Allegato  2  

 

SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI NIEDDU, PASCARELLA, FORCIERI, MANZELLA, STANISCI, DE ZULUETA, BEDIN E BISCARDINI

SULLO STATO DI PREVISIONE DEL

MINISTERO DELLA DIFESA

(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 12)

E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613

 

 

La Commissione Difesa,

 

esaminati il disegno di legge finanziaria, il disegno di legge di bilancio e la tabella 12, per quanto di propria competenza, rileva preliminarmente quanto segue.

I provvedimenti all'esame completano il percorso della XIV legislatura, aggravando un quadro generale che si era già delineato negli anni precedenti, caratterizzato da un trend negativo.

Il rapporto rispetto al PIL prima del taglio del 10 per cento raggiunge il valore dell'1,358 per cento inferiore rispetto a quello del 2005 che era di 1,376 per cento, a quello del 2004 che era di 1,453 per cento, a quello registrato nel 2003 che era risultato pari a 1,486 per cento.

Analizzando le previsioni di spesa scomponendole nelle classiche quattro funzioni in cui sono articolate (funzione difesa, funzione sicurezza pubblica - cioè sostanzialmente le spese per l'Arma dei Carabinieri -, funzioni esterne - cioè quelle attività non strettamente collegate con i compiti istituzionali della Difesa -, pensioni provvisorie - cioè le pensioni di personale in ausiliaria che restano a carico del bilancio della difesa fino al collocamento nella categoria del congedo-), si verifica, non essendo stati effettuati tagli nel disegno di legge finanziaria alla funzione sicurezza pubblica, un'ulteriore diminuzione del rapporto funzione difesa-PIL, che raggiunge il valore dello 0,84 per cento, mentre era stato dello 0,987 per cento nel 2005, dell'1,048 per cento nel 2004, dell'1,061 per cento nel 2003, dell'1,079 per cento nel 2002.

Durante la legislatura si sono registrate decurtazioni al bilancio della difesa per effetto di misure collaterali, come il cosiddetto decreto "tagliaspese", che sono risultate nel 2003 superiori a 300 milioni di euro concentrati soprattutto nell'esercizio.

Il tetto del 2 per cento del 2004 ha colpito i consumi intermedi e gli investimenti.

Tutto ciò ha messo in difficoltà quasi tutti i settori. In particolare, l'esercizio, che era già stato fortemente penalizzato nel 2003 con il taglio del 10 per cento delle spese correnti e veniva ulteriormente penalizzato nel bilancio del 2004 con un decremento di 21,3 milioni di euro (- 0,6 per cento) che corrisponde ad una diminuzione di risorse in termini reali pari al 2,3 per cento, con l'attuale disegno di legge finanziaria viene ulteriormente decurtato di 461 milioni di euro. Tagliare sull'esercizio significa spendere di meno per le attività addestrative, la formazione, la qualificazione del personale, la razionalizzazione e la modernizzazione e quindi sull'efficienza dello strumento militare, sulla flessibilità e sulle stesse condizioni di sicurezza, perché è del tutto evidente come anche la sicurezza sia direttamente influenzata dai livelli di qualificazione e formazione raggiunti e costantemente mantenuti.

            Gli investimenti che sono destinati all'ammodernamento dello strumento militare erano già stati nel bilancio previsionale del 2004 ridotti del 9,2 per cento rispetto a quelli del 2001. Questa minore disponibilità di risorse non ha consentito di rispettare le programmazioni assunte da tempo in materia di ammodernamento delle infrastrutture, ricapitalizzazione delle componenti logistiche, accordi internazionali per l'acquisizione di mezzi e di sistemi d'arma, e i piani di programmazione industriale che sono stati rivisti e slittati nel tempo.

            Questa forte contrazione di risorse per gli investimenti ha effetti particolarmente negativi sulle capacità delle nostre Forze Armate, sulla sicurezza dei nostri militari, sempre più impegnati in missioni internazionali di pace, e si rivela deleteria per tutta la filiera industriale della difesa e dell'aerospazio, che resta uno dei pochi settori strategici del nostro paese per il suo forte contenuto di alta tecnologia e capacità di innovazione.

            In questo modo rischiano di essere messi in discussione programmi strategici per la sicurezza del paese ed anche per una ripresa della sua competitività sul piano internazionale.

