INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Premesso che:
- fonti giornalistiche hanno riportato un’intervista ad un alto funzionario alla sanità alla Difesa, che ha voluto mantenere l’anonimato, in cui emerge tutta la pericolosità dell’uranio impoverito utilizzato per scopi bellici;
- nell’intervista emerge inoltre chiaramente che è da quasi vent’anni la Difesa riceve dalla Nato e dagli Usa rapporti sulla nocività del metallo;
- il funzionario ha dichiarato di essere stato rimosso dall’incarico quando cercò di far presente i rischi;
- tali rischi di cui la Difesa era, secondo l’intervista, al corrente sarebbero di origine chimica e non radioattiva, esattamente come concluso dalle analisi svolte dalla dottoressa Gatti per conto dell’Osservatorio Militare;
- ad oggi, nonostante la morte di 23 militari italiani impiegati in zone belliche dove si è fatto uso di proiettili ad uranio impoverito e di oltre 200 ammalati, nonostante ci siano studi scientifici che dimostrano un inequivocabile nesso tra le patologie e l’uso di tali proiettili, la Difesa e le Forze Armate continuano a negarne la pericolosità;
- nell’opinione pubblica serpeggia il sospetto che non si voglia far emergere le verità per coprire le colpe di qualcuno.
Per sapere:
se non si ritenga opportuno a cinque anni dal primo decesso di un militare operante nell’area in cui fu sparato uranio impoverito fare finalmente chiarezza;
se non si ritenga opportuno prendere in considerazione gli studi sopra citati;
quali sono le precauzioni prese per i nostri militari inviati in missione in Iraq, e quali sono le differenze con le precauzioni prese nelle missioni nell’ex Jugoslavia.
On. Edouard Ballaman
Roma, 1 ottobre 2003