Nell'ottobre 2002, prima della partenza di un contingente italiano per l'Afghanistan, Tana de Zulueta presenta una interrogazione per sapere se il governo ha predisposto adeguati sistemi di prevenzione e screening per gli alpini, che saranno esposti all'uranio impoverito. Il governo risponde il 3/03/05.

 

 

23/10/02

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della difesa

- Premesso:

che il contingente di Alpini che sarà inviato dal nostro Paese in Afghanistan dovrà operare anche nelle montagne di Tora Bora che sono state oggetto dei bombardamenti più pesanti effettuati dalle forze armate americane nel recente conflitto;

che lo scopo dei bombardamenti era colpire le forze talebane all'interno di rifugi sotterranei e che, quindi, sono stati sicuramente impiegati ordigni penetranti caricati con uranio depleto;

che, in particolare, probabilmente risultano essere state impiegate bombe termobariche contenenti ciascuna 2000 litri di idrocarburi, capaci di sviluppare una potenza esplosiva pari a circa un quarto la bomba di Hiroshima, e che tali bombe (un'esplosione è, per definizione, una reazione chimica incontrollata) hanno sicuramente prodotto, nelle reazioni secondarie, una grande quantità di sostanze chimiche cancerogene;

che i lavori della commissione Mandelli si sono conclusi stabilendo il fatto che c'è stato un eccesso di casi di linfomi tra il personale militare italiano impiegato nei Balcani, tumori non riconducibili ad altro se non al loro impegno nei luoghi del conflitto,

si chiede di sapere:

se siano stati previsti screening medici appropriati per i nostri militari da impiegare in Afghanistan, come screening preventivi, prima della partenza, controlli durante la missione, al termine della missione stessa e per gli anni a venire;

quali misure anti - NBC siano state adottate, evidentemente diverse e più efficaci di quelle messe in atto nei Balcani;

se sia stato, altresì, previsto di subordinare l'invio (ancorché l'impegno sul terreno operativo) delle nostre truppe ad una preventiva analisi dello stato di effettiva contaminazione delle zone di operazione militare.

 

 

 

 

Dopo tre anni e cinque mesi, il governo risponde all'interrogazione di Tana de Zulueta sulle misure di sicurezza prese per proteggere gli alpini in Iraq. Sottolinea, però, come, per via delle dimissioni del presidente della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, non siano mai cominciati i lavori della Commissione stessa.

 

 

PRESIDENTE. Segue l’interrogazione 3-00686 sulle misure di sicurezza adottate a favore delle truppe italiane in Afghanistan.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BERSELLI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevole senatrice, in primo luogo, si precisa che l'affermazione riportata nella premessa all'atto, secondo cui "i lavori della commissione Mandelli si sono conclusi stabilendo il fatto che c'è stato un eccesso di casi di linfomi tra il personale militare italiano impiegato nei Balcani, tumori non riconducibili ad altro se non al loro impegno nei luoghi del conflitto'', è priva di fondamento. Infatti, le indagini effettuate e gli studi condotti sino ad ora, sia in ambito nazionale che internazionale, non hanno dimostrato scientificamente l'esistenza di un nesso di causalità tra l'utilizzo di munizionamento contenente uranio impoverito e le patologie riscontrate nei militari.
Ciò detto, in Afghanistan l'Italia è impegnata nell'ambito delle operazioni ISAF ed "Enduring Freedom", diverse ma complementari negli obiettivi, che trovano fondamento giuridico e legittimazione nel pronunciamento delle Nazioni Unite, negli espliciti atti di indirizzo del Parlamento italiano e nei relativi provvedimenti legislativi di autorizzazione.
L'immissione del personale nel teatro operativo è subordinata al completamento degli accertamenti previsti prima dell'invio in missione (preimpiego), nonché all'effettuazione delle misure di profilassi e di vaccinazione disciplinate dalla competente Direzione generale per la sanità militare. Durante la missione, il personale è assistito dalla componente sanitaria inserita nell'organico del contingente, specificatamente potenziata e sensibilizzata per l'assolvimento dei compiti richiesti.
Per i militari impiegati nel teatro afghano sono previste specifiche indagini da effettuarsi prima della partenza ed al rientro dalle aree di operazioni, nonché, nel quinquennio successivo all'ultimo rientro, con periodicità annuale.
È in atto, inoltre, un monitoraggio sanitario da parte del Gruppo operativo interforze, le cui risultanze, afferenti a tutta la popolazione militare, vengono acquisite per la successiva sorveglianza epidemiologica. Per di più, nel 2004, il Comitato scientifico interministeriale di cui all'accordo Stato-Regioni del 30 maggio 2002 ha sviluppato un progetto - i cui aspetti attuativi sono in fase di definizione - per l'istituzione di un registro tumori sia nella popolazione militare impegnata nei teatri operativi all'estero, che in quella impegnata sul territorio nazionale, da realizzarsi congiuntamente a cura dei Ministeri della salute e della difesa.
Quanto alle misure di protezione adottate, esse si estrinsecano in misure preventive che precedono l'immissione dei militari in teatro e misure protettive da attuarsi in fase di condotta delle operazioni. Tutto il personale, infatti, è opportunamente addestrato in patria sulle misure cautelative da adottare nelle zone ipotizzate a rischio. Tali misure si concretizzano in una serie di norme comportamentali riportate, peraltro, anche in due manuali pieghevoli in distribuzione ed oggetto di apposite lezioni.
Lo stesso, inoltre, ha come dotazione individuale l'indumento protettivo permeabile completo di maschera anti-NBC e di dosimetro per il rilevamento dell'eventuale esposizione a radiazioni presenti in teatro.
Relativamente alle misure di protezione nucleare, batteriologica e chimica (NBC), nell'ambito del contingente nazionale opera un plotone NBC, con il compito di verificare l'assenza di aggressivi chimici e/o di anomali livelli di radioattività nelle aree di responsabilità, nonché di delimitare eventuali aree contaminate e di effettuare la decontaminazione di emergenza di persone, mezzi e materiali interessati da aggressivi chimici e radiologici.
È attiva, inoltre, una compagnia con capacità di rilevamento e bonifica NBC ad elevata specializzazione, incaricata, tra l'altro, di effettuare molteplici controlli preventivi. In particolare, tale componente è stata potenziata con l'acquisizione di recentissime sofisticate tecnologie, nonché di due specifici veicoli blindati da ricognizione idonei a muovere in sicurezza in ambiente contaminato, a rilevare ed identificare composti sia liquidi che in forma di vapore, a segnalare l'entrata e l'uscita da zone contaminate, ad effettuare il prelievo di campioni ed a comunicare ai reparti, in tempo reale, le aree a rischio di contaminazione.
Vengono, altresì, raccolti campioni e matrici ambientali per le esigenze di analisi a cura del Centro interforze studi per le applicazioni militari e dell'Università di Siena-dipartimento scienze ambientali.
Va sottolineato, inoltre, che prima dell'invio del nostro contingente in Afghanistan, che, peraltro, non ha operato nelle montagne di Tora Bora, in quanto ubicate al di fuori dell'area di responsabilità, si è provveduto ad acquisire le necessarie informazioni al riguardo con specifico riferimento alla tipologia di munizionamento utilizzato.
Nel merito, il comando della coalizione ha formalmente escluso - sottolineo escluso - l'impiego di armamento contenente uranio depleto.
In conclusione, nell'invio dei contingenti militari all'estero, vengono adottate, sia preventivamente che in fase di condotta delle operazioni, tutte le necessarie misure di natura protettiva per la salvaguardia del nostro personale.

