OSSERVATORIO MILITARE
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COMUNICAZIONI

 

PAURA DI CAMBIARE, VOGLIA DI CAMBIAMENTO!

Come avrete notato sul sito www.osservatoriomilitare.it sono state pubblicate delle sentenze che, se interpretate non solo dal punto di vista giuridico, rappresentano una svolta nel mondo delle FF.AA.

Ringrazio per le segnalazioni pervenute in merito alla nuova veste del sito ed approfitto per ricordare che iniziano ad arrivare ai diretti interessati, i modelli da compilare e spedire al legale dell’Osservatorio Avv. Tartaglia, affinché questi vi comunicherà la password da inserire dopo il nome e cognome nell’apposito spazio in prima pagina, per potersi collegare ed avere “in diretta” tutte le notizie in merito all’azione legale svolta.

Non potevamo esimerci, proprio nello spirito del Centro Studio Osservatorio, di esaminare, studiare ed interpretare i risultati elettorali ultimi che, anche se hanno visto coinvolti solo Regioni ed enti locali, rappresentano comunque una manifestazione di consenso o dissenso della politica nazionale.

Ovviamente l’analisi che mi appresto a fare è rivolta squisitamente al mondo della Difesa del quale sono responsabile all’interno del Centro Studio.

Cercherò, per quanto possibile, di limitarmi ad un’analisi obiettiva e scevra da normali condizionamenti dettati dall’opinione politica che è propria di ogni uno di noi.

Durante il precedente Governo il mondo militare esprimeva preoccupazione ed insofferenza verso una politica per il personale sbagliata, distruttiva e fortemente offensiva.

L’indifferenza nei confronti dei ragazzi che continuano a morire a causa dell’uranio impoverito, la riforma delle Forze Armate che ha visto la distruzione di settori che rappresentavano il fiore all’occhiello delle stesse (una per tutte la Sanità Militare annientata dagli allori vertici della Difesa), la grave condizione di disparità di trattamento non tanto economico ma di dignità lavorativa tra il personale, la vendita del patrimonio abitativo della Difesa, il riallineamento ed il riordino dei gradi non direttivi, la riforma della rappresentanza militare ecc.

Tanto entusiasmo, tanti buoni propositi da parte dell’allora opposizione che si mostrò sensibile, attenta e disponibile verso i militari al punto di farne un punto di forza (sicurezza e difesa) di tutta la campagna elettorale.

Poi il voto, l’elezione di un Governo definito di terza Repubblica, la voglia di lavorare, l’attesa.

In effetti, l’attesa è stato il sentimento che più ha caratterizzato questi 4 anni di Governo.

Le tante promesse, i tanti impegni di prima, avrebbero poi rappresentato il principale nemico di un intero settore che si è sentito tradito ed abbandonato.

Che i fatti sarebbero stati differenti dalle promesse, lo si era già visto con alcuni comportamenti di vari esponenti politici che con chiarezza indicavano il “vecchio percorso politico” come unica soluzione ai problemi.

La “condanna” del Presidente della provincia di Roma dopo le elezioni politiche e la sua presa di posizione sul caso uranio con la sponsorizzazione di un opuscolo redatto da un rispettabile dottore in pensione che rappresenta ancora oggi una vergogna ed un’offesa indimenticabile per i famigliari ed i militari di buon senso, credevamo rappresentasse uno spunto di riflessione e cambiamento.

Neanche quest’episodio svegliò le coscienze.

In effetti, il blocco che ha causato il totale distacco di un certo mondo dall’attuale Governo, è stata la paura di questo nel cambiare radicalmente un settore ormai allo sfascio con scelte coraggiose che avrebbero dovuto mettere in discussione sia l’intera politica della Difesa degli ultimi anni, sia i poteri dettati dalle componenti dei vertici militari.