            In particolare, si richiama l'attenzione sulla necessità che siano reperiti ed assicurati i finanziamenti per garantire l'attuazione dei programmi internazionali - ai quali l'Italia partecipa - del caccia europeo Eurofighter EFA; delle fregate multimissione di nuova generazione italofrancesi FREMM; dei veicoli tattici multiruolo VTLM ed i veicoli blindati VBC, con caratteristiche adeguate al livello e alla tipologia di rischio, soprattutto antimina, che i nostri soldati in missione internazionale corrono.

            L'industria nazionale del settore deve inoltre poter contare sulla stabilità e la certezza dei finanziamenti. Le strategie industriali si basano infatti sulle aspettative e quando il livello di inaffidabilità della pianificazione finanziaria della Difesa raggiunge il livello attuale, la realizzazione dei programmi industriali diventa molto difficile; quindi, più importanti, lunghi e onerosi sono i programmi, più le oscillazioni ne compromettono le fondamenta, maggiore è l'esigenza di certezza degli investimenti.

            Già in fase di presentazione del progetto di bilancio del 2004 il Governo affermava che si acuisce la decisa battuta di arresto nell'andamento delle risorse da destinare ai sistemi vitali e qualificanti della difesa, rendendo ulteriormente problematico, se non mettendolo a rischio, l'intero processo di riforme e rinviando ancora una volta l'avvio dell'incremento tendenziale necessario al conseguimento di quel parametro dell'1,5 per cento che dovrebbe raggiungere il bilancio della difesa rispetto al PIL". Quest'anno la battuta di arresto è ancora più pesante in quanto il prestito della Cassa DD.PP. non riallocato diventa taglio strutturale. Gli investimenti, già a monte dei tagli operati con la legge finanziaria attuale, relativi agli stanziamenti di bilancio sono stati decurtati di 81,8 milioni di euro.

            In sede di presentazione in Commissione Difesa del Senato della legge finanziaria 2005, lo scorso anno, commentando il trend discendente delle risorse destinate alla Difesa, il Ministro della difesa Martino impegnava il Governo a perseguire obiettivi di prospettiva strategica tali da consentire all'Italia di raggiungere, a medio termine, un livello di spesa comparabile con quello dei maggiori partner europei, in ciò sostenuto dall'ottimismo circa la congiuntura economica internazionale i cui indicatori macroeconomici, seppur non ancora favorevoli, consentivano di guardare al futuro con una certa fiducia. Invece il bilancio di previsione per l'anno finanziario 2006 dispone 19.018.575.673 euro come stanziamento di cassa e 19.500.439.073 di competenza poiché la competenza include 470 milioni di euro di spese contrattuali per il personale.

            Siamo quindi in presenza di uno stanziamento pari a quello delle previsioni assestate per il 2005 che risultano essere 19.389.119.105.

            Tuttavia, tenendo conto che nel 2006 ci sarà comunque un tasso di inflazione si può affermare che siamo ad una riduzione dello stanziamento in termini reali.

            Sullo stanziamento di competenza (bilancio di previsione assestato 2006) pari a 19.500.439.073 vengono per di più applicati i tagli sulle due voci relative ai consumi intermedi e agli investimenti fissi lordi. Da questi tagli sono esclusi i comparti della sicurezza e del soccorso; vale a dire gli stanziamenti del Ministero dell'Interno per le Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare e i Vigili del Fuoco. Questo vuol dire che per il Ministero della Difesa, nel cui bilancio sono inclusi circa 4.795 milioni di euro per i Carabinieri, i tagli sono concentrati sulle voci di bilancio destinate a Esercito, Marina, Aeronautica.

            Sono quindi particolarmente gravosi (1.692 milioni di euro) l'insieme dei tagli, la cui previsione è contenuta negli elenchi 1 e 2 del disegno di legge finanziaria ed il contenimento degli incrementi di spesa per consumi intermedi e per investimenti fissi lordi, che rideterminano le risorse da assegnare: in particolare, 802 milioni di euro sui consumi intermedi, 890 milioni di euro sugli investimenti fissi e lordi.

            A tutto questo va aggiunta la riduzione del 10 per cento previsto all'articolo 6 del disegno di legge finanziaria, di difficile quantificazione.

