|  PARAPENDIO ATTERRA E BUCA I SISTEMI DI DIFESA |
|   L'esperto: «Un episodio grave che rivela una falla enorme nel dispositivo di sicurezza» |
|   di MAURIZIO GALLO IN SELLA ad un motoparapendio, buffo attrezzo composto da un paracadute munito di motore ed elica, ha violato senza problemi lo spazio aereo della capitale. È atterrato in piazza San Pietro con il suo «ciclomotore volante» sotto gli occhi esterrefatti degli agenti di pattuglia davanti la Basilica. Ed è stato subito bloccato insieme con sette suoi «complici», due ragazze tedesche e cinque suoi connazionali venuti dall'Austria, tutti denunciati per manifestazione non autorizzata. È l'alba. I primi timidi raggi di sole bagnano il verde di Villa Pamphili. Andreas Siebenhofer, 26 anni, e i suoi amici giungono nel parco a bordo di due auto e di un pulmino con rimorchio. Assemblano la «macchina volante», poi Andreas decolla mentre gli altri lo riprendono con la videocamera e infine si dirigono in macchina verso l'obiettivo. Pochi minuti e il giovane arriva sopra il Vaticano (il cui sorvolo è vietato dai Patti Lateranensi fin dal 1929), fa quattro giri sulla piazza e poi tocca terra vicino le transenne proprio di fronte la chiesa. Il gruppo era partito lunedì dall'abbazia benedettina di Seckau, nella Stiria. Scopo del viaggio, raccogliere firme contro la guerra lungo 14 tappe di volo per poi consegnarle al Papa. Una volta nella capitale, spunta invece l'idea del sorvolo proibito, che ora sta scatenando violente polemiche. Tanto più che l'allarme su un tentativo di violazione dello spazio aereo sulla città del Pontefice era già stato preso in considerazione una settimana fa. «L'episodio rivela una falla enorme nel sistema di difesa, e questi pacifisti hanno dimostrato che con un ultraleggero si può fare un attentato - spiega Luca Marco Comellini, dell'Osservatorio permanente per le forze armate e di polizia - Se un velivolo entra dall'esterno nel nostro Paese viene avvistato e intercettato facilmente. Ma se un Cessna parte dall'Aquila o dall'aeroporto dell'Urbe non si fa in tempo a intercettarlo. Siamo indifesi. In Italia non esiste una regolamentazione precisa su chi può volare e chi no, specialmente per i cosiddetti voli sportivi. La soluzione? Anche se è una restrizione della libertà, bisognerebbe interdire totalmente lo spazio aereo ai privati in tutto il Paese, o almeno sulle grandi città e le zone d'interesse strategico». Ieri, convocato d'urgenza dal prefetto Emilio Del Mese, il Comitato sicurezza e ordine pubblico ha stabilito di verificare se nei piani predisposti dalle forze dell'ordine «c'è da fare ulteriore attenzione» e al tempo stesso continuare la vigilanza anche attraverso gli elicotteri «in modo da poter seguire attentamente tutto quello che avviene nei cieli della capitale». Il problema, in realtà, è che sotto una certa quota i radar non rilevano oggetti in volo, altrimenti riceverebbero migliaia di segnali non decifrabili. E il motoparapendio di Andreas non ha probabilmente superato i 200 metri d'altezza, impiegando una manciata di minuti per percorrere i due chilometri scarsi che separano Villa Pamphili dal Vaticano. Troppo basso per i radar, troppo poco tempo per l'intervento della difesa aerea. Ma allora? Allora siamo decisamente vulnerabili. E l'unica arma efficace è il lavoro d'intelligence, cioè di prevenzione. Che, nel caso del pacifista austriaco, non c'è stata . |
|  sabato 29 marzo 2003 |