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| Un militare italiano in Iraq |
ROMA - "Basta con la missione
italiana in Iraq senza l'Onu". L'Ulivo rilancia e, dopo l'annuncio del ministro
della Difesa, Antonio Martino di una proroga di sei mesi per i soldati italiani
di stanza a Dhiqar, nella regione di Nassirya, chiede subito un dibattito
parlamentare.
Tra opposizione e Casa delle libertà lo scontro sulla
permanenza delle truppe italiane è rinfocolato dalla presa di posizione di Forza
Italia. Il coordinatore forzista, Sandro Bondi, esclude infatti che il
Parlamento possa essere interessato alla questione. E ribadisce che saranno
piuttosto il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, Franco
Frattini, a sciogliere il "nodo" politico. Ma Martino in serata corregge la
rotta.
Fa sapere il ministro della Difesa dagli Usa - dove nei giorni
scorsi si è incontrato con il capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, e con altri
colleghi della Nato - che da parte sua ci sarà il massimo rispetto del
Parlamento in vista di un allungamento della missione italiana. Boccia un
incremento del numero dei soldati in Iraq. "Non prendiamo in considerazione
questa possibilità", scandisce. Attualmente i soldati italiani impegnati nella
missione in Iraq sono tremila, con un avvicendamento della Brigata Garibaldi e
della Brigata Sassari. Aggiunge che il governo italiano auspica "una risoluzione
dell'Onu e che altri paesi possano partecipare, in modo da offrire agli iracheni
quello che chiedono soprattutto, cioè la possibilità di riappropriarsi del loro
futuro". La sicurezza poi del contingente italiano alle prese con l'operazione
Babilonia "non è motivo di preoccupazioni; i nostri militari sono stati
preparati in maniera straordinaria per quanto riguarda la sicurezza".
Per Martino la condotta del governo italiano "è stata
esemplare, nel senso che siamo riusciti a mantenere gli impegni internazionali
tradizionali dell'Italia, la fedeltà delle alleanze, l'amicizia con gli Usa
senza tuttavia porre il paese di fronte a decisioni che non sarebbero state
comprese: la decisione di non belligeranza dovrebbe trovare tutti consenzienti".
L'opposizione incalza. Giudizio netto del segretario della Quercia,
Piero Fassino: "L'Iraq deve passare al più presto sotto la gestione delle
Nazioni Unite". Chiosa Ugo Intini (Sdi): "Senza la copertura dell'Onu i soldati
italiani in Iraq finiranno per apparire gli ascari degli Usa". Fausto Bertinotti
(Prc) punta al "ritiro immediato delle truppe". E Marco Rizzo (Pdci) annuncia
che "alla prossima riunione dei capigruppo a Montecitorio il Pdci chiederà al
presidente Casini di iscrivere all'ordine del giorno il dibattito sull'Iraq".
"Martino non dispone dell'uso delle Forze armate", dice Massimo D'Alema,
presidente dei Ds, e avverte che qualsiasi ipotesi di proroga deve essere
sottoposta al Parlamento.
(13
ottobre 2003)