La
Repubblica
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DPEF,
IL GOVERNO PREPARA UNA MANOVRA DA 13
MILIARDI |
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Stretta sugli enti locali, blocco dell'anzianità, vendita
di immobili e concordato con le società: ecco le ipotesi allo studio
dell'esecutivo |
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ROMA - Berlusconi ha detto di non aver ancora deciso la data
del varo del Dpef (il Documento di programmazione economica), il capogruppo
dei Ds Violante gli fa sapere che il Parlamento è disposto a votarlo entro fine
luglio, se il governo lo approverà entro metà mese. Così l'attesa è per i
prossimi giorni, forse la prossima settimana: nel frattempo i tecnici sono al
lavoro, a partire dall'intervento più immediato quello dei conti del 2004 che
sarà oggetto della prossima Finanziaria.
L'obiettivo del governo è quello
di riportare il rapporto deficit-pil all'1,8-1,9 per cento dalla base di
partenza tendenziale che è rappresentata dalla previsione della Ue che indica il
3,1 per cento. Significa che bisognerà fare una manovra di 13-14 miliardi di
euro.
Come agire? In parte con operazioni permanenti e in parte con nuove
misure una-tantum.
Circa 5 miliardi, nelle intenzioni del governo,
dovrebbero venire dal rafforzamento del patto di stabilità interno, dai tagli ai
contributi a fondo perduto (le varie leggi di incentivo alle imprese a partire
dalla 488) e dalle pensioni. Come pura ipotesi teorica, con l'elevazione
da subito a 60 e 40 anni di età pensionabile e storia contributiva, si
potrebbero recuperare risorse per 9-10 miliardi fino al 2008 ma nel
2004 questa riforma darebbe poco, circa 1 miliardo di euro e sarebbe socialmente
poco accettabile. Più in concreto il Tesoro starebbe pensando a una chiusura
temporanea delle uscite, le cosiddette finestre.
Il governo conta inoltre
sull'effetto-condono: come si sa la sanatoria è andata bene si tratta di almeno
15-16 miliardi che tenendo conto delle rate che si pagheranno il prossimo anno e
del trascinamento nel 2004 si arriverà a 18-19 miliardi di euro più di quanto
previsto. A conti fatti nelle tasche del governo ci saranno così 2,5-3 miliardi
di euro. A questi vanno aggiunte le cartolarizzazioni: la "Scip 3" che
prevede la vendita degli immobili della Difesa, che è stata bocciata in
Parlamento nei giorni scorsi, ma che sarà ripresentata nel 2004 con l'obiettivo
di raccogliere 2-3 miliardi di euro. Altri 3-4 miliardi di euro
potrebbero venire dalle operazioni Anas e Cassa Depositi e Prestiti che,
trasformate o in via di trasformazione in spa, consentirebbero di portare fuori
bilancio parte dell'indebitamento.
Fin qui la manovra 2004 che potrebbe
tuttavia arricchirsi di altri due elementi: il primo riguarda la questione
condoni. Il governo naturalmente non ne parla ma, come è avvenuto lo scorso
anno, le sanatorie potrebbero essere introdotte per via Parlamentare. Quella più
probabile è il concordato per le società che farebbe da ponte alla nuove misure
anti-elusive che entreranno in vigore con il primo gennaio del 2005; l'altro è
quello edilizio, l'unico che ancora non è stato utilizzato dal
governo.
Sul fronte del calo delle tasse la situazione è assai scivolosa:
nonostante le rassicurazioni fornite da Tremonti recentemente per far passare il
secondo modulo di riduzione bisognerà verificare attentamente le compatibilità
finanziarie. Sembra escluso l'arrivo delle due aliquote (23 per cento sotto i
100 mila euro e 33 sopra) ma è probabile che il governo vorrà a tutti costi dare
un segnale magari rimodulando ancora le aliquote come è stato fatto nel
2003.
Sul fronte delle imprese che subiranno il taglio degli incentivi ci
dovrà sicuramente essere uno scambio: il terreno sembra essere quello della
riduzione dell'Irap e forse dell'Irpeg che potrebbe scendere al 33 per cento.
Prima del varo del Dpef comunque il governo dovrà rendere conto agli ispettori
del Fondo monetario che in questi giorni sono in Italia: il questionari sulla
finanza pubblica è un vero e proprio "terzo grado". Su versante della spesa
l'Fmi vuole sapere perché cresce la spesa sanitaria, quanto è costato l'aumento
delle pensioni minime, quale sarà l'impatto dei contratti pubblici, se ha
funzionato il decreto blocca-spese.
ROBERTO
PETRINI