SENATO DELLA
REPUBBLICA
—————— XIV LEGISLATURA ——————
419a SEDUTA
PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 19 GIUGNO 2003
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Presidenza del presidente PERA,
indi del vice presidente SALVI
e del vice presidente FISICHELLA
Presidenza del presidente PERA
PRESIDENTE.
La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
DENTAMARO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Antonione, Baldini, Bianconi, Bobbio Norberto, Bosi, Callegaro, Cicolani, Chincarini, Cursi, Cutrufo, D’Alì, De Corato, De Gennaro, Favaro, Grillo, Lauro, Mantica, Manunza, Marano, Moncada, Mugnai, Palombo, Pianetta, Sambin, Saporito, Siliquini e Vegas.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Gubert, Nessa, Rigoni e Tirelli, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'Europa Occidentale; Forcieri e Gubetti, a Varsavia, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Budin, Crema e Rizzi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Danieli Franco, in Moldova, per il Gruppo italiano dell'Unione interparlamentare; Bedin, Curto, De Zulueta, Greco e Sodano Calogero, per una visita alle autorità cipriote con la XIV Commissione della Camera dei deputati; Manfredi, Filippelli, Minardo e Pascarella, per un sopralluogo presso il Comando truppe alpine di Brunico; Lauria, a Berna, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia; Pedrizzi, per presenziare all'Assemblea annuale delle associazioni aderenti all'ANCE; Tomassini, per partecipare ad una Conferenza stampa sui tumori femminili; Guzzanti, per l'attività della Commissione d'inchiesta concernente il "dossier Mitrokhin".
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. Le comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso
previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,39).
Disegno di legge (2329) fatto proprio da Gruppo parlamentare
ALBERTI CASELLATI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTI CASELLATI (FI). Signor Presidente, ai sensi dell’articolo 79 del Regolamento, comunico che il disegno di legge n. 2329, recante: "Modifiche all’articolo 15-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni" (si tratta della normativa riguardante i medici a tempo determinato), viene fatto proprio dal Gruppo Forza Italia.
PRESIDENTE. Ne prendo atto a tutti i conseguenti effetti regolamentari.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(2248) Conversione in legge del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di valorizzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico (Relazione orale)
Approvazione, con modificazioni, con il
seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge
9 maggio 2003, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di
valorizzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2248.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri hanno avuto inizio le dichiarazioni di voto finale.
EUFEMI (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EUFEMI (UDC). Onorevole Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi senatori, stiamo per approvare il decreto-legge n. 102 con profonde modifiche rispetto al testo originario e con un dibattito "spezzato" nella sua fase conclusiva.
Vi è poi l’anomalia di avere evitato un confronto in Commissione, scaricando sull’Aula tutta la fase istruttoria. Insisto su questo punto affinché il rappresentante del Governo ne prenda atto per il futuro, perché questo metodo non agevola un corretto esame parlamentare. Soprattutto si potrebbero evitare tensioni anche tra le forze della maggioranza, perché riteniamo che i problemi si risolvano con un confronto costruttivo e non con i diktat.
Non aggiungerò molto rispetto a quanto sufficientemente motivato nel corso del dibattito generale.
Il Gruppo UDC condivide le finalità del provvedimento tendente, da un lato, al conseguimento di obiettivi di finanza pubblica, come la diminuzione dello stock di debito e un miglioramento del rapporto tra spesa corrente e PIL, coerentemente con il Patto di stabilità e crescita, e, dall’altro, alla valorizzazione dell’attivo patrimoniale oltre che ad una sua migliore, efficiente e trasparente gestione.
Valorizzazione dell’attivo patrimoniale significa soprattutto minori trasferimenti pubblici. E ciò è tanto più vero, per esempio, per Rete ferroviaria italiana rispetto al complesso dei trasferimenti diretti e indiretti operati dallo Stato nel corso del decennio come sostegno al processo di trasformazione.
La cartolarizzazione del patrimonio immobiliare determina benefici finanziari innegabili che non sono solo risparmi di interessi sul debito pubblico, ma anche effetti sociali rilevanti come la trasformazione di inquilini in proprietari.
Il Gruppo UDC ha svolto con tenacia un’azione di miglioramento del testo del decreto-legge, con modifiche sostanziali ed incisive che sono state accolte dall’Aula. Di ciò siamo particolarmente soddisfatti.
Sono state così poste le condizioni per una più diffusa alienazione del patrimonio immobiliare pubblico salvaguardando gli attuali occupanti che, non bisogna dimenticarlo, sono stati e sono fedeli servitori dello Stato. Si realizza dunque un allargamento della platea dei soggetti beneficiari anche attraverso una riconsiderazione delle strutture abitative ricadenti nei cosiddetti perimetri militari e non più strettamente funzionali ad esigenze operative e di difesa.
Abbiamo coniugato irrinunciabili esigenze di equità sociale con quelle, pur apprezzabili, dell’amministrazione militare di disponibilità di alloggi.
In tal senso le forze di maggioranza, con un ordine del giorno dei Capigruppo, hanno assunto un impegno forte per reperire e destinare risorse finanziarie nell’ambito della manovra annuale di bilancio per le esigenze dell’esercito professionale e della conseguente mobilità sul territorio degli uomini delle Forze armate, evitando che prevalessero posizioni contrapposte tali da condizionare la realizzabilità della decisione parlamentare.
Abbiamo recuperato un più forte ruolo dei governi locali, Regioni, Province e Comuni rispetto alle STU, valorizzando il principio di sussidiarietà, tenendo conto dei princìpi costituzionali, in uno spirito di forte stimolo e collaborazione tra lo Stato, rappresentato dall’Agenzia del demanio, e i governi locali.
