IL PADRE: UN TELEX DALL’ESERCITO, MA LUI È VIVO
In agonia per l’uranio



Un telegramma, di quelli che non ti fanno né bene né male ma dovrebbero essere la prova che nessuno abbandona nessuno. Condoglianze ufficiali alla famiglia, per la morte di un ragazzo, un militare colpito da un tumore. Ma il ragazzo, F.C., 27 anni, già caporale dell’Esercito, della provincia di Catanzaro, è ancora vivo, lotta con tutte le sue forze e, se lo assistono fortuna e Provvidenza, se crede, magari se la cava. Qualcosa di perverso deve guidar la mano di chi è incaricato di controllare certe situazioni: una volta anche la Bibbia indiscussa del calcio, l’Almanacco Panini, aveva dato per spacciato Carlo Parola, fuoriclasse della Juventus, quand’ancora era di questo mondo. Il padre del militare ha letto stralunato quel messaggio. «Mentre mio figlio era malato, lo Stato e anche le autorità militari lo hanno abbandonato». Era accaduto quello di cui troppe volte è rimbalzata l’eco. Servizio in un poligono in Sardegna, eppoi il sopraggiungere della malattia: tumore a un testicolo e a un polmone. Respinta, due volte, la domanda per il riconoscimento della causa di servizio. «Per circa un anno mio figlio è stato in convalescenza e, durante quel periodo, non gli fu pagato nemmeno lo stipendio. Quando il medico dell'ospedale di Cosenza gli diagnosticò il tumore per me è stato come una pugnalata al cuore. Inizialmente non riuscivo a crederci e poi, quando l'oncologo ci disse che la causa poteva essere l'esposizione alle radiazioni, ho avvertito un senso di sdegno». Lui, il ragazzo, lavora in un’azienda privata ed è ricorso al Tar, per quella domanda. Dice: «L'oncologo che mi ha curato mi spiegò che la malattia era dovuta, con una probabilità altissima, all’esposizione a radiazioni. Questo spiegherebbe anche l'elevata aggressività del tumore. Mentre recuperavamo i resti dei proiettili sparati ho visto che nel poligono c'erano anche bombe di aereo e altri tipi di proiettili». Dubbi, paure, e una sola certezza: che il male sta cercando di fregarti. Poi è arrivato quel telegramma sul quale nessuno, dice il padre, ha dato una spiegazione. «Che è semplice: siccome non hanno la situazione sotto controllo, vanno un po’ a lume di naso», osserva Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio militare. Finora sono 24 le morti legate all’uranio e oltre 260 i militari ammalati. E ora «si è diffusa la notizia di un altro decesso, un carabiniere, in provincia di Siena che è stato nei Balcani più volte. Mancano ancora gli esiti delle analisi e non vogliamo creare allarmi». Ma secondo il deputato dei verdi, Mauro Bulgarelli, il tempo dell’attesa è finito: secondo lui urge una commissione d'inchiesta che indaghi sui poligoni militari. «Ormai le denunce si moltiplicano e testimoniano con forza quanto sosteniamo: nei poligoni si svolgono continue esercitazioni con uranio impoverito». Pino Sgobio, parlamentare del Pdci, ha rivolto un’interrogazione al ministro perché «le cose raccontate dal giovane caporale calabrese destano preoccupazione e angoscia». Non si vorrebbe che altre famiglie ricevessero un telegramma, di quelli che non ti fanno né bene né male.
 
 
11/3/2004 Sezione: Cronache italiane Pag. 15