
Militari bonificano un campo contaminato dall'uranio
impoverito
ROMA - Continua la
strage da uranio impoverito. E' di oggi la notizia della
vittima numero 45. Si tratta di un giovane militare di 30 anni,
originario di Salerno, deceduto due giorni fa a Roma per un tumore dopo una
lunga malattia e quattro trapianti. A renderlo noto è stato Domenico Leggiero, dell'Osservatorio militare, ricordando che
attualmente sono 513 i soldati malati da patologie associabili all'esposizione
all'uranio impoverito, sostanza massicciamente impiegata negli armamenti usati
dalle forze armate della Nato durante l'intervento nei Balcani.
La
giovane vittima, ha rivelato Leggiero, era un
volontario dell'Esercito, più volte in missione nell'area balcanica, dalla quale
era tornato affetto da Linfoma di Hodgkin. "Gli era stata riconosciuta la causa
di servizio - ha ricordato il responsabile dell'Osservatorio - ma non aveva
ancora preso un soldo".
Il militare deceduto aveva prestato servizio in
particolare nel 19/o reggimento 'Guide' di Salerno, prendendo parte, ha ricordato Leggiero, "alla missione nella famigerata 'Tito
Barrak' di Sarajevo che gli è stata fatale". Secondo il responsabile
dell'Osservatorio sono "sono ben 13 le vittime tra i soldati che hanno prestato
servizio nella caserma maledetta".
La questione del cosiddetto
"inquinamento bellico", in particolare da uranio impoverito, continua ad essere
oggetto di indagine e polemiche. Tre successive
relazioni della commissione Mandelli (l'ultima del 2002) sono arrivate a concludere (dopo i primi dati negativi) che, rispetto al
numero "statisticamente atteso", le vittime nel gruppo di riferimento (i
militari che hanno preso parte alle varie operazioni nelle aree incriminate)
sono quattro volte superiori. La commissione, però, pur auspicando ulteriori approfondimenti, non ha trovato un nesso tra la
presenza dell'uranio impoverito e i casi di tumore verificati. Una successiva
commissione d'inchiesta è andata oltre sostenendo che i dati della Mandelli
erano probabilmente sbagliati e sottostimati.
Oggi non ci sono praticamente più
dubbi sull'esistenza di un nesso e ci si batte per i riconoscimenti delle cause
di servizio per le vittime e per l'abolizione dell'uso dell'uranio impoverito in
campo bellico e non solo.
(19 febbraio 2007)
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