IL POLIGONO DI SALTO DI QUIRRA: LE CONCLUSIONI DELLE INDAGINI SVOLTE DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI LANUSEI.

Senato della Repubblica Atti Parlamentari –7– XVI LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

l poligono di Salto di Quirra: le conclusioni delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei. –  la Commissione ha dedicato una particolare attenzione alla questione della cosiddetta «Sindrome di Quirra», da tempo oggetto di grande interesse da parte dell’opinione pubblica e dei media. Proprio a tale questione, sono state dedicate recentemente due importanti audizioni:

  • la prima, del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei, dottor Domenico Fiordalisi (8 maggio 2012), ha avuto ad oggetto le conclusioni dell’inchiesta avviata nel gennaio 2011, che ha comportato il temporaneo sequestro di tutta l’area del poligono a terra (circa 12.000 ettari) e si e` chiusa con la richiesta di rinvio a giudizio di 20 persone, con capi di imputazione che vanno dall’omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri, all’omissione di atti di ufficio per motivi di igiene e sanita`;
  • la seconda, del Comandante logistico dell’Aeronautica militare, generale Maurizio Lodovisi (15 maggio 2012), che ha avuto ad oggetto le iniziative dell’Amministrazione militare rispetto alle criticita` emerse dall’inchiesta giudiziaria.

Nella sua audizione, il Dottor Fiordalisi (che ha prodotto una informativa riassuntiva della Squadra mobile di Nuoro del 22 marzo 2012 e alcune relazioni di consulenza, come quella del prof. Evandro Lodi Rizzini che lavora al CERN di Ginevra ed all’Universita` di Brescia) si e` soffermato su dette criticita`, rilevando in primo luogo come, nel corso delle indagini, siano stati rinvenuti rifiuti militari sia nell’area del poligono di terra, sia nell’area del poligono a mare, presso Capo San Lorenzo. In particolare, nell’area del PISQ denominata Zona Torri – circa 75 ettari – tra il 1984 ed il 2008 (data in cui tale attivita` e` cessata) sono stati effettuati brillamenti di fornelli per la distruzione di materiale militare obsoleto con modalita` ritenute non lecite, in particolare per il superamento del quantitativo di esplosivo indicato dai protocolli militari come limite massimo per ciascun brillamento e per la mancata utilizzazione di dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori.

 Inoltre, la balistite incombusta, materiale altamente infiammabile e tossico, abbandonata in importanti quantitativi in prossimita` delle zone di brillamento, e` stata spesso utilizzata dai pastori per accendere il fuoco.

Nella vicinanza di tale zona, poi, fino allo scorso anno sono proseguite le «prove di resistenza materiali» effettuate su condotte per la costruzione di oleodotti e gasdotti da parte di un’azienda privata, «Centro sviluppo materiali» (CSM). Dette verifiche hanno comportato esplosioni periodiche di notevolissima entita`, che, come le attivita` di brillamento svolte in un’area contigua, sono state suscettibili di produrre violenti risollevamenti di detriti, polveri a diversa granulometria sino al livello di polveri sottili e verosimilmente nanoparticelle, la cui ricaduta ha interessato aree piuttosto estese e distanti per l’azione di trasporto degli agenti atmosferici. Secondo il Procuratore, in base alle perizie tecniche effettuate con riferimento alla peculiare conformazione del terreno e alla direzione dei venti, lo spostamento di polveri e nanoparticelle tossiche cosı` prodotto potrebbe avere interferito con l’area di Sa Maista, dove e` situato il bacino di presa delle sorgenti che alimentano l’acquedotto di Perdasdefogu, ed anche raggiungere l’abitato di Escalaplano, da dove le esplosioni realizzate dal CSM e dai cosiddetti brillamenti per lo smaltimento delle bombe e munizioni erano sentite e le colonne di fumo erano visibili.

Occorre altresı` ricordare che in quel comune alla fine degli anni ’80 veniva segnalato un certo numero di nascite di bambini malformati.

Il Procuratore inoltre ha fatto riferimento alle conclusioni dell’Agenzia regionale per l’ambiente (ARPAS), secondo la quale, nelle zone ad alta intensita` di attivita` militare, dove sono avvenute le attivita` con maggiore impiego di esplosivi, la concentrazione di metalli pesanti e` tale da superare tutti i valori soglia previsti dalla normativa vigente. Cio` vale in particolare per un’area mineralizzata come la Zona Torri, dove le esplosioni formano crateri profondi alcuni metri, provocando la risospensione di particolato, anche derivato dalla risospensione di elementi chimici legati alla mineralizzazione del terreno, oltre che da componenti e materiali utilizzati nelle esercitazioni, con presenza di elementi tossici, e la sua diffusione su un’ampia superficie di territorio, con il conseguente rischio di esposizione della popolazione dei centri abitati vicini.

