono essere affrontati serenamente, oppure, se emergono carenze o problematiche, vengono eventualmente rimosse a cura di questi distaccamenti altamente specializzati oppure, se quella zona non è idonea, non viene interessata. Questo è la parte preparatoria a monte.
Detto questo, purtroppo non è vero che la situazione iniziale rimanga la stessa, perché il teatro operativo per sua stessa natura evolve per l’insorgere di nuovi elementi, ma anche per attività delle forze opponenti, ostili, quindi il monitoraggio in teatro è continuo, garantito da squadre che rimangono all’interno del distaccamento, i reparti schierati che operano un monitoraggio continuo, oppure, in base all’entità del nostro dispiegamento, vengono mandate dall’Italia, coordinate dal COI attingendo al know how dei reparti specifici delle Forze armate, le famose Squadre a contatto, per fare ulteriori ricerche e ulteriori analisi, che vengono effettuate in patria. Noi non abbiamo questa capacità, però la sollecitiamo, la facilitiamo.

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  PRESIDENTE. Allora, proviamo a fare una brevissima sintesi, per acquisire un’effettiva comprensione per mia carenza, non per sua carenza espositiva. Si pone l’eventuale esigenza di svolgere una missione di pace all’estero, prima che il Parlamento adotti questa decisione si fanno delle valutazioni di carattere generale. Fra queste vi sono anche le valutazioni sul territorio, che fondamentalmente vengono fatte dal COI.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Il COI fa delle richieste perché, quando viene identificato un ipotetico teatro operativo, prima che ci sia la luce verde parlamentare non posso mandare nessuno in teatro, però c’è una raccolta informativa curata da un Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, il RIS, Reparto Informazioni e Sicurezza, branca informazioni RIS C.I.I., Centro Interforze Intelligence, che, oltre ad avere la possibilità di raccogliere informazioni sulle tattiche delle forze opponenti, raccoglie informazioni estremamente dettagliate, interfacciandosi con enti alleati, sulla parte medicale e ambientale dell’ipotetico teatro operativo.

  PRESIDENTE. Quindi gerarchicamente dipende dal Capo di Stato Maggiore della Difesa?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. È un elemento dello staff dello Stato Maggiore della Difesa, è il II Reparto RIS C.I.I.

  PRESIDENTE. Quindi questo reparto governato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa stabilisce quale sito scegliere per lo stazionamento del contingente.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. No, il sito, la zona di rischieramento è a priori parte della pianificazione che posso fare io. Per questo sito faccio poi una richiestaPag. 8informativa dal punto di vista ambientale sulle caratterizzazioni. In base a fonti aperte, a notizie di intelligence, a scambi con nazioni alleate, in quanto è un collettore che viene raccolto da questo reparto che ha la panoramica più ampia e approfondita su questa situazione informativa anche dal punto di vista ambientale e medico, mi viene caratterizzato il luogo.
Posso dirvi ad esempio che recentemente con l’ospedale di Misurata in Libia abbiamo fatto esattamente questo, ossia una caratterizzazione in remoto dall’Italia quando abbiamo identificato l’ipotetico sito di rischieramento del nostro ospedale militare, che era l’aeroporto di Misurata, una caratterizzazione in remoto, fatta con tutta la panoplia di informazioni che possono essere raccolte dal reparto, che ci fornisce un’idea di dove siamo e delle caratterizzazioni conosciute. Una rilevante fonte di informazione sono le fonti aperte, l’Organizzazione Mondiale della Sanità con la quale anche il nostro istituto medico…