DE ZULUETA (Verdi-Un). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE ZULUETA (Verdi-Un). Signor Presidente, signor Sottosegretario, credo che le famiglie dei militari impegnati nella missione in Afghanistan e in quelle successive avrebbero tratto giovamento e rassicurazione se il Governo avesse risposto più tempestivamente (faccio notare che l’interrogazione è del 23 ottobre 2002 e siamo a marzo 2005).
Detto questo, la ringrazio, signor Sottosegretario, per la completezza dei dati sulla missione afghana, rispetto alla quale l’interrogazione si faceva carico di chiedere notizie. Credo, però, che altrettante informazioni andrebbero date sulla missione in corso in Iraq.
Infatti, se è vero che le Forze armate statunitensi hanno escluso l'impiego di armamenti contenenti uranio depleto nel teatro che ha direttamente interessato il contingente alpino di cui all’interrogazione, l’uranio depleto è stato ampiamente utilizzato, per stessa ammissione delle Forze inglesi e americane, nel teatro iracheno, tant’è che, relativamente all’Iraq, il Primo Ministro inglese ha promesso sia di fornire una mappatura dei siti bombardati, sia di effettuare una bonifica delle aree colpite. Su questo punto ci sarebbe da chiedere notizie al Governo, in quanto le nostre truppe operano in un teatro in cui gli inglesi sono stati impegnati in operazioni belliche.
Ciò purtroppo non è avvenuto da parte delle Forze armate americane, che hanno escluso sia di fornire la mappatura sia di effettuare bonifiche sia di operare un monitoraggio sanitario della popolazione civile, cosa che ritengo deprecabile; sarebbe opportuno, da questo punto di vista, il sostegno italiano ad un’eventuale iniziativa inglese.
Credo che la citata relazione del professor Mandelli abbia una valenza epidemiologica un po’ discutibile, in quanto il campione statistico è problematico. Nonostante le assicurazioni date dallo stesso professor Mandelli, vi è infatti la definizione di un’incidenza anomala del linfoma di Hodgkin e sono ancora valide le misure precauzionali - da lei poc’anzi descritte - stabilite nel 1993 dalle Forze armate americane impiegate nelle aree in queste condizioni e adottate - ahimè - soltanto nel 1999 dalle nostre Forze armate.
Ciò vuol dire che sono passati sei anni, nel corso dei quali i nostri militari sono stati esposte in vari teatri, a cominciare da quello bosniaco, a tali contaminazioni.
Per questo motivo, colgo l’occasione della sua presenza, signor Sottosegretario, per deprecare il mancato avvio dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sull'uranio impoverito, che avrebbe potuto fugare, in modo più completo di quanto abbia fatto lei oggi, i dubbi e i timori e soprattutto rassicurare i componenti delle Forze armate sugli effetti di queste armi pericolose e molto discusse.
Intanto, mi auguro che le dimissioni del senatore Salini non siano definitive o che portino all’elezione di un nuovo Presidente, in modo che la Commissione possa, con l’aiuto del suo Ministero, svolgere un lavoro che completi le conoscenze e ci porti ad una vera informazione sugli effetti dell’uranio depleto sulla salute dei militari e dei civili e soprattutto sull’eventuale presenza di queste armi nel nostro Paese o in aree in cui esse possano essere usate (penso, come ultimo esempio, al teatro iracheno).
Spero, pertanto, che avremo altre occasioni per avere maggiori e più complete informazioni.