Tratto da il manifesto del 02 Marzo 2008
Un Pd in mimetica arruola Del Vecchio
Legato a D'Alema, il generale era in Kosovo nel '99 In Afghanistan ha guidato l'attacco al Sud della Nato
Sara Menafra
Roma

L'annuncia Walter Veltroni, ma la candidatura del generale Del Vecchio è firmata Massimo D'Alema, se è vero, com'è vero, che il sodalizio tra il militare ed il ministro degli esteri dura da più di dieci anni. Più o meno da quando il primo governo guidato da un ex comunista diede vita alla missione italiana in Kosovo: c'era il generale Mauro Del Vecchio, all'epoca comandante della brigata Garibaldi, in testa al serpentone di 450 veicoli militari che entrarono in territorio kosovaro dopo settantotto giorni di bombardamenti Nato.
«Si tratta di un uomo che ha tenuto molto alto l'onore del nostro Paese, che terrà alti i valori della pace, della coesistenza e delle forze armate nel parlamento», ha argomentato Veltroni annunciando l'ennesima candidatura ad effetto. E dimenticando che sul generale Del Vecchio, come su tutti i vertici militari che gestirono il Kosovo, pesa l'accusa di aver taciuto i pericoli legati all'uranio impoverito cui erano esposte le nostre truppe. I documenti pubblicati negli anni successivi, parlano di informazioni certe arrivate ai nostri vertici militari già nel 1999 e di un elenco delle zone bombardate con proiettili all'uranio che comprendeva Pec, la città controllata dalla brigata di Del Vecchio. «All'epoca - ha spiegato ieri il generale al manifesto - facemmo tutti i controlli previsti dal protocollo, senza notare anomalie. Non sono mai stato a conoscenza dei rischi».
Diplomato all'accademia militare di Modena, bersagliere per formazione, dal '97 al '99 il generale Del Vecchio ha comandato diverse missioni nei Balcani, prima in Bosnia, dove dirigeva la brigata multinazionale Nord, poi in Macedonia alla guida del contingente italiano impegnato nel soccorso umanitario militare ai profughi kosovari.
Finita la missione in Kosovo, dopo alcuni anni alla Scuola di applicazione dell'Esercito (fino al 2003) e al comando del corpo d'armata di reazione rapida italian della Nato, finisce nuovamente al centro dei riflettori il 4 agosto del 2005 quando la Nato gli affida la missione Isaf (International security assistance force) in Afghanistan. E' sotto il suo comando che Isaf si allarga anche al sud del paese, affiancandosi all'azione americana «Enduring freedom».
Al nuovo ritorno in Italia, il nome di Del Vecchio arriva in pole position per tre importanti candidature e precipita tutte e tre le volte. A novembre del 2006, rischia di essere nominato direttore del Sismi (oggi Aise), dopo Nicolò Pollari o del Cesis (oggi Dis), ma per il secondo incarico Romano Prodi impone il nome di Giuseppe Cucchi. Quindi, nella primavera del 2007 i Ds insistono sul suo curriculum per la Guardia di finanza del dopo Speciale. Niente da fare pure questa volta e neppure, alcuni mesi dopo, quando il ministro della Difesa Arturo Parisi gli preferisce Fabrizio Castagnetti per la guida dello stato maggiore dell'Esercito. Pare che in tutte e tre le vicende a firmare lo stop sia stato Romano Prodi, deciso a mettere suoi uomini negli incarichi più importanti della sicurezza.
Da meno di un anno, Mauro del Vecchio è alla guida del Comando operativo interforze, l'ufficio che guida il coordinamento delle missioni all'estero ma senza gestire direttamente alcunché: «Ho scelto di accettare la proposta di Veltroni una settimana fa - ha spiegato al manifesto - lo ritengo un segno di attenzione alle forze armate e credo che la rappresentanza del popolo sia la più elevata funzione cui possa aspirare un servitore dello stato».
Se Veltroni si compiace e D'Alema anche, storce il naso Domenico Leggiero dell' Osservatorio militare, una delle associazioni più impegnate nella battaglia a fianco delle vittime dell'uranio impoverito: «Esattamente come la candidatura di Roberto Speciale tra le file del Pdl, quella di Del Vecchio rappresenta la necessita di mantenere rapporti con le lobby militari».