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di GIULIO LADI
ORVIETO - La lunga
battaglia di Paola, la moglie di Stefano Melone, è stata vinta. E, insieme
a lei, ora, possono vincere anche tutti i familiari dei soldati italiani
morti, dopo aver partecipato a missioni all'estero. Il Tribunale di Roma
ha dato ragione alla vedova di Melone, riconoscendo che la morte
dell'elicotterista di Canale di Orvieto, in provincia di Terni, è
avvenuta, nel 2001, per cause di servizio e ha stabilito un risarcimento,
da parte del Ministero della Difesa, di 500.000 euro. La causa contro
il Ministero era stata iniziata già da Stefano Melone nell'agosto del
2000, dopo che era stato messo in congedo definitivo e permanente per
causa di servizio. L'uranio impoverito, ma non solo, la causa del tumore
che aveva colpito il militare. Forse, ora, dopo la sentenza del Tribunale
di Roma, potrà essere riaperta l'indagine sulle tante morti che hanno
costellato il rientro in patria dei militari inviati in missioni
all'estero, in zone teatro di battaglie e, quindi, di uso di esplosivi.
Nemmeno la commissione Mandelli era riuscita, tra mille polemiche a fare
luce piena su quegli episodi. Stefano Melone si era ammalato nel febbraio
del 2000. Un ricovero urgente all'ospedale di Terni e la terribile
notizia: gli viene diagnosticata una neoplasia pleuro-polmonare maligna,
patologia dovuta all'esposizione a sostanze radioattive e cancerogene. Il
maresciallo maggiore Melone, nel 1996, era stato comandato a frequentare
il corso di qualificazione per la difesa Nucleare Batteriologica e Chimica
e alla fine dello stesso anno era stato inviato all'estero presso il
contingente Onu operante nel sud del Libano dove aveva ricoperto
l'incarico di equipaggio fisso di volo e di sottotenente addetto alla
difesa. Poi, era stato assegnato a missioni in Albania, in Somalia, in
Medio Oriente e in Kosovo. Dopo l'insorgere della malattia la vita di
Melone e della moglie Paola era stata un continuo spostarsi da un ospedale
all'altro, fino al novembre 2001, quando l'elicotterista era deceduto al
Centro nazionale dei tumori di Milano. La moglie di Stefano Melone, Paola,
assistita dall'avvocato orvietano Francesco Venturi, stanca di aspettare,
delusa dal comportamento dello Stato, aveva lanciato qualche mese fa un
appello: «Noi componenti della famiglia Melone, io ed i miei figli,
discriminati e beffati dallo Stato non staremo a guardare. Mi rivolgo a
tutti coloro che hanno perso un loro caro, un militare, a causa di questo
uranio impoverito che le istituzioni non vogliono ammettere sia il
responsabile di queste "strane" morti di militari impiegati all'estero.
Per i nostri morti al servizio dello Stato che no possono parlare e quindi
non possono accusare, abbiamo noi familiari il dovere di farlo». Ora, sarà
più agevole anche per lei la strada della pensione privilegiata che anche
il marito aveva chiesto subito dopo l'insorgere della malattia e il
congedo definitivo che gli era stato concesso proprio per causa di
servizio. |