            Sulla base del ridimensionamento così effettuato le somme destinate alla "funzione Difesa" passano da 13.859 milioni di euro dell'esercizio finanziario 2005 a 12.147 milioni di euro per l'esercizio finanziario 2006. In rapporto al PIL questo stanziamento equivale allo 0,84 per cento, che è il valore più basso mai assegnato alla "funzione Difesa". In sostanza le prospettive indicate dal Ministro Martino in occasione dell’esame dei documenti di bilancio lo scorso anno sono state del tutto disattese ed anzi si accentua la riduzione della quota PIL alla difesa.

            Per ciò che riguarda il personale, l'articolo 27 del disegno di legge finanziaria, relativo ai miglioramenti economici del personale statale in regime di diritto pubblico, stanzia 100 milioni di euro per l'anno 2006 e 170 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, con specifica destinazione, rispettivamente, di 70 e 105 milioni di euro per il personale delle forze armate e dei corpi di polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195. Manca lo stanziamento per il prossimo rinnovo contrattuale. Infatti, le risorse disponibili servono soltanto a remunerare la vacanza contrattuale prevista per legge quando il contratto scaduto non viene rinnovato.

            L'articolo 29 del disegno di legge finanziaria, per il triennio 2006-2008, riduce gli stanziamenti relativi alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario. Precisamente, sono ridotti del 10 per cento rispetto alle somme assegnate allo stesso titolo nell'anno 2004 alle singole Amministrazioni, con esclusione degli stanziamenti relativi all'amministrazione della pubblica sicurezza, per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al personale del Dipartimento della Protezione civile alle Forze armate per il personale impegnato nei settori operativi ed all'amministrazione della giustizia, per i servizi istituzionali a turno di custodia e sorveglianza dei detenuti e degli internati e per i servizi di traduzione dei medesimi, nonché per la trattazione dei procedimenti penali relativi a fatti di criminalità organizzata.

L'articolo 31 del disegno di legge finanziaria, riguardante disposizioni per il contenimento degli oneri di personale, per ciò che concerne l'indennità di trasferta sopprime le indennità riferite ai fogli di viaggio per missione di 24 ore. Da sempre le missioni di un giorno sono compensate da una indennità che ora vale 6 euro ed il 10 per cento in più del costo del biglietto. Sono soppresse le analoghe disposizioni contenute nei contratti collettivi nazionali e nei provvedimenti di recepimento degli accordi sindacali, ivi compresi quelli relativi alle carriere prefettizia e diplomatica nonché alle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, ed in quelli di recepimento dello schema di concertazione per il personale delle Forze armate.

            Vengono abrogate, per le infermità riconosciute ai dipendenti per causa di servizio, le spese di cura, comprese quelle per ricoveri in istituti sanitari o per protesi.

            Sono inoltre contestualmente soppresse tutte le disposizioni che, comunque, pongono le spese di cura a carico dell'Amministrazione, contenute nei contratti collettivi nazionali e nei provvedimenti di recepimento degli accordi sindacali, ivi comprese quelle relative alle carriere prefettizie e diplomatiche, nonché alle forze ad ordinamento civile e militare, ed in particolare in quelli di recepimento dello schema di concertazione per il personale delle Forze armate.

            In sintesi, non ci sono le risorse per il rinnovo del contratto. Si riduce del 10 per cento rispetto al 2004 lo stanziamento dello straordinario; si rinnova il blocco triennale delle indennità rivalutabili in relazione al costo della vita; si sopprimono le indennità riferite ai fogli di viaggio; si bloccano le rivalutazioni delle indennità; le spese di cura, ospedaliere, protesi, non sono più a carico dell'amministrazione; si sterilizza completamente la prossima concertazione; non ci sono finanziamenti per il riordino delle carriere. In sostanza vengono pesantemente tagliati gli stanziamenti relativi allo stato sociale del militare.

            Tutto ciò è reso ancor più drammatico se confrontato con il forte impegno chiesto in questi anni alle nostre Forze armate: in ogni caso l'obiettivo di risalire verso l'1,5 del rapporto funzione Difesa/Pil appare irrimediabilmente compromesso e inoltre appare estremamente difficile anche per il futuro recuperare risultati significativi al raggiungimento di questo stesso obiettivo.