  PRESIDENTE. Per noi è importante, ammiraglio, poter valutare a chi spetti la titolarità riguardo la garanzia della salute e della sicurezza dei militari in teatro operativo, perché, al di là dei rischi propri di un’attività che, ancorché mirata alla costruzione della pace, si svolge in condizioni di effettivo pericolo, per quanto riguarda la governabilità di un contesto ai fini della tutela della salute lei sa che questa è una Commissione d’inchiesta che la sta audendo sotto esame testimoniale, quindi le chiedo, conoscendo e apprezzando la sua competenza e la sua preparazione di venirci incontro, in maniera tale da sfrondare da informazioni di relativa importanza e consentirci di arrivare al merito della nostra inchiesta. Chi si occupa della salute e della sicurezza del personale?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Allora, in fase iniziale, dopo questo esame, il COI ha idea di dove si vaPag. 9a parare, e se si possa o non si possa intervenire, con che misure si possa intervenire, una volta dato il via all’operazione il responsabile è il comandante in loco che, seguendo le direttive impartite dagli ordini di operazione, il pacchetto d’ordine, tutela il proprio personale. Come? Se la situazione è ideale, monitorando che tale rimanga tramite un sistema di rilevazione che ha in loco o che gli mandiamo noi, se dovesse averne necessità, a seconda della consistenza del dispiegamento, e questo per mantenere lo stato iniziale che è stato garantito come salubre (mi passi il termine).
Se ciò non dovesse essere e vi fossero delle indicazioni, l’intervento comunque va fatto, è opportuno farlo e si può fare, però vanno usati questi accorgimenti, che noi indichiamo consultandoci con i centri delle Forze armate, però diamo noi gli ordini su come si debba comportare. Questo dovrebbe essere sempre garantito dal comandante del reparto.
Cosa succede? Personalmente mando con una certa frequenza, non con un fare inquisitorio ma con fare prettamente collaborativo, personale del COI o richiesto alle Forze armate per fare una visita di supporto a chi è in teatro. Questo potrebbe generare correttivi qualora avessimo sensazione che qualcosa in più andrebbe fatto, cosa che non è mai successa nel mio periodo, però in via teorica può accadere.
Qualora dovessimo rilevare delle mancanze rispetto alle direttive impartite all’inizio, il team o chiunque le rilevi da parte del COI lo comunica al sottoscritto, io adotto misure immediate perché vengano corrette e si valutano le eventuali responsabilità, qualora non siano state seguite le direttive, responsabilità disciplinari posso intervenire io, responsabilità penali ovviamente faccio intervenire…

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  PRESIDENTE. Se ho capito bene, è il COI che valuta il livello di corrispondenza fra le prescrizioni relative alla prevenzione e alla protezione e l’effettiva attuazione delle medesime…

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. È una responsabilità del comando in loco, però con la mia supervisione, perché la conduzione dell’operazione è ancora responsabilità del COI. Come io dico loro di implementare determinate misure di protezione, perché sappiamo di un imminente attacco, posso dire loro che voglio che la sentinella indossi un dato sistema di protezione individuale. Fa parte della protezione delle forze in senso lato, è un aspetto.

  PRESIDENTE. Ci aiuti a dirimere una difficoltà di individuazione che maturo nell’ascoltarla. Lei ha detto poco fa che, una volta avviata l’attività del contingente sul teatro operativo, è il comandante che deve farsi carico della salute e della sicurezza, tuttavia rimane sempre il controllo da parte del COI, affinché il comandante possa a sua volta essere controllato. È così?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Sì, è una cosa che normalmente avviene, nel senso che può essere fiscale o può essere di supporto per agevolare determinate problematiche che sorgono.

  PRESIDENTE. Al di là dello spirito di collaborazione che in contesti così difficili è dovuto e fondamentale, relativamente all’applicazione sul terreno delle norme che governano la materia, nei teatri operativi viene predisposto e redatto il DVR, il documento di valutazione dei rischi?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Questo credo che sia un argomento che è già stato marginalmentePag. 11trattato. Io vengo da comandi a terra, che sono perfettamente allineati con la normativa. Nei teatri operativi, come sicuramente loro ben sanno, c’è una particolarità, ci sono delle peculiarità che vengono sancite e ribadite dalla legge in corso, che prevedono che venga seguita la normativa di legge con gli opportuni adattamenti necessari per un impiego delle Forze armate in un teatro operativo all’estero, con tutto ciò che ne deriva per l’assolvimento della missione.
Questo secondo me impone ulteriori restrizioni ai nostri comandanti.

