ALLA GARIBALDI
Trasferimenti, la rabbia delle mogli
Contestati i provvedimenti che riguardano una decina di sottufficiali
CLAUDIO COLUZZI
«Siamo mogli di militari della Brigata Garibaldi, sono anni che viviamo
con i disagi dovuti a continui trasferimenti, ma ora basta. Ora si vogliono
portare via da Caserta 10 sottufficiali che hanno già girato mezza Italia
e hanno diritto ad un pò di tranquillità».
Famiglie di militari sul piede di guerra, contro i trasferimenti disposti negli
ultimi mesi e di cui gli interessati hanno avuto comunicazione alla vigilia
dello scorso Natale. Loro, i sottufficiali, non possono protestare ma le mogli
sono libere di agire come meglio credono e lo fanno con forza e, a tratti, con
rabbia.
«Mio marito - dice la signora Rosaria Allinoro - ha ricevuto il 24 dicembre
scorso la comunicazione che sarebbe stato trasferito a Roma, con sede alla Cecchignola.
Questo significa, di punto in bianco, tagliare i ponti. Con il lavoro che noi
mogli avevamo eventualmente trovato, con la frequentazione delle scuole, con
le amicizie. Qualcuna di noi aveva avviato anche delle attività commerciali
che devono essere chiuse. E tutto questo perchè? Nella motivazione del
trasferimento si dice che il provvedimento è preso per ”esubero”
di personale. Ma se è vero perchè noi siamo costretti a partire
e altri sottufficiali vengono invece collocati a Caserta, proprio alla Garibaldi?».
«La notifica dei trasferimenti - aggiunge Patrizia Gazzillo, moglie di
un altro militare - ha creato il panico nelle famiglie. Siamo intenzionate ad
andare fino in fondo a questa vicenda. Vogliamo chiarire perchè vengono
toccati sottufficiali che sono a Caserta da pochi anni e non ufficiali e sottufficiali
in servizio in città da quando si sono arruolati. E inoltre, perchè
sono stati spesi tanti soldi per addestrare persone che poi vengono mandate
in altre sedi, perchè deve essere buttato tanto denaro pubblico per questi
trasferimenti, visto che ogni trasferimento costa allo Stato fino a 15mila euro?».
Alla Garibaldi non lesinano le risposte e lo fanno attraverso un ufficiale addetto
alle relazioni esterne. «Questi trasferimenti, non sono assolutamente
operativi - precisa la fonte autorizzata a parlare per la Brigata Garibaldi
-, stiamo parlando di una pianificazione in atto delle risorse che potrebbe
concretizzarsi in alcuni casi e in altri no. Inoltre non è detto che
ci siano necessariamente destinazioni disagiate, ossia molto distanti da Caserta.
Sia ben chiaro, dal punto di vista umano i vertici militari si rendono conto
delle difficoltà delle famiglie, ma l’esercito e la Brigata sono
delle aziende nelle quali le risorse umane vanno impiegate al meglio. Se poi
ci saranno dei militari in arrivo a Caserta e altri in partenza lo si dovrà
alle specifiche professionalità e competenze dei singoli. Non tutti rendono
il meglio di loro stessi in tutti i ruoli e il nostro compito è invece
di collocare le persone giuste nei ruoli giusti».
Nel frattempo, però, quasi tutti i sottufficiali che hanno ricevuto il
provvedimento di trasferimento vi hanno fatto opposizione attraverso l’iter
amministrativo interno. Alcuni si sono addirittura rivolti agli avvocati e hanno
aperto dei procedimenti amministrativi per contestare il trasferimento in altra
sede.
«Lo ripetiamo, siamo decise a tutto - dicono le mogli più battagliere
che mai - siamo convinte di essere al centro di un’ingiustizia».
Questa volta sembra proprio che la guerra, in difesa della famiglia, la combatteranno
loro e non i mariti in divisa.