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MORIRE DI PACE | |
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| di Sabrina Giannini |
Tratto dalla puntata di: domenica 7 marzo 2004 ore
23.20 - Rai 3 | |
Immagini tratte dalla
puntata di Report andata in onda il 15 dicembre 1999
PEPPINA SECCI - madre di Salvatore Vacca Con la certezza
che lui l'aveva presa bene, visto che era ai confini, in linea d'aria era
a sette chilometri dalla Serbia quando è scoppiata la guerra e i malessere
li ha accusati da quei giorni. Ha avuto delle confidenze con un collega,
gli ha detto che si era spaventato a morte quando gli sono scoppiati molto
vicino queste bombe.
IN STUDIO MILENA GABANELLI Era il
1999 e all'epoca avevamo avuto segnalazioni di altri due reduci malati,
anche loro erano stati in missione nei Balcani, ma i militari non
parlarono. Un anno dopo la sindrome dei Balcani diventò un fatto di
cronaca e qualcuno uscì allo scoperto. Uno di questi era Valery Melis, che
chiedeva alle autorità di indagare.
AUTRICE La prima a
parlare è stata la madre di Salvatore Vacca, erano passati tre mesi dalla
morte del figlio. Noi avevamo avuto segnalazione di altri due reduci
malati ma i militari non parlarono: anche loro erano stati in missione di
pace nei paesi balcanici. Un anno dopo la sindrome dei Balcani diventò
un fatto di cronaca e qualcuno uscì allo scoperto. Uno di questi era
Valery Melis. Che raccontava la sua storia e chiedeva alle autorità di
indagare e scoprire se esisteva un nesso tra il suo linfoma e l'uranio
impoverito sparato nei Balcani, dove era stato in missione.
Immagini tratte da "Il raggio verde" del 12 gennaio 2001
MARCO MINNITI - Sottosegretario alla Difesa
(2001) "Vorrei dire a Melis e a tutti quanti gli altri ragazzi, per
quanto ci riguarda devono avere la tranquillità che non soltanto si
faranno tutti quanti i controlli medici ma che anche coloro che hanno
contratto delle patologie, per qualunque ragione, noi non li lasceremo mai
soli."
AUTRICE Velery Melis è morto il 12 febbraio
scorso. Aveva atteso che lo Stato si prendesse cura di lui, della sua
malattia e che gli riconoscesse un risarcimento. Nullo di tutto ciò è
avvenuto ed per questo che sulla bara del caporalmaggiore Melis non c'era
il suo cappello di alpino e il tricolore.
IN STUDIO MILENA
GABANELLI Una cosa che un onorevole non dovrebbe mai fare è
promettere, o almeno non davanti alle telecamere e tantomeno quando parla
a nome del Governo, che quattro mesi dopo cambia e verso quelle promesse
non ha nessun obbligo, ma ne fa delle altre. Intanto le missioni
continuano e il numero degli ammalati cresce, oggi siamo a 260, secondo
l'osservatorio militare. "Non vi lasceremo soli" è una frase uscita tante
volte dalla bocca di Ministri e Presidenti, chi si ammala però non chiede
compagnia, è legato, come è giusto che sia alla concretezza della vita e
chiede l'indennità per causa di servizio. Ma va accertata. E questo fa la
differenza fra l'eroe e il militare qualunque. L'inchiesta è di Sabrina
Giannini
AUTRICE Luca Sepe, napoletano, 27 anni, primo
caporalmaggiore dell'esercito, malato da quattro anni, da quando è tornato
dalla sua ultima missione nei Balcani: ha un linfoma Hodgink. Il
giorno di novembre in cui si celebravano i funerali di Stato delle vittime
dell'attentato a Nassiriya, per Luca era un giorno particolare.
LUCA SEPE - Primo caporalmaggiore Oggi mi ritrovo di
nuovo con un ritorno della malattia, più aggressiva.
AUTRICE Luca Sepe torna a Napoli: per assistere ai
funerali dei colleghi ha rinviato di un giorno il suo ricovero. A causa
del ritorno della malattia deve riprendere le cure. E fare un nuovo
ciclo di chemioterapia.
LUCA SEPE - Primo
caporalmaggiore M'hanno bloccato tutta la carriera militare.
Insomma, non vado più avanti. Mi hanno promesso che un domani mi danno
tutto. Un domani, non si sa quando. Tramite il distretto militare, mi
dissero "guarda non ti preoccupare che quando sarà, ti sarà dato tutto,
l'arretrato del blocco della carriera."
D - E tu ti fidi?
LUCA SEPE - Primo caporalmaggiore Sinceramente no,
perché ho perso il senso della fiducia nelle istituzioni. Mi sento
abbandonato: non mi hanno aiutato su niente: insomma mi hanno lasciato
solo.
AUTRICE Quanti saranno i reduci dalle missioni dei
Balcani oggi malati? E quanti saranno i deceduti? 17, come dice il
Ministero della Difesa o 24 come sostiene l'Osservatorio militare che da
anni si occupa della problema dei reduci.
L'ultima segnalazione
ricevuta dal maresciallo Leggiero è stata quella dei genitori di Sergio
d'Angelo, deceduto lo scorso agosto per un tumore alla laringe. Era stato
in Bosnia e in Kosovo.
M.LLO DOMENICO LEGGIERO - Osservatorio
militare Purtroppo, signora, D'Angelo non è il primo, D'Angelo,
detto proprio in maniera brutale, è il numero 23 di decessi. 260 malati.
Finché non viene qualcuno che ha il coraggio, sia esso un uomo di governo
o dei vertici militari, se è un uomo di governo dice "bene i miei vertici
militari hanno sbagliato, voglio capire dove sono le responsabilità,
voglio la verità e pagheranno". Oppure i vertici militari dicono "noi
abbiamo sbagliato perché non sapevamo quale era il rischio reale"; fino a
quel momento, di questi ragazzi nessuno avrà il risarcimento. Anche se
sono morti nello stesso modo in cui è successa la disgrazia Nassyria né
più né meno.