  PRESIDENTE. Lei forse ci sta sopravvalutando, perché ipotizza che sappiamo anche queste cose. Ci può far avere gli estremi della norma che, se ho ben capito, lascerebbe le mani libere al comandante del contingente di poter utilizzare o meno un DVR?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Non voglio chiamarla discrezionalità, ma sull’applicabilità della norma nell’ambito del teatro operativo (sicuramente manderò gli estremi della normativa in questione) vorrei far loro un esempio. L’ho fatto a me stesso perché, essendo neofita nell’ambito del COI, volevo capire anch’io a suo tempo come funzionassero queste cose.
Se ad esempio in Afghanistan il nostro personale è in un compound difeso da filo spinato, telecamere a infrarossi, elicotteri oppure droni che tengono sotto controllo il campo e la zona circostante per difendere i nostri militari, quindi questa è una misura di force protection, ci sono ronde e sentinelle, la nostra sentinella deve obbligatoriamente indossare l’elmetto, avere l’arma carica, il giubbotto antiproiettile, il materiale NBC disponibile, un kit di auto-medicazione pronto e gli occhiali a protezione.Pag. 12
È chiaro che un veicolo che esplode, una bomba, un colpo di mortaio generano un livello di rumore piuttosto elevato, quindi, se in un qualsiasi contesto esercitativo in Italia, quando ci sono esplosioni impongo al mio militare di usare i dispositivi di protezione, cuffie o tappi antirumore, nel contesto operativo può verificarsi un problema auspicabilmente temporaneo all’udito nel caso di un’esplosione nelle vicinanze, però il rischio che lui non possa usufruire dell’udito per percepire una minaccia incombente e quindi me lo ritrovi con un pugnale piantato nella schiena perché il comandante in loco gli impone determinati assetti che in Italia sarebbero inequivocabilmente necessari…
Questo è un esempio basico di adattamento dell’approccio al rischio per tutela dei nostri uomini. Questo per dare una idea della peculiarità che nasce dall’impiego nei teatri operativi, ma mi riservo di inviarvi a brevissimo il nostro…

  PRESIDENTE. Infatti è noto alla Commissione che un conto è un DVR in una caserma dove si fa semplice presidio, altro conto è il DVR in un teatro operativo. È chiaro che la valutazione del rischio cambia e il documento porta questo nome proprio perché assegna a chi ne ha la responsabilità il compito di esporsi in prima persona per esercitare la valutazione del rischio. Certo, esercita discrezionalità, ma questa discrezionalità si sostanzia in un documento che governa il comportamento conseguente.
Per noi l’importante è conoscere come viene affrontato questo compito primario, per poi farne le conseguenti valutazioni. Per quanto di sua conoscenza i periodi di permanenza dei militari nelle varie missioni, che notoriamente sono diversificate in ambiti diversi, sono stabiliti anche tenendo conto dei rischi per la sicurezza e la salute dei militari?

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  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Sì, fa parte di un approccio a 360 gradi. Da quando sono al COI, ci orientiamo tra i 4 e i 6 mesi, questa è la media ricorrente dell’impiego, più sui 4 mesi per questioni familiari, per tenere il personale lontano da casa in un arco di tempo accettabile per loro e per le famiglie che rimangono in Italia, quindi direi che 4 mesi è la media più affidabile, con punte di 6 mesi. Questo con le visite mediche prima di partire, le visite mediche al rientro, le visite mediche annuali a me dà garanzia che il fenomeno sia tenuto sotto controllo dal punto di vista della tutela.

  PRESIDENTE. Nei teatri operativi all’estero normalmente sono impiegati anche soldati appartenenti a Forze armate non italiane. Gli Stati Maggiori di queste Forze armate comunicano il tipo di munizionamento utilizzato e gli eventuali, relativi pericoli?
Lei credo comprenderà che tipo di esigenza contenga questa domanda, perché vogliamo sapere se i nostri militari possano essere esposti al rischio di contaminazioni causate da munizionamenti utilizzati da altre Forze armate, munizionamenti che possano essere letali. Questa Commissione porta riduttivamente il nome dell’uranio impoverito, dovendosi purtroppo occupare di molte altre cose, quindi a titolo esemplificativo le chiedo questo.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Dunque, nel mio periodo non ho avuto questo tipo di feedback di comunicazione, però, se me lo consente, mi informo, vado più nel dettaglio per verificare se questo possa essere accaduto nel recente passato che non interessa il mio mandato, perché onestamente non vorrei dire stupidaggini.

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  PRESIDENTE. Sì, grazie, per noi sarebbe importante. Io vorrei fare un primo pit stop a beneficio dei colleghi, per evitare un mio lunghissimo monologo. Prego, collega Cova.

