MISSIONE IN SARDEGNA 2

  • Audizione del generale Fabio Molteni, comandante del Poligono Interforze di Salto di Quirra (Presso il Poligono di Salto di Quirra)
  • Audizione di rappresentanti della societa` civile SECCI ,CAO,  PINTUS,  MULAS , SAUTANAS, MANNIRONI(Presso la sede della Prefettura di Cagliari) 

PRESIDENTE. Per quanto riguarda le richieste della signora Secci, madre di Salvatore Vacca, chiedo al segretario della Commissione di prenderne nota. Devo purtroppo ricordare che non e` compito della Commissione trattare il problema della causa di servizio. Ci e` stato giustamente fatto osservare che non dobbiamo occuparci solo dell’uranio impoverito.

Non ho timore di dirvi che all’interno della nostra Commissione abbiamo discusso in merito a quali strade intraprendere:

la prima ipotesi e` stata quella di ampliare l’orizzonte della nostra indagine, come e` opportuno a livello teorico;

la seconda di concentrarci tassativamente, come e` nostro dovere, sul tema, perche´ dodici mesi sono davvero pochi per allargare l’indagine anche alle neoplasie registrate nella popolazione civile, per esempio, del Kosovo, come era stato proposto da qualcuno. Non posso essere accusato di non dire come stanno effettivamente le cose.

