Obiezione di coscienza e servizio civile (T.A.R. Marche 25 ottobre 2006, n° 842)

Obiezione di coscienza e servizio civile – (T.A.R. Marche 25 ottobre 2006, n° 842)

Il sig. A.T., dopo aver svolto il servizio civile sostitutivo di cui all’art. 1 della L. 15 dicembre 1972, n. 772, nel periodo dal 14-10-1998 al 14-10-1999, ha intrapreso l’attività lavorativa di agente di polizia municipale chiedendo la revoca del provvedimento dichiarativo dello status di obiettore di coscienza. Avverso il provvedimento di reiezione dell’istanza propone ricorso.

Sulla base di quanto stabilito dalla L. n. 230 del 1998, recante Nuove norme in materia di obiezione di coscienza, l’intervento dell’Amministrazione ai fini dell’accesso del singolo cittadino al servizio civile, alternativo al servizio militare, si estrinseca attraverso l’adozione di un atto meramente vincolato, che viene posto in essere a seguito di domanda presentata dall’interessato e in base al semplice riscontro dell’assenza delle cause impeditive individuate dalla legge. Poiché l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza è rimesso alla libera disponibilità del titolare, deve ritenersi che la rinuncia di tale diritto sia ugualmente consentita al medesimo titolare non solo in momento antecedente alla relativa opzione, ma anche dopo l’avvenuta ammissione al servizio civile, posto che detta ammissione non appare idonea, comunque, non solo a costituire, ma neppure a modificare o ad estinguere la titolarità del diritto in questione.

TAR MARCHE – ANCONA – SEZ. I – 25 ottobre 2006 n. 842 – Pres. Sammarco- est. Daniele
SENTENZA
Sul ricorso numero di registro generale 00192 del 2005, proposto da:
TINTI Andrea, rappresentato e difeso dall’avv. Daniele Granara, elettivamente domiciliato in Ancona, presso la Segreteria del Tribunale;
contro
la PRESIDENZA del CONSIGLIO dei MINISTRI, in persona del Presidente pro-tempore, ed il MINISTERO della DIFESA, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Ancona, presso il cui ufficio, alla Piazza Cavour n. 29, sono domiciliati ex lege;
per l’annullamento
del provvedimento del Direttore Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, prot. n. 99863/II/3 del 21.12.2004, avente ad oggetto diniego della revoca dello status di obiettore di coscienza, nonché di ogni atto presupposto, connesso e conseguente.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Difesa;
Vista la propria ordinanza 23 marzo 2005, n. 207;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 22/02/2006, il dott. Giuseppe Daniele e uditi per le parti i difensori come specificato nel relativo verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO
Il sig. Andrea Tinti, dopo aver svolto il servizio civile sostitutivo di cui all’art. 1 della L. 15 dicembre 1972, n. 772 nel periodo dal 14.10.1998 al 14.10.1999, ha intrapreso l’attività lavorativa di agente di polizia municipale presso il Comune di Montecalvo di Foglia.
Recentemente, avendo mutato le proprie precedenti opinioni, è pervenuto al convincimento dell’assoluta necessità che ogni Stato sia dotato di un proprio apparato difensivo e come tale debba essere protetto dai propri cittadini.
Pertanto, con istanza in data 29.10.2004, ha chiesto la revoca del provvedimento dichiarativo dello status di obiettore di coscienza, anche in ragione della necessità di dotarsi dell’arma di ordinanza per svolgere in maniera adeguata la propria attuale attività lavorativa.
Tuttavia l’istanza è stata respinta dal Direttore Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, con provvedimento prot. n. 99863/II/3 del 21.12.2004, sul rilievo che “il Consiglio di Stato, con parere n. 10425/04 espresso nell’Adunanza del 28.9.2004, ha ritenuto che l’attuale normativa non consenta l’adozione del provvedimento di revoca dello status di obiettore nei confronti di coloro che abbiano già svolto e completato il servizio civile”.
Il provvedimento è stato impugnato dall’interessato, con atto notificato il 18.2.2005, depositato l’8.3.2005, che ne ha chiesto l’annullamento, deducendo censure di violazione di legge ed eccesso di potere sotto molteplici profili, articolate in cinque distinti motivi.
Si sono costituiti in giudizio la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Difesa, che hanno dedotto la infondatezza dei motivi del ricorso, concludendo per la reiezione.
Con ordinanza 23 marzo 2005, n. 207, il Tribunale ha respinto l’istanza di sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato.