  PAOLO COVA. Grazie presidente, grazie all’audito. Io ho una domanda semplice da porre per capire, perché effettivamente i teatri sono una situazione di difficoltà. Lei prima accennava al fatto che i militari rimangono da 4 a 6 mesi nella stessa zona, però mi sembra di aver capito che non c’è una grande rotazione, cioè qualcuno magari fa 4 mesi, rientra in patria, ma poi tornano gli stessi o cambiano teatro, però alla fine sono pochi militari – pochi relativamente –, quasi sempre gli stessi, anche perché mi sembra che sia una cosa ambita, per cui non c’è una grande turnazione.
Anche per questioni di stress o altri fattori che possono incidere è prevista una rotazione? Un militare resta per 4 mesi, sta a casa per 2 mesi e poi lo rimandate, o ritorna dopo 2 anni? Volevo capire come funzioni questo meccanismo in termini di sicurezza sul lavoro di questi militari e anche come fattore stressante.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Ritengo che ci sia un turnover che consenta di rigenerarsi e di scaricare lo stress eventualmente accumulato in missione. Mi sento di affermare questo, però, se me lo consente, farei una casistica e una media ponderata per essere sicuro di non dire delle stupidaggini e darei una risposta per iscritto al più presto, se per il presidente va bene.

  PRESIDENTE. Apprezzo molto questa sua modalità di relazionarsi con la Commissione.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Lo dico perché, avendo questo incarico da otto mesi…

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  PRESIDENTE. Ammiraglio, se posso permettermi di definirla, oltre che serio è anche intelligente. La parola alla collega Paola Boldrini.

  PAOLA BOLDRINI. Grazie, presidente. Poiché ho visto l’importanza che riveste il comparto che lei dirige soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione dei teatri di missione dei nostri soldati, facendolo sia in remoto che in collaborazione con l’OMS per quanto riguarda il tema salute che a noi interessa, per avere una prevenzione il più corretta possibile, mi chiedevo, poiché nei teatri sono presenti anche altre nazioni, se sia possibile fare un confronto con quello che prevedono altre nazioni o agiate in solitaria.
Nelle audizioni abbiamo appreso che girava un documento che però non è stato considerato (parlo soprattutto della prevenzione in determinati teatri), quindi volevo capire se per quanto riguarda la nostra nazione ci sia un confronto con le altre, perché, se vengono date indicazioni a comparti di altre nazioni, credo che la prevenzione non sia completa se si ignorano o non si seguono.
Non entro nel merito perché lei ricopre questa carica solo da otto mesi, però vorrei capire se questi confronti esistano, perché qualcuno avrebbe potuto individuare cose che a noi, nonostante l’interlocuzione con altri organismi di controllo, potrebbero sfuggire. Grazie.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Onorevole, io le fornisco la fotografia attuale. Calcoli che tutte le operazioni a cui stiamo partecipando avvengono sotto l’egida di una organizzazione sovranazionale, che sia Nazioni Unite, NATO, Unione europea o una coalizione, definita Coalition of the willing immediatamente dopo le Torri Gemelle. Questo fornisce già un denominatore comune di standardizzazione comportamentale su tutti gli aspetti tra cui quello medico.Pag. 16
Va da sé che la NATO, quindi Afghanistan e Kosovo che sono le grosse operazioni in corso, ha dei protocolli, delle direttive, delle indicazioni che governano l’operazione in tutte le sue branche, quindi anche in quella della tutela. Noi le raffrontiamo alle nostre direttive, che da quello che ho saputo adesso sono le più stringenti, quindi applichiamo le nostre che ci garantiscono anche le loro. Dovesse essere il contrario, ci sarebbe da preoccuparsi, ma non è mai successo perché abbiamo sempre avuto questo tipo di approccio.
Però il confronto in tutte le aree operative, possa essere l’informazione sul nemico, abitudini, cose nuove, è costante, quindi il nostro JMED, la branca medica interforze che agisce in vari teatri, è in continuo contatto con i colleghi per scambiarsi informazioni, notizie, aggiornamenti dalla madrepatria o no, e come in tutte le cose lo scambio informativo è una chiave vincente in questo mestiere, come vediamo oggi con il terrorismo e i foreign fighters, è la chiave di volta nella gestione di un problema operativo, quindi questo avviene sicuramente. Questa è la fotografia attuale, la mia gestione.

