Omaggio a Giovanni Pezzullo
Un altro militare italiano è silenziosamente caduto in Afghanistan, nel
compimento del suo dovere in una attività chiamata CIMIC, cioè cooperazione
civile e militare. In pratica si stava dedicando alla distribuzione di
viveri, farmaci,vestiario, stufe e assicurava assistenza medica a una
popolozione sfortunata e affamata che non ha mai conosciuto pace, serenità e
benessere.
Questa volta è toccato al 1° Maresciallo Giovanni Pezzulo del NATO Cimic
Group di Motta Di Livenza. Egli, con la sua famiglia, viveva a Oderzo, a due
passi dalla città di Pordenone. E' stato vigliaccamente ucciso alle spalle
da banditi assassini, connazionali della stessa gente che Giovanni stava
aiutando a sopravvivere, a superare il rigido inverno afghano. Ora è il
momento del dolore e del silenzio come altre volte è accaduto.
Ogni giorno muore qualcuno: per strada, a casa, sul lavoro, ma morire
ammazzati da terroristi criminali, senza Dio e senza Patria e così lontano
dalla tua terra, non è di ogni giorno, non è uguale per tanti. E' da soldato.
Si potrà dire che fa parte della vita e delle regole dei soldati mettere nel
conto anche la possibilità di morire per mano ostile, ma è proprio in virtù
del giuramento prestato, della regola che i militari osservano, più di
altri, fino alla morte che questi nostri fratelli onorano l'uniforme e
l'Italia, anzi, sono i porta bandiera della politica estera del loro Paese.
I militari italiani dovrebbero venir onorati non solo nel ricordo e nel
momento di quando muoiono o cadono mentre noi stiamo nei nostri caldi
cantucci e abbiamo l'imbarazzo della scelta del regalo e di come trascorrere
la serata di S.Valentino.
Si dovrebbero onorare meglio e in modo più consono che spedirli a Napoli a
pulire la munnezza che l'incapacità di amministratori e operatori locali fa
si che sommerga Napoli e l'Italia.
I politici che si affrettano a inviare messaggi di cordoglio e a presenziare
con facce di circostanza le esequie di questi eredi delle migliori
tradizioni italiane, non solo militari ma anche di esempio sociale e
famigliare, dovrebbero trattarli meglio non lesinando sul bilancio per la
Difesa, per far in modo che all'estero ma anche in Patria essi possano
operare al meglio, nelle migliori condizioni, al pari dei migliori eserciti
occidentalli. Non è sempre stato e non è sempre così.
Bisogna inoltre, valorizzarli meglio i nostri fratelli in uniforme, presso
i media e l'opinione pubblica italiana con decisione e visibilità più
adeguate. Prendo ad esempio i Carabinieri che, a mio modesto parere, alle
volte soffrono addirittura di sovraesposizione e dei suoi soldati non
importa nulla a nessuno.
Le Forze dell'Ordine sono la sicurezza interna, ma i soldati sono la
sicurezza esterna e, quando occorre, concorrono anche all'interna (vds. la
munnezza di Napoli ahimè).
Questa mattina mi trovavo a Casarsa per delle incombenze e ho provato una
certa emozione nel vedere, in un pennone di una villetta di Via Braide, un
tricolore a mezz'asta listato a lutto. Mi consola il fatto che ci sia ancora
qualcuno capace di amare a 360 gradi con meno drappi arcobaleni tanto cari a
chi non ama le donne in tutto il loro essere e a certi pacifisti a senso
unico permanente.
Andrea Santarossa
(Colonnello (a) dell'Esercito)