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di CLAUDIA TERRACINA
ROMA Ancora una volta è obbligatorio ricordare l’appello del governatore del
Lazio, Francesco Storace, che, parafrasando Nanni Moretti, chiese a Fini «di
dire qualcosa di destra». Il vicepremier ha risposto proponendo il voto agli
immigrati e scatenando lo sconcerto di mezzo partito. Ora tocca a Maurizio
Gasparri, che, come è noto, non ha condiviso l’iniziativa del presidente del
suo partito, dare soddisfazione all’eterno rivale di corrente. «Voglio porre
all’attenzione del governo le richieste economiche dei militari e delle forze
dell’ordine, argomento sul quale An è compatta», annuncia il ministro delle
Comunicazioni, rispolverando l’antica tradizione del partito di Fini, forse
per ricompattarlo dopo le recenti polemiche. E fa anche sapere che non c’è
tempo da perdere: «Già in questa Finanziaria - spiega - occorre trovare i
fondi necessari per dare risposte migliori a questi servitori dello Stato».
Questa proposta è un segnale per An affinchè ritorni a guardare ai suoi
ambienti più tradizionali, ministro Gasparri?
«No, io pongo un problema reale. Dopo un incontro con i responsabili
sindacali del settore, mi sono reso conto che esiste ancora il problema di
reperire i fondi per il contratto. Perciò, ho deciso di sollevare la
questione e mi attendo risposte già nella prossima Finanziaria».
Insomma, batte cassa, ministro, in un momento non proprio florido per le
finanze dello Stato, stando a quanto dicono chiaramente Tremonti e
Berlusconi.
«So perfettamente che la Finanziaria ha risorse molto limitate. Tuttavia,
visto che si parla di priorità del governo, ho creduto opportuno ricordare
che garantire un miglior trattamento contrattuale ai militari e alle forze
dell’ordine non è una questione rinviabile. Anzi, per me è e sarà una
battaglia imprescindibile e il partito, ovviamente, è compatto
sull’argomento».
E’ stato Berlusconi a parlare di priorità. An vuole aggiornare l’agenda
del governo, riportando alla ribalta un problema dimenticato dal centrodestra?
«Dare la giusta soddisfazione a militari e forze dell’ordine non è un
problema, semmai è un tema da tenere sempre presente, come fa An».
In concreto, quanti soldi serviranno per assicurare un buon trattamento
economico?
«Non meno di 100 milioni di euro, ossia circa 200 miliardi di vecchie lire.
Ma c’è anche da risolvere la questione del riallineamento delle carriere.
Insomma, per essere più chiari, va riconosciuta la specificità del comparto
sicurezza, dando spazio alle sue giuste richieste».
E’ un modo per suggerire ad An che è meglio occuparsi di militari, che di
immigrati?
«Le due cose non sono in contraddizione. Si discute serenamente. Ma intanto
il nostro gruppo al Senato proporrà una serie di emendamenti. E questo non
deve suscitare scandalo. In undici anni di carriera parlamentare non ho mai
visto licenziare una manovra di bilancio senza correzioni».
E gli alleati della maggioranza, secondo lei, appoggeranno queste
richieste?
«Bè, credo che siano argomenti condivisi da molti. Penso, per esempio al
ministro dell’Interno Pisanu».
Tornando al voto sugli immigrati, lei voterà la proposta di An in
Parlamento?
«Dovrò vedere il testo definitivo del disegno di legge. Per ora apprezzo i
paletti posti dal mio partito, anche se mi convince di più la proposta della
Margherita per abbassare gli anni di residenza necessari per ottenere la
cittadinanza italiana, passando da dieci a otto».
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