DIRITTO
1. – Il ricorso deve essere accolto, risultando, fondate, ed assorbenti, le censure di violazione dell’art. 1 della legge 8 luglio 1998, n. 230 con esso dedotte.
Non ignora il Collegio che l’atto impugnato è stato emanato uniformandosi al parere espresso dal Consiglio di Stato, Sez. III, n. 10425/04; il Collegio ritiene peraltro di aderire alle conclusioni cui è pervenuto altro parere espresso dalla medesima Sezione del Consiglio di Stato (sez. III, n. 964/03), poiché maggiormente aderenti alla “ratio” della vigente normativa, e formulate in maniera più persuasiva.
Ed invero, la L. 8 luglio 1998, n. 230 ha espressamente riconosciuto al cittadino un diritto soggettivo all’obiezione di coscienza, il cui esercizio risulta soltanto subordinato al mero riscontro, da parte dell’Amministrazione, della mancanza delle cause ostative tassativamente indicate dall’art. 2 della legge stessa.
A differenza di quanto avveniva nel vigore della L. 15 dicembre 1972, n. 772 (secondo la quale la decisione sulla domanda di obiezione, di carattere discrezionale, si configurava come concessione di un beneficio ed aveva, quindi, carattere costitutivo), in base alle norme della L. n. 230 del 1998, attualmente vigente, l’intervento dell’Amministrazione ai fini dell’accesso del singolo cittadino al servizio civile, alternativo al servizio militare, si estrinseca attraverso l’adozione di un atto meramente vincolato, che viene posto in essere a seguito di domanda presentata dall’interessato e in base al semplice riscontro dell’assenza delle cause impeditive individuate dalla legge.
In questo contesto, l’intervento dell’Amministrazione nel procedimento in questione ha, unicamente, finalità accertativo – dichiarative della inesistenza, sul piano oggettivo, delle menzionate cause ostative all’esercizio del diritto di obiezione di coscienza, applicandosi in proposito, oltretutto, il meccanismo del silenzio – assenso, in base all’art. 5, comma 2, della legge.
Trattandosi, dunque, di un diritto il cui esercizio è rimesso alla libera disponibilità del titolare, deve conseguentemente ritenersi che, in base ai principi generali in materia e nel rispetto delle forme prescritte, la rinuncia di tale diritto sia ugualmente consentita al medesimo titolare non solo in momento antecedente alla relativa opzione, ma anche dopo l’avvenuta ammissione al servizio civile, atteso che detta ammissione non appare idonea, comunque, non solo a costituire, ma neppure a modificare o ad estinguere la titolarità del diritto in questione.
2. – Aggiungasi, come esattamente evidenziato dalla difesa del ricorrente, che l’atto impugnato si appalesa illegittimo anche in ragione della recente entrata in vigore della L. 23 agosto 2004, n. 226, che nell’ambito della progressiva trasformazione dello strumento militare in professionale ha di fatto abolito il servizio militare obbligatorio, sospendendo le chiamate per l’esercizio del servizio di leva a decorrere dal 1° gennaio 2005.
Allo stato attuale, quindi il provvedimento dichiarativo dello status di obiettore di coscienza, di cui alla pregressa normativa, ha perso ogni significato, sicché se non è più necessario ottenere un provvedimento dichiarativo del proprio status di obiettore, non si vedono le ragioni per cui ne debba essere inibita la revoca, ove sussista il mutato convincimento in merito da parte del richiedente.
3. – Per le argomentazioni che precedono il ricorso deve essere pertanto accolto, con conseguente annullamento del provvedimento con esso impugnato, restando assorbite le censure non esaminate.
4. – Si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche accoglie il ricorso in epigrafe indicato e, per l’effetto, annulla il provvedimento del Direttore Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, prot. n. 99863/II/3 del 21.12.2004.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

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