Avvenire
In caserma si muore di
più
Passano da 88 a 109 i militari deceduti
per malattia Superano anche gli incidenti letali, che sono aumentati del 31 per
cento
Da Roma
Antonio Maria Mira
Nel 2003 i militari
morti per malattia sono aumentati quasi del 24 per cento, passando dagli 88 del
2002 a 109. E la malattia diventa la prima causa di morte dei nostri soldati,
scavalcando quella che solitamente ha guidato la triste classifica, cioè gli
incidenti automobilistici che, invece, calano. Non era mai successo. Dati
preoccupanti che portano subito alla mente la questione dell'uranio impoverito,
e le tante malattie e morti di soldati reduci dalle missioni nei Balcani. Numeri
che, dopo anni di calo, fanno crescere i morti totali nelle nostre Forze armate
ai livelli del 1996.
Dati ufficialissimi, contenuti nella "Relazione sullo
stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze
armate", relativa al 2003, inviata nei giorni scorsi dal ministero della Difesa
al Parlamento.
Non gli unici dati negativi, comunque. Tra gli uomini con le
stellette, infatti, crescono per la prima volta e di tanto, anche i suicidi, con
un incremento di ben il 28 per cento, passando da 25 a 32, dopo anni nei quali
il numero era rimasto fermo a poco più di 20. Una situazione sottolineata dallo
stesso ministero della Difesa, solitamente poco incline ai commenti, che parla
di «un cospicuo aumento rispetto agli altri anni sino ad oggi monitorizzati».
Tutto questo, va ricordato, a fronte di una diminuzione dei militari (frutto
della riforma della leva) e della progressiva trasformazione verso un esercito
di professionisti.
Ma vediamo nello specifico i numeri. Nello scorso anno i
militari morti in servizio sono stati 258 (141 di Esercito, Marina e
Aeronautica, 117 dei Carabinieri). Nel 2002 erano stati solo 216. Dunque un
incremento in appena un anno di ben il 19,4 per cento. Ma, come detto, il dato
più grave è che bisogna andare indietro al 1996 per trovare numeri analoghi. In
quell'anno ci furono, infatti, 260 morti, calati poi regolarmente negli anni
successivi.
Ad incrementare il numero hanno certamente contribuito i 17
uccisi (cinque dell'esercito e dodici carabinieri) nella strage di Nasiriyah, ma
soprattutto quelli morti per malattia passati da 88 del 2002 a 109, con un
incremento del 23,8 per cento. Un legame con l'uranio impoverito? Nella
Relazione non si avanza alcuna ipotesi. Ma a leggere i dati degli ultimi anni
qualche sospetto può essere avanzato. L'unico anno paragonabile al 2003 è
infatti il lontano 1995, quando i soldati morti per malattia furono 117, ma con
moltissimi soldati di leva in più. Poi un calo negli anni successivi: 75 nel
1996, 43 nel 1997, 42 nel 1998. Ma dal 1999 i decessi per varie sindromi tornano
a crescere: in quell'anno sono 53, nel 2000 salgano a 59, nel 2001 passano a 79
per arrivare agli 88 del 2002 e ai 109 dello scorso anno. E questo, lo
ripetiamo, a fronte di una calo del numero totale dei nostri militari.
Cosa
succede? I giovani italiani sono diventati più cagionevoli di salute? O c'è un
legame con le missioni all'estero, che impegnano sempre di più i militari? Forse
in questi anni stanno emergendo malattie contratte sul campo e dal lungo
decorso? Sindrome dei Balcani o altro? I numeri certo non tranquillizzano, ma la
Relazione del ministero della Difesa su questo non dice nulla. Anzi torna a
sottolineare, come negli anni scorsi, che i decessi sono «in larga misura dovuti
ad incidenti automobilistici: 81 su 258 pari a circa il 31 per cento». Ma non
scrive che, in realtà, con 109 morti, pari al 42,2 per cento, le malattie
diventano la prima causa di morte dei nostri soldati, avieri, marinai e
carabinieri.
fonte: Avvenire - 19/10/2004