MADRE DI LUCA SEPE E devono pagare,
marescia', devono pagare! Lo Stato deve pagare.
AUTRICE Lo stato deve pagare se si dimostra che esiste
davvero la sindrome dei Balcani, ovvero la relazione tra malattia e il
servizio svolto nella ex-Jugoslavia bombardata con uranio impoverito. In
fondo, di cancro si ammalano tutti, non solo i militari. La prova poi
è stata cercata: venne infatti istituita la Commissione coordinata dal
dott. Mandelli, noto ematologo. La relazione definitiva uscì a giugno del
2002.
Dichiarazione Prof. FRANCO MANDELLI "L'incidenza
di casi di neoplasie maligne non è statisticamente superiore a quanto ci
si poteva aspettare rispetto ad una popolazione normale. L'aumento di
neoplasia maligne non abbiamo alcuna prova che sia dovuto all'uranio."
AUTRICE Lo studio è stato fatto basandosi su 39.491
presenze di militari che avrebbero partecipato alle missioni in Bosnia e
in Kosovo. Ma sul libro bianco pubblicato dalla difesa si legge che nelle
operazioni di pace, i militari impiegati si aggiravano al massimo sui 30
mila uomini. La commissione scientifica, dunque, si è basata sui
numeri sbagliati?
M.LLO DOMENICO LEGGIERO - Osservatorio
militare Il Libro bianco dice, giustamente, che 27 mila uomini nel
complesso hanno partecipato alle operazioni di pace.
D -
Questo può aver falsato le elaborazioni statistiche?
M.LLO
DOMENICO LEGGIERO - Osservatorio militare Non "potrebbe" li ha
falsati.
EDOUARD BALLAMAN - Questore Camera dei Deputati Lega
Nord La commissione Mandelli ritengo che sia un autorevolissima
commissione fatta dal ministero della Difesa, pagata dal ministero della
Difesa, per giudicare il ministero della Difesa. E penso che con questo
abbiamo detto tutto.
D - Mi sembra vagamente ironico…
EDOUARD BALLAMAN - Questore Camera dei Deputati Lega
Nord Penso che bisogna avere una certa autonomia di giudizi: in
questo caso purtroppo non c'è stata. Per quanto possa essere un giudizio a
discolpa dell'attività ministero della Difesa, questa non ha alcuna
autorevolezza.
AUTRICE Il Governo precedente che ha
istituito la Commissione Mandelli ha fatto in modo che della problematica
se ne occupasse il ministero coinvolto direttamente e non ha concesso a
scienziati indipendenti di supervisionare i lavori. E il nuovo governo
continua a considerarla buona?
SALVATORE CICU - Sottosegretario
alla Difesa Per quanto riguarda la relazione Mandelli penso che sia
stato un ottimo lavoro, credo che il professore Mandelli sia sicuramente
una delle persone più competenti in assoluto per le analisi e le verifiche
che ha effettuato e anche per i risultati attraverso le tre relazioni che
lui ha consegnato e soprattutto io credo il fatto che lui abbia detto
bisogna di proseguire e di andare avanti.
IN STUDIO MILENA
GABANELLI E perché bisogna andare avanti? Perché nonostante quello
studio fosse rassicurante, mostrava comunque un eccesso di linfomi di
Hodgkin, per questo nel 2001 doveva iniziare il monitoraggio clinico di
tutti i militari di ritorno dalle missioni. E' partito nel 2003. E a
controllarlo non è un organo indipendente, ma nuovamente il Ministero
della Difesa. E allora cosa pensano i soldati che partono oggi, dal luogo
da cui finora sono tornate più vittime? A Novembre arriva una lettera
all'Osservatorio militare. Il sottufficiale resta anonimo e scrive: "è
ormai al termine il compound a Belo Polje dal nome villaggio Italia. La
zona in oggetto era un poligono militare dove furono distrutti ordigni
all'uranio impoverito e tuttora c'è un container contaminato. Ciò che
scrivo non lo posso provare ma le voci girano. Fra poche settimane la mia
task force sarà trasferita laggiù, per cui immaginate la mia
preoccupazione. Se possibile potreste informarvi?" Certamente, Sabrina
Giannini è andata, insieme al cambio di reggimento, al villaggio Italia.
AUTRICE E' arrivato il camion con il reggimento della
Folgore. Sostituiscono i loro colleghi che dopo sei mesi di missione
tornano a casa.
D - Sa che c'è qualche suo collega che dice
di essersi ammalato nel '99?
MARESCIALLO DEI
PARACADUTISTI Ho sentito solo dire attraverso la televisione. Non
ho conosciuto personalmente e non ho avuto contatti…
D -
Che cosa ne pensa, visto che lei è qua, non è un pericolo per lei? Non ha
paura?
MARESCIALLO DEI PARACADUTISTI Le paure sono
tante, non è solo quella può essere una delle paure tra le paure che ci
sono
AUTRICE Delle 40 nazioni che partecipano alla
missione, gli italiani sono tra i più numerosi. Ed ecco Villaggio Italia,
la grande base italiana vicino a Pec. Ospita duemila soldati. Adesso
quel sottufficiale che scrisse la lettera anonima è qui, più anonimo che
mai. Quando c'è il cambio ufficiale tra i reggimenti arriva il generale
comandante di tutta la brigata sud-ovest e giro a lui il dubbio del
militare impaurito.
GEN. ALBERTO PRIMICERJ - Comandante brigata
sud-ovest Prima di costruire quel villaggio sono stati fatti tutti
i tipi possibili di misurazione, che vengono fatti, periodicamente,
ciclicamente ancora oggi, nonostante ormai ci siamo noi da un po' di tempo
e nonostante sia approvato che lì, assolutamente, non c'è nessun pericolo.