  GIANLUCA RIZZO. Ringrazio l’ammiraglio e farò una domanda brevissima. Pensando al fatto che lei è al comando del COI da appena otto mesi, la mia domanda verte sulla missione Ippocrate in Libia. Prima di decidere per quella missione, sono stati acquisiti elementi sul tipo di munizionamento utilizzato dagli alleati e, se sì, è stato utilizzato uranio impoverito?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. A livello iniziale, preparatorio, a noi non risulta che sia stato usato. Noi parliamo degli ultimi bombardamenti (parliamo di bombardamenti di un certo livello) nel 2011, quando c’è stato il crollo del regime Gheddafi. A me non risulta che questo munizionamento sia stato usato, però le darò conferma di questa mia risposta a breve, per essere sicuro.Pag. 17
Sicuramente nella zona di intervento abbiamo identificato l’aeroporto di Misurata perché era un compound già difeso da quelle che noi chiamiamo milizie locali e che loro chiamano forze di sicurezza, comunque milizie locali affidabili, nel senso di vere e proprie Forze armate, abbiamo identificato il luogo, abbiamo raccolto informazioni e mandato queste Squadre a contatto, che hanno fatto rilevamenti sul terreno in profondità, sui materiali presenti nella zona, sulla parte atmosferica e sulla parte idrica.
Nei primi 45 giorni, prima di attivare la filiera alimentare dalla madrepatria o da appaltatori che garantivano per il cibo l’adeguamento alla normativa europea, i nostri sono andati avanti a razione K, non stiamo usando l’acqua locale e stiamo mandando quantitativi di acqua ingenti per cucinare e per bere, però finché tutta la filiera alimentare non è operativa vanno avanti con le razioni da combattimento, come avvenuto in Ippocrate, che è l’esempio più recente. C’è stato comunque il campionamento di tutto, l’invio dei campioni a laboratori convenzionati e certificati, il resoconto e l’applicabilità del dispiegamento.

  GIANLUCA RIZZO. Siete a conoscenza del materiale utilizzato e quindi del munizionamento? Esiste un elenco magari…

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Ritengo che esista una garanzia da parte degli alleati che non sia stato usato, ma le darò contezza al 120 per cento a breve.

  PRESIDENTE. Ammiraglio, sta ineluttabilmente – se posso usare questo avverbio – maturando l’esigenza che lei torni, perché siamo appena a un terzo delle domande che come Commissione abbiamo stabilito di porle e il suo rigore e la sua serietà hanno anche evidenziato la necessità che ci fornisca…

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  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Sono a disposizione.

  PRESIDENTE. … che lei ci fornisca strada facendo ulteriori elementi di conoscenza. A questo fine, anche attingendo dall’esigenza appena espressa dal collega Rizzo, vorrei pregarla di far avere alla Commissione una copia dei documenti di valutazione del rischio inerenti ai teatri operativi in atto e tutte le comunicazioni intercorse tra Forze alleate.
Giustamente lei ha ricordato l’egida dell’ONU per alcuni interventi e della NATO per altri. Se negli anni trascorsi, ma anche recentemente la Forza armata di qualche Paese dovesse aver comunicato a livello di warning al COI o allo Stato Maggiore della Difesa eventuali pericoli emersi da valutazioni sulla sicurezza del materiale impiegato, le chiediamo la gentilezza di metterli a disposizione della Commissione affinché possa acquisirli.
Se su qualcuno di questi documenti dovesse essere stato apposto l’embedded, ce lo faccia sapere, in modo che la Commissione possa attivarsi secondo le modalità canoniche per poterne acquisire una copia.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Signor presidente, scusi se la interrompo: intendiamo se sono documenti che hanno avuto una classifica di segretezza?

  PRESIDENTE. Esattamente, grazie. Un’altra domanda, ammiraglio: chi è il datore di lavoro, sempre ai fini dell’assolvimento delle prescrizioni vigenti nei teatri operativi? Questa è una cosa importante, però ci rendiamo conto che potrebbe sfuggirle, quindi, se vuole approfondirla meglio…

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Sì, perché rientra nella casistica dei documenti che volevo produrre.

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  PRESIDENTE. Va bene, non abbiamo fretta. Ci interessa sapere chi sia il datore di lavoro nei teatri operativi e chi svolge la funzione di RSPP nei teatri operativi. Ancora, chi valuta l’idoneità sanitaria dei militari relativamente all’invio in missione nei teatri operativi?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. La propria Forza armata, questo glielo posso già dire, nel senso che la Forza armata è force provider, mi fornisce il pacchetto pronto all’impiego, che è comprensivo di militari, donne o uomini che siano, materiale. Il militare deve avere in sé quella preparazione, quelle caratteristiche e quelle idoneità che mi consentono di impiegarlo. Questo fa parte della responsabilità della forza armata nel fornire al COI per l’impiego il modulo che viene definito utile per lo svolgimento della missione.