Sono state invece proprio queste ultime a dettare legge nel mondo militare e fare in modo che la classe politica fosse ridimensionata dall’enorme potere delle “cordate” interne alla Difesa consolidatesi nel tempo e divenute, in certi casi, anche più forti degli organi di Governo.

L’attuale classe politica è stata disattenta verso il mondo militare e non ha voluto comprendere e reagire agli attacchi più o meno nascosti che nel tempo venivano fatti.

Le collette per i famigliari dei caduti, (patetica l’ultima organizzata da un giornalino politico molto legato al Governo) per il Dottor Calidari hanno suscitato sdegno e diffidenza tra il popolo con le stellette.

Quando uno Stato ricorre a collette per garantire un futuro agli eredi dei suoi caduti, sancisce il suo stesso fallimento in termini d’ideali e democrazia.

Le prese di posizioni d’ex militari ora profeti e provetti giornalisti su alcuni organi di stampa, ex Generali vogliosi di apportare la propria capacità di comando anche dopo il congedo utilizzando il potere politico, l’assenza totale nelle scelte importanti di Ministri e Sottosegretari, hanno fatto capire in questi anni che quel Governo che aveva promesso, ha avuto paura di cambiare perché intento, probabilmente, a “sdoganarsi” solo dalle proprie paure, dai propri pregiudizi.

A voler sintetizzare le posizioni e l’azione politica svolta dal Dicastero della Difesa che più hanno contribuito al fallimento della politica verso i militari la potremmo sintetizzare in questi punti:

1. le promesse di far luce sul caso uranio sono rientrate su pressioni della Difesa e di vari “Generali” politici;

2. la vendita degli alloggi della Difesa è stata bloccata sia dai vertici militari sia da pseudo organizzazioni sindacali rette anche queste da ex Generali molto vicini ai precedenti Governi;

3. l’Istituto Farmaceutico Militare distrutto dall’indifferenza politica e da interessi che esulano dal benessere delle Forze armate;

4. la Società Industria Difesa, obiettivo primario prima delle elezioni, è divenuta la maggior alleata per i politici attuali tanto da farne la definitiva causa di distruzione del patrimonio industriale delle FF.AA.;

5. grandi progetti per equipaggiamenti futuristici finanziati con il bilancio della Difesa a dispetto delle evidenti lacune logistiche operative nei teatri d’operazione;

6. riordino e riallineamento rappresentavano invece le punte di diamante del programma Difesa, immediatamente ed inesorabilmente affondate dagli Stati Maggiori ignorando totalmente i piccoli politicanti che facevano finta di reagire;

7. la riforma della rappresentanza, peggiorativa in ogni aspetto dell’attuale, con la complicità dei rappresentanti che hanno letteralmente scambiato la proroga del mandato con la scomparsa definitiva dal teatro rappresentativo (questi hanno agito, a loro dire, a nome e per conto di Partiti politici di Governo);

8. infine e non per ordine d’importanza la riforma dei codici militari che, se approvati, porteranno l’Italia ai margini del rispetto del diritto e sicuramente, davanti alla giustizia dei tribunali europei che rimarranno ultime frontiere per la garanzia della giustizia tra i militari;

9. la riforma delle Forze armate che ha visto battaglie pre elettorali (vedi il reparto volo della Folgore), naufragate oggi con un possibile consenso a chiudere definitivamente altri Reparti dell’Aviazione dell’Esercito con il complice silenzio della rappresentanza e l’indifferenza degli ormai ex paladini dei militari;

Come vedete il fallimento è rappresentato da mancate promesse ma anche da cose fatte in modo sbagliato ed in totale “dipendenza” dai poteri forti delle Forze Armate.

Sono certo però che il colpo definitivo alla credibilità politica dell’attuale Governo è stato l’assenza totale di contatto e dialogo interno.

Gli ex paladini della giustizia, sempre in trincea con la base, sono stati immediatamente accantonati da chi è realmente nelle stanze dei bottoni ed ha continuato a fare il Generale.