AUTRICE Vero. Questa non è una zona colpita da
proiettili con uranio impoverito. A parte Villaggio Italia, gli
italiani occupano l'area che è stata più bombardata dai 31 mila proiettili
sparati dalla Nato: 4 mila chilogrammi d'uranio che si sono polverizzati
dopo l'impatto. L'operazione militare della Nato denominata KFOR è
iniziata all'alba del 12 giugno del 1999. Il contingente italiano è
entrato in Kosovo alla mezzanotte dello stesso giorno. Lo schieramento
dei contingenti è stato fatto prima di conoscere le mappe dettagliate dei
bombardamenti, che sono state rese note dal comando generale della Nato
nel 2000, un anno dopo. Chi aveva lanciato i proiettili all'uranio
impoverito, però, sapeva perfettamente dove li aveva sganciati. A
bombardare erano stati gli statunitensi che oggi sono schierati in una
delle zone meno colpite dalle loro bombe all'uranio impoverito. Ho
domandato al responsabile statunitense dell'ufficio stampa della KFOR se
sapeva chi avesse deciso quella divisione del territorio è perché.
JOHN MORAN - Ufficio relazioni pubbliche KFOR Il comando
europeo… credo, non so... la Nato…
AUTRICE Questo si
poteva immaginare, sarebbe stato interessante conoscere i nomi e le
ragioni di chi ha voluto questa suddivisione dei contingenti.
JOHN MORAN - Ufficio relazioni pubbliche KFOR No, non ne
so niente…
D - Lei non sa dell'uranio impoverito?
JOHN MORAN - Ufficio relazioni pubbliche KFOR Mai visto
, mai scritto…
D - Lei saprà però che qui in Kosovo sono
stati fatti bombardamenti con l'uranio impoverito?
JOHN MORAN -
Ufficio relazioni pubbliche KFOR L'unica cosa che so è che ci sono
stati bombardamenti nel '99, ma non conosco il tipo di munizioni che
abbiamo usato.
D - Sapete qual è la zona dove ce n'è di
più?
MILITARI No
D - (rivolta a ragazze
in divisa) Sapete che gli italiani sono proprio nel posto dove è stato
bombardato di più?
MILITARI DONNE Sì…
GEN.
ALBERTO PRIMICERJ - Comandante brigata sud-ovest Le ragazze sono
state preparate, sono state addestrate, vengono fatte lezioni in patria,
anche qua vengono fatti addestramenti.
D - Non vi hanno
detto di stare attente a determinate cose?
MILITARI DONNE
Come no! Se vediamo per terra proiettili inesplosi di non
avvicinarci, non dobbiamo essere curiosi ma...
MILITARE
Quello si, ci hanno detto di non prendere nulla per terra, non
andare in alcune zone.
MILITARE 2 Si conoscono le zone
che sono state bonificate o quali no.
MILITARE DONNA Il
pericolo è stato soprattutto all'inizio. Ho potuto riscontrare che
l'Esercito informava il proprio personale del pericolo. Ero di Croce
Rossa, quindi ero all'interno dell'Esercito.
AUTRICE E'
vero perché le precauzioni sono state dettate da questo manuale redatto
dalla Nato, destinato ai reparti specializzati NBC (Nucleari,
batteriologici, chimici). Il manuale precisa che l'uranio impoverito
non è pericoloso, che non è stato provato che sia causa di malattie.
Comunque vanno adoperate numerose misure precauzionali. Il manuale però fu
distribuito dalla Nato in ritardo, ovvero 5 mesi dopo i bombardamenti.
ENRICO LACCETTI - Capitano Il bombardamento del confine
dei mulini noi eravamo a poche centinaia di metri, in linea d'aria:
vedevamo gli aerei che arrivavano, passavano proprio sopra di noi,
sganciavano.
AUTRICE Nel giugno del 1999, il capitano
Laccetti comandava le forze militari a supporto dei campi profughi della
Croce Rossa, a Kukes, in Albania. I suoi disturbi iniziarono tre mesi dopo
il rimpatrio. La diagnosi fu: linfoma Hodgink. La prova che le misure
precauzionali arrivavano in ritardo al contingente italiano sta in queste
circolari interne datate novembre '99. Questa è una lettera di un
tenente pilota che dopo aver preso visione delle misure precauzionali, ha
ritenuto scrivere il suo dissenso al Comando. "Sono stato impiegato in
Kosovo dal I ottobre al 3 dicembre ma soltanto a fine novembre venivo
informato. Il sottoscritto potrebbe essere stato involontariamente
contaminato". Tra i primi militari italiani giunti in Kosovo c'era
anche Luca.
D - Ti avevano allertato della possibilità di
entrare in contatto con qualcosa di pericoloso.
LUCA SEPE -
Primo Caporalmaggiore No, niente di tutto questo.
AUTRICE Luca ha finito il ciclo di chemioterapia ma non
ha ancora dato gli esiti sperati: non si può ancora procedere ad un
autotrapianto di midollo.
D - Ma il famoso kit Lbc no lo
avevi?
LUCA SEPE - Primo Caporalmaggiore Mi fu dato dopo
il terzo mese.
D - E quando lo hai visto?
LUCA
SEPE - Primo Caporalmaggiore Ho detto:" Cosa devo fare con questo?"
Mi hanno detto di tenerlo addosso "non ti preoccupare portalo".
D - Quello famoso con la tuta?
LUCA SEPE - Primo
Caporalmaggiore No, no, semplice maschera e basta.
D- Niente guanti?
LUCA SEPE - Primo
Caporalmaggiore No, niente guanti…
MILITARE AFFETTO DA
MIELOMA Noi siamo stati presi nudi e crudi dalla caserma e messi
in teatro operativo. Non abbiamo seguito un indottrinamento, "guarda è
una zona dove c'è un pericolo chimico, biologico o nucleare". Questo no.
