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"Tornare a indagare sui soldati morti dopo le missioni nei Balcani"
"Sono d'accordo con il ministro Martino: bisogna fare chiarezza. e per farlo c'è solo una strada: tornare a indagare". il professor Mandelli replica così alle polemiche riesplose in questi giorni dopo la morte del caporal maggiore Valerio Melis. Con lui sono 24 i morti in pochi anni, 24 giovani militari in missione nei Balcani vittime dello stesso male: il linfoma di Hodgkin, una forma di tumore. E un terribile sospetto, mai confermato: che la causa sia quell'uranio impoverito disseminato sui territori bombardati dagli alleati. Un sospetto che non trovava conferma nella relazione di Mandelli, l'ematologo chiamato due anni fa a presiedere una commissione che esaminasse il caso, per trovare risposte. ma ora lo stesso Mandelli non esclude che in questi due anni, da quando ha consegnato la sua relazione, le cose possano essere cambiate. "Per scoprirlo, consiglia, c'è solo un modo: tornare a occuparsi della vicenda". E se qualcuno dovesse chiederglielo in veste ufficiale, si dice pronto a farlo. Tra il 2001 e il 2002 esaminò uno per uno quei 43.000 militari di ritorno dai Balcani, concluse che il numero dei malati era al di sotto della media nazionale, con una sola eccezione, il linfoma di Hodgkin. Nel caso di questa malattia i malati risultavano più del doppio. Nessuna ipotesi, però, sulle cause. Nessuna prova che a provocare quelle malattie fosse l'uranio. Nessun rapporto di causa- effetto. Da allora è quella la tesi ufficiale, confermata oggi da un altro noto oncologo, Umberto Tirelli. E anche le cifre ufficiali, fornite dal ministero della difesa, sono quelli contenuti in quella relazione, ormai vecchia di un anno e mezzo, e contestati dall'osservatorio militare, che parla oggi di un fenomeno in preoccupante crescita, con 24 morti e altri 263 malati. "L'unico modo per fare chiarezza - conclude Mandelli - è tornare a monitorare quei soldati con rigore scientifico".