A Sesto Fiorentino, nel quadro delle iniziative della giornata
internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio impoverito, è
stato presentato
il libro "Uranio. Storia di un'Italia impoverita" del Maresciallo Domenico
Leggiero. Nostra intervista all'autore
Proiettile all'uranio impoverito
Questo libro denuncia la vicenda di militari italiani ammalatisi di tumore
dopo essere stati in missione in luoghi dove è stato usato munizionamento
all'uranio
impoverito. Quali sono i motivi che la hanno spinta a scriverlo?

Verba volant, scripta manent. Volevo che il ricordo di questi ragazzi
rimanesse vivo, quindi c'è un libro e c'è una testimonianza. Inoltre io ero
carico,
carico di emozioni che questi ragazzi mi avevano trasferito e che in qualche
modo dovevo esprimere. L'ho fatto quindi con un libro, qualcosa che resta.
Purtroppo, in base ai dati che abbiamo raccolto come Osservatorio Militare,
dall'uscita del libro ad oggi sono morti altri tre soldati e il numero dei
deceduti è salito a 42, mentre sono 492 quelli che fino ad ora si sono
ammalati di tumore.

Nel libro lei fa denunce molto dure, raccontando i retroscena delle storie
dei singoli soldati con un unico filo conduttore: quello di un apparato, non
solo militare, che ha voluto in tutti i modi nascondere la verità,
attraverso falsificazione e omissione di dati, minacce, informazione
censurata o pilotata.
Quali sono state le reazioni a queste sue denunce?

L'ho detto e l'ho scritto nel libro, affinché qualcuno di questi signori si
degni di rispondere, un giorno. Anche se penso che i casi siano due: o non
hanno
letto il libro e quindi non mi arrestano perché non sanno che ho scritto
tante sciocchezze, oppure sanno che sciocchezze non sono e non leggono il
libro
per non arrestare i veri responsabili.

Voglio fare l'esempio di una trasmissione di Costanzo, che credo sia
emblematica di un'informazione pilotata. La delusione, in questo caso, è
stata enorme.
Era appena morto un soldato, e nell'arco di sei ore hanno organizzato una
puntata del Costanzo show facendo un addestramento dei miei colleghi. Il
messaggio
che doveva partire dai soldati in missione in Bosnia era: "Mamma, babbo,
stiamo bene. venite qua, stiamo tutti bene".

Stiamo tutti meglio, si mangia bene, c'è il sole, qui non piove mai e l'uranio
fa bene perché rinforza i tessuti. Questo era il messaggio che Costanzo ha
voluto dare, a causa dei legami con Mandelli e con un sistema militare con
il quale bisogna trovare il modo di convivere. Perché non ci si può mettere
contro determinati militari...

Il suo libro è uno specchio dell'attività del vostro Osservatorio Militare,
che dal momento della sua istituzione segue questi ragazzi malati. Che cosa
è cambiato dopo un anno di vostra attività?

L'unica cosa che è cambiata è stata lo stanziamento in finanziaria di una
piccola somma, che è stata aperta a tutti e non solo a questi ragazzi. Cioè
non
solo a quelli morti per leucemia, ma a tutti quelli che hanno avuto delle
cause di servizio, che vanno dal dito slogato alla gamba rotta. Si tratta di
dieci milioni di euro, da dividere tra le decine di migliaia di persone che
hanno i requisiti, un'elemosina. Ma io lo considero comunque un primo
segnale,
la giustizia vera arriverà nei tribunali. Il 25 novembre ci sarà a Roma la
prima udienza sul procedimento civile avviato dall'avvocato Tartaglia. Ogni
procedimento è singolo, per evitare che un unico giudice possa decidere per
tutti. Si tratta di una tecnica utilizzata dal legale per dar modo alla
magistratura
di dare un giudizio più allargato, nel senso che saranno molti i giudici
destinati a giudicare e valutare.

Il libro ha messo in movimento anche il ministero della Difesa. Infatti, al
di là dell'ostruzionismo che c'è stato, il ministero sta utilizzando anche
le
informazioni contenute nel libro per preparare le contromosse. La cosa che
il libro ha più evidenziato è che ancora non ci vuole essere collaborazione.
La Difesa tende a voler nascondere le proprie colpe, mentre il mio libro
voleva favorire una presa di coscienza e una chiarezza nel capire chi ha
sbagliato
e quindi tutelare, per assurdo, il ministero stesso. Perché nel momento in
cui sappiamo che si lavora per individuare immediatamente il colpevole e c'è
collaborazione da parte dell'intera istituzione, abbiamo la certezza di
lavorare in un'istituzione, quella militare, più pulita, più chiara e
corretta.
Non va colpevolizzata l'intera istituzione, essa va salvaguardata. Si deve
però capire se la politica ha la forza di salvaguardare le istituzioni e se
le stesse hanno voglia di guardarsi all'interno ed eliminare le mele marce.

Come Osservatorio Militare avete rapporti di collaborazione con vostri
omologhi di altri paesi europei e americani? Avete ottenuto dei dati
significativi
al convegno internazionale di Hiroshima sul bando delle armi all'uranio
impoverito dell'agosto scorso?

Abbiamo rapporti di collaborazione con la Avigolfe francese ma anche con le
associazioni di reduci americani e inglesi. Con i giapponesi, seppure ci sia
stato un grande e importantissimo scambio di informazioni, è diverso perché
non hanno la realtà e la dimensione di quello che è il caso uranio in
Italia.
Da un lato è fatto addirittura divieto ai militari di parlare di questioni
militari, e dall'altro non c'è ancora un caso uranio, perché il Giappone
opera
solo da poco in ambito internazionale. Rispetto alla nostra collaborazione
con Avigolfe e le associazioni americana e inglese non possiamo fornire
pubblicamente
alcun dato. Questa è stata la loro espressa richiesta e inoltre abbiamo
intenzione di far presente tutti insieme la situazione. Vorremmo farlo entro
breve
a Strasburgo anche se, purtroppo e con grande dispiacere, le uniche forze
politiche che si sono rese disponibili ad organizzare un incontro con la
Commissione
Difesa europea sono forze identificate come estremiste sia a destra che a
sinistra. e non vorremmo essere strumentalizzati.
osservatorio sui balcani