Il costo della dignità!

E’ di qualche settimana fa la sentenza ottenuta dal legale dell’Osservatorio Avv. Tartaglia al Tribunale di Padova nell’ambito di un processo ad un Ufficiale della rappresentanza militare.

La sentenza è già stata pubblicata sul sito www.osservatoriomilitare.it in prima pagina.

Il procedimento giudiziario vedeva accusato il “rappresentante” di reati gravissimi che avrebbero potuto produrre anche l’arresto del militare.

L’oggetto del contendere erano anche gli impieghi all’estero del personale militare sul quale evito ogni commento prima che si concluda l’ottimo lavoro degli organi competenti che stanno ancora indagando sul pagamento delle mazzette per essere impiegati all’estero.

A prescindere però dall’oggetto dell’accusa, in questa sentenza sono importanti i principi che vengono affermati: il diritto alla critica aspra, il diritto a svolgere la rappresentanza in qualche modo in termini sindacali (molto lontana dai termini in cui è espressa oggi), il diritto a parlare, a rendere pubblico tutto ciò di cui l’utente non solo ha il diritto di sapere ma addirittura il dovere di capire come vengono spese le risorse destinate ai militari.

Da qui i due quesiti a mio parere fondamentali: cosa dovrebbe essere la struttura militare? Cosa è oggi l’apparato militare?

La risposta al primo quesito, in un’unica frase: la struttura militare dovrebbe rappresentare l’avamposto della difesa della democrazia.

Come dovrebbe funzionare? Con uomini “speciali”, alto senso del dovere, grande senso istituzionale, rispettosi della gente, trasparenti nella gestione, “professionale” allo stesso modo, nel direttivo così come nell’esecutivo.

Cosa invece è diventata la Difesa: una forza che resta ancora baluardo della democrazia ma che proviene da un retaggio storico che ha “condannato” a vita i militari definendoli nella migliore delle ipotesi fascisti, nella peggiore un pericolo per la democrazia.

Con questo passato era ovvio che nei posti del potere delle Forze Armate, più che uomini intelligenti servivano uomini controllati e controllabili, (la situazione sociale faceva si che i quadri esecutivi fossero già di per se di un livello socio – culturale particolarmente basso) così, controllando i vertici, la Difesa non faceva più paura.

Memori di questo non troppo lontano passato, proiettati oggi, improvvisamente, verso un Esercito professionale e professionista, portiamo ancora dentro una scia di vecchia mentalità che continua a condizionare anche il presente. Questa volta però le menti perverse di un’epoca ormai passata riescono a controllare da qualche banco della politica che vede grandi ex comandanti tutti insieme appassionatamente, da destra a sinistra a cercare di contendersi il potere e dimostrare quanto si capisce di un mondo che, purtroppo per loro, è talmente cambiato che non può più essere oggetto di queste scelte.

Allora ci vorrebbe una guida forte e capace di “sdoganare” le Forze Armate nella mentalità, non aver paura di dire la verità, di parlare, di denunciare, solo così le cose potranno cambiare.

Ma il vecchio potere è forte e, se non si cerca la giustizia con la stessa forza (professionalità), si resta schiacciati.

Da questa analisi emerge un aspetto che tanti di noi non hanno capito, oggi nelle Forze Armate c’è bisogno di dignità, di forza e di lealtà.

Abbiamo bisogno di rappresentanti che, alla “cultura del silenzio” antepongano la forza della verità ed il coraggio delle proprie azioni.

Questi uomini però, devono sapere che difendere la verità significa difendere la propria dignità, significa rivolgersi alla giustizia con professionalità e competenza altrimenti si resta schiacciati dal potere.

Da anni però le pagine di vari giornali e l’attività “interessata” di vari rappresentanti promuovono azioni di giustizia a basso costo e di scarsi risultati, cosa c’è dietro oltre al danaro facile per alcuni? ….: La necessità di svendere la dignità degli uomini per renderli sempre più sottomessi e legati al vecchi sistema camaleontico all’occorrenza.

Se è vero che ottenere giustizia significa salvare la propria dignità, è anche vero che il costo di quella giustizia non può essere “popolare” perché la nostra dignità non è mai stata popolare.

Allora, cari colleghi, partiamo proprio dalla sentenza di Padova e dalla successiva scelta, di rispondere al naturale appello ad un minor costo (che equivale ad un minor impegno anche in termini di studio) e restiamo a guardare.

Nessuno di noi sa come finirà, ma tutti dobbiamo sapere che ogni sentenza per ottenere giustizia è direttamente proporzionata al valore della nostra dignità, credere che il rispetto della dignità si possa ottenere con pochi centesimi che, non impoveriscono nessuno, ma arricchiscono qualcuno, è sbagliato!

La Forza di un Esercito è proporzionata alla dignità degli uomini che lo compongono……….. quanto costa la nostra dignità?

Roma 06 febbraio ’05

L’OSSERVATORIO
Comparto Difesa
Dct. Domenico Leggiero

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