D - Ma questo in che anno?
MILITARE AFFETTO DA
MIELOMA Tutte le volte che sono andato non ho mai fatto un
addestramento specifico. '97, '99, 2000, Albania, dappertutto. Erano
zone con climi rigidi, quindi mi davano il supplemento di vestiari per
climi rigidi, quindi avrebbero dovuto darmi pure il supplemento per le
cose chimiche, invece niente, neanche una maschera, zero. Solo i guanti,
ma quelli di lana.
D - Niente guanti?
MILITARE
AFFETTO DA MIELOMA E che sono i guanti? Quelli di lana!
GIOVANNI STAGNI - Caporale congedato Noi siamo partiti
per il Kosovo con le maschere alla gamba, dopo un mese e mezzo si sono
accorti che i filtri stavano in Italia. Però non sono stati inviati i
filtri perché avrebbero dovuto denunciare il maresciallo che era
responsabile.
AUTRICE A chi è partito per il Kosovo
l'anno dopo, come Givanni Stagni, le maschere sono state date ma erano
inutilizzabili. Giovanni Stagni è tornato con un problema alla tiroide e
oggi ha un tumore maligno all'intestino che colpisce raramente i giovani.
Oggi vorrebbe unirsi al gruppo di reduci malati seguiti dall'avvocato
Tartaglia. Presente all'incontro c'è anche un capitano pilota che
desidera restare anonimo: ha la leucemia, è stato in Bosnia nel 1995.
AVV. TARTAGLIA Lei è stato in zone bombardate?
PILOTA Io sono stato in zone particolarmente bombardate,
come quella di Sarajevo, basti pensare che l'ospedale che ci ospitava era
un continuo alzare di polvere perché c'erano ancora le macerie.
AUTRICE In Bosnia gli alleati statunitensi spararono 11
mila proiettili tra il '94 e il '95. La cosa però si venne a sapere
soltanto nel 2000. Il Governo italiano era sotto pressione per le sempre
più numerose denunce dei reduci malati. Il 27 settembre del 2000, l'allora
ministro della Difesa Mattarella, rispondeva così ad un'interrogazione
parlamentare
Immagini repertorio: Camera dei Deputati risposta
On. Mattarella a interrogazione parlamentare:
SERGIO
MATTARELLA -Ministro della difesa "I due casi letali di leucemia
acuta che si sono verificati nelle forze armate, il primo sei anni fa e il
secondo l'anno passato. Nel primo caso, il giovane vittima della malattia
non era mai stato impiegato all'estero e nel secondo caso il giovane
militare era stato impiegato in Bosnia, a Sarajevo precisamente, dove non
vi è mai stato uso di uranio impoverito."
IN STUDIO MILENA
GABANELLI Il 27 Settembre del 2000 l'onorevole Mattarella, allora
Ministro della Difesa risponde ad una interrogazione parlamentare, ed è
preciso: a Sarajevo non è mai stato usato uranio impoverito. Non era vero,
ma forse lui non lo sapeva. Sapeva invece che la parola di un Ministro è
quella che conta e che riportano i giornali nei titoli e pensava che forse
bastasse a calmare le acque. Ma non è andata così, e allora tre mesi dopo
ha dovuto prendere carta e penna e chiedere le informazioni a chi le
sapeva, la Nato. E la Nato ha risposto.
Repertorio servizio del
TG1 del 16 gennaio 2001
Giornalista "Bisogna
indagare anche in Bosnia di cui tre giorni fa la Nato ha fornito la mappa
dei siti bombardati tra il '94 e il '95. 19 bersagli, 5 mila proiettili
sparati a nord di Sarajevo, 3 mila a Hadzici e poco più di 2 mila 86 ad
Hans Pjesak.
AUTRICE Dunque la Nato aveva sparato uranio
impoverito in Bosnia. Era prevedibile che fosse così. Gli statunitensi
usarono quelle armi quattro anni prima durante la guerra del Golfo. E'
possibile che comandanti e vertici italiani non conoscessero la nota
sindrome del Golfo, che aveva colpito i militari statunitensi e inglesi
tornati dalla guerra contro l'Iraq del '91. E' possibile che nessun
generale italiano sapere che i vertici statunitensi proteggevano i propri
soldati contro i rischi di contaminazione da uranio impoverito, già dal
1995, come dimostra questo video del Pentagono?
Immagini video
del Pentagono:
L'Esercito degli Stati Uniti presenta "I rischi
dell'uranio impoverito"
AUTRICE L'oggetto di questo
video è di descrivere come i militari devono comportarsi in presenza di
contaminazione da uranio impoverito. I soldati, protetti dalle speciali
tute anticontaminazione devono isolare i soggetti radioattivi per evitare
che si diffonda la polvere tossica.
ANTONIO ROMANUCCI -
Caporale congedato Sono venuti degli americani con i mezzi blindi
nella nostra caserma, c'era una manifestazione, se non sbaglio il cambio
di comandanti, non mi dovrei sbagliare, e vennero anche gli americani e
loro vennero, scesero giù dai mezzi con delle tute mi sembravano marziani.
Pensavamo, io almeno pensavo fossero delle esercitazioni, in fin dei conti
io la verità non la sapevo, la verità l'ho saputa quando sono venuta in
Italia e il 24 febbraio mi hanno diagnosticato un linfoma di Hodgink.
AUTRICE Luca torna in Bosnia. Era stato anche a Sarajevo
prima di partire per il Kosovo, sempre con la mansione di pontista.
Aiutava a ripristinare le antenne bombardate. Insieme ci arrampichiamo
sulla collina da dove fu sparata la granata che colpì il mercato,
uccidendo 63 persone.