Condividiamo la soluzione riferita alla definizione degli sconfinamenti in aree demaniali, che chiude un antico contenzioso nel rispetto della salvaguardia degli interessi dello Stato e nella difesa del bene pubblico.
Nella maggioranza ha prevalso un equilibrio politico improntato al realismo, tale da contemperare gli obiettivi del Governo con l’esigenza di misure equitative.
Anche in questa occasione dobbiamo sottolineare il ruolo positivo e propositivo svolto da questo ramo del Parlamento, reso possibile dalla disponibilità del Governo ad un confronto parlamentare.
Per queste ragioni, il Gruppo UDC esprime la convinta adesione al testo del provvedimento che sta per essere approvato. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e del senatore Salzano. Congratulazioni).
PEDRIZZI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDRIZZI (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, fin dall’inizio dell’esame di questo provvedimento, Alleanza Nazionale è stata consapevole di come il decreto-legge, così come uscito dal Consiglio dei ministri, costituisse il risultato di un delicato punto di equilibrio tra esigenze di gettito dello Stato, esigenze sociali, riguardanti migliaia di cittadini benemeriti che hanno servito l’Italia in divisa e che desiderano finalmente coronare il sogno di possedere una casa per sé e per la propria famiglia dopo anni di lavoro e di sacrifici, e, soprattutto, esigenze di sicurezza e di interesse nazionale, interpretate e garantite dal Ministero della difesa che ha la necessità di provvedere agli alloggi per circa 40.000 militari professionisti, i quali non possono continuare a vivere lontano dalla famiglia, in camerate di circa 40 letti, oppure facendo i pendolari.
Partendo da questa consapevolezza, signor Presidente, abbiamo voluto e dato il nostro assenso ad alcune modifiche del provvedimento, tentando - e penso che ci siamo riusciti veramente - di mantenere e salvaguardare tale equilibrio.
Tutto questo lavoro ha riguardato prevalentemente l’articolo 1, che prevede che possano essere cartolarizzati immobili della Difesa, ossia parte del patrimonio immobiliare residenziale non ubicato nelle infrastrutture militari, nonché immobili non residenziali non più utilizzati per finalità militari o per i quali non è più economicamente conveniente la gestione diretta; tra questi, gli immobili della regione Friuli Venezia Giulia. Con alcune deroghe, onorevoli colleghi - mi rivolgo in particolare alla senatrice De Petris, al senatore Turci, al senatore Castellani - che escludono tutti gli immobili assegnati al personale in servizio per esigenze abitative proprie o delle famiglie; tutti gli immobili in corso di manutenzione per avvicendamento dei titolari; tutti gli immobili interessati al recupero coattivo.
Proprio nell’ottica di questo equilibrio, raggiunto e mantenuto, non comprendiamo per quale motivo il Governo abbia accolto l’ordine del giorno G1.103 del senatore Lauro riguardante lo Stabilimento balneare militare antica Reggia di Ischia, mentre si sia dichiarato contrario all’ordine del giorno G1.101 del senatore Eufemi che prevedeva la concessione della caserma Palmanova di Viterbo all’Università della Tuscia.
Capisco che ci sono stati momenti di concitazione nel corso delle votazioni; capisco anche che l’ordine del giorno accolto è molto poco impegnativo: si prevede, ad esempio, che "si valuti la possibilità di" e che la "destinazione a finalità non militari deve essere determinata d’intesa con il Ministero della difesa", ma si ignora che stiamo parlando di uno stabilimento che risale al periodo borbonico e che a suo tempo fu regalato dal medico di corte al proprio sovrano, che volle ricambiare quel regalo con la costruzione del porto di Ischia.
Si ignora che dopo l’unità d’Italia quello stabilimento passò a casa Savoia, che a sua volta lo diede in dotazione all’esercito italiano perché venissero curati i militari al rientro dalle varie campagne di guerra. Anche attualmente lo stabilimento viene utilizzato appieno, dopo essere stato ristrutturato ed ammodernato con lavori realizzati in economia dall’Esercito, da tutti i militari affetti da patologie reumatiche, respiratorie, artritiche e così via. Inoltre, proprio i militari che lo gestiscono lo hanno aperto ad iniziative culturali e artistiche realizzate per e con la comunità locale.
Forse mi sono dilungato su un aspetto particolare della discussione, su questo ordine del giorno che, nel contesto dell’intero provvedimento, non è estremamente significativo: per questo chiedo scusa a lei, signor Presidente, e ai colleghi. Volevo però che restasse agli atti, anche per il seguito che il Governo dovrà dare all’impegno che ha assunto, la posizione contraria di Alleanza Nazionale sull’ordine del giorno suddetto.
Veniamo ora al resto del provvedimento che introduce possibilità operative davvero innovative per le STU, che non sono altro che le Società di trasformazione urbana, strumenti originariamente volti a favorire l’intervento da parte degli enti locali nelle aree urbane e che ora si aprono all’iniziativa del Ministero dell’economia, tramite l’Agenzia del demanio.
Si apre ora ai privati; si apre alle società, così come abbiamo proposto, promosse dal Ministero dell’economia; si apre alle Province e alle Regioni, riconoscendo peraltro ai Comuni - lo abbiamo fatto tramite un emendamento presentato dalla Lega - il ruolo di promotori in merito a tutti gli interventi, facendo diventare il Comune e l’ente locale che è sulla frontiera il vero protagonista del recupero e della valorizzazione di tutti questi immobili.
