Tangenti, arrestati quattro ufficiali
15 mag 2003
Nell’inchiesta sono coinvolti anche otto imprenditori. Uno dei colonnelli dirigeva il centro rifornimenti alla Cecchignola Avrebbero favorito alcune ditte per gli appalti di forniture militari

Quattro ufficiali dell'Esercito sono stati arrestati dai carabinieri per una vicenda di tangenti e fatture false legate al Centro Rifornimenti. In manette sono finiti anche due imprenditori. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Roma Silverio Piro. Le accuse sono corruzione, concussione, falso in atto pubblico e turbativa d'asta: questi i reati contestati alle sei persone coinvolte nell' inchiesta. Le irregolarità, stando a quanto è stato accertato dagli inquirenti, riguardano gli appalti per la fornitura di divise, cibi e bevande e altro materiale destinato al settore logistico della Città Militare della Cecchignola. Il giro di tangenti, di fatture e di documentazione false nel quale sono implicati i quattro ufficiali e i due imprenditori arrestati sarebbe cominciato almeno tre-quattro anni fa. Oltre a quelli arrestati, ci sarebbero anche otto imprenditori indagati. Secondo quanto si è appreso, due dei militari arrestati sono colonnelli: uno era in carica alla guida del Cerico, il Centro Rifornimenti Commissariato di Roma che si trova alla Cecchignola e si occupa di approvvigionamento, forniture e logistica in genere e che fa capo all' Ispettorato Logistico, e l'altro era il suo predecessore. Altri militari della stessa struttura avrebbero svolto, secondo le indagini, il ruolo di intermediari. Gli ufficiali sono accusati di avere accettato beni da imprenditori per agevolare l'aggiudicazione di gare d'appalto relative alla dismissione di materiale militare. Gli stessi ufficiali avrebbero consentito ad alcuni imprenditori di accaparrarsi materiale dell'amministrazione militare rivenduto successivamente sul mercato clandestino. Questo per gli inquirenti potrebbe far pensare ad una associazione per delinquere finalizzata alla peculato militare, alla corruzione e al turbamento della libertà degli incanti. Le indagini sono scaturite da un sequestro compiuto dai carabinieri in Albania. A Golem, nel 2001, uomini dell'Arma sequestrarono vestiario ed equipaggiamento militare nuovo perchè scoperto in vendita libera in alcuni spacci dei militari italiani. Il materiale sequestrato era stato fornito da una ditta bolognese i cui rappresentanti avevano dichiarato di averlo acquistato da un napoletano. Proprio quest'ultimo, è stato appurato nel corso delle indagini, sarebbe stato il punto di riferimento di ditte che vendevano vestiario militare usato. A giugno dello scorso anno un generale in congedo, un colonnello e tre tenenti colonnelli dell'Esercito finirono in manette con un'accusa infamante: avrebbero preteso tangenti per lavori edili all'interno di basi militari e per la fornitura di parti di ricambio di elicotteri. Furono in tutto diciotto gli indagati nell'ambito di una complessa inchiesta della Procura di Civitavecchia con la collaborazione della compagnia dei carabinieri di Bracciano. L'accusa riguardò diversi reati, dalla corruzione all'abuso in atti d'ufficio, dalla turbativa d'asta alla truffa ai danni dello Stato e persino al falso. Teatro della vicenda era l'aeroporto "Oscar Savini", sulla strada del Sasso, che dalla Braccianese porta all'Aurelia.