Mercoledì 1 Giugno 2005  
 
Cala il lutto sulla parata del 2 giugno
 
Bandiere listate per i reggimenti delle vittime. Stasera l’arrivo delle salme

di CARLO MERCURI

ROMA - Le salme dei quattro sfortunati elicotteristi arriveranno alle 23.30 all’aeroporto di Ciampino. Una manciata di ore dopo, nella mattina del 2 giugno, prenderà il via la parata militare per la Festa della Repubblica.
Parlare di festa, in circostanze così tragiche, fa storcere il naso. Qualcuno avrebbe preferito abolirla del tutto, qualcun altro vederla ridimensionata, altri ancora hanno chiesto di “abbrunarla”.
Sarà quest’ultima ipotesi a spuntarla. Cancellare la Festa, invece, no. Il protocollo è impietoso: qui non si tratta, infatti, di quattro militari morti in combattimento o uccisi in un attentato. Si tratta di quattro militari deceduti per cause di servizio. Tant’è vero che il Presidente Ciampi neppure andrà a ricevere le salme all’aeroporto di Ciampino. In sua vece sarà inviato il consigliere militare, generale Mocci. Il Capo dello Stato, in passato, si è recato a Ciampino solo quando gli aerei hanno riportato in Patria le salme dei caduti durante azioni belliche.
Quindi, la sfilata del 2 giugno si terrà. Certo, ci sarà più di un momento in cui verranno ricordati i quattro elicotteristi. Il testo ufficiale dello speaker è stato ritoccato in più di una parte. Ma soprattutto si è deciso di inserire nell’ordine di sfilata le bandiere listate a lutto del 7° Reggimento “Vega” di Rimini e del Reggimento “Antares” di Viterbo, cui appartenevano i militari morti. I loro colleghi sfileranno sostenendo gagliardetti e lacrime.
Giuseppe Lima, Marco Briganti, Massimiliano Biondini e Marco Cirillo verranno ricordati così, lungo via dei Fori imperiali. I loro funerali, invece, dovrebbero svolgersi congiuntamente venerdì a Viterbo, anche se la moglie del tenente colonnello Lima, che è in attesa di un bimbo, ha chiesto al sindaco Veltroni di spostare a Roma le esequie del marito.
Il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha espresso il cordoglio e la partecipazione del Consiglio supremo di Difesa al lutto delle Forze armate e al dolore dei familiari dei militari morti nel deserto iracheno. In apertura della riunione (cui hanno partecipato il premier Berlusconi e i ministri Martino, Fini, Pisanu, Siniscalco, Scajola e il capo di Stato maggiore della Difesa, Di Paola), Ciampi ha letto i nomi dei caduti e poi tutti i presenti hanno osservato un minuto di silenzio.
Sono intanto in partenza per l’Iraq i sei membri della Commissione d’inchiesta che indagherà sulla caduta dell’elicottero Ab412 nel deserto di Nassiriya. La Commissione, coordinata da un alto ufficiale della Difesa, è composta da cinque membri dell’Esercito e uno dell’Aeronautica. Il loro arrivo in Iraq è previsto oggi stesso. I sei inizieranno subito a fare gli accertamenti. L’ipotesi prevalente dai primissimi rilevamenti fatti sui rottami dell’elicottero porterebbe a escludere che l’elicottero sia stato abbattuto da un razzo o da un proiettile. Testimoni oculari riferiscono che, sulla sabbia del deserto, è rimasta la scia di una “strisciata” lunga 300 metri. Nel successivo impatto contro una duna, al velivolo sarebbe saltato il rotore, dopodiché sarebbe esploso. Una dinamica che, se confermata, non coinciderebbe con quella “tipica” di un velivolo abbattuto. I sei membri della Commissione d’inchiesta dovranno ricostruire la dinamica esatta di quanto accaduto, analizzando i resti dell’elicottero per vedere in che modo il velivolo ha impattato con il terreno e ascoltando tutte le testimonianze.
La versione dell’incidente è quella a cui dà più credito anche il generale Enzo Stefanini, comandante dell’Aviazione dell’Esercito. «Nessuna ipotesi si può escludere - dice - ma se si fosse trattato di un atto ostile sarebbe stato preceduto e seguito da tanti altri fatti che in questo caso non si sono verificati».
Si chiede perché l’elicottero caduto non avesse la scorta il maresciallo Domenico Leggiero, coordinatore dell’“Osservatorio militare” e lui stesso pilota di elicotteri: «Quello che salta immediatamente agli occhi - dice - è che l’elicottero, in volo notturno, non aveva la scorta. Una missione da trasporto in territorio operativo prevede la scorta. Perché non c’era nessun “Mangusta” di scorta? Rimane poi - continua Leggiero - il problema generale della situazione davvero critica dell’aviazione leggera dell’Esercito, ormai al limite della sopportazione».