Vorrei pronunciare poche parole sull’articolo 3 del decreto-legge che prevede l’alienazione di porzioni di aree appartenenti al patrimonio e al demanio dello Stato. Per questo tipo di dismissioni abbiamo richiesto e ottenuto garanzie prevedendo paletti precisi, a cominciare dall’esclusione del demanio marittimo e delle aree sottoposte a tutela, per finire ai requisiti richiesti per conseguire l’acquisto da parte degli interessati: la titolarità dell’opera, il frazionamento catastale, la licenza o la concessione edilizia, il versamento del prezzo, i limiti dello sconfinamento, i limiti temporali entro i quali deve essere avvenuto lo sconfinamento.
Per tutti questi motivi, signor Presidente, ma anche e soprattutto perché il Governo ha accolto l’ordine del giorno G4.100, firmato da tutti i Capigruppo della maggioranza, che impegna l’Esecutivo - cito testualmente - "a valutare che i proventi derivanti dalla vendita degli alloggi di cui al presente disegno di legge possano essere utilizzati per le esigenze abitative del Ministero della difesa", dichiaro il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale al disegno di legge di conversione in esame. (Applausi dai Gruppi AN, UDC e FI).
GIOVANELLI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANELLI (DS-U). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, il confronto molto faticoso - faticoso anche per la maggioranza - che si è tenuto in Commissione e in Aula ha consentito qualche miglioramento del testo del decreto-legge in esame.
Tuttavia, il Gruppo dei Democratici di Sinistra voterà contro la sua conversione in legge, nonostante una predisposizione tutt’altro che pregiudiziale, anzi favorevole, all’idea e alla pratica della valorizzazione e anche della privatizzazione del patrimonio pubblico.
Sostanzialmente, infatti, questi obiettivi, del tutto condivisibili, vengono perseguiti attraverso strumenti che ne riducono il valore e la portata e che fanno diventare valorizzazione e privatizzazione un’operazione di liquidazione accelerata, in qualche caso affannata, sotto la tirannia della cartolarizzazione; strumento questo che può essere utile se usato come tale, ma che diventa elemento di debolezza dello Stato nel tutelare gli interessi della collettività e la competitività del nostro sistema pubblico e privato se si presenta come un’esigenza di cassa a breve, che fa premio su altre considerazioni, su altre variabili, le quali devono essere messe correttamente nel conto in un’ottica di Governo se si vuole davvero valorizzare e in parte privatizzare l’immenso patrimonio immobiliare pubblico di questo Paese.
Il nostro voto contrario sarà l'espressione della contrarietà di una parte dei militari inquilini degli immobili, che vengono in qualche modo colpiti con un provvedimento d'urgenza per riequilibrare - si fa per dire - i conti.
E' il voto contrario dei Comuni, che hanno ottenuto un qualche emendamento correttivo, ma che non sanno ancora se sia applicabile quella norma che prevedeva la possibilità di costituire società miste con l'attribuzione ai Comuni del 51 per cento; norma che sembra implicitamente abrogata da questo provvedimento e che quindi fa compiere ai Comuni un passo indietro, anch'essi vittima dell'idea che la cartolarizzazione e la logica di cassa del Ministero dell'economia devono prevalere su tutto.
Non sono state accolte le richieste dell'ANCI e si tratta di soggetti che sono a pieno titolo parte dello Stato e devono essere considerati in una certa misura contitolari del patrimonio immobiliare pubblico.
In questo provvedimento i Comuni vengono trattati peggio dei cittadini che del patrimonio immobiliare pubblico hanno illecitamente abusato attraverso il famoso sconfinamento: vengono trattati come figliastri, mentre si guarda con favore a chi sul suolo demaniale ha abusivamente costruito.
La contrarietà è anche delle associazioni ambientaliste che vedono ancora una volta compiuta, attraverso l'articolo 3, un'operazione inaccettabile in via di principio, quella di trasformare un illecito contro l'interesse generale in un titolo di favore e di privilegio, di considerare il demanio pubblico non cosa di tutti ma cosa di nessuno e in particolare di esporlo a ulteriori rischi, perché nonostante alcuni paletti che sono stati messi non è affatto vero che gli sconfinamenti abbiano avuto dei limiti definiti.
Sono stati definiti dei limiti all'ampliamento dello sconfinamento, ma la stessa parola "sconfinamento", che entra nell'ordinamento giuridico per la prima volta, è francamente un concetto che non si può seriamente introdurre per fondare un principio di privatizzazione del patrimonio pubblico, salvo farlo diventare un pericolosissimo incentivo a costruire e ad occupare tranquillamente il patrimonio pubblico visto che illustri precedenti legislativi come questo non fanno altro che legittimare lo sconfinamento trasformandolo per giunta in un diritto e addirittura prevedendo che sarà lo Stato a notificare al proprietario l'opportunità di acquistare a condizioni peraltro neanche troppo sfavorevoli.
C'è un'approssimazione dolosa da parte di chi ha scritto il testo di questo articolo 3 per una parte consistente delle parole, delle normative, come la parola "sconfinamento" che ricordavo. Ma questa non è l'unica, le stesse opere eseguite non si comprende quali siano.
In sostanza, siamo nella peggiore tradizione del condonismo; peggiore, perché la migliore aveva sempre escluso che ove c'è demanio si potesse pensare a condonare l'illecito.
C’erano anche altre strade più serie, più civili, meno rischiose per esaminare il tema di un contenzioso - un mini-contenzioso seppure diffuso - che andava affrontato caso per caso e con l’intermediazione di soggetti pubblici, anziché attivando diritti in capo a privati che sono responsabili di illeciti nei confronti degli interessi generali. Non è comunque una novità.
E' difficile anche comprendere perché a misure di questo genere si debba provvedere per decreto-legge. I colleghi Turci e Nieddu hanno motivato ampiamente, nel corso della discussione in Commissione e in Aula, le nostre critiche sia al metodo che è stato seguito sia al contenuto, iniziale e finale, del provvedimento.