Queste sono le nostre valutazioni, ma non vuol dire che siamo venuti in Sardegna e non abbiamo trovato uranio impoverito. Lo preciso per dire alla signora Secci che facciamo nostre le sue osservazioni e che le presenteremo sicuramente al Ministero competente. Bisogna tranquillizzare la popolazione della Sardegna perche´ la Commissione sta indagando con grande onesta` di intenti. La popolazione sarda deve sapere che c’e` qualcuno che non ha remore di alcun tipo, ne´ vincoli di carattere gerarchico nei confronti delle persone e delle potesta` parlamentari. Ho tranquillizzato i sindaci perche´ qualcuno ha sparso la voce che avremmo compiuto degli esperimenti. Ho detto ai sindaci che cio` non risponde a verita`. Ho fatto bene e ribadisco quanto affermato in questi giorni. Dopodiche´ bisogna agire con metodi scientifici. Signora Cao, lei sostiene che la comunita` scientifica internazionale ha assunto un atteggiamento di frizzi e lazzi nei confronti delle indagini svolte. La nostra Commissione ha raccolto molta documentazione e ci farebbe piacere averne anche una contraria, in quanto non prendiamo subito per buono quello che ci viene consegnato. Siamo disponibili a compiere qualsiasi valutazione, anche in contraddittorio. La Commissione e` operativa da sette mesi: documentateci altre posizioni e saremo felici di valutarle con estrema obiettivita`. Su questo non ci sono dubbi. Ho ascoltato tutte le vostre storie. Quella personale del soldato Pintus riguarda pero` il Ministero della Difesa, come le situazioni che definisco incresciose – ci sarebbero termini molto piu` pesanti da usare – che vedono coinvolta l’Amministrazione Militare. Indubbiamente la Commissione, dopo questi due giorni trascorsi in Sardegna, ha intenzione di promuovere, anche ai fini di un miglior coordinamento, indagini e attivita` di monitoraggio, come ha fatto anche la Procura militare, affidando i relativi incarichi. L’Amministrazione Militare ha incaricato l’Universita` di Siena. La nostra Commissione ha rilevato che non esiste alcun coordinamento tra le parti in gioco e, quindi, tra Amministrazione regionale, Amministrazioni comunali, ASL, Amministrazione  Militare e Comando del Poligono. Questo, come ho detto pubblicamente ieri, mi ha lasciato sconcertato. Il nostro punto di partenza indubbiamente non e` semplice, proprio per la mancanza di coordinamento fra le varie parti chiamate in causa. MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, credo che questa non sia una parte secondaria bensı` fondamentale delle nostre audizioni di questi giorni. Credo che una certa dose di diffidenza da parte di chi vive le situazioni che sono state denunciate sia piu` che giustificata. Anzi, poiche´ voi giustamente non vi fidate, non fidatevi neanche di noi. Detto questo, in considerazione del fatto che si parla di una situazione che si e` incancrenita nel corso degli anni e di un territorio devastato da tante vicende – e le servitu` militari sono forse una delle principali – vorrei fare una precisazione. Le mobilitazioni, le denunce presentate dai familiari delle vittime militari e civili, i movimenti sorti spontaneamente, le risposte date dalle istituzioni locali hanno determinato la nascita di questa Commissione d’inchiesta, che e` stata osteggiata da coloro che non vogliono la verita`. I componenti della Commissione e chi la presiede hanno l’onesta` di raccogliere e valutare tutti i dati che vengono forniti. Voi non state semplicemente rendendo una testimonianza, come potrebbe essere nel caso in cui si volesse sentire qualcuno per dargli un contentino, ma portate un contributo ad una Commissione che ha poteri inquirenti analoghi a quelli della magistratura. Non so se si riusciranno ad ottenere risultati, ma il fatto stesso che si sia insediata questa Commissione, che si rivolge essenzialmente a coloro che sono stati e sono vittime di questa situazione, nel tentativo di dare una mano alla soluzione del problema, e` una vittoria vostra e di tutti coloro che si sono ribellati a una situazione ingiusta. Credo che le critiche che vengono mosse alle modalita` di indagine non possano essere messe in relazione alla nostra attivita`, quanto piuttosto alle vicende ricordate dal