LUCA SEPE - Primo
Caporalmaggiore Quando io facevo queste operazioni vedevo altri
eserciti che avevano tute diverse, maschere diverse, equipaggiamenti
diversi dai nostri.
D - Hai chiesto perché?
LUCA
SEPE - Primo Caporalmaggiore Chiesi rapporto e mi risposero che
loro erano fanatici e che bisognava fare bene il nostro lavoro.
D - Cosa costava in fondo dargli delle tute?
M.LLO DOMENICO LEGGIERO - Osservatorio militare Il
problema era quanto costava la tuta e l'attrezzatura. E' un problema reale
se si pensa che la nostra forza armata è l'unica che detrae vitto e
alloggio dai ragazzi che operano in territori internazionali. La nostra
forza armata è l'unica che quando Luca Sepe veniva qui in Kosovo con il
freddo, la sua giacca a vento non la riportava a casa. La lasciava qui,
perché la doveva mettere il collega che veniva dopo. Quindi, non avevamo
nemmeno i soldi per comprare gli equipaggiamenti. Lasci fare se nei
magazzini ci sono magliette per i prossimi 2 mila anni ma le possono
indossare bambini di 5 anni.
AUTRICE Questa è un ex
caserma dell'esercito jugoslavo vicino ad Hadzici. A distanza di otto anni
dal bombardamento restano i segni rossi. Ogni segno rosso segna il
ritrovamento dei proiettili all'uranio impoverito, ritrovato e poi
rimosso. Qualcuno è ancora lì, nel terreno. L'uranio impoverito ha una
capacità di penetrazione e sfondamento delle barriere metalliche pari a
quelle del tungsteno ma è assai meno costoso, soprattutto perché è uno
scarto della lavorazione dell'industria nucleare ed è quindi un sistema
conveniente per riciclare le scorie. Oggi questo stabile ospita una
fabbrica che non è ancora stata bonificata del tutto, come si vede sono
rimasti alcuni frammenti di proiettile. Basta avvicinarsi al frammento e
il contatore geiger fa un balzo ma il direttore della fabbrica non fa una
piega. E' bene informato: l'importante è non raccogliere i proiettili
e tenerli vicino al corpo a lungo perché il pericolo non è quello delle
radiazioni ma quello delle polveri che si sprigionano durante l'esplosione
e che possono essere inalate o ingerite. A Sarajevo c'è anche la
professoressa Gatti dell'Università di Modena. Vuole capire se c'è un filo
che lega la sorte dei militari malati ai civili rimasti sul posto. Non ci
sono dati scientifici perché non ci sono registri dei tumori in Bosnia ma
l' ematologa spiega che c'è stato un aumento dei linfoma non Hodgink dopo
la guerra mentre durante la guerra ha notato un aumento del linfoma di
Hodgink e della leucemia negli adulti.
Policlinico di Modena.
La professoressa Gatti coordina un progetto europeo sulle
nanopatologie. E' grazie a questo microscopio a scansione ambientale che
riconosce particelle diecimila volte più piccole della punta di uno
spillo. Nel laboratorio ritroviamo i vetrini con le biopsie dei civili
malati di Sarajevo e quelle di alcuni militari italiani reduci dalle
missioni nei Balcani. La ricercatrice li ha messi a confronto.
ANTONIETTA M. GATTI - Università di Modena e Reggio
Emilia Per esempio questa particella l'abbiamo trovata dentro un
linfonodo ammalato di un civile di Sarajevo e così ne abbiamo altri.
L'ipotesi è che esattamente in posti che hanno subito bombardamenti
c'è un inquinamento anomalo. Si sono create delle polveri che vengono sia
respirate sia mangiate, perché si depositano, ad esempio, sull'erba che
gli animali mangiano. Quindi è possibile che persone possano respirare
delle polveri con delle chimiche veramente insolite. Qui abbiamo un
esempio di un composto di piombo, bario, cromo. Non ho mai visto un
composto di questo tipo.
AUTRICE In questo documento i
ricercatori statunitensi della base di Eglin in Florida, spiegano nel
dettaglio cosa hanno trovato facendo esplodere armi ad uranio impoverito.
Più che sulla radioattività, si sono soffermati sulle numerose
micro-particelle sferiche anche metalliche sprigionatesi in seguito alla
fusione. Poteva essere un indizio su cui lavorare fin da subito. Questo
documento ha 27 anni.
IN STUDIO MILENA GABANELLI Quindi
da 27 anni si sa che l'uranio impoverito può creare problemi non tanto
legati alla radioattività, ma alle particelle metalliche. Questo vuol dire
che il documento è stato preso sottogamba. Chi difende questo tipo di armi
oggi sostiene che non ci sono sufficienti prove scientifiche per
dimostrare che siano la causa di alcune malattie, e hanno ragione. Le
analisi sulla radioattività fatte su centinaia di paracadutisti da Franco
Nobile, presidente della lega Tumori di Siena, mostrano assenza di uranio
impoverito. Ma se il problema sono le particelle metalliche provocate
dalle esplosioni allora vuol dire che non si sta cercando nella direzione
giusta. E invece per quel che riguarda l'Afganistan e l'Iraq, il nostro
governo è a conoscenza dei siti bombardati con uranio impoverito, in modo
da proteggere i soldati italiani che vanno lì? Non lo sappiamo, perché non
esistono comunicazioni ufficiali. Ma se è per questo sappiamo poco
anche delle questioni di casa nostra.
AUTRICE La
Sardegna, più che dei turisti, è dei militari. Da sola ospita il 60% delle
aree destinate al demanio militare italiano.
MARIELLA CAO -
Comitato Gettiamo le Basi La Sardegna è la regione più
militarizzata d'Italia mentre queste sono le zone di mare militarizzato.
E' una cartina dove a stento si riconosce la Sardegna, al mare
militarizzato corrisponde il cielo militarizzato.
ALLEVATORE DI
OVINI Lei non capisce il sardo?