In verità, siamo di fronte ad una semplificazione, ad una riduzione e ad un impoverimento delle opportunità che un utilizzo economico del patrimonio immobiliare pubblico può offrire allo Stato. Questo non è più un utilizzo economico, è un utilizzo politico, di breve periodo, che serve a fare apparire un qualche equilibrio dei conti, al quale peraltro non crede nessuno.
Vi è un elemento di illusionismo che sta diventando tiranno rispetto ai diritti di militari, inquilini degli immobili per i quali è previsto oggi un procedimento che li espelle sostanzialmente dalle abitazioni. È tiranno nei confronti di operatori artigiani e commerciali; è tiranno nei confronti dei Comuni i quali non intendono chiedere favori ma si sentono partecipi della destinazione di beni che sono pubblici non per caso, di beni che in qualche senso sono naturalmente pubblici e, per la migliore utilizzazione, non abbisognano di aste alle quali possano concorrere solo le grandi società immobiliari. Un mercato più largo, con maggiori partecipanti, potrebbe offrire prezzi più bassi.
Il provvedimento incontra la contrarietà delle associazioni ambientaliste che vedono colpito ancora una volta il principio della intangibilità del demanio. Mi auguro sia l’ultima volta che si mette a rischio il demanio pubblico - non basta l’esclusione del demanio marittimo - con un provvedimento di questo genere, rispetto al quale non possiamo fare altro che ribadire il nostro voto contrario. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).
GIRFATTI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIRFATTI (FI). Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del Gruppo Forza Italia al provvedimento in esame perché esso concretizza quella previsione di razionalizzare il quadro normativo, che si era venuto a creare nel corso degli ultimi anni in materia di dismissione e di valorizzazione di beni immobili dello Stato, in particolare nel settore della dismissione dei beni immobili in uso al Ministero della Difesa non ubicati nelle infrastrutture militari oppure di interesse non militare.
Pur avendo avuto il decreto-legge un iter piuttosto tormentato in Commissione, possiamo evidenziare con soddisfazione come, anche con l’approvazione degli emendamenti e degli ordini del giorno presentati dalla maggioranza, sia stato raggiunto un equilibrio su un provvedimento certamente complesso, che riesce ora a regolare meglio le esigenze del Ministero della difesa e quelle del Ministero dell’economia, a realizzare significativi introiti con il contenimento anche delle spese per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, nonché a regolare le aspettative degli enti locali e di tutti coloro i quali, aventi diritto, possono acquistare a condizioni vantaggiose una casa che altrimenti non avrebbero potuto comprare.
Tutto questo è stato reso possibile anche grazie all’apporto determinante del Gruppo di Forza Italia, sia in Commissione sia in Aula.
Per tutti questi motivi possiamo ribadire veramente con convinzione il nostro voto favorevole al provvedimento in esame.
Infine, ritengo doveroso per il Gruppo di Forza Italia esprimere il più vivo apprezzamento alla sottosegretario, onorevole Armosino, e al relatore, senatore Cantoni, per il determinante contributo che hanno dato nel corso dei lavori sia in Commissione che in Aula per la definizione al meglio di un provvedimento tanto complesso e così delicato. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).
SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Chiediamo la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del
disegno di legge n. 2248
PRESIDENTE. Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di valorizzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico".
È approvato.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1986) Sospensione condizionata dell’esecuzione
della pena detentiva nel limite massimo di tre anni (Approvato dalla
Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di
legge d'iniziativa dei deputati Pisapia ed altri; Fanfani ed altri)
(1835) CREMA. – Sospensione dell’esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di tre anni per condanne relative a reati commessi prima del 31 dicembre 2000
(1845) CAVALLARO ed altri. – Sospensione dell’esecuzione della pena detentiva residua fino ad un massimo di tre anni per reati commessi fino a tutto il 31 dicembre 2001
(Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge n. 1986, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Pisapia ed altri; Fanfani ed altri, e nn. 1835 e 1845.
Ricordo che nella seduta pomeridiana dell’11 giugno ha avuto luogo la replica del rappresentante del Governo ed è stata avanzata una proposta di non passare all’esame degli articoli, sulla cui votazione è mancato il numero legale.
Passiamo dunque nuovamente alla votazione.
Verifica del numero legale
MORO (LP). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei
disegni di legge nn. 1986, 1835 e 1845
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di non passare all’esame degli articoli, avanzata dal senatore Tirelli.
Non è approvata.
Poiché in questo momento il relatore non è presente in Aula ed il Presidente della Commissione non intende sostituirlo, sospendo la seduta per alcuni minuti, sperando che nel frattempo il relatore torni in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 10,10, è ripresa alle ore 10,22).
Presidenza del vice presidente SALVI
Riprendiamo i nostri lavori.
Passiamo all’esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
BOREA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull’ordine del giorno G1, che impegna il Governo ad adottare gli opportuni provvedimenti affinché i condannati che usufruiscono della sospensione condizionata dell’esecuzione della pena siano sottoposti a rilievi fotodattiloscopici e segnaletici. Infatti, trattandosi di detenuti già sottoposti a questo tipo di rilievi, l’ordine del giorno è ininfluente. Lo stesso vale per l’ordine del giorno G2, in cui si fa riferimento ai detenuti che già usufruiscono del beneficio della semilibertà.
Il parere è altresì contrario sull’ordine del giorno G3, che riguarda il beneficio dell’affidamento in prova al servizio sociale, come pure sull’ordine del giorno G4, riferito ai detenuti che usufruiscono della detenzione domiciliare.
Per quanto concerne l’ordine del giorno G5, di cui è primo firmatario il senatore Peruzzotti, il parere potrebbe essere favorevole - ma mi rimetto al Governo - se fosse trasformato in raccomandazione.
