N.6669/2003

Reg. Dec.

N. 3538 Reg. Ric.

Anno 2002

R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

         Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

sul ricorso in appello iscritto al N.R.G. 3538/2002 proposto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato presso i cui uffici ope legis domicilia in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro

il sig. MIGLIACCIO Domenico, rappresentato e difeso dall'avv. Fabio Lanni ed elettivamente domiciliato in Roma presso lo studio dell'avv. Angelo Fiore Tartaglia, via Alfredo Serranti, n. 49;

per la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Roma, Sez. I, n. 673/2002, resa inter partes;

Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata;

Vista la memoria prodotta dalla parte resistente a sostegno delle proprie difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore, alla pubblica udienza del 1° luglio 2003, il Consigliere Bruno Mollica; 

Uditi, altresì, l'Avvocato dello Stato Greco per la parte appellante;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

F A T T O

MIGLIACCIO Domenico, aspirante all'arruolamento quale allievo finanziere nel Corpo della Guardia di Finanza per l'anno 2001, veniva giudicato non idoneo dall'apposita Sottocommissione di visita medica in data 19.4.2001 e, in esito a visita di revisione, in data 20.4.2001, per I.M.C. inferiore al minimo consentito (IMC= 19,06).

Il ricorso giurisdizionale proposto avverso tale giudizio dinanzi al T.A.R. del Lazio veniva accolto a seguito di accertamenti medico-legali effettuati presso l'Istituto di medicina legale e delle assicurazioni dell'Università degli studi di Roma "La Sapienza" in data 19 novembre 2001, dai quali risultava un I.M.C. pari a 21,442, superiore al minimo richiesto (20).

La sentenza del primo giudice viene impugnata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne deduce l'erroneità per i seguenti motivi:

1.       Gli apprezzamenti tecnici della P.A. relativi alla valutazione dell'idoneità psico-fisica di un candidato a pubblico concorso non sono sindacabili in sede di legittimità con riferimento ai loro contenuti;

2.      L'esclusione del MIGLIACCIO è avvenuta in applicazione dei parametri di cui al D.M. 17.5.2000;

3.       Non risponde al vero che la verificazione sanitaria disposta con ordinanza T.A.R. n. 693/2001 è favorevole al ricorrente;

4.      La sussistenza dei requisiti di idoneità fisica richiesti dal bando va verificata all'atto delle prove, al fine di ottenere una parità di trattamento per tutti i candidati;

5.       Non rilevano le visite effettuate presso strutture sanitarie esterne, che ignorano i parametri di idoneità richiesti per l'arruolamento in una Amministrazione militare ed essendo le Sottocommissioni mediche gli unici organi abilitati a compiere gli accertamenti di cui trattasi;

6.      L'adeguatezza della motivazione del provvedimento impugnato in 1° grado scaturisce dalle risultanze dell'istruttoria.

Resiste il MIGLIACCIO con memoria di costituzione e sostiene diffusamente l'infondatezza della prospettazione dell'appellante.

Alla pubblica udienza del 1° luglio 2003 la causa è stata ritenuta in decisione.

D I R I T T O

1.     Il Ministero dell'Economia  e delle Finanze propone appello in ordine alla sentenza di T.A.R. specificata in epigrafe, con la quale è stato accolto il ricorso di MIGLIACCIO Domenico avverso il giudizio di non idoneità all'arruolamento quale allievo finanziere per I.M.C. (indice di massa corporeo) inferiore al minimo consentito.

2.     Va in primo luogo affermata la sindacabilità delle valutazioni relative alla idoneità psico-fisica del candidato laddove essa attenga ad elementi di fatto: ed in tale ambito si muove la odierna verifica di legittimità operata dal Collegio.

3.     Non è in discussione che l'esclusione del MIGLIACCIO sia avvenuta in applicazione degli incontestati parametri ex D.M. 17.5.2000; nè può non convenirsi che, in linea di principio, la sussistenza dei requisiti di idoneità debba essere verificata al momento delle prove, per evidenti esigenze di par condicio.

Tale assunto non preclude peraltro al giudice, in presenza di elementi che possano far dubitare della correttezza, nei limiti indicati, della verifica di idoneità effettuata dall'Amministrazione in sede di visita medica, di tenere adeguatamente conto delle risultanze degli accertamenti nel complesso effettuati, anche in tempi diversi rispetto alle prove medesime, ed anche in ragione della natura del requisito (o della patologia) oggetto di accertamento.

E va allora rilevato che il MIGLIACCIO è stato sottoposto dall'Amministrazione ad una prima visita in data 19 aprile 2001, che ha fatto registrare un indice di massa corporea (I.M.C.) di 18,3, a fronte di un limite minimo, utile per il reclutamento di 20.

