NASSIRIYA Duro
commento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e di tutto il mondo delle
stellette contro i militari (indagati) per il rifiuto di volare «I quattro elicotteristi sono cattivi soldati»
Martino: standard di sicurezza pari agli eserciti più moderni.
Fini: no al ritiro delle truppe. Fassino: posizione biforcuta del
governo
Roma - «Quei quattro ufficiali e sottufficiali sono già
stati sottoposti ad un procedimento amministrativo dalla forza armata: non si
sono comportati da buoni soldati». È inflessibile il generale Giulio Fraticelli,
capo di Stato maggiore dell'Esercito, commentando l'ipotesi di "ammutinamento"
per cui sono indagati due ufficiali e due sottufficiali elicotteristi italiani
in missione in Iraq. I quattro si sono rifiutati di volare sostenendo che non
c'era un'adeguata protezione e sicurezza dei velivoli.
«Un esercito,
l'Esercito - spiega Fraticelli - ha le sue regole, le sue leggi. I piloti
militari non sono soltanto piloti. Sono militari, e quando sono "combat ready"
devono essere pronti alla missione per cui lo Stato italiano li addestra e li
mantiene in servizio». I quattro piloti italiani «potrebbero aver violato -
sottolinea il generale - anche la legge penale militare: e per questo il loro
caso è stato sottoposto alla magistratura, che serenamente farà il suo corso. In
Iraq gli elicotteri italiani vengono adoperati con grande accortezza, perché
sappiamo bene quanto possano essere vulnerabili».
Infatti, l'attività degli
elicotteri del contingente italiano "Antica Babilonia! «è davvero molto intensa.
E finora no c'è stato alcun problema» afferma il generale Gian Marco Chiarini,
comandante della task force italiana in Iraq. Il generale non entra nel merito
della vicenda che riguarda i 4 elicotteristi che hanno chiesto di essere
rimpatriati, perché risale a prima che assumesse il comando. Assicura però che i
velivoli in dotazione sono «adeguati» ai compiti che devono svolgere e dotati
delle previste misure di sicurezza: «Anche se la sicurezza assoluta, ovviamente
non si può mai ottenere».
Una linea di conferma della sicurezza dei mezzi
militari, confermata dal ministro della Difesa, Antonio Martino: «I nostri aerei
hanno standard di sicurezza pari a quegli degli eserciti più moderni. Li abbiamo
impiegati frequentemente sempre tenendo presente che si tratta di un mezzo
inevitabilmente vulnerabile e quindi con tutte le precauzioni che questo
comporta». Null'altro il ministro ha aggiunto poiché «c'è un'indagine della
magistratura in corso».
Il fronte politico è caldo come quello militare.
«Chi dice riportiamo a casa i nostri militari, si assume una grossa
responsabilità» dichiara lapidario il vice premier, Gianfranco Fini che evita di
fare nessi tra la polemica per la presenza delle truppe italiane in Iraq e il
rifiuto degli elicotteristi. «Non metto insieme le due cose - dice Fini - perché
secondo me non c'è nesso. Sull'Iraq anche oggi ribadisco che se ritirassimo le
truppe condanneremmo quel paese all'inferno».
Pronta la replica dal
centrosinistra. Il leader dei Ds, Piero Fassino, critica la decisione di
processare gli ufficiali elicotteristi e sostiene che anche in questa vicenda si
dimostra il carattere «biforcuto» della posizione del governo. «Assistiamo
all'episodio - osserva il segretario della Quercia - degli ufficiali che
impegnati in Iraq chiedono di poter svolgere la loro missione in sicurezza e
sono mandati sotto processo con la motivazione che non sono adatti a combattere.
Ma non erano stati mandati -ad una missione umanitari? Questa è la dimostrazione
del carattere biforcuto della linea di questo governo».
Domenica, 7 Marzo 2004