Iraq, soldati italiani sotto accusa. ‘I cecchini sanno che basta sparare due missili insieme e uno dei due va a bersaglio’
‘Macché rifiuto, puniti per un dossier’
Uno degli elicotteristi rimpatriati: tutelati i colleghi Ma per i vertici militari i velivoli sono sicuri e protetti


di Simone Martini
ROMA — «Le misure di sicurezza e disinganno degli elicotteri del contingente italiano sono adeguate. L'attività di volo si è sempre svolta finora regolarmente e sarà così anche in futuro». Lo ha detto ieri il generale Giorgio Cornacchione, comandante degli militari italiani in Iraq, parlando dei quattro ufficiali elicotteristi dell'aviazione leggera dell'esercito che si sono rifiutati di volare, accusando i vertici militari di non aver dotato i mezzi di adeguati sistemi di protezione. Cornacchione ha aggiunto che «il contesto è quello che è e la sicurezza assoluta naturalmente non ci può essere, nè in cielo, nè per le pattuglie che svolgono il controllo del territorio a terra». Dichiarazioni che fanno dire al segretario Ds Piero Fassino che anche in questa vicenda si dimostra il carattere «biforcuto» della posizione del governo: «Assistiamo all'episodio — osserva Fassino — degli ufficiali che impegnati in Iraq chiedono di poter svolgere la loro missione in sicurezza e sono mandati sotto processo con la motivazione che non sono adatti a combattere. Ma non erano stati mandati — si chiede Fassino — ad una missione umanitaria?». E secondo il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, «la vicenda è un'ulteriore conferma che quella italiana è una missione di guerra e che dunque occorre votare no al decreto legge sul proseguimento della missione in Iraq». Replica il vice premier Gianfranco Fini: «Non metto insieme le due cose, secondo me non c'è alcun nesso». Fini ribadisce che «le nostre truppe in Iraq sono di liberazione e non occupanti». Secondo il generale Gian Marco Chiarini, comandante della task force italiana in Iraq, finora non c'è stato alcun problema». E i velivoli in dotazione sono «adeguati» ai compiti e dotati delle previste misure di sicurezza. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa, Antonio Martino: «I nostri aerei hanno standard di sicurezza pari a quegli degli eserciti più moderni». Ma uno degli elicotteristi nella bufera intervistato dal Corriere della Sera fornisce una versione diversa: «Non è vero che ci siamo rifiutati: siamo andati laggiù a novembre e abbiamo volato regolarmente. Solo che poi dall’Iraq abbiamo spedito un rapporto al comando...». Il contenuto del rapporto? «L’abbiamo fatto — spiega il militare — per tutelare la vita dei nostri soldati». «Se 13 Chinook Usa — aggiunge — sono stati abbattuti nonostante fossero dotati del sistema anti missili, vuol dire che anche quegli elicotteri sono diventati vulnerabili. I cecchini iracheni l’hanno imparato: basta sparare un missile da nord e un altro da sud in contemporanea ed ecco che il radar di bordo non è più sufficiente. Ne intercetta uno, ma l’altro missile inesorabilmente va a segno».
 
Domenica 7 marzo 2004