Una profonda impressione ha destato nella Commissione la parte delle comunicazioni del dottor Fiordalisi relative alla notizia del ritrovamento di una vera e propria discarica nella zona di Is Pibiris. Qui sono stati interrati, su una superficie di circa un ettaro, e per una profondita` da tre a cinque metri, rilevanti quantita` di rifiuti pericolosi (comprendenti amianto, impianti elettronici, gomme di camion, batterie e accenditori per missili, rocchette di fili di rame di missili teleguidati e parti di missili anticarro). Inoltre, la discarica si trova sopra la «testata» di un’asta fluviale che alimenta il fiume Flumendosa, a non piu` di un chilometro e mezzo dall’abitato del comune di Perdasdefogu. Nel corso dell’inchiesta giudiziaria e` stata affrontata anche la problematica riguardante la presenza di torio, gia` segnalata nella relazione finale della richiamata Commissione mista di esperti. Il torio e` una sostanza radioattiva che emette particelle alfa con una intensita` molto superiore ri- spetto alle emissioni dell’uranio impoverito. Esso e` presente come tracciatore ottico del missile anticarro a medio raggio MILAN, prodotto da una societa` europea, la MBDA, partecipata al 25 per cento da Finmeccanica. Questo sistema missilistico e` stato utilizzato all’interno dell’area del Poligono negli anni che vanno dal 1986 al 2000. In questo periodo di tempo sono stati lanciati 1187 missili, e il torio presente nella componentistica si e` disperso nell’ambiente e sul terreno.

Dopo il 2000, tale armamento e` stato ritirato e dismesso, per iniziativa dell’amministrazione della difesa francese che aveva segnalato la tossicita` del torio. Il riferimento a tale sostanza e` importante anche perche´, come e` noto, la Procura di Lanusei, nel corso delle indagini, ha disposto la riesumazione di 18 salme di pastori deceduti per patologie tumorali. L’area dove tali pastori hanno tenuto i loro allevamenti non e` lontana dalla discarica di Is Pibiris. Il dottor Fiordalisi ha fatto presente che i prelievi effettuati sulle tibie di quindici salme hanno consentito di scoprire che dodici pastori avevano accumulato nelle ossa sostanze derivanti dal torio. Il professor Lodi Rizzini, che ha effettuato gli esami per conto della Procura, ha fatto riferimento ad un accumulo significativo di torio per inalazione, e il dato e` accompagnato dalla presenza di cerio, utilizzato nella lavorazione di manufatti contenenti torio, per cui sembrerebbe assai probabile che quest’ultima sostanza sia derivata da oggetti artificiali. Ai nostri fini, non si tratta ovviamente di stabilire un rapporto di causalita` diretta tra l’esposizione ad una sostanza radioattiva e l’insorgere della patologia tumorale. Va tuttavia affermato che non vi e` dubbio che queste persone siano state esposte ad un rischio e che nell’intera area vi sia stato un pericolo per la pubblica incolumita`. Il pericolo non sarebbe cessato anche perche´ il torio raggiunge il massimo di tossicita` nei venti-venticinque anni successivi alla fabbricazione, per cui gli armamenti utilizzati negli anni ’80, contenenti tale materiale, potrebbero aver prodotto i danni piu` gravi solamente negli ultimi anni.

Risulta poi dai documenti del Centro interforze studi e applicazioni militari (CISAM) che il sistema di guida dei missili NIKE – numerosi esemplari dei quali sono stati lanciati nel poligono di Salto di Quirra – utilizzava valvole radioattive, contenenti trizio. Lo stesso CISAM aveva dato indicazioni sulla rimozione ed il trasporto di tali valvole, che sono rimaste invece abbandonate per dieci anni in locali del poligono dove mancava qualsiasi segnalazione sulla presenza di materiale radioattivo. La relazione del procuratore si e` poi soffermata su ipotesi di omissioni e di inadempienze compiute dai soggetti chiamati ad investigare sulla realta` ambientale di quel territorio. In particolare sono stati chiamati in causa l’Universita` di Siena – Dipartimento di scienze ambientali, per indagini condotte nel periodo 2002-2004, e la societa` SGS, una societa` collegata a Finmeccanica, titolare del Lotto 3 del programma di caratterizzazione ambientale dell’area di Salto di Quirra promosso dal Ministero della difesa e conclusosi nel 2011.

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