AUTRICE E no! Non
lo comprendo!
ALLEVATORE DI OVINI Il discorso è questo:
il bestiame non è come prima. Prima sparavano solo con i cannoni ma adesso
sparano con missili, che vengono sganciati dagli aerei.
D -
Li ha visti lei?
ALLEVATORE DI OVINI Eh!
AUTRICE Non siamo nella base militare del Nevada ma in
Sardegna, nel poligono interforze che si trova a Perdarsefogu, paese
dell'entroterra in provincia di Nuoro. Le esercitazioni vengono effettuate
su un'area molto vasta denominata Salto di Quirra. Quando non ci sono le
esercitazioni militari vengono aperti gli sbarramenti all'interno del
Poligono e i pastori possono condividere con il demanio militare questo
pascolo immenso e incontaminato. Che secondo questo pastore tanto
incontaminato non è visto che si porta da casa l'acqua minerale in
bottiglia, anche se potrebbe riempirla con l'acqua delle sorgenti.
D - Quindi lei non si fida di bere quest'acqua?
ALLEVATORE DI OVINI Non, non mi fido perché intanto non
c'è più nessuno come pastore: o sono andati via o sono morti. Bisogna
chiedere ai medici di cosa muoiono.
AUTRICE Un medico è
Antonio Pili, l'ex sindaco di Villaputzu che ha denunciato l'alto numero
di tumori nel suo comune. Non si sa per quale ragione, ma non è stato più
rieletto.
ANTONIO PILI - Ex sindaco di Villaputzu Questi
14 casi di cui la maggioranza o quasi tutti verificatisi nelle vicinanze
della base militare, chissà perché quando parlo della base, qualcuno pensa
"ecco lui, il dott. Pili, sta dicendo tra virgolette è la base militare la
causa", io non sto dicendo questo, sto dicendo che queste persone sono
crepate, stanno morendo, si sono fatti questo tumore e se lo stanno
facendo tuttora, proprio quelle persone che vivono, hanno la disgrazia di
vivere lì..
AUTRICE E questa è Quirra, la frazione di
Villaputzu in cui si sarebbe verificato l'eccessivo tasso di malattie.
ANTONIO PILI - Ex sindaco di Villaputzu Questi che
abitano, che sono generalmente allevatori, contadini, sono 150 persone. Ma
è possibile che di 150 persone, 14, 15 si facciano il tumore emolinfatico.
E' un numero stragrande che non rientra nelle le statistiche né nazionali
né mondiali.
SORELLE CASULA Dopo la morte di mio padre,
dopo setto otto mesi hanno scoperto la malattia di mia madre, che era un
linfoma maligno nel sangue. In un paio di mesi due casi nella stessa
famiglia…
Da "Videolina" del 2 novembre 2001 immagini
repertorio di Mario Atzoni, affetto da mieloma e deceduto nel 2002
D - Lei si da una qualche spiegazione di quello che le sta
succedendo?
MARIO ATZONI Cosa vuole che le dica, questo
Meloni che ha l'ovile lì vicino ha avuto la stessa malattia come la ha
avuto mio cugino…
D - Suo figlio quanti anni deve compiere?
SALVATORE MELONI - padre di Giovanni 40 anni. E' a Roma
per questa malattia, ci hanno detto che era guarito invece si vede che c'è
la ricaduta.
D - Sapete di altri casi di tumori qui a
Quirra?
SORELLE CASULA Sì, parecchi. Una famiglia qui
accanto sono morti due figli uno di 43 anni è morto tre mesi dopo mia
mamma. E due, tre mesi fa è morto l'altro figlio, che aveva 38 anni, la
setssa cosa di tumore.
MARIO ATZONI Poi c'è stato mio
cugino, lavorava assieme a me.
SORELLE CASULA Quando
abbiamo sentito tutti questi casi abbiamo pensato che questa base, che
lancia i missili. Quando lanciano si sente questa puzza.
AUTRICE All'interno del poligono i militari si
addestrano all'uso delle munizioni, e le industrie belliche sperimentano
le loro armi grazie ai sofisticati sistemi di radiocontrollo. I missili
da sperimentare sono posti su rampe di lancio orientate verso il mare.
Questa rampa si trova nella zona di Villaputzu.
D -
Cosa succede per il turismo in luglio e agosto?
ELISABETTA
PITZURRA - Insegnante Nulla, non ci passa nessuno, tranne gli
affezionati perché la spiaggia di Murtas è un patrimonio di tutti ma
adesso anche la paura inizia a divenire di tutti.
AUTRICE La spiaggia di Murtas era territorio
invalicabile per tutto l'anno. Recentemente si è deciso di concedere ai
bagnanti l'accesso nei mesi di luglio e agosto, quando i lanci vengono
sospesi. Comunque vige l'obbligo di non varcare il confine del poligono
nei giorni in cui sono previste le esercitazioni indicate dal calendario
esposto nelle bacheche dei comuni. In quei giorni anche nel mare è vietato
il transito e, ovviamente, è vietato pescare.
ELISABETTA
PITZURRA - Insegnante Da qua probabilmente sono partiti quei
quattro dei quali si sono arenati nelle terre, nelle vigne e il resto va a
finire in uno specchio di mare ampio due volte la Sardegna, secondo le
cartine che siamo andati a controllare.
D - Le risulta che
qualcuno, per un piccolo errore sia capitato sulla terra?
GIANFRANCO PIU - Sindaco di Villaputzu Lei mette il dito
nella piaga. Sì l'anno scorso un missile è tornato indietro ed è andato a
cadere fuori dalla zona sgomberata o zona protetta. Anni fa è successo che
un missile sia andato a cadere nelle vicinanze di Villaputzu.
ELISABETTA PITZURRA - Insegnante Quando fanno i lanci i
pastori vengono avvisati e vengono indennizzati.
