|
PRESIDENTE. Segue l’interrogazione 3-00686 sulle misure di
sicurezza adottate a favore delle truppe italiane in Afghanistan.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
BERSELLI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente,
onorevole senatrice, in primo luogo, si precisa che l'affermazione riportata
nella premessa all'atto, secondo cui "i lavori della commissione
Mandelli si sono conclusi stabilendo il fatto che c'è stato un eccesso di
casi di linfomi tra il personale militare italiano impiegato nei Balcani, tumori
non riconducibili ad altro se non al loro impegno nei luoghi del conflitto'',
è priva di fondamento. Infatti, le indagini effettuate e gli studi condotti
sino ad ora, sia in ambito nazionale che internazionale, non hanno dimostrato
scientificamente l'esistenza di un nesso di causalità tra l'utilizzo di
munizionamento contenente uranio impoverito e le patologie riscontrate nei
militari.
Ciò detto, in Afghanistan l'Italia è impegnata nell'ambito delle operazioni
ISAF ed "Enduring Freedom", diverse ma complementari negli
obiettivi, che trovano fondamento giuridico e legittimazione nel
pronunciamento delle Nazioni Unite, negli espliciti atti di indirizzo del
Parlamento italiano e nei relativi provvedimenti legislativi di
autorizzazione.
L'immissione del personale nel teatro operativo è subordinata al
completamento degli accertamenti previsti prima dell'invio in missione
(preimpiego), nonché all'effettuazione delle misure di profilassi e di
vaccinazione disciplinate dalla competente Direzione generale per la sanità militare.
Durante la missione, il personale è assistito dalla componente sanitaria
inserita nell'organico del contingente, specificatamente potenziata e
sensibilizzata per l'assolvimento dei compiti richiesti.
Per i militari impiegati nel teatro afghano sono previste specifiche indagini
da effettuarsi prima della partenza ed al rientro dalle aree di operazioni,
nonché, nel quinquennio successivo all'ultimo rientro, con periodicità
annuale.
È in atto, inoltre, un monitoraggio sanitario da parte del Gruppo operativo
interforze, le cui risultanze, afferenti a tutta la popolazione militare,
vengono acquisite per la successiva sorveglianza epidemiologica. Per di più,
nel 2004, il Comitato scientifico interministeriale di cui all'accordo
Stato-Regioni del 30 maggio 2002 ha sviluppato un progetto - i cui aspetti
attuativi sono in fase di definizione - per l'istituzione di un registro
tumori sia nella popolazione militare impegnata nei teatri operativi
all'estero, che in quella impegnata sul territorio nazionale, da realizzarsi
congiuntamente a cura dei Ministeri della salute e della difesa.
Quanto alle misure di protezione adottate, esse si estrinsecano in misure
preventive che precedono l'immissione dei militari in teatro e misure
protettive da attuarsi in fase di condotta delle operazioni. Tutto il
personale, infatti, è opportunamente addestrato in patria sulle misure
cautelative da adottare nelle zone ipotizzate a rischio. Tali misure si
concretizzano in una serie di norme comportamentali riportate, peraltro, anche
in due manuali pieghevoli in distribuzione ed oggetto di apposite lezioni.
Lo stesso, inoltre, ha come dotazione individuale l'indumento protettivo
permeabile completo di maschera anti-NBC e di dosimetro per il rilevamento
dell'eventuale esposizione a radiazioni presenti in teatro.
Relativamente alle misure di protezione nucleare, batteriologica e chimica
(NBC), nell'ambito del contingente nazionale opera un plotone NBC, con il
compito di verificare l'assenza di aggressivi chimici e/o di anomali livelli di
radioattività nelle aree di responsabilità, nonché di delimitare eventuali
aree contaminate e di effettuare la decontaminazione di emergenza di persone,
mezzi e materiali interessati da aggressivi chimici e radiologici.
È attiva, inoltre, una compagnia con capacità di rilevamento e bonifica NBC
ad elevata specializzazione, incaricata, tra l'altro, di effettuare
molteplici controlli preventivi. In particolare, tale componente è stata
potenziata con l'acquisizione di recentissime sofisticate tecnologie, nonché
di due specifici veicoli blindati da ricognizione idonei a muovere in
sicurezza in ambiente contaminato, a rilevare ed identificare composti sia
liquidi che in forma di vapore, a segnalare l'entrata e l'uscita da zone
contaminate, ad effettuare il prelievo di campioni ed a comunicare ai
reparti, in tempo reale, le aree a rischio di contaminazione.