giornalista Mannironi. In quel caso si e` arrivati addirittura al ridicolo, e solo allo scopo di accontentare qualcuno. Bisogna invece lavorare con tutti coloro che hanno espresso il meglio sul piano scientifico – lo ricordava il Presidente – ed e` bene sottolineare che molti degli esperti da voi citati sono oggi nostri consulenti. Non e` un risultato da poco. Spero dunque che si arrivi a risposte certe. Sono state poste anche domande sui civili, alle quali ha gia` risposto il Presidente. Dato il poco tempo a nostra disposizione, ci possiamo occupare solo dei civili che risiedono vicino ai Poligoni militari. Anche se non e` possibile occuparsi di quelli coinvolti nei teatri di guerra, credo che il solo fatto di riuscire a dimostrare quali sono le cause delle patologie possa contribuire in maniera determinante alla soluzione di un problema molto sentito anche a livello internazionale. Alcuni dei nostri consulenti vanno in giro per il mondo e offrono la loro esperienza anche presso altri Parlamenti o autorita` internazionali. Il nostro lavoro contribuisce a disvelare le cause effettive delle patologie, partendo comunque dall’uranio impoverito, che e` il tema principale della nostra attivita` e che credo sia opportuno non mettere in secondo piano, magari nella convinzione che esistono molte altre questioni da affrontare. Qualcuno vorrebbe che noi ci comportassimo in questo modo: bastava sentire i militari in questi giorni per capirlo, anche se non voglio coinvolgere la Commissione in questa mia opinione personale. Bisogna stare attenti a non mettere in secondo piano certi problemi e valutare attentamente tutte le possibili concause; noi possiamo offrire degli spunti in questo senso, sui quali altri potranno ragionare svolgendo indagini serie. Sono state ricordate le indagini epidemiologiche, e dunque non voglio ripetermi. La nostra interlocuzione con l’Amministrazione regionale, che in questi giorni ha avuto un riscontro sia presso il Consiglio che presso la Giunta regionale, puo` essere massimamente efficace se riesce a raggiungere gli obiettivi che sono stati fissati; veniva ricordato, per esempio, il superamento dell’esistenza stessa di una delle basi, quella di Capo Teulada. C’erano degli impegni al riguardo. Da questo punto di vista credo che il lavoro della Commissione possa essere utile anche in questa direzione. Ovviamente non spetta a noi assumere decisioni conclusive, pero` il nostro lavoro puo` offrire un contributo valido. Dobbiamo certamente delle risposte a chi si e` ammalato e ai familiari dei ragazzi che sono morti. Fortunatamente sono intervenute le associazioni militari perche´, altrimenti, in attesa che lo Stato intervenisse, forse non avremmo raggiunto particolari risultati. Ora, siccome da piu` parti si pretende che questa Repubblica dia risposte certe ai suoi cittadini, credo che la Commissione possa farsi promotrice anche di una risposta certa da parte degli organi dello Stato preposti, magari considerando anche un’azione risarcitoria. La nostra attivita` puo` essere utile anche con riferimento alle indagini condotte dalla magistratura o alle sentenze. Qualche risultato, anche minimo, e` stato ottenuto semplicemente per aver presentato degli atti di sindacato ispettivo. Vorremmo che l’attivita` svolta dalla Commissione possa essere utilizzata da coloro che portano avanti iniziative volte al risarcimento. Credo che sia fondamentale ascoltare tutte le vostre indicazioni e, se possibile, raccogliere una documentazione scritta, che potrete far pervenire agli uffici della Commissione anche in un secondo momento. Tali documenti diventerebbero parte integrante degli atti ufficiali dell’inchiesta e, come tali, costituirebbero un supporto fondamentale per l’attivita` che stiamo portando avanti. Nessuno pretende che voi svolgiate autonomamente indagini di valenza scientifica, pero` gia` l’esposizione dei problemi riscontrati in prima persona potrebbe costituire una traccia o un contributo per il nostro lavoro. Vorrei chiedere alla signora Secci, perche´ risulti dal resoconto stenografico, se e` vero che per condurre una perizia su un ragazzo di 23 anni e` stato incaricato un geriatra. Puo` confermare questa notizia?

