LA CORRELAZIONE TRA USO DI URANIO IMPOVERITO E INCREMENTO DEL TASSO DI TUMORI SEMBRA ORMAI ACCERTATO

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L’ultima notizia – data a sirene spiegate e temendo l’insabbiamento – è quella sulla scomparsa dell’uranio impoverito dal decreto del Presidente della Repubblica del 15 marzo 2010, n. 66: per volere del presidente dell’attuale commissione d’inchiesta, Rosario Costa, la formula reciterà “particolari condizioni ambientali od operative”, dicitura che, contro ogni allarmismo, non esclude l’uranio impoverito, ma mette in rilievo e include la questione dei vaccini e di altri fattori a cui i militari italiani in missione all’estero sono innegabilmente esposti.

Per quanto riguarda il Kosovo e la Sardegna forse le risposte non sono arrivate perché sono state fatte le domande sbagliate: gli alti vertici militari non rivelerebbero mai una loro eventuale negligenza, forse perché lo Stato non lo permetterebbe.

Le domande da fare riguardano altre eventuali cause (magari non così palesi) delle malattie e dei decessi, oppure bisognerebbe chiedersi perché proprio in Italia si parla tanto e ciclicamente di queste vicende, Italia in cui il pacifismo, l’antimilitarismo, l’antinucleare, l’anti-Usa e la lotta alla servitù statal-militare finiscono sovente col sovrapporsi.

Sarebbe anche interessante scoprire come un Paese tanto indignato per i danni provocati dalle scorie radioattive – ricordate che l’uranio impoverito è lo scarto dell’attività delle centrali nucleari – sia così impegnato sul fronte della rinuclearizzazione, sarebbe come dire: il nucleare si, ma solo se ci fa comodo.

 

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