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COMUNICAZIONI
SETTIMANALI
Dopo la
sosta estiva, si riprende con le comunicazioni settimanali mentre, per le
comunicazioni di servizio, dovremo aspettare alla prossima
settimana.
Proviamo
a riprendere da dove ci eravamo lasciati: vendita degli alloggi
demaniali.
Come
sapete, la conversione in legge del decreto che avviava la vendita del
patrimonio abitativo della Difesa, non ha superato l’esame dell’aula che, con
l’approvazione di un emendamento presentato da Rifondazione Comunista, non
avrebbe avuto più il tempo necessario per la trasformazione in legge pertanto,
il decreto fu ritirato dal Governo.
La
presentazione del nuovo testo è previsto per le prossime sedute del Consiglio
dei Ministri e sul sito www.osservatoriomilitare.it troverete il testo appena reso
noto.
L’articolo apparso su “libero” il 2/9 scorso, ci
chiarisce ancor di più (semmai fosse stato necessario) il parere contrario alla
vendita della Rappresentanza Militare che, pur di “compiacere” ai vertici, si
lascia andare a delle affermazioni che denotano tutta la scarsa preparazione in
materia.
Per
evitare strumentalizzazioni e/o distorsioni della reale portata del problema,
riteniamo utile rifare un quadro riepilogativo della situazione in modo
schematico per poi commentarlo insieme:
·
patrimonio alloggiativo attuale: oltre 18.000 alloggi sul
territorio nazionale;
·
alloggi assegnati alla categoria dei Volontari
(economicamente più penalizzati): 0;
·
alloggi occupati da Ufficiali e sottufficiali sine titulo
e/o senza più il diritto all’alloggio: 10-15% del
totale;
·
alloggi “abbandonati”a seguito trasferimenti di interi
Reparti e/o per non conveniente riparazione: 3% del
totale;
·
esigenza alloggiativa attuale considerando
anche il diritto alla casa per i Volontari: 50.000 unità
abitative;
·
gli stanziamenti attuali ai comandi Genio per ordinaria e
straordinaria manutenzione consentono d’intervenire solo per il 35%
dell’esigenza reale;
·
ad ogni singolo “sfratto” di sine titulo ed una immediata (anche se impossibile)
assegnazione corrisponde, per le casse dello Stato, una riduzione del 70% dei
proventi per ogni singolo alloggio (spese di assegnazione, registrazione,
riduzione dell’affitto, tinteggiatura ecc);
·
nel caso in cui la Difesa avesse la possibilità di
sfrattare in modo forzato tutti i sine titulo da almeno un anno in poi, in
quello successivo non riuscirebbe a rendere abitabile neanche 1000 alloggi con
un ulteriore esigenza insoddisfatta di 49.000
alloggi.
Questa è
la situazione attuale che, a quanto pare, è pienamente condivisa dalla
Rappresentanza al punto tale da accusare il Ministro di “svendere” il patrimonio
abitativo.
Certi
che il primo dovere dell’Osservatorio sia la tutela, riteniamo opportuno esporre
in modo chiaro ed inequivocabile le ragioni secondo le quali è indispensabile
procedere quanto prima alla vendita dell’intero patrimonio abitativo della
Difesa e non solo di una parte (seppur consistente) dello
stesso.
Se è
vero che le Forze Armate saranno composte da professionisti è anche vero che
tutti devono avere gli stessi diritti ed il pari trattamento su esigenze sociali
comuni a tutti, senza differenza di gradi e/o
ruoli.
La casa
è uno di questi!
In
considerazione dell’addio definitivo ad una Forza Armata stanziale, è necessario
disporre di un parco alloggiativo flessibile alle esigenze pertanto è
impossibile pensare ad “insediamenti” fissi che, nella maggior parte dei casi,
contribuiscono solo alla ghettizzazione del
personale.
La
soluzione potrebbe essere rappresentata nell’attuazione del piano più volte
indicato anche nelle scorse comunicazioni: risolvere il problema casa in modo
immediato con l’utilizzo di alloggi indicati dagli enti locali in affitto
all’Amministrazione programmando (a lungo termine) costruzioni di alloggi
(project financing) sulle aree dove insistono insediamenti fissi di grandi unità
con pagamento di affitti a riscatto nel tempo sull’alloggio al momento
occupato.
In
conclusione, qualsiasi soluzione si intenda adottare per risolvere il problema
casa, vi è un punto di partenza comune: bisogna vendere l’attuale patrimonio
abitativo. Altra “preoccupazione” della Rappresentanza Militare è quella
della destinazione dei fondi derivanti dalla
vendita.
E’
difficile parlare di questo tema, semplicemente perché non dovrebbe essere
materia di una Rappresentanza professionista.
Sarebbe
opportuno preoccuparsi dei motivi per cui dopo anni di pessima gestione degli
alloggi oggi la Difesa si oppone alla vendita gridando alle ingiustizie
sociali.
Ancor
meglio verificare i motivi per cui quando si parla di sfratti coatti, si parla
solo dei soliti senza mai toccare gli
“intoccabili”.
Sarebbe
opportuno che la Rappresentanza chiedesse, s’interessasse della differenza di
trattamento all’atto della pensione o della sentenza che conferma la differenza
tra Marescialli dell’Esercito ed altri, oppure del riordino,
dell’armonizzazione, della prossima riforma delle pensioni (ne parleremo noi la
prossima settimana) o meglio ancora del contratto che ancora non viene
integralmente applicato nonostante si avvii alla scadenza…….. ma no, perché
parlare di questo, meglio mostrarsi “fedeli nei secoli” ed avviarsi verso una
battaglia (già persa), “vicini” alla controparte impedendo a migliaia di
colleghi di acquistare casa ed a decine di migliaia di poterci ancora
sperare.
Mi
sarebbe piaciuto se, esaminando la destinazione dei proventi della vendita,
qualcuno avrebbe considerato quel personale che, suo malgrado, non ha mai avuto
un alloggio in assegnazione, e quindi esaminare la possibilità di destinare ad
esso, sotto forma di una tantum, una somma da stabilire a carattere risarcitorio
e proporzionata agli anni di servizio per il mancato diritto riconosciuto ad
avere un alloggio di servizio come tanti altri suoi colleghi.
Questo
però significherebbe ragionare con equità e giustizia sociale, che non sembrano
essere doti particolarmente apprezzate in questo
periodo.
Permettetemi di ritornare ancora una volta sulla
posizione intransigente e demagogica della Rappresentanza, oltre ad essere
impopolare e filo Stati Maggiori conferma l’impossibilità di questo organismo a
provvedere alla tutela.
La
Rappresentanza, semmai sarà rivista, dovrà essere inquadrata nel solo aspetto di
tutela contrattuale con una formula diversa da quella sindacale in virtù di un
rispetto istituzione che vede il personale delle Forze Armate collocato nella
posizione di garanzia istituzionale e quindi tutelato dalle stesse
Istituzioni.
Ho
preferito chiudere con un “pensierino” ad un organismo che, se forte ed
indipendente diventa efficace , migliorativo e di controllo ma se, come credo,
andrà a finire, si punterà ad una rappresentanza in cui il delegato può essere
ben controllato e gestito con “piccole” concessioni e/o privilegi, il mondo
militare sarà sempre diviso in tre categorie: I militari (gli ufficiali), i
piangioni (i sottufficiali) e gli sfigati (i volontari)…….certo, di queste
categorie, non fanno parte i delegati.
Roma 7 settembre
’03
L’OSSERVATORIO Comp.
Difesa
Domenico LEGGIERO