SORELLE
CASULA Sono un paio d'anni che non ci mandano via di casa. Prima ci
portavano due, tre, cinque chilometri più avanti, dipendeva dalla potenza
del missile.
ELISABETTA PITZURRA - Insegnante Che
qualcuno venga davanti alle telecamere a dire "scusate, abbiamo sbagliato.
Per noi basta così, ci basta davvero."
D- La gente in giro
non mi sembra che poi alla fine denunci…
SORELLE
CASULA E' inutile che parliamo, dicono che lo stiamo facendo per
soldi, che rilasciamo interviste per soldi, perché siamo ben pagate!
AUTRICE A parte le due sorelle casula, la gente di
Quirra e Villaptzu non gradisce parlare della questione. Almeno non
davanti alla telecamera.
D - Lei conosce della gente malata
di leucemia?
INTERVISTATO ANONIMO Due uomini, di cui uno
è morto, glia altri sono malati e facevano i pastori.
2
INTERVISTATO ANONIMO Non voglio grane Ho un familiare con una
malattia al sistema emolinfatico e all'ospedale dove lo accompagnavo mi
hanno detto che dal nostro territorio arrivano troppe persone con queste
malattie.
D - Posso chiederti quale ospedale era?
2 INTERVISTATO ANONIMO L'ospedale era l'oncologico di
Cagliari.
ANTONIO PILI - Ex sindaco di
Villaputzu Anch'io lì dovevo seguire queste statistiche. Gli
oncologi di Cagliari sanno benissimo che il numero dei tumori del sistema
linfatico di Villaputzu e dintorni è fuori ogni norma.
D -
E da quanti anni lo sanno?
ANTONIO PILI - Ex sindaco di
Villaputzu Lo sanno da cinque o sei anni a questa parte.
AUTRICE Quando il caso di Quirra è diventato di pubblico
dominio grazie alla stampa locale, si è attivata l'azienda sanitaria di
competenza.
EFISIO ASTE - Direttore generale Asl
Cagliari Sicuramente l'arsenico può dare delle forme tumorali. Come
no, lo può dare sì.
ANTONIO PILI - Ex sindaco di
Villaputzu Mi meraviglio come l'Asl non sapesse che tutto il salto
di Quirra è una miniera di arsenico. Arsenico che nei secoli non aveva mai
dato alcun dispiacere.
AUTRICE In molti hanno pensato
che l'arsenico fosse una scusa, infatti le analisi del comune mostravano
quantità di arsenico nella norma. A questo punto l'Asl ha dovuto fare
ulteriori indagini.
EFISIO ASTE - Direttore generale Asl
Cagliari Abbiamo fatto un'indagine epidemiologica e lo sviluppo dei
tumori emolinfatici non sono assolutamente così rilevanti come è stato
detto.
AUTRICE Il dato dell'incidenza dei tumori non è
fuori dalla norma se rapportato ai 5000 abitanti di Villaputzu, diventa
però allarmante se rapportato ai 150 abitanti della frazione di Quirra ma
questa distinzione non è stata fatta da questo studio che, comunque, non è
stato l'unico. Infatti anche il ministero della Difesa ha voluto indagare.
Immagini repertorio servizio del TG3 del 7 marzo 2002
Giornalista: Una strana e nutrita comitiva gira per
poligono militare di Quirra, in Sardegna. Ci sono scienziati, politici,
militari e giornalisti tutti in cerca di tracce di uranio impoverito o di
qualsiasi latra cosa che possa spiegare l'alto numero di tumori che ha
segnato la frazione di Quirra frazione di 150 abitanti a ridosso di bombe
e bersagli. Le perizie di geologi dell'Università di Siena per verificare
la presenza di radioattività vengono fatte pubblicamente in un insolito
sforzo di trasparenza voluto dal sottosegretario alla Difesa Cicu ma i
campioni sono prelevati davanti ai giornalisti in zone del poligono poco
congrue come questa altura dietro all'albergo, invasa dal gruppo di
ricerca tra la sorpresa degli albergatori.
D - Di prelievo
ne avete fatto un altro perché? Successivamente avete deciso di
approfondire.
SALVATORE CICU - Sottosegretario alla
Difesa Abbiamo deciso di approfondire perché quel tipo di esame è
stato individuato come limitato. Qui ho una mappa dove lei può verificare
che noi non stiamo valutando i confini del poligono ma il monitoraggio va
esteso in maniera completa e globale a tutti i paesi viciniori e i comuni
viciniori per capire poi se eventualmente dal poligono si esce fuori e fin
dove arriva. Questa è la situazione. Tutti gli approfondimenti sono in
corso. Io non escludo nulla, non voglio escludere nulla perché anche io
sono in attesa di avere un minimo riscontro e anche di comprensione e
certezza rispetto a questo percorso.
MARIELLA CAO - Comitato
Gettiamo le Basi Un altro sospetto molto grosso è sui sistemi radar
e sul sistema missile -antimissile Oc.
D - Avete fatto
delle indagini specifiche sull'inquinamento elettromagnetico?
EFISIO ASTE - Direttore generale Asl Cagliari No
AUTRICE Però andrebbe fatta perché il salto di Quirra è
costellato dai radar che consentono alla base operativa del poligono di
seguire e intervenire sui lanci e sui radiobersagli. Sono strumenti
potenti e sofisticati ed è impossibile paragonarli alle normali antenne e
paraboliche.
ANTONIO PILI - Ex sindaco di
Villaputzu Anche ai militari si impone questa domanda perché anche
diversi militare sono andati incontro a questo tipo di tumore.
INTERVISTATA ANONIMA Mio figlio si è ammalato di
leucemia un anno e mezzo dopo aver finito il servizio militare a Quirra.
Lui non ha mai detto nulla. Ha detto solo che quando facevano le
esercitazioni c'erano questi pezzi grossi, senza capire il pericolo cui
andavano incontro. Per loro era una festa: sbagliata però.