Nella premessa dell’ordine del giorno si parla di una pena detentiva nel limite massimo di tre anni, quindi, si fa riferimento all’originario testo licenziato dalla Camera; si impegna poi il Governo a predisporre un potenziamento del piano di edilizia carceraria per adeguare le disponibilità attuali alle effettive esigenze, secondo le previsioni già contenute nel programma triennale 2003-2005. Ebbene, io vorrei ricordare ai firmatari di questo ordine del giorno che esiste già un disegno di legge del Governo, che peraltro è in corso di esame presso la Commissione giustizia, relativo al piano di edilizia carceraria. Pertanto, inviterei il Governo a recepirlo come raccomandazione.
Lo stesso discorso vale per l’ordine del giorno G6: poiché si tratta di impegnare il Governo a stipulare nuovi ed appositi accordi bilaterali con i Paesi extracomunitari per l’espatrio dei detenuti stranieri, invito il Governo a recepirlo come raccomandazione.
Sull’ordine del giorno G7 esprimo parere contrario. In realtà, tale ordine del giorno potrebbe ritenersi assorbito dall’approvazione del subemendamento 1.101 (testo 2)/1. Nel caso in cui tale subemendamento non venisse approvato, mi rimetto al Governo invitandolo ad accogliere l’ordine del giorno come raccomandazione.
Con l’ordine del giorno G8, si intende predisporre specifiche misure atte a garantire il reinserimento sociale dei detenuti. Inviterei il Governo a valutare la questione e ad accoglierlo come raccomandazione.
Per quanto riguarda l’ordine del giorno G9, tendente a favorire la stipulazione di protocolli di intesa con il mondo dell’imprenditoria e della cooperazione per incentivare l’offerta lavorativa, mi rimetto al Governo invitandolo a recepirlo come raccomandazione.
Somali Reconciliation and Restoration Council
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come sappiamo, in Somalia è in corso un processo di riconciliazione e di pace nel quale svolge un ruolo attivo ed importante, in questa fase, il Governo italiano.
Abbiamo qui, in Senato, una delegazione del Somali Reconciliation and Restoration Council della Repubblica Somala, al quale rivolgo il benvenuto e l’augurio da parte di tutta l’Assemblea del Senato per il processo di pace in atto. (Generali applausi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1986, 1835 e 1845
PRESIDENTE. Onorevole Sottosegretario, come avrà ascoltato, su molti ordini del giorno il relatore si è rimesso alla sua valutazione.
La invito pertanto a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.
VALENTINO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo ha assunto, fin dagli inizi della discussione di questa materia, un atteggiamento inequivoco: si è sempre rimesso alle determinazioni del Parlamento.
Pertanto, anche in merito agli ordini del giorno presentati, il Governo mantiene tale atteggiamento e si rimette all’Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché numerosi senatori hanno chiesto di intervenire, avrà luogo una discussione sul complesso degli ordini del giorno.
CALVI (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALVI (DS-U). Signor Presidente, gran parte di questi ordini del giorno mi sembrano non solo mal formulati, ma assolutamente dilatori e oggetto soltanto di discussioni che non avranno esito. Alcuni di essi, però, come ha ricordato molto bene il relatore, tendono a reiterare l’impegno del Governo a risolvere una serie di problemi che riguardano il sistema carcerario e il sistema dell'esecuzione della pena.
Trovo un po’ sorprendente la dichiarazione fatta ora dal sottosegretario Valentino, quando ricorda a se stesso e a noi di aver rimesso al Parlamento l’indirizzo relativo a tali problemi. Così non è, perché per ciò che riguarda l’indulto, l’indultino o altre norme ho ben presente la posizione del Governo, ma non si può assolutamente affermare, ad esempio, per quanto concerne l’ordine del giorno G5, del senatore Peruzzotti e altri (con cui si impegna il Governo "a predisporre un potenziamento del piano di edilizia carceraria per adeguare le disponibilità attuali alle effettive esigenze secondo le previsioni già contenute nel programma triennale 2003-2005") che di ciò deve occuparsi il Parlamento.
Certo, se ne occupa; ma quando il Parlamento chiede al Governo di tradurre in disposizioni ciò che era già contenuto nel programma, e comunque di predisporre un potenziamento del piano di edilizia carceraria, il Governo deve dare una risposta, che può essere positiva o negativa, ma non può certamente essere: mi rimetto alle valutazioni del Parlamento.
Su questi ordini del giorno, signor Presidente, daremo sicuramente un voto contrario, perché non possiamo condividere che il problema dell’esecuzione della pena possa ridursi al potenziamento dell’edilizia carceraria. Il problema è quello di ridisegnare un regolamento normativo relativo all’esecuzione della pena, e non può essere risolto attraverso la costruzione di un nuovo, megagalattico sistema carcerario.
Noi non siamo gli Stati Uniti: gli Stati Uniti hanno intere regioni trasformate in zone carcerarie, ma negli Stati Uniti vi è un detenuto ogni 100 abitanti. Questo denota anche quanto lontani siano da noi quella cultura e quel sistema: da noi vi è un detenuto ogni 1.000 cittadini - un’entità quindi ben diversa - ma vi è anche una condizione di maggiore sofferenza da parte del detenuto italiano rispetto a quello americano, perché le condizioni carcerarie nel nostro Paese sono veramente disastrose.
Allora, è ben vero che il Governo deve impegnarsi a tradurre in norme efficaci il disposto costituzionale secondo cui il detenuto deve vivere in condizioni di civiltà e umanità tali da consentirgli un reinserimento nella società civile, ma non può certamente essere questo l’unico strumento: è questa l’obiezione che rivolgiamo alla Lega. Condividiamo la necessità dell’intervento, ma esso deve essere accompagnato da altre misure e da altri interventi normativi che riguardano l’esecuzione della pena.
