
La rivolta dei riservisti: abili e arruolati, ma congedati
anzitempo
di GIAN MARCO CHIOCCI
da Roma
Arruolati «di riserva», congedati anzitempo. Sono
in rivolta le cosiddette «forze di completamento», professionisti
nei settori più disparati, «prestati» volontariamente all’Esercito
al fianco dei soldati tricolori in patria e all’estero. Riservisti licenziati
dall’oggi al domani, senza preavviso, «e senza indennizzo»
precisano gli interessati che si sono rivolti all’ufficio legale per vedersi
riconoscere i loro diritti.
Il problema, secondo fonti dell’Esercito, riguarderebbe «solo una
quarantina di ufficiali, il 13% dei “richiamati” delle Forze armate,
congedati anticipatamente per far fronte a emergenze operative sopravvenute
all’estero. E comunque, i riservisti in qualsiasi momento hanno la possibilità
di rinunciare all’incarico, senza bisogno di dare preavviso e senza incorrere
nella ferma come invece accade ai colleghi in servizio permanente. Diciamo che
il rapporto con l’amministrazione è “paritario”».
I numeri, secondo i riservisti, sarebbero invece più alti, almeno diverse
centinaia. E la questione sarebbe ben più grave.
«Siete in “licenza obbligatoria”, tornate a casa. Fra qualche
giorno verrete congedati ufficialmente»: così, infatti, si sono
sentiti rispondere gli «ufficiali riservisti», richiamati in servizio
nei mesi scorsi e «gelati» all’indomani di Ferragosto con
un benservito che non era in programma, poiché alcuni di loro avrebbero
dovuto restare in servizio fino a fine anno. E se per i dipendenti pubblici
e privati si tratta di far ritorno prima del previsto sul posto di lavoro, diverso
è il discorso per i disoccupati che rispondendo al «richiamo»
s’erano impegnati - magari rinunciando per amor di Patria ad altre offerte
di lavoro a tempo determinato - a garantire fino all’ultimo giorno il
loro fedele «signorsì».
Motivo della mannaia sarebbe un ammanco di risorse economiche. «Di fronte
a problemi di bilancio - spiegano dall’Esercito - si è trattato
di dover operare, purtroppo, dei tagli fra le professionalità di cui
in quel momento c’era un’esigenza meno impellente». Agli interessati,
che hanno chiesto spiegazioni a chi di competenza, sarebbe stato risposto che
la stretta s’era resa necessaria poiché alcuni reparti avevano
forse ecceduto nel richiamare ufficiali riservisti. Una spiegazione che non
convince l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, specializzato in diritto militare.
«Le spese vengono determinate a monte – osserva il legale -. Poiché
non mi sembra che si siano verificati eventi eccezionali tali da giustificare
un improvviso ammanco, le ipotesi sono diverse: il numero di riservisti da richiamare
potrebbe essere stato deciso senza regolarsi in base alle disponibilità
di spesa. Oppure, a monte erano stati calcolati esborsi ai quali poi si è
ritenuto di non essere in grado di far fronte. Cosa singolare, visto che è
trascorso in alcuni casi un periodo assai breve tra il richiamo in servizio
dei riservisti e il congedo anticipato degli ufficiali».
I quali, nominati con decreto del presidente della Repubblica previo esame dei
requisiti da parte dello Stato maggiore dell’Esercito, screening del profilo
sanitario, motivazionale e comportamentale, ulteriore analisi da parte della
Direzione generale del personale militare, e dunque di una speciale commissione
di avanzamento, costituiscono un «esercito» assai variegato. Sono
medici, ingegneri, giornalisti, psicologi, biologi e tanti altri ancora, che
chiedono di servire la patria, al massimo per sei mesi ogni anno, dopo essersi
sottoposti a speciali full immersion di addestramento.