OBIETTIVI E SPERANZE DELL’OSSERVATORIO: DARE GIUSTIZIA A CHI SI È RIVOLTO A NOI CON LA SPERANZA DI RIUSCIRCI PER TUTTI

L’uranio impoverito è colpevole anche verso i familiari dei soldati che per causa sua non ci sono più. E’ di portata storica la sentenza emessa dal Tribunale di Roma, depositata il 1 dicembre scorso, contro il Ministero della Difesa. In capo a questo si configura la responsabilità di non aver tutelato abbastanza i suoi dipendenti. (art. 2043 CC -fatto illecito-) e non conta che il giovane scomparso nel 2005 fosse un volontario. Nello specifico, il giudice di primo grado ha riscontrato l’evidenza del nesso eziologico fra l’inquinamento prodotto dalle armi all’uranio impoverito e la patologia contratta dal militare, reduce dal Kossovo e deceduto dopo mesi di sofferenza. Da qui, il risarcimento necessario a rifondere i familiari, riconoscendo loro il danno non patrimoniale, bensì biologico e morale “iure haereditario”. L’avv. Angelo Fiore Tartaglia, legale delle parti lese e autorevole conoscitore del diritto militare, definisce la sentenza una vittoria importante per i soldati che sono morti e per i loro familiari, ma rilevante anche per il diritto militare. Il Tribunale ha infatti accolto la tesi del danno derivante da uranio impoverito (DU), riconoscendo agli eredi il risarcimento non patrimoniale. E’ la prima causa in tal senso che è andata a sentenza, ma -aggiunge Tartaglia- ce ne sono altre che assicura saranno portate avanti con medesimo impegno, in identico modo. E’ certo che verrà fatta giustizia anche negli altri casi.

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