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Martedì 3 Febbraio 2004


ALLA GARIBALDI
Trasferimenti, la rabbia delle mogli
Contestati i provvedimenti che riguardano una decina di sottufficiali

CLAUDIO COLUZZI
«Siamo mogli di militari della Brigata Garibaldi, sono anni che viviamo con i disagi dovuti a continui trasferimenti, ma ora basta. Ora si vogliono portare via da Caserta 10 sottufficiali che hanno già girato mezza Italia e hanno diritto ad un pò di tranquillità».
Famiglie di militari sul piede di guerra, contro i trasferimenti disposti negli ultimi mesi e di cui gli interessati hanno avuto comunicazione alla vigilia dello scorso Natale. Loro, i sottufficiali, non possono protestare ma le mogli sono libere di agire come meglio credono e lo fanno con forza e, a tratti, con rabbia.
«Mio marito - dice la signora Rosaria Allinoro - ha ricevuto il 24 dicembre scorso la comunicazione che sarebbe stato trasferito a Roma, con sede alla Cecchignola. Questo significa, di punto in bianco, tagliare i ponti. Con il lavoro che noi mogli avevamo eventualmente trovato, con la frequentazione delle scuole, con le amicizie. Qualcuna di noi aveva avviato anche delle attività commerciali che devono essere chiuse. E tutto questo perchè? Nella motivazione del trasferimento si dice che il provvedimento è preso per ”esubero” di personale. Ma se è vero perchè noi siamo costretti a partire e altri sottufficiali vengono invece collocati a Caserta, proprio alla Garibaldi?».
«La notifica dei trasferimenti - aggiunge Patrizia Gazzillo, moglie di un altro militare - ha creato il panico nelle famiglie. Siamo intenzionate ad andare fino in fondo a questa vicenda. Vogliamo chiarire perchè vengono toccati sottufficiali che sono a Caserta da pochi anni e non ufficiali e sottufficiali in servizio in città da quando si sono arruolati. E inoltre, perchè sono stati spesi tanti soldi per addestrare persone che poi vengono mandate in altre sedi, perchè deve essere buttato tanto denaro pubblico per questi trasferimenti, visto che ogni trasferimento costa allo Stato fino a 15mila euro?».
Alla Garibaldi non lesinano le risposte e lo fanno attraverso un ufficiale addetto alle relazioni esterne. «Questi trasferimenti, non sono assolutamente operativi - precisa la fonte autorizzata a parlare per la Brigata Garibaldi -, stiamo parlando di una pianificazione in atto delle risorse che potrebbe concretizzarsi in alcuni casi e in altri no. Inoltre non è detto che ci siano necessariamente destinazioni disagiate, ossia molto distanti da Caserta. Sia ben chiaro, dal punto di vista umano i vertici militari si rendono conto delle difficoltà delle famiglie, ma l’esercito e la Brigata sono delle aziende nelle quali le risorse umane vanno impiegate al meglio. Se poi ci saranno dei militari in arrivo a Caserta e altri in partenza lo si dovrà alle specifiche professionalità e competenze dei singoli. Non tutti rendono il meglio di loro stessi in tutti i ruoli e il nostro compito è invece di collocare le persone giuste nei ruoli giusti».
Nel frattempo, però, quasi tutti i sottufficiali che hanno ricevuto il provvedimento di trasferimento vi hanno fatto opposizione attraverso l’iter amministrativo interno. Alcuni si sono addirittura rivolti agli avvocati e hanno aperto dei procedimenti amministrativi per contestare il trasferimento in altra sede.
«Lo ripetiamo, siamo decise a tutto - dicono le mogli più battagliere che mai - siamo convinte di essere al centro di un’ingiustizia». Questa volta sembra proprio che la guerra, in difesa della famiglia, la combatteranno loro e non i mariti in divisa.