SECCI. Sı`. Mio figlio e` partito per la Bosnia il 18 novembre 1998 ed e` rimasto lı` fino al gennaio dell’anno successivo. E` tornato in licenza per sei giorni e stava benissimo, anzi l’ho trovato addirittura ingrassato. Diceva di stare bene. Poi ha ripreso servizio. Verso la fine di marzo del 1999, quando sono iniziati i bombardamenti, mi ha detto di non stare piu` bene. Molti ragazzi si erano ammalati – una sessantina – ed erano stati ammucchiati come pecore. Pertanto, il lavoro che normalmente veniva suddiviso tra piu` ragazzi spettava maggiormente a lui, tant’e` vero che non riusciva quasi piu` a pranzare ne´ a cenare. Il suo lavoro consisteva nell’andare da una parte all’altra con il camion, caricando a mani nude proiettili e altri materiali; ad esempio, raccoglievano la sabbia per gli arsenali o qualcosa del genere. Persino i suoi amici gli dicevano di stare attento perche´ altrimenti un giorno all’altro sarebbe saltato in aria con il camion: lo avranno anche detto per fare una battuta, ma comunque questi fatti ci sono stati raccontati da lui. Negli ultimi tempi non faceva in tempo a mangiare perche´ il capitano lo mandava da una parte all’altra, tanto che faceva in tempo soltanto a mangiarsi un panino o una mela. Questo e` avvenuto per 15 giorni. Durante i bombardamenti mi ha raccontato che cominciava a sentirsi male. Pare che nelle vicinanze fosse scoppiato un aereo carico di bombe, forse un aereo invisibile; non capisco queste cose, cosı` ha detto lui. Continuava a ripetere che la colpa era del capitano, non mi diceva altro. Forse se avessi insistito ancora mi avrebbe raccontato qualcosa di piu`, ma non credevo che la sua situazione fosse cosı` grave. Durante il suo primo ricovero, presso l’Ospedale Militare di Cagliari, dove e` rimasto per 12 giorni, mi accorgevo che calava un chilo al giorno. Doveva ripartire. Era tornato il 14 aprile per una licenza concessa in quanto malato e sarebbe dovuto ripartire il 21 aprile. Invece, mentre altri suoi compagni ripartirono, lui resto` a terra con altri sette ragazzi. Gli altri ragazzi erano stati avvisati che la partenza sarebbe avvenuta durante la notte, mentre lui e altri sette restarono a terra. Di questo ho inviato la documentazione al maresciallo Leggiero. Poi, mentre mio figlio Salvatore si trovava qui, arrivo` una lettera, datata 20 aprile, in cui si diceva che, poiche´ il ragazzo non si era presentato sul teatro, la missione risultava conclusa. Mio figlio stesso mi fece notare che era strano che lui, che doveva rientrare il 22 aprile, avesse ricevuto da Sarajevo una lettera datata 20 aprile. Evidentemente gia` si sapeva che non sarebbe dovuto rientrare dalla licenza. E` strano. Lui si e` accorto della data e l’ha fatto sapere agli altri sette ragazzi che, secondo noi, per coprire questa situazione, erano rimasti a terra. Nel frattempo mio figlio, dopo aver preso i giorni di licenza, rientro` alla caserma Monfenera. Ebbe uno svenimento durante l’alzabandiera. Gli fu fatta un’ecografia e lo fecero ricoverare presso l’Ospedale Militare. Fu tenuto in osservazione per 12 giorni senza che gli fossero praticate analisi particolari. Si parlava di tiroide, pero` le ghiandole del collo erano gonfie e perdeva peso. Il capitano in maniera volgare gli diceva che non aveva nulla e sosteneva che si trattava di una scusa per non partire. Questo non era vero, tanto che aveva gia` cambiato 1.000 marchi in vista dell’imminente partenza. Mio figlio rispose al capitano che voleva partire, ma Senato della Repubblica XIV Legislatura – 51 – Commissione parlamentare d’inchiesta 2º Resoconto Sten. (18 ottobre 2005) che purtroppo aveva la febbre alta. E` sceso che aveva tremori, le mani spaccate, sudorazione; beveva otto litri di acqua al giorno, tant’e` vero che a casa una sola confezione d’acqua non era piu` sufficiente, gli compravamo dei bidoni di acqua per poterlo dissetare giorno e notte. Pur mangiando era come se non mangiasse niente. Ci diceva di avere un nodo in gola che non riusciva a mandare giu`. Inoltre soffriva di una tosse continua, oltre al fatto di aver subito uno spavento a seguito dei bombardamenti che aveva vissuto. Riferii le sue parole al capitano che mi rispose che mio figlio faceva confusione, che in linea d’aria era a 40 chilometri dal luogo dei bombardamenti. Conosco bene mio figlio e so che su una questione del genere non mentirebbe mai: era a un raggio di 7-8 chilometri in linea d’aria. Venni poi a sapere che aveva avuto le convulsioni, anche se secondo i suoi superiori non era tornato in Italia ammalato. Il generale Sabatelli in una conferenza stampa a Sassari disse che il ragazzo era tornato sano, quando invece non aveva neanche la forza di preparare le borse per il viaggio; fu un suo compagno ad aiutarlo. Era febbricitante, vomitava, ed aveva attacchi di diarrea. Da quel momento e` iniziato il suo calvario: non aveva niente, ma perdeva un chilo al giorno. Ricordo anche che ebbe un arresto respiratorio per il quale gli furono dati sette giorni di convalescenza, ma la situazione non migliorava. Il capitano diceva soltanto che il ragazzo aveva ancora il collo gonfio e quindi non poteva rientrare in servizio. Passo` la notte all’ospedale militare, come da prassi, e il giorno dopo… MALABARBA (Misto-RC). Signora, puo` confermare che il tribunale ha nominato un geriatra per la perizia?

SECCI. Sı`, posso confermarlo

resoconto stenografico

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