I RESTI DEGLI ORDIGNI ESPLOSI SONO TOSSICI

Fino ad oggi, infatti, i militari hanno declassato gli ordigni convenzionali deflagrati a “materiale inerte” o a semplici rottami ferrosi, perché ormai privi di carica esplosiva. Questo, ad esempio, stabiliva il documento interno con cui la Difesa impartiva ai propri dipendenti le buone norme di linguaggio sulla situazione ambientale del Poligono di Quirra all’indomani dell’avvio dell’inchiesta del pm Domenico Fiordalisi, vale a dire pochi anni orsono. “Anche quando sono armati di una minima carica di esercitazione, l’esplosione dei missili avviene in volo e in mare ricadono solo frammenti metallici”: così recita il testo. Insomma, non si parli di inquinamento: sono solo materiali ferrosi, neanche degni di un’operazione di bonifica, riservata dalle stellette ai soli ordigni inesplosi. Questa la posizione espressa dal generale Fabio Molteni, ex comandante del Poligono di Quirra nel corso di un’audizione del 2005 sul caso dell’uranio impoverito. Oggi, invece, si scopre che i resti degli armamenti deflagrati sono rifiuti speciali o pericolosi.

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