Nell’inchiesta sono coinvolti anche otto
imprenditori. Uno dei colonnelli dirigeva il centro rifornimenti alla
Cecchignola Avrebbero favorito alcune ditte per gli appalti di forniture
militari
Quattro ufficiali dell'Esercito sono stati arrestati dai
carabinieri per una vicenda di tangenti e fatture false legate al Centro
Rifornimenti. In manette sono finiti anche due imprenditori. L'inchiesta è
coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Roma Silverio
Piro. Le accuse sono corruzione, concussione, falso in atto pubblico e
turbativa d'asta: questi i reati contestati alle sei persone coinvolte
nell' inchiesta. Le irregolarità, stando a quanto è stato accertato dagli
inquirenti, riguardano gli appalti per la fornitura di divise, cibi e
bevande e altro materiale destinato al settore logistico della Città
Militare della Cecchignola. Il giro di tangenti, di fatture e di
documentazione false nel quale sono implicati i quattro ufficiali e i due
imprenditori arrestati sarebbe cominciato almeno tre-quattro anni fa.
Oltre a quelli arrestati, ci sarebbero anche otto imprenditori indagati.
Secondo quanto si è appreso, due dei militari arrestati sono colonnelli:
uno era in carica alla guida del Cerico, il Centro Rifornimenti
Commissariato di Roma che si trova alla Cecchignola e si occupa di
approvvigionamento, forniture e logistica in genere e che fa capo all'
Ispettorato Logistico, e l'altro era il suo predecessore. Altri militari
della stessa struttura avrebbero svolto, secondo le indagini, il ruolo di
intermediari. Gli ufficiali sono accusati di avere accettato beni da
imprenditori per agevolare l'aggiudicazione di gare d'appalto relative
alla dismissione di materiale militare. Gli stessi ufficiali avrebbero
consentito ad alcuni imprenditori di accaparrarsi materiale
dell'amministrazione militare rivenduto successivamente sul mercato
clandestino. Questo per gli inquirenti potrebbe far pensare ad una
associazione per delinquere finalizzata alla peculato militare, alla
corruzione e al turbamento della libertà degli incanti. Le indagini sono
scaturite da un sequestro compiuto dai carabinieri in Albania. A Golem,
nel 2001, uomini dell'Arma sequestrarono vestiario ed equipaggiamento
militare nuovo perchè scoperto in vendita libera in alcuni spacci dei
militari italiani. Il materiale sequestrato era stato fornito da una ditta
bolognese i cui rappresentanti avevano dichiarato di averlo acquistato da
un napoletano. Proprio quest'ultimo, è stato appurato nel corso delle
indagini, sarebbe stato il punto di riferimento di ditte che vendevano
vestiario militare usato. A giugno dello scorso anno un generale in
congedo, un colonnello e tre tenenti colonnelli dell'Esercito finirono in
manette con un'accusa infamante: avrebbero preteso tangenti per lavori
edili all'interno di basi militari e per la fornitura di parti di ricambio
di elicotteri. Furono in tutto diciotto gli indagati nell'ambito di una
complessa inchiesta della Procura di Civitavecchia con la collaborazione
della compagnia dei carabinieri di Bracciano. L'accusa riguardò diversi
reati, dalla corruzione all'abuso in atti d'ufficio, dalla turbativa
d'asta alla truffa ai danni dello Stato e persino al falso. Teatro della
vicenda era l'aeroporto "Oscar Savini", sulla strada del Sasso, che dalla
Braccianese porta all'Aurelia.
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