|
di CARLO MERCURI
ROMA - Le salme dei
quattro sfortunati elicotteristi arriveranno alle 23.30 all’aeroporto di
Ciampino. Una manciata di ore dopo, nella mattina del 2 giugno, prenderà
il via la parata militare per la Festa della Repubblica. Parlare di
festa, in circostanze così tragiche, fa storcere il naso. Qualcuno avrebbe
preferito abolirla del tutto, qualcun altro vederla ridimensionata, altri
ancora hanno chiesto di “abbrunarla”. Sarà quest’ultima ipotesi a
spuntarla. Cancellare la Festa, invece, no. Il protocollo è impietoso: qui
non si tratta, infatti, di quattro militari morti in combattimento o
uccisi in un attentato. Si tratta di quattro militari deceduti per cause
di servizio. Tant’è vero che il Presidente Ciampi neppure andrà a ricevere
le salme all’aeroporto di Ciampino. In sua vece sarà inviato il
consigliere militare, generale Mocci. Il Capo dello Stato, in passato, si
è recato a Ciampino solo quando gli aerei hanno riportato in Patria le
salme dei caduti durante azioni belliche. Quindi, la sfilata del 2
giugno si terrà. Certo, ci sarà più di un momento in cui verranno
ricordati i quattro elicotteristi. Il testo ufficiale dello
speaker è stato ritoccato in più di una parte. Ma
soprattutto si è deciso di inserire nell’ordine di sfilata le bandiere
listate a lutto del 7° Reggimento “Vega” di Rimini e del Reggimento
“Antares” di Viterbo, cui appartenevano i militari morti. I loro colleghi
sfileranno sostenendo gagliardetti e lacrime. Giuseppe Lima, Marco
Briganti, Massimiliano Biondini e Marco Cirillo verranno ricordati così,
lungo via dei Fori imperiali. I loro funerali, invece, dovrebbero
svolgersi congiuntamente venerdì a Viterbo, anche se la moglie del tenente
colonnello Lima, che è in attesa di un bimbo, ha chiesto al sindaco
Veltroni di spostare a Roma le esequie del marito. Il Capo dello
Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha espresso il cordoglio e la partecipazione
del Consiglio supremo di Difesa al lutto delle Forze armate e al dolore
dei familiari dei militari morti nel deserto iracheno. In apertura della
riunione (cui hanno partecipato il premier Berlusconi e i ministri
Martino, Fini, Pisanu, Siniscalco, Scajola e il capo di Stato maggiore
della Difesa, Di Paola), Ciampi ha letto i nomi dei caduti e poi tutti i
presenti hanno osservato un minuto di silenzio. Sono intanto in
partenza per l’Iraq i sei membri della Commissione d’inchiesta che
indagherà sulla caduta dell’elicottero Ab412 nel deserto di Nassiriya. La
Commissione, coordinata da un alto ufficiale della Difesa, è composta da
cinque membri dell’Esercito e uno dell’Aeronautica. Il loro arrivo in Iraq
è previsto oggi stesso. I sei inizieranno subito a fare gli accertamenti.
L’ipotesi prevalente dai primissimi rilevamenti fatti sui rottami
dell’elicottero porterebbe a escludere che l’elicottero sia stato
abbattuto da un razzo o da un proiettile. Testimoni oculari riferiscono
che, sulla sabbia del deserto, è rimasta la scia di una “strisciata” lunga
300 metri. Nel successivo impatto contro una duna, al velivolo sarebbe
saltato il rotore, dopodiché sarebbe esploso. Una dinamica che, se
confermata, non coinciderebbe con quella “tipica” di un velivolo
abbattuto. I sei membri della Commissione d’inchiesta dovranno ricostruire
la dinamica esatta di quanto accaduto, analizzando i resti dell’elicottero
per vedere in che modo il velivolo ha impattato con il terreno e
ascoltando tutte le testimonianze. La versione dell’incidente è quella
a cui dà più credito anche il generale Enzo Stefanini, comandante
dell’Aviazione dell’Esercito. «Nessuna ipotesi si può escludere - dice -
ma se si fosse trattato di un atto ostile sarebbe stato preceduto e
seguito da tanti altri fatti che in questo caso non si sono verificati».
Si chiede perché l’elicottero caduto non avesse la scorta il
maresciallo Domenico Leggiero, coordinatore dell’“Osservatorio militare” e
lui stesso pilota di elicotteri: «Quello che salta immediatamente agli
occhi - dice - è che l’elicottero, in volo notturno, non aveva la scorta.
Una missione da trasporto in territorio operativo prevede la scorta.
Perché non c’era nessun “Mangusta” di scorta? Rimane poi - continua
Leggiero - il problema generale della situazione davvero critica
dell’aviazione leggera dell’Esercito, ormai al limite della
sopportazione». |