Vengono, altresì, raccolti campioni e matrici ambientali per le esigenze di
analisi a cura del Centro interforze studi per le applicazioni militari e
dell'Università di Siena-dipartimento scienze ambientali.
Va sottolineato, inoltre, che prima dell'invio del nostro contingente in
Afghanistan, che, peraltro, non ha operato nelle montagne di Tora Bora, in
quanto ubicate al di fuori dell'area di responsabilità, si è provveduto ad
acquisire le necessarie informazioni al riguardo con specifico riferimento
alla tipologia di munizionamento utilizzato.
Nel merito, il comando della coalizione ha formalmente escluso - sottolineo
escluso - l'impiego di armamento contenente uranio depleto.
In conclusione, nell'invio dei contingenti militari all'estero, vengono
adottate, sia preventivamente che in fase di condotta delle operazioni, tutte
le necessarie misure di natura protettiva per la salvaguardia del nostro
personale.
DE ZULUETA (Verdi-Un). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ZULUETA (Verdi-Un). Signor Presidente, signor Sottosegretario, credo che
le famiglie dei militari impegnati nella missione in Afghanistan e in quelle
successive avrebbero tratto giovamento e rassicurazione se il Governo avesse
risposto più tempestivamente (faccio notare che l’interrogazione è del 23
ottobre 2002 e siamo a marzo 2005).
Detto questo, la ringrazio, signor Sottosegretario, per la completezza dei
dati sulla missione afghana, rispetto alla quale l’interrogazione si faceva
carico di chiedere notizie. Credo, però, che altrettante informazioni
andrebbero date sulla missione in corso in Iraq.
Infatti, se è vero che le Forze armate statunitensi hanno escluso l'impiego
di armamenti contenenti uranio depleto nel teatro che ha direttamente
interessato il contingente alpino di cui all’interrogazione, l’uranio depleto
è stato ampiamente utilizzato, per stessa ammissione delle Forze inglesi e
americane, nel teatro iracheno, tant’è che, relativamente all’Iraq, il Primo
Ministro inglese ha promesso sia di fornire una mappatura dei siti
bombardati, sia di effettuare una bonifica delle aree colpite. Su questo
punto ci sarebbe da chiedere notizie al Governo, in quanto le nostre truppe
operano in un teatro in cui gli inglesi sono stati impegnati in operazioni
belliche.
Ciò purtroppo non è avvenuto da parte delle Forze armate americane, che hanno
escluso sia di fornire la mappatura sia di effettuare bonifiche sia di
operare un monitoraggio sanitario della popolazione civile, cosa che ritengo
deprecabile; sarebbe opportuno, da questo punto di vista, il sostegno
italiano ad un’eventuale iniziativa inglese.
Credo che la citata relazione del professor Mandelli abbia una valenza
epidemiologica un po’ discutibile, in quanto il campione statistico è
problematico. Nonostante le assicurazioni date dallo stesso professor
Mandelli, vi è infatti la definizione di un’incidenza anomala del linfoma di
Hodgkin e sono ancora valide le misure precauzionali - da lei poc’anzi
descritte - stabilite nel 1993 dalle Forze armate americane impiegate nelle
aree in queste condizioni e adottate - ahimè - soltanto nel 1999 dalle nostre
Forze armate.
Ciò vuol dire che sono passati sei anni, nel corso dei quali i nostri
militari sono stati esposte in vari teatri, a cominciare da quello bosniaco,
a tali contaminazioni.
Per questo motivo, colgo l’occasione della sua presenza, signor
Sottosegretario, per deprecare il mancato avvio dei lavori della Commissione
parlamentare d’inchiesta sull'uranio impoverito, che avrebbe potuto fugare,
in modo più completo di quanto abbia fatto lei oggi, i dubbi e i timori e
soprattutto rassicurare i componenti delle Forze armate sugli effetti di
queste armi pericolose e molto discusse.
Intanto, mi auguro che le dimissioni del senatore Salini non siano definitive
o che portino all’elezione di un nuovo Presidente, in modo che la Commissione
possa, con l’aiuto del suo Ministero, svolgere un lavoro che completi le
conoscenze e ci porti ad una vera informazione sugli effetti dell’uranio
depleto sulla salute dei militari e dei civili e soprattutto sull’eventuale
presenza di queste armi nel nostro Paese o in aree in cui esse possano essere
usate (penso, come ultimo esempio, al teatro iracheno).
Spero, pertanto, che avremo altre occasioni per avere maggiori e più complete
informazioni.
|