Le paure e i dubbi
Ma non è un'epidemia
Parla Francesco Schitulli, Presidente Lega italiana Tumori

 

 

 

 

 

 

Perché tanta prudenza da parte degli esperti anche ora che i casi di reduci ammalati sono aumentati?
Perché non abbiamo ancora dati certi che provino che i casi di tumore riscontrati siano da ricollegare all'esposizione all'uranio impoverito.

Si tratterebbe allora di semplici coincidenze? Il Ministro Mattarella ha parlato di trenta casi sospetti.
Nell'immediatezza non è possibile accertare le cause di questi tumori. Quindi non posso dare una risposta. E' stata istituita una commissione di ricerca presieduta dal Prof. Franco Mandelli. Inviterei tutti ad aspettare i risultati di quel lavoro prima di sbilanciarsi in allarmi e sentenze.

L'uranio impoverito è utilizzato anche in oggetti comuni della vita civile (strumenti dentistici, mazze da golf).
Anche qui si sa ancora poco. Potrebbero esserci tracce di uranio in alcuni capi di abbigliamento e in alcuni utensili. Confido molto nel ruolo dell'Unione Europea. Le industrie dovrebbero avere dei vincoli precisi ed esporre nelle etichette dei prodotti l'esatta composizione del materiale.

Se un soldato che ha prestato servizio in Bosnia o Kosovo volesse accertare il proprio stato di salute, a quali test potrebbe sottoporsi?
Non ci sono esami specifici. Potrebbe sottoporsi ad un checkup oncologico tradizionale. Il cancro è una malattia che ha un'incubazione molto lunga. Abbiamo scoperto degli effetti devastanti delle radiazioni di Hiroshima e Nagasaki soltanto molti anni dopo. Rinnovo l'appello: aspettiamo i risultati della commissione Mandelli.

*Francesco Schitulli è Presidente della Lega Italiana contro i tumori