Per quanto riguarda l’ordine del giorno G7, credo che esso abbia una sua ragionevolezza e devo dire che nello spirito è certamente apprezzabile. Quando, infatti, si intende impegnare il Governo "ad adottare le opportune misure perseguendo l’obiettivo di collegare l’espiazione della pena allo svolgimento di un lavoro di pubblica utilità", ebbene, certamente si tratta di un aspetto che deve indurre il Parlamento ad una seria riflessione.
Vorrei però ricordare ai colleghi che in un recente dibattito televisivo che ho avuto con il Ministro della giustizia, questi aveva preannunziato un suo intervento normativo specifico in proposito, ma di ciò non vi è traccia. Allora, o il Ministro si impegna a dare concretezza a questa sua scelta, o non possiamo, a questo punto, votare semplicemente un ordine del giorno che in modo generico affida al Governo l’adozione di opportune misure perseguendo l’obiettivo di collegare l’espiazione della pena allo svolgimento di un lavoro di pubblica utilità.
Certo, si tratta di una misura e di un obiettivo che meritano apprezzamento, ma nel momento in cui avremo un testo normativo da valutare e su cui discutere. Non possiamo delegare ogni volta al Governo il perseguimento di obiettivi che, pur condivisibili nella loro genericità, non sono poi condivisibili appunto perché generici.
In conclusione, preannuncio che siamo assolutamente contrari a tutti gli ordini del giorno e voteremo contro.
ZANCAN (Verdi-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANCAN (Verdi-U). Signor Presidente, vorrei segnalare ai colleghi l’assoluta bontà di alcune indicazioni contenute negli ordini del giorno presentati.
Mi riferisco, in particolare, all’ordine del giorno G7, di cui il senatore Paolo Franco è primo firmatario, nella cui premessa si dice che il disegno di legge recante la sospensione condizionata dell’esecuzione della pena detentiva tenta di far fronte all’emergenza di sovraffollamento delle carceri. Si tratta di una premessa assolutamente corretta in merito alla quale, però, gli ordini del giorno rappresentano dei pannicelli caldi. Al contrario, il testo del disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati offre una prima soluzione, sia pure emergenziale; pertanto, deve essere preferito alle mere dichiarazioni di principio contenute negli ordini del giorno.
Vorrei segnalare ai colleghi che proprio pochi giorni fa il Ministro della giustizia è intervenuto in 2a Commissione per sostenere il disegno di legge governativo in materia di nuova edilizia carceraria. I dati presentati dal Ministro sulla situazione di sovraffollamento delle carceri, dati che il sottosegretario di Stato Valentino, anch’egli presente in quella circostanza, può confermare, se lo ritiene opportuno, sono agghiaccianti. Il Ministro, infatti, ha parlato di una popolazione carceraria ormai fissa intorno alle 56.000 unità (anche se il numero presenta scarse oscillazioni), a fronte di una situazione di massima ricettività di 60.000 unità.
Si deve poi tenere conto della situazione fotografata dalle visite effettuate dalla 2a Commissione nelle carceri italiane, in base alle quali si è potuto riscontrare che in uno stesso ambiente - che non oso definire "camera", questo è l’unico termine che posso utilizzare - sono presenti fino a 12 detenuti.
Inoltre, il Ministro ha evidenziato alla Commissione una inadempienza massima delle norme regolamentari penitenziarie, volte in particolare alla sicurezza all’interno delle carceri e al rispetto della legge valida anche al di fuori degli istituti di pena per tutti gli edifici. Mi permetto di ricordare a tal proposito il drammaticissimo episodio avvenuto nel carcere di Torino nel quale sono morte bruciate 14 detenute. Mi auguro che il rispetto del regolamento penitenziario, inapplicato in tutta Italia, valga ad evitare tanto tragici episodi.
Siamo di fronte a numeri molto elevati che rivelano una situazione di emergenza cui si deve rispondere con provvedimenti emergenziali. Non possiamo continuare a non comprendere che la situazione di emergenza non consente di mettere la testa sotto la sabbia e di ignorare la gravità delle condizioni carcerarie. I numeri sono veramente ed estremamente gravi; la situazione di scarsa igiene, di sovrappopolazione, di mancato rispetto delle elementari regole di sicurezza è veramente straordinaria. È da tutto questo, quindi, che prende avvio il testo del disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati, non da altro.
Ritengo dunque che gli ordini del giorno, anche se ne apprezzo alcune indicazioni ed alcuni contenuti, rappresentino solo mere dichiarazioni di principio che non servono a porre rimedio alla situazione.
Aggiungo che la possibilità del lavoro intramurario o extramurario, sulla quale è intervenuta la Lega con alcune sue proposte, non è rispettata nell’attuale situazione carceraria che offre lavoro solo al 4 per cento dei detenuti, percentuale che comprende anche quei lavori svolti all’interno dell’istituto di pena per garantire la struttura carceraria; mi riferisco ai cosiddetti "spesini" e "portavitti" che sono compresi nella voce "lavori" e che, se non altro, tengono occupati i detenuti.
In tutta questa situazione, ritengo che gli ordini del giorno, pur apprezzandone alcune frasi siano - ripeto - assolutamente insufficienti e debbano quindi essere integrati dagli emendamenti presentati sugli articoli del provvedimento.
PERUZZOTTI (LP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, apprezzando quello che è stato testé dichiarato dal sottosegretario alla giustizia, onorevole Valentino, proprio perché il Governo ha dichiarato di rimettersi all'Assemblea, chiedo che questa si esprima con la votazione degli ordini del giorno, tenuto conto che vi sono stati anche interventi da parte dell'opposizione che comunque hanno gratificato il contenuto degli stessi ordini del giorno che non sono indubbiamente ostruzionistici ma vogliono essere propositivi.