D
- Ma quanti soldi danno al comune per questo enorme territorio che
utilizzano?
WALTER CARTA - Sindaco di
Perdasdefogu 700-600 milioni all'anno. Questo è cash. Non si deve
valutare in questi termini il ritorno.
ALLEVATORE
OVINI Mi nascono anche delle bestie con malformazioni, senza
orecchie, i feti non si completano, i veterinari lo sanno.
AUTRICE Dal versante interno del poligono si vede il
paese di Escalaplano si dice che qui ci sia un numero di bambini nati
malformati.
MARIA TERESA All'inizio credevo che fosse
mia la colpa, poi i professori mi hanno detto, da parte mia, da parte di
mio marito non c'è nessuna colpa. Mi hanno rassicurato che non è
ereditario poi che sarebbe vissuta pochissimo. Ha 15 anni. Nell'88 ci
sono stati molti casi. Un dato preciso non lo so ma ne ricordo molti
all'ospedale. Ce ne sono altri di bambini che hanno questi problemi ma
come Maria Grazia no, diciamo che è il limite. Di più non ce ne potrebbe
essere.
STEFANO ARTITZU Mia figlia è nata con una
malformazione alla mano. Le mancano tutte le dita della mano destra. Ha
solo piccoli accenni delle dita. Ora deve compiere 10 anni. All'inizio
pensavamo fosse un caso sporadico ma quando siamo venuti a sapere che
nello stesso periodo ce ne sono stati altri, allora la cosa ha cominciato
a…
D - Quando avete saputo che c'erano altri bambini?
STEFANO ARTITZU Lo abbiamo costatato in seguito che
c'erano bambini con malformazioni diverse.
D - Mi dà
un'idea?
STEFANO ARTITZU Una decina su 2.800 abitanti.
MARIA TERESA C'è silenzio dappertutto, principalmente
qui. Se possono fare qualcosa per sapere cosa può essere. Può essere anche
colpa mia e i dottori non l'hanno scoperto. Maria Grazia non si può né
difendere, non può parlare…mi piacerebbe proprio scoprire…
AUTRICE Scoprire cos'è successo nell'88 a Escalaplano
quando è nata Maria Grazia e gli altri bambini malformati. E cos'è
successo nel '94 , quando è nata la figlia del signor Artitzu e gli altri
bambini con gli stessi problemi. Non sono state fatte indagini
scientifiche, per ora. E comunque difficile trovare una causa ambientale
in questi luoghi senza industrie e senza una agricoltura intensiva che fa
largo uso di pesticidi. Per questa ragione c'è chi guarda con sospetto
alle attività del poligono.
D - Lei mi conferma che non è
stato mai sparato?
SALVATORE CICU - Sottosegretario alla
Difesa Io le confermo che dalla certificazioni dai referti
esistenti che risalgono ad un arco temporale di circa 15 - 20 anni si
rileva che non è mai stato fatto uso di munizionamento con uranio
impoverito.
AUTRICE Ho chiesto al Ministero della Difesa
di avere i registri delle esercitazioni. Non mi è stata data
risposta. Quel che è pubblico è questo documento semestrale nel quale
si descrivono sommariamente le attività del poligono senza entrare troppo
nel dettaglio.
D - Lei come sindaco avrebbe la possibilità
di chiedere la lista delle arme che vengono utilizzate?
WALTER
CARTA - sindaco di Perdasdefogu Credo di no, ma a questo non so
rispondere.
MARIELLA CAO - Comitato Gettiamo le
Basi Premesso che l'Italia non ha munizionamento all'uranio
impoverito, questo è lo standard di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.
Sono paesi che vengono a fare le loro esercitazioni nei poligoni sardi. È
legale, purtroppo è legale, non può essere proibito l'uso dell'uranio
impoverito.
AUTRICE Davvero possiamo essere certi che le
industrie italiane, a differenza di quelle statunitensi, inglesi e
francesi, hanno rinunciato a usare quel metallo solido di estrema
efficacia e ed economicità che è l'uranio impoverito? Nel 2001 un addetto
alle munizioni di un deposito di armi militari, impaurito dalla vicenda
dell'uranio, scrivendo al suo superiore lamentava che, alla fine della
missione di pace in Somalia (nel 94), lui aveva manipolato senza alcuna
protezione munizioni all'uranio impoverito rientrate da quella missione.
Specificando sigle e calibri. Cosa ci fanno delle armi all'uranio
impoverito in un deposito militare italiano, e, soprattutto, i nostri
militari in quali poligoni hanno imparato ad usarle?
D -
Potrebbe garantire ai suoi concittadini che non sono mai state sparate
armi, ad esempio, all'uranio impoverito.
WALTER CARTA - Sindaco
di Perdasdefogu Io questo come faccio a garantirlo. Sono sindaco da
poco tempo.
D - Se lei facesse una richiesta ufficiale, e
dicesse "mi dite cosa usate, giusto per sapere e salvaguardare la tutela
dei miei concittadini?", secondo lei glielo direbbero o no?
GIANFRANCO PIU - Sindaco di Villaputzu Non lo so, ci
sono anche segreti militari e comunque potrebbe essere un suggerimento
chiedere se rientra nelle loro facoltà e se possono dire quali sono le
sostanze o il tipo di munizioni usate durante le esercitazioni.
IN STUDIO MILENA GABANELLI E allora scriva, chieda al
comandante del poligono, al capo di Stato Maggiore al Ministero della
Difesa di mettere per iscritto che cosa sperimentano nel poligono. Come
sindaco ha il dovere di fare tutto quello che è in suo potere per tutelare
i suoi cittadini, perché non hanno che lei e poi le carte servono, a
futura memoria, a ricostruire i fatti oltre che ad accertare le
responsabilità.
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