Con questo comportamento si è reso complice operativo del disegno politico iniziato con la sinistra e completato con la destra.

Obiettivamente hanno ottenuto un altro grande ed inaspettato risultato: far perdere di credibilità chi aveva rappresentato un riferimento elettorale più o meno comune a tutto il mondo militare.

A questo punto resta difficile catalizzare l’attenzione e la fiducia, certo manca ancora un anno alle elezioni, la Commissione d’inchiesta sull’uranio è stata istituita, il decreto per la vendita degli alloggi, nonostante gli elenchi “rivisti” dalla Difesa, potrebbe essere approvato per poi dare via libera alla giustizia per sanare tutte le malefatte degli ultimi anni.

Ovviamente avremo sempre i Colonnelli giornalisti, i Generali politici, i vari Costanzo e Vespa del mondo militare che fanno inorridire il personale e lanciano sibillini messaggi ai politici travisando le reali ambizioni del personale.

Un disegno equivoco e perverso che ha visto coinvolti personaggi che sembravano nuovi ma che hanno governato e pilotato le politiche della Difesa secondo i più antichi binari delle leggi napoleoniche.

Le promesse di cambiamento non hanno trovato riscontro nella scelta degli uomini.

Se alla presidenza di uno degli organi principali di controllo sulle politiche della Difesa è stato designato il C.te dei servizi segreti durante la così tanto odiata prima Repubblica, riesce molto difficile credere ad un reale cambiamento di rotta.

Tanti potrebbero aver paura di queste affermazioni ma ritengo che, nell’interesse del mondo militare, queste sono osservazioni obiettive che vanno fatte, altrimenti il dissenso ad esse potrà essere espresso solo in cabina elettorale e, a quanto pare, anche il popolo con le stellette lo ha fatto.

In effetti, la Difesa, insieme allo stato sociale rappresentano i punti principali del tracollo.

Un tracollo tale da travolgere inesorabilmente anche realtà dove invece l’attenzione verso il sociale aveva rappresentato un punto di forza (vedi il Lazio).

Ma proprio nel Lazio, a mio parere è più chiaro il fallimento delle politiche verso il comparto difesa infatti, se si esamina il risultato elettorale è netta la differenza di consensi che l’attuale Governo riceve da zone a grossa presenza militare: Cecchignola, Nomentana, Tor di Quinto, erano roccaforte d’ampi consensi elettorali che, nell’ultima tornata, anche se regionale, hanno registrato cali determinanti ai fini del risultato.

D’altronde, anche se il nostro Esercito è ormai una piramide rovesciata, i Generali sono ancora meno della truppa che, dietro un signorsì, sa che l’unico posto in cui potrà esprimersi senza vincoli è solo la cabina elettorale.

A conferma di quanto detto vi è, sempre alla luce dei risultati, una tenuta del Partito di Governo che più si è mantenuto agli impegni pre elettorali (la Lega) ed una vittoria di Partiti (a destra così come a sinistra) che hanno dimostrato coerenza e trasparenza nel programma, a prescindere dalla condivisione dell’idea politica.

Infine, non ci resta che sperare che l’attuale classe politica, da destra a sinistra, si renda conto che l’alternanza di Governo deve essere garanzia di democrazia e non l’occasione di protesta del corpo elettorale.

E’ inutile negarcelo, se alle prossime elezioni si cambierà Governo, dopo poco, se non si cambia anche il modo di far politica, ci ritroveremo, ancora una volta a protestare ed invocare giustizia e, ancora una volta, saremo costretti a pubblicare tante sentenze che arriveranno perché, oramai, è la giustizia che deve sopperire all’assenza di cultura politica nel rispetto delle esigenze del popolo e non degli interessi privati.

Roma 13 aprile ’05

 

L’OSSERVATORIO
Comparto Difesa
Dct. Domenico LEGGIERO

 

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