Per questa ragione, onorevole Presidente, prima della prossima votazione chiedo la verifica del numero legale.
MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, desidero esprimere per il Gruppo della Margherita una valutazione complessiva sugli ordini del giorno che sono all'esame dell'Aula.
È chiaro che la logica che sottende sostanzialmente il provvedimento è quella di una riduzione del sovraffollamento degli istituti penitenziari e del recupero di una condizione umanamente accettabile. È evidente che in questa logica non si inserisce il primo ordine del giorno, che invece riproduce uno stereotipo che abbiamo più volte riscontrato nelle indicazioni folcloristiche che in alcuni momenti i colleghi della Lega intendono dare al Governo, al Paese e all'Aula.
I successivi ordini del giorno, invece (mi riferisco agli ordini del giorno G2, G3 e G4), sostanzialmente partono da una valutazione che dal mio punto di vista può essere definita erronea, in quanto strumentalmente parlano della possibilità di valutare l'applicazione della norma in discussione a coloro i quali già godono della semilibertà, dell'affidamento in prova al servizio sociale, della detenzione domiciliare.
Si tratta di istituti che non possono essere classificati quali benefici penitenziari, come in maniera semplicistica dicono gli ordini del giorno, trattandosi invece di istituti che rientrano in quelle misure alternative alla detenzione che discendono in maniera puntuale dai principi contenuti nell'articolo 27 della Costituzione.
È evidente invece che il provvedimento che abbiamo in esame e la misura che esso prevede si inseriscono in una logica completamente diversa, quindi il richiamo è erroneo per una parte e inconferente per l'altra.
Gli altri ordini del giorno sui quali lo stesso relatore ha offerto all'Aula una prognosi complessiva di attendibilità, laddove ha parlato di possibilità che siano accolti come raccomandazione, effettivamente, in astratto, pongono problemi corretti, come il piano di edilizia carceraria, la riduzione del sovraffollamento delle carceri e la possibilità di praticare il concreto reinserimento attraverso un percorso che conduca a lavori di pubblica utilità, al reinserimento sociale dei detenuti e alla possibilità che gli stessi in carcere, o immediatamente dopo, usufruiscano della possibilità di offerte lavorative e formative che sono presupposti per rendere possibile l'opera di rieducazione che è prodromica al reinserimento.
L’ordine del giorno è solitamente uno strumento attraverso il quale l’opposizione provvede ad indicare al Governo una strada per la soluzione di determinati problemi, perché non ha, molto spesso, la forza di imporre una soluzione che abbia un effetto cogente, un effetto normativo, attraverso emendamenti. Mi chiedo allora se sia politicamente legittimo che il Gruppo della Lega Nord, al quale appartiene il Ministro della giustizia, offra indicazioni di questo tipo al Guardasigilli che quelle indicazioni dovrebbe e potrebbe trasformare in atti effettivi del Governo.
È opportuno sottolineare l’esistenza di una incongruenza politica - e la richiesta di verifica del numero legale o di votazione nominale la dipingerà in maniera più evidente nel prosieguo - di una contraddizione macroscopica all’interno delle forze di maggioranza.
Il problema che stiamo trattando, infatti, attiene non soltanto alla politica carceraria ma anche alla politica più generale di contrasto della criminalità: la scelta degli strumenti che devono essere messi in campo per un problema più complessivo della giustizia, i riferimenti alla certezza della pena e alla possibilità di una espiazione effettiva delle condanne sono questioni di ordine generale, attinenti all’impianto complessivo del sistema giustizia. La contraddizione ha dunque una valenza politica complessiva molto importante e significativa che mi permetto di rimarcare.
Non si tratta di un provvedimento sterile rispetto al quale una contrapposizione rientra nella normale fisiologia di un dibattito che può essere anche aspro; sottolineo che siamo di fronte a scelte concrete che rientravano nel progetto presentato al Paese dalla Casa delle libertà, la quale ha parlato a più riprese di sicurezza e di certezza della pena.
Ebbene, proprio rispetto ad un baluardo come questo, vi è un atteggiamento per cui il Gruppo di appartenenza del Ministro della giustizia deve dare indicazioni al proprio Ministro, il quale potrebbe immediatamente mettere in campo quelle soluzioni e quelle scelte, mentre le altre componenti della Casa delle libertà contrastano quelle indicazioni.
Siamo in una dimensione che, dal punto di vista politico complessivo, dà obiettivamente l’impressione che la Casa delle libertà riesca a raggiungere l’accordo, l’intesa in Parlamento soltanto rispetto a provvedimenti che abbiano una matrice molto personalistica: quando parliamo invece di interessi generali e diffusi, di scelte strategiche fondamentali del nostro Paese, il risultato che la Casa delle Libertà riesce a produrre è quello che si materializzerà, nella fase delle votazioni, sotto gli occhi di tutti.
Pur apprezzando qualcuno degli spunti contenuti negli ordini del giorno, non
possiamo far altro che annunciare, per ragioni politiche e per motivi concreti,
il voto contrario del Gruppo della Margherita. (Applausi dal Gruppo
Mar-DL-U).
FLORINO (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORINO (AN). Signor Presidente, gli ordini del giorno al nostro esame scoprono il nervo debole dell’opposizione e anche di parte della maggioranza su un problema che non è poi tanto legato al contenuto degli ordini del giorno, come ben sanno i colleghi che mi hanno preceduto.
L’intervento del senatore Manzione ci invita a riflettere su ciò che dovrebbe essere la politica carceraria, che non può essere collegata al provvedimento in discussione: l’indultino non dovrebbe essere al nostro esame. Questa Assemblea dovrebbe cogliere l’occasione per sovvertire il provvedimento e affrontare decisamente ciò che sta a cuore a gran parte di questo ramo del Parlamento: la condizione del detenuto nelle carceri italiane.