  PRESIDENTE. Ho capito, quindi è responsabilità di ciascuna Forza armata.

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Nell’approntamento delle forze.

  PRESIDENTE. Viene effettuata la formazione all’estero in materia di sicurezza del lavoro dei militari in missione?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Sì, vengono indottrinati periodicamente a cura e a responsabilità del comandante in loco, per ribadire determinate procedure di tutela e di sicurezza nei loro confronti o eventuali aggiornamenti. Se ad esempio nell’ambito di un’operazione c’è stato uno scontro tra milizie nelle vicinanze di un compound italiano, il tutto va riesaminato per valutare impatti nuovi o dei nuovi input, in modo tale da metterli a sistema e indottrinare costantemente il personale sui pericoli, sulla tutela e sull’uso deiPag. 20macchinari in questione. Anche questi ricadono nella tipologia peculiare del materiale e dei mezzi militari, che però sono tutti soggetti a precise norme di sicurezza, norme di manutenzione e di handling, di uso.

  PRESIDENTE. Che lei sappia, ammiraglio, è prevista la presenza di un medico competente, per svolgere la sorveglianza sanitaria sui militari impegnati nei teatri operativi?

  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Anche su questo, che secondo me ricade nella problematica iniziale di queste figure fortemente connotate nell’ambito della nostra madrepatria, che quindi vanno tradotte e trasportate nel teatro operativo, mi riserverei di risponderle.

  PRESIDENTE. Grazie. Nell’occasione sarebbe utile far sapere alla Commissione se il medico competente visiti gli ambienti in cui si svolgono le missioni.
La Commissione per gli interpelli istituita presso il Ministero del lavoro, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 81/2008, nell’interpello n. 11/2016 del 25 ottobre 2016 precisa che «il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi, ivi compresi quelli potenziali e peculiari dell’ambiente in cui il lavoratore deve operare, rischi legati altresì alle caratteristiche del Paese in cui il lavoratore opera, tra cui cosiddetti “rischi generici aggravati”, legati alla situazione geopolitica del Paese, quali guerre civili, attentati, ecc., e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento, che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta».
Le ho letto questo per inquadrare dal punto di vista della norma il senso della domanda che è il seguente: l’amministrazione militare provvede a questa valutazione? Naturalmente stiamo parlando delle missioni all’estero.

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  GIUSEPPE CAVO DRAGONE, Comandante del COI. Secondo me sì, sicuramente, perché è una precisa attività propedeutica all’invio delle prime truppe anche, delle Squadre a contatto, quindi gli specialisti, avere questa mappatura, avere questa caratterizzazione dell’ambiente di lavoro, che poi noi chiamiamo teatro operativo, quindi avere per tutto quello che è disponibile nell’ambito informativo, quindi tutto quello che racimolabile nell’ambito del reperimento e della condivisione delle informazioni, sicuramente questo viene fatto ed è forse proprio il primissimo step.
Quando ho la necessità di pianificare qualcosa in un nuovo teatro, faccio quella che viene definita una request for information, una richiesta di informazioni specifica al II Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, in cui mi daranno sicuramente la minaccia terroristica, ma corredata da un’ampia ed esaustiva analisi della caratterizzazione sanitaria, della caratterizzazione ambientale, di tutto quello che possa essere utile per definire e per avere chiaro quello che sarà il teatro d’impiego o chiamiamolo ambiente di lavoro.

  PRESIDENTE. Bene. Se non ci sono altre domande ci aggiorniamo, signor ammiraglio. Anche a nome dei colleghi la ringrazio sentitamente perché mi pare che abbia colto lo spirito e la ragione di questo nostro incontro, che per il Parlamento è molto importante.
Ci metteremo d’accordo nei prossimi giorni per fissare la data della successiva audizione e per fare in modo di esaurire tutto l’argomento nel nostro prossimo incontro.
Nel ringraziare il nostro ospite, dichiaro conclusa l’audizione.

  La seduta termina alle 9.25.

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