IL TEMPO del 05/03/2003 - Economia- Pensioni, polizia fuori in anticipo Superato l'empasse per chi ha fatto domanda entro il '97 ed è ancora in servizio
Una sentenza della Corte dei Conti di Torino apre una finestra per chi era incappato nel blocco del '95
di LAURA DELLA PASQUA
SI APRE una finestra per il pensionamento anticipato delle forze dell'ordine e di polizia. Una sentenza della Corte dei Conti di Torino ha sbloccato una situazione di impasse che si protraeva dal '95. Coloro che hanno fatto domanda di pensionamento entro il '97 (con 20 anni di contributi al 31 dicembre '92) e erano stati bloccati, ora possono uscire.
Il pronunciamento della magistratura contabile apre così la possibilità a quanti nell'esercito, nei carabinieri, nella guardia di finanza, nella Marina, nella Polizia di Stato e nei Vigili del Fuoco, si erano visti negare un diritto sulla base di una erronea interpretazione normativa da parte dell'amministrazione.
Ma ricostruiamo la vicenda. La querelle si trascina da circa otto anni e ha già avuto il parere favorevole del Consiglio di Stato nel '99 e della Corte dei Conti di Aosta su ricorso di alcuni interessati.
In base alla normativa della categoria coloro che al 31 dicembre del '92 avevano 20 anni di contributi potevano andare in pensione. Dal '94 alla fine di agosto '95 questo possibilità subisce uno stop. La legge 724 del '94 stabilisce un regime stransitorio della durata di circa un anno durante il quale il pensionamento doveva avvvenire con la massima età contributiva, ovvero 30 anni. Questo provvedimento transitorio si spiega con il fatto che il governo pensava che di lì a breve avrebbe modificato il regime previdenziale della categoria.
A settembre '95 questa normativa cessa di essere in vigore e di regola avrebbero dovuto essere applicato il vecchio meccanismo di prepensionamento. Ma non è stato così perchè le amministrazioni hanno continuato ad applicare la normativa della transizione. A quel tempo c'era anche un clima di attesa perchè la riforma Dini (la legge 335 del '95) dava una delega al governo per armonizzare il trattamento pensionistico delle diverse categorie delle forze dell'ordine a quello generale dei dipendenti pubblici. È facile pensare che le amministrazioni avevano tutto l'interesse a prolungare il blocco in attesa che il governo cambiasse le carte in tavola elevando l'età per uscire.
Stando così le cose, coloro che avevano presentato la domanda di uscita dal servizio si sono visti sbarrare la strada e respingere la richiesta.
Dal 1° gennaio '98 lo scenario cambia di nuovo. La riforma delle pensioni (la Prodi) introduce innovazioni per l'età pensionabile elevandola secondo un meccanismo progressivo con due requisiti: quello contributivo e quello di anzianità anagrafica.
Ecco un esempio: nel 2003 è necessario avere 56 anni e 35 di contributi. Oppure 37 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica; nel 2004 sarà 57 di età e 35 di anzianità contributiva oppure 38 di contributi. Fino a arrivare al 2008 dove è previsto 57 anni di età e 35 di anzianità oppure con 40 anni di anzianità.
Risultato: chi nel '95 aveva 23 anni di contributi ora ne ha 31 ma non gli bastano per andare in pensione. La possibilità di uscire gli è sbarrata e dovranno aspettare la vecchiaia o il raggiungimento dei 40 anni di contributi.
Cosa possono fare gli interessati per uscire? L'avvocato Angelo Tartaglia che sta seguendo la vicenda spiega che si può fare ricorso in qualsiasi momento in
quanto il diritto alla pensione non è soggetto a prescrizione e potrà chiedere di andare in pensione con i requisiti vigenti nel '97 ma con il trattamento economico maturato fino alla data in cui cesserà il rapporto di lavoro.
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