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È una centrale
atomica fantasma e nessuno sa dove siano finite o finiranno le scorie che ha
prodotto prima dello spegnimento. Il suo nome compare en passant in alcuni
documenti del Governo e dell’Enea, ma non è compresa tra gli impianti per i
cui rifiuti Silvio Berlusconi ha incaricato il generale Carlo Jean di trovare
una sistemazione. Si trova a Pisa, non lontana dunque da quel deposito
toscano di munizioni nel quale - lo dimostra un documento militare in
possesso dell’Unione Sarda - vengono stoccati e lavorati i proiettili
radioattivi all’uranio sparati dalla Nato durante le guerre definite
“umanitarie”. Il suo nome è Cisam (Centro interforze sviluppo applicazioni
militari) e contiene un reattore nucleare di ricerca (il “Galilei”) di cui
ben poco si sa. Il rapporto sullo “Stato della radioprotezione in Italia”,
compilato da tecnici dell’ente statale Enea prima che la gestione del
nucleare passasse in mano alla Sogin (del ministero del Tesoro), considera
l’impianto del Cisam tra quelli da mettere in sicurezza, considerata la
pericolosità del combustibile (plutonio) usato prima dello spegnimento e dei
rifiuti radioattivi prodotti. Ma sul “Galilei” è da tempo stata distesa una cappa
di segretezza.
I militari e il nucleareUn documento del ministero dell’Industria datato 15
novembre 1999 (il dicastero era retto dal diessino Pierluigi Bersani)
prevede, per la scelta del deposito nazionale delle scorie nucleari, un -
testuale - «percorso partecipativo, trasparente e consensuale per arrivare ad
individuare e selezionare un sito per la realizzazione di un deposito
nazionale per i rifiuti radioattivi». E molto chiaro a questo punto che
questo cammino non è così trasparente come affermato dai Governi: lo
dimostra, tra le altre cose, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di una
ordinanza del generale Jean con l’omissione di alcune parti relative alla
sicurezza degli impianti atomici. Ne è conferma il fatto che ministri di ogni
colore abbiano sempre negato la presenza di munizioni radioattive nelle basi
italiane, mentre invece esistono documenti che ne provano la conservazione e
il trattamento. Di scarsa trasparenza è prova anche il fatto che alla
commissione di inchiesta sull’uranio impoverito (la Commissione Mandelli)
negli anni passati siano stati chiamati a partecipare, sempre dal Governo,
esperti militari che appartengono proprio al Cisam, centrale della quale si
ignora la sorte delle scorie. Proprio il Cisam ha tra gli altri compiti quello
delle analisi della radioattività sui campioni d’acqua del porto di La
Spezia, una delle dodici basi - c’è anche Santo Stefano, in Sardegna - che
secondo le fonti ufficiali offrono ricovero ai sottomarini nucleari degli
Stati Uniti. Ma nella città ligure i risultati degli esami dei tecnici
militari non sempre vengono resi noti.
L’ordinanza BerlusconiNell’ordinanza di nomina del generale Jean a
commissario con poteri speciali per il nucleare ((7 marzo 2003 numero 3267)
il premier Silvio Berlusconi elenca gli impianti atomici che devono essere
smantellati, con il successivo stoccaggio delle scorie in un deposito unico:
ma nell’atto non si parla del reattore Galilei, né del Cisam e nemmeno viene
elencata la Toscana tra le regioni in emergenza a causa della presenza di
plutonio e altre sostanze radioattive. Il significato è chiaro: le scorie del
Centro delle forze armate sono sottoposte a segreto militare oppure sono già
state condotte altrove. Senza informare le popolazioni dei territori
interessati dal passaggio dei convoglio radioattivi e dei luoghi nei quali i
rifiuti dell’era atomica sono conservati.
Marco Mostallino
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