Pensioni, la Corte dei Conti dà ragione alla polizia

Migliaia di dipendenti delle forze armate e dell’ordine possono lasciare il lavoro con i vecchi requisiti

Una sentenza della magistratura contabile consente il pensionamento di coloro che erano incappati nel blocco del ’97

di LAURA DELLA PASQUA

UNA tegola sta per abbattersi sull’Inpdap. Migliaia di dipendenti delle forze armate e di polizia potrebbero chiedere di andare in pensione con decorrenza immediata. Il fattore scatenante di questa valanga di domande è una sentenza della Corte dei Conti della Valle d’Aosta che ha accolto il ricorso presentato da un dipendente delle forze di polizia contro il blocco deciso da Dini nel ’97 ai pensionamenti di anzianità. A causa di questo sbarramento migliaia di persone che erano sul punto di andare in pensione furono costrette a ritirare la domanda e ancora oggi sono in attesa di raggiungere i nuovi requisiti per lasciare il lavoro.
Ora la sentenza della Corte dei Conti apre un varco e coloro che hanno dovuto rinviare di diversi anni l’addio al lavoro, adesso possono fare ricorso e ottenere l’immediato pensionamento.
Ma per capire meglio i termini della questione occorre fare un passo indietro. Nel ’97 Dini decise di bloccare i pensionamenti di anzianità dal 3 novembre al 31 dicembre ’97 per evitare che sull’onda dell’annuncio di una riforma, si scatenasse la fuga al pensionamento. Fu emanato un decreto che però non venne mai convertito in legge. La Finanziaria del ’98 innalzò i requisiti per andare a riposo sbarrando definitivamente la strada a chi era già incappato nel blocco e aveva dovuto ritirare la richiesta di pensionamento. Per far fronte al divampare delle polemiche un decreto ministeriale offrì una scappatoia a chi aveva già fatto domanda entro il 31 dicembre del ’97. Vennero fissate alcune finestre di uscita valide però solo per chi aveva raggiunto il massimo dei requisiti per l’anzianità. La normativa previdenziale delle forze armate e di polizia però consentiva il pensionamento anche a chi non aveva i requisiti massimi. Per costoro le finestre non erano valide e si apriva un lungo Purgatorio.
Di qui il ricorso alla Corte dei Conti da chi si è sentito privato di un diritto. La sentenza emanata lunedì scorso gli ha dato ragione. In sostanza la magistratura contabile, spiega l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia che ha seguito il caso, considera illegittimo il rigetto della domanda di pensionamento e il mancato collocamento a riposo. Il decreto Dini di blocco infatti non è mai stato convertito in legge. Pertanto resta valida la normativa precedente alla Finanziaria del ’98 secondo la quale per andare in pensione non occorreva il massimo dei requisiti. Ma non è tutto. La Corte stabilisce il diritto a percepire il trattamento economico secondo i requisiti in vigore al 30 dicembre ’97.