Ma, già in sede di visita di revisione, richiesta dall'interessato ed effettuata appena il giorno successivo (20.4.2001), risultava, addirittura, un indice di 19,06.

Nell'arco di poche ore l'indice varia, quindi, di quasi 1 punto: il che è indicativo della incongruità e della non attendibilità della verifica dell'Amministrazione.

Se ciò è vero, non può non essere considerato, in un quadro d'assieme, anche l'esito della visita di parte, che segue in stretta successione temporale (18 maggio 2001) e che si attesta sul valore di 21.

Con ciò non si intende sostenere che le risultanze della visita di parte debbano ritenersi prevalenti rispetto a quelle della apposita Sottocommissione; ma non può essere ignorato che essa costituisce un ulteriore elemento a supporto della tesi della inattendibilità dell'esame effettuato dall'ufficio sanitario militare.

In realtà, l'accertamento medico che ne occupa non comporta particolari valutazioni di carattere sanitario, ma è basato sulla esclusiva verifica oggettiva di elementi di fatto: alla stregua del precitato decreto ministeriale, infatti, l'indice di massa corporea è la risultante del rapporto tra il peso corporeo (p) in chilogrammi e l'altezza (h) in metri elevata al quadrato secondo la seguente formula: IMC = p/(h x h).

Sostenere che un accertamento siffatto involga valutazioni peculiari dell'ordinamento militare, con conseguente attribuzione alle Sottocommissioni della qualificazione di "unici organi abilitati" appare allora tesi assolutamente destituita di fondamento.

L'inattendibilità del controverso giudizio sanitario non può non trovare ulteriore riscontro - sempre in un quadro d'assieme - nella verificazione disposta dal primo giudice che, effettuata ad appena cinque mesi di distanza dalla visita dell'organo militare, e quindi in un ragionevole contesto di prossimità, fa registrare un indice di ben 21,442, alla stregua di un rilevato aumento (nella prospettazione dell'appellante) ponderale di addirittura otto chilogrammi.

E non può essere seguita sul punto la difesa dell'Amministrazione laddove afferma che la verificazione sanitaria disposta dal T.A.R. non è favorevole al MIGLIACCIO: ciò, singolarmente, alla stregua della sola relazione predisposta dall'ufficiale medico presente alla verificazione, che non concorda con le conclusioni del Collegio medico nominato dal giudice di primo grado in ragione del criterio della verifica del possesso del requisito esclusivamente al momento della visita presso il Centro di reclutamento e che, peraltro, richiama l'esito della sola visita in data 19 aprile 2001 (I.M.C.: 18,3) tacendo l'esito della visita di revisione effettuata il giorno successivo (I.M.C.: 19,06).

Tale punto richiede un'ulteriore osservazione.

Può certamente discutersi sulla portata della prescrizione ex D.M. 17.5.2000 - laddove (art. 1) stabilisce che "nei casi dubbi con I.M.C. al limite minimo sarà valutato per l'adozione del provvedimento medico legale di riforma il perimetro toracico, i cui valori non possono essere inferiori ai valori minimi indicati in tabella per ciascuna altezza" - con riguardo alla individuazione, in concreto, dei casi dubbi con I.M.C. al limite minimo".

Sembra peraltro al Collegio che, nella specie, la prossimità del valore di 19,06 a quello utile di 20 ed i "dubbi" che il differente esito di due successivi accertamenti degli organi sanitari militari a distanza di appena un giorno (18,3 e 19,06) avrebbe dovuto ingenerare negli organi stessi, avrebbero dovuto ragionevolmente orientare l'Amministrazione per l'applicazione della precitata disposizione ex art. 1.

Sotto altro profilo, va solo marginalmente rilevato che la non univocità delle risultanze dell'istruttoria non ridonda certamente sulla ritenuta (dall'Amministrazione) adeguatezza della motivazione.

4.     In conclusione, il ricorso in appello proposto dal Ministero dell'Economia deve essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in


dispositivo.

P. Q. M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), respinge il ricorso in appello n. 3538/2002 proposto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Condanna il Ministero appellante al pagamento delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano in euro 2.000,00 (duemila/00).

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 1° luglio 2003 , con l'intervento dei Signori:

Gaetano TROTTA                              Presidente

Giuseppe BARBAGALLO                 Consigliere

Filippo PATRONI GRIFFI                  Consigliere

Aldo SCOLA                                     Consigliere

Bruno MOLLICA                              Consigliere est.

L'ESTENSORE                                 IL PRESIDENTE

 

IL SEGRETARIO

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

27/10/2003

(Art.55, L. 27.4.1982 n. 186)

          Il Dirigente