            Il personale militare ha già subito delle scelte che, soprattutto per ciò che riguarda i volontari e i gradi apicali dei ruoli intermedi, sono state giudicate penalizzanti e apertamente contestate all'atto della loro formalizzazione con il provvedimento sui cosiddetti "parametri stipendiali", con i quali è stata negata qualunque possibilità di carriera economica al crescere dell'anzianità di servizio, all'intera platea dei volontari delle Forze armate.

            Il passaggio al sistema professionale non dispone di risorse finanziarie adeguate per intervenire, come sarebbe necessario, per migliorare la condizione del volontariato delle Forze armate e si fa leva per garantire il livello dei reclutamenti sostenendoli con un obbligo dagli effetti più negativi che positivi.

            Sarebbe inoltre necessario: prevedere un più adeguato accantonamento che consenta di promuovere per un più generale riordino delle carriere di tutti i ruoli delle Forze armate e delle Forze di polizia; finanziare un piano casa per alloggi di servizio attraverso la vendita diretta agli utenti di parte consistente dell'attuale patrimonio utilizzando il ricavato anche per la ristrutturazione di alcune caserme, considerandoli elementi necessari per il buon esito delle iniziative di reclutamento dei volontari rinunciando alla ipotesi di cartolizzare migliaia di alloggi di servizio senza ritorno significativo per la Difesa e con grave danno per le famiglie militari con reddito medio-basso; dare attuazione alla costituzione di un fondo pensioni integrativo in grado di assorbire gli attuali assetti patrimoniali delle casse ufficiali e sottufficiali e dare copertura previdenziale adeguata a quella che è ormai la maggioranza del personale militare: quello, cioè, entrato in servizio dopo il 1995 (anno della riforma previdenziale) nei ruoli dei marescialli e degli ufficiali, tutto il personale appartenente al ruolo dei volontari e tutti coloro che alla data del 1995 avevano un'anzianità di servizio inferiore ai 19 anni effettivi; prevedere la necessaria copertura finanziaria al disegno di legge quadro recante "Norme sullo stato giuridico e il trattamento economico dei militari inviati alle operazioni all'estero", fermo in Commissione Difesa della Camera per mancanza di copertura finanziaria; prevedere la necessaria copertura finanziaria al disegno di legge recante: "Norme in favore dei militari di leva e di carriera infortunati o caduti durante il periodo di servizio, fermo in Commissione Difesa della Camera per mancanza di copertura finanziaria, che lo stesso Governo ha stimato essere dell'ordine di circa 120 milioni di euro dichiarando però di non essere in grado di reperirli. Si tratta di una situazione moralmente inaccettabile, poiché la legge si propone di erogare un risarcimento simbolico (50 mila euro) a chi ha perso un figlio o è rimasto menomato per tutta la vita per accidenti occorsigli durante il servizio di leva. L'anno in cui si attua la sospensione anticipata, e cioè la fine del servizio di leva, non può non coincidere con questo obbligo morale di un risarcimento ai più sfortunati, per il quale occorre assolutamente trovare la necessaria copertura; prevedere un adeguato accantonamento finanziario per approvare norme che definiscano le misure e gli strumenti operativi in grado di garantire al personale militare la tutela della salute, la prevenzione dai molteplici rischi derivanti dalle attività istituzionali e un sistema risarcitorio più favorevole; prevedere un adeguato accantonamento finanziario per avviare un programma di ridislocazione di enti e strutture delle Forze armate verso le regioni del sud e le isole, laddove avviene la quasi totalità del reclutamento; incrementare il Fondo unico di amministrazione del personale civile della Difesa per consentire la realizzazione di un programma straordinario di formazione e di riqualificazione del personale civile in grado di corrispondere alle esigenze della ristrutturazione delle Forze armate; è necessario infine prevedere una più adeguata copertura finanziaria ai piani di ammodernamento delle Forze armate, con particolare riguardo ai progetti più qualificanti per restare al passo con le esigenze operative poste dall'impiego delle nostre Forze armate sullo scenario internazionale e anche dal processo di costituzione di quella che appare ormai un'esigenza irrinunciabile e cioè l'integrazione europea ed il progetto di difesa comune.

 

            Sulla base di queste ragioni, la Commissione formula un rapporto contrario.