No all'uranio assassino

sabato 31 maggio 2003

Al coro delle proteste, dei dissensi, della indiscutibile disapprovazione degli emigrati sardi che già vivono a stretto contatto con il pericolo contaminazione da scorie nucleari, si unisce quello dei nostri lettori. Il pensiero va ai giovani soldati morti in missione nei Balcani, uccisi dall'uranio impoverito proveniente da Sellafield. Ma va anche alle coste della Sardegna, i siti minerari che invece dei turisti, accoglieranno tonnellate di rifiuti altamente pericolosi mettendo in serio pericolo la salute delle persone e del territorio.
I messaggi di protesta sul sito Unionesarda.it, la versione on line del nostro giornale, arrivano uno dopo l'altro, sono unanimi e gridano il loro "no" a questa decisione che spetta alla società statale Sogin. E allora ecco che i sardi si ritrovano per una volta uniti e come Angela Mureddu di Orani, già studiano un metodo per bloccare questa imposizione. «Bisogna escogitare una maniera per evitare che le scorie vengano portate in Sardegna. Per una volta - conclude - potremmo marciare tutti uniti per evitare il peggio».
«Vogliamo davvero che un manipolo di persone decida in modo irresponsabile? Il problema sta nella scelta che dobbiamo affrontare, decidendo da che parte stare»: risponde Davide da Cagliari. La notizia è piombata sulla testa dei sardi solo da pochi giorni, ma i cagliaritani, i nuoresi, i sassaresi e gli oristanesi hanno le idee chiare: «Se noi ci opporremo - ne è sicuro il cagliaritano Renato - le scorie non entreranno in Sardegna. Armiamoci e difendiamo ciò che è nostro».
Il dissenso su internet è un muro costruito con mattoni di rabbia. Walter si dichiara amareggiato per quanto potrebbe accadere e chiede «chi sono questi che decidono che la Sardegna deve diventare il bidone della spazzatura per l'uranio?». Gli esperti parlano di «rischi solo in caso di incendi». Lo stesso Walter ricorda «che in Sardegna se ne scatenano numerosi d'estate». Lo sdegno prende forza sul web e Francesco da Londra cita un caso diverso, ma tristemente simile: «Un militare della Nato mi ha detto che in Sardegna ci buttano le bombe quando non possono fare esercitazioni in America». Contro i poteri forti, i sardi sono disposti a finire pure in manette: «È la volta buona che mi faccio arrestare. Mi opporrò con tutte le mie forze. Sono tornato in Sardegna per dare un futuro salubre ai miei figli. A nessun politico sfiori l'idea di rovinare questa bella isola». Parole di Giuseppe.