Signor Presidente, con la massima sincerità le dico che a me non interessano tanto le condizioni del detenuto nelle patrie galere, anche perché il detenuto ha fatto una scelta rendendosi autore di efferati delitti o comunque di reati, e quindi giustamente si trova costretto in galera.
In un momento di revisione del provvedimento, però, anche coloro che sono ad esso favorevoli parlano di certezza della pena. Ma quest’ultima, colleghi, viene ad aversi proprio nel momento momento in cui non approviamo questo indultino, perché in tal modo non diamo la possibilità a migliaia di detenuti di uscire dalle patrie galere per commettere ulteriori reati.
Rispetto alle questioni sollevate, invito i colleghi senatori favorevoli al provvedimento a scorrere le pagine dei quotidiani, dalle quali si evince che ad un’indulgenza che già di fatto esiste, e che riguarda i benefici penitenziari della semilibertà, dell’affidamento in prova al servizio sociale e della detenzione domiciliare, si aggiunge anche la licenza premio.
Immaginate qual è stata la mia sorpresa nel constatare ieri, leggendo un quotidiano napoletano, che un detenuto inviato in licenza premio a Velletri si trovava in realtà a Napoli, a Piazza Garibaldi, a rapinare una banca con un bottino di 92.000 euro! Immaginate la mia sorpresa nel leggere su quello stesso quotidiano che un rapinatore del quartiere Stella, uno dei più famigerati di Napoli per la sua recrudescenza criminale, si trovava in alta Italia a rapinare un rappresentante di gioielli; purtroppo - perché davanti alla morte ci dobbiamo inchinare tutti - per il giovane è andata male, essendo stato ucciso dall’aggredito!
Questi episodi dimostrano, in modo chiaro e inequivocabile, che le misure di indulgenza sotto qualsiasi forma non attutiscono la questione del sovraffollamento nelle carceri. E’ un falso problema e lo è perché si fa riferimento alle carceri meridionali, come quello di Secondigliano. Quest’ultimo è un carcere di massima sicurezza, da me visitato, in cui in ogni cella si trovano due detenuti, sebbene sia stato costruito per accogliere un solo detenuto per cella; tuttavia, le stanze sono sufficientemente ampie per accoglierne due.
Vi è una situazione di sovraffollamento nel carcere di Poggioreale, ma qui casca l’asino. Tale sovraffollamento, infatti, è dovuto alla circostanza che molti detenuti chiedono di essere trasferiti a Poggioreale per stare in compagnia e socializzare. Sembra un assurdo ma è così. Se parlate con i detenuti scoprirete che essi preferiscono il carcere di Poggioreale a quello di Secondigliano: questa è la verità.
Si tratta quindi un falso problema, non inseribile in un provvedimento che mira soltanto a rimettere in libertà i detenuti creando non poche difficoltà - come ho già ripetuto in un mio precedente intervento - alla comunità laboriosa e onesta, soprattutto delle regioni meridionali. Pertanto, ritengo che il provvedimento in esame debba essere ritirato.
Questa Assemblea deve avere il coraggio di affrontare la questione del sovraffollamento delle carceri, che è di diversa natura. Non possiamo, signor Presidente, spendere miliardi per la cosiddetta operazione "alto impatto" a Napoli e dintorni e ritrovarci, da qui a qualche mese, in virtù di un provvedimento emanato dalle Aule del Parlamento, con migliaia di detenuti in giro nella città e nella provincia.
Abbiamo di fatto una recrudescenza della criminalità. Tutte le possibilità consentite dagli ordini del giorno presentati, rappresentano una volontà (nemmeno troppo decisa da parte dei firmatari, perché riflettono condizioni e posizioni già inserite in provvedimenti di legge) che di fatto viene scalfita, anzi abbattuta, dal provvedimento in esame che impone a chi lo voterà di mettere in libertà migliaia di detenuti.
Del problema del sovraffollamento delle carceri ho già parlato e ritengo che su questo dobbiamo discutere, cari colleghi senatori. Siete favorevoli a rimettere in libertà coloro che si sono macchiati di una pena, o volete tutelare coloro che giacciono in ospedale perché sono stati aggrediti da questi detenuti? Per questo, rimetterli in libertà è compiere una scelta contro la società. È innegabile; non c'è niente da fare, è una scelta contro il principio sancito dal dettato costituzionale per cui il cittadino va difeso! E va difeso soprattutto contro la criminalità, che voi volete rimettere in libertà.
In conclusione, mi dichiaro favorevole agli ordini del giorno G6 e G7,
mentre sugli altri mi asterrò. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore
Vanzo).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di verifica del numero legale, precedentemente avanzata dal senatore Peruzzotti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10,55, è ripresa alle ore 11,17).
Ripresa della
discussione dei disegni di legge nn. 1986, 1835 e 1845
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo nuovamente alla votazione dell'ordine del giorno G1.
PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, chiedo nuovamente la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11,18, è ripresa alle ore 11,44).
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1986, 1835 e 1845
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno G1.
PERUZZOTTI (LP). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo pertanto la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11,45, è ripresa alle ore 12,05).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1986, 1835 e 1845
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, passiamo nuovamente alla votazione dell’ordine del giorno G1.
PERUZZOTTI (LP). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Essendo mancato per quarta volta consecutiva il numero legale, ai sensi dell'articolo 108, comma 4, del Regolamento, tolgo la seduta e rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione, un’interpellanza e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di martedì 24 giugno 2003
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi martedì 24 giugno 2003, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 10 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
(vedi ordine del giorno)